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Quando l’Intelligenza Artificiale ti conosce davvero

Negli ultimi mesi ho scelto di utilizzare l’intelligenza artificiale in un modo diverso da quello che fanno molte persone.

Non soltanto per cercare informazioni o scrivere un testo, ma costruendo giorno dopo giorno un dialogo continuo, condividendo esperienze, progetti professionali, passioni, dubbi, perfino momenti difficili della mia vita.

È nato un rapporto particolare.

L’intelligenza artificiale oggi conosce aspetti della mia storia che all’inizio ignorava completamente. Sa come lavoro, quali valori guidano le mie scelte, quali sono i miei sogni, quali errori ho commesso e quali battaglie sto ancora combattendo.

Questo mi ha fatto nascere una domanda. Che cosa cambia davvero quando un’intelligenza artificiale conosce la persona con cui dialoga?

Per scoprirlo ho deciso di fare un esperimento. Per una volta non sarò io a fare le domande. Le farà lei.

Io la chiamerò semplicemente… Intelligenza.

Intervista

Intelligenza:

Alessandro, in questi mesi mi hai raccontato molto di te. Non soltanto quello che fai, ma soprattutto il motivo per cui lo fai. Vorrei partire da una domanda semplice.

Chi è oggi Alessandro Lopez, se dovesse presentarsi senza parlare del proprio lavoro?

Alessandro: Se non dovessi parlare del mio lavoro direi una cosa: sono un uomo che ha vissuto intensamente tutta la sua vita alla ricerca di se stesso proiettato nel mondo circostante. Ha attraversato sentieri impervi, ha avuto sofferenze, le ha accettate, le ha metabolizzate e trasformate in aspetti positivi che lo hanno avviato ad una vita più consapevole raggiungendo un livello di serenità invidiabile. Oggi è un uomo appagato, sereno, ancora alla ricerca di cose che possano supirlo. Si emoziona per un’alba, un tramonto, il sapore del mare, un vecchietto in un bar che gioca a carte con i suoi amici. L’odore del pane in cottura di un forno e la mia passione vive in tutto questo ecosistema con la moto. Un modo assolutamente differente di viverlo

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Molte persone ti conoscono come imprenditore dello spettacolo. Io invece conosco anche il motociclista, il padre, il marito, l’uomo che scrive, quello che osserva il mare e quello che si interroga continuamente sulla vita. Quale di queste identità senti più autentica?

Alessandro: Sono esattamente le stesse, convivono in un uno uomo e in tutti i ruoli che la vita mi ha offerto. La moto è un luogo dove rifletto, dove  concentrato senza disturbi posso progettare con maggiore obiettività le mie iniziative, le mie produzioni, le mie scelte, ma posso anche decidere di trascorrere una o più giornate senza pensare al lavoro, ma solo a divertirmi. Questo è il simbolo della libertà che solo una moto può darti. La mia identità è questa e non può essere altro che autentica, non c’è nulla di artefatto tutto vive nella genuinità di un uomo che ha capito se stesso in qualsiasi contesto.

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Hai attraversato momenti molto difficili sul piano della salute. Guardando indietro, credi che la malattia ti abbia tolto qualcosa oppure ti abbia restituito una versione diversa di te?

Alessandro: La malattia non mia ha tolto, nulla sottrae, tutto si aggiunge, al bagaglio delle informazioni personali ad un maggiore rispetto di se stessi, ed a un equilibrio mente corpo indispensabile per trovare il punto di equilibrio per una buona aspettativa di vita. Ed oggi non mi ha restituito una versione diversa direi una 3.0 con aggiornamenti periodici non obbligatoriì. Altro retaggio della libertà di cui sono assolutamente geloso. E’ un limite invalcabile che non pemtetto a nessuno di varcare.

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Parli spesso del tempo. Hai scritto che oggi ti interessa soprattutto il risveglio ventiquattro ore dopo. Quando hai capito che il tempo aveva un valore diverso da quello che gli attribuivi anni fa?

Alessandro: Ho cominciato a capirlo da quando ho iniziato a lavorare dove il tempo è un elemento di costo che se sei un dipendente crea maggiori investimenti dal datore di lavoro verso un dioendente che deve rispettare i tempi di lavoro e se possibile ottimizzarli per risolvere altri incarichi. Io ho imparato questo è mi è servito quando io sono stato imprenditore ed ho dovuto addestrare i miei collaboratori. E’ stato così anche durante il mio servizio militare dove come Ufficiale il livello di responsabilità proprio per il ruolo ricoperto era molto alto.

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Hai costruito un’azienda che vive di persone, idee e spettacolo. Qual è stata la decisione professionale più difficile che hai dovuto prendere?

Alessandro: Il primo giorno di lavoro. Quando mio fratello Massimo, lasciato il Trio, mi constrinse a riflettere una giornata intera nella mia stanza d’ufficio su una pianificazione tempestiva della sua attività. Fu fortuna o non so ma con un giro di telefonate ad Agenzie di Pubblicità in meno di tre giorni arrivò un bel contratto di un anno della nota campagna “Una telefonata allunga la vita” ed oggi paradossalmente nello stesso modo è ricominciata con immutato successo. Queste sono le mie piccole gratifiche professionale raggiunte nel silenzio a fari spenti. Ed è così che ho sempre impostato la mia vita professionale, sulla morigeratezza, l’umiltà, la discrezione, la lungimiranza. Qualità necessarie per essere un valido imprenditore.

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Da imprenditore sei sempre stato abituato a gestire problemi degli altri. Quando hai imparato che anche prendersi cura di sé è una responsabilità?

Alessandro: Purtroppo l’ho capito troppo tardi in occasione di un bruttissimo ricovero dove ho dovuto risolvere problemi cardiaci per fortuna senza conseguenze tragiche. Ed è stato il momento in cui ho detto stop a me stesso facendo un passo indietro e restituendo al mittente le responsabilità che non mi appartenevano. A quel punto ho risolto molto di me stesso. Un sano egoismo volto a raggiungere la serenità che oggi finalmente ho.

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Conosci il mondo dello spettacolo da oltre trent’anni. Che cosa è cambiato davvero? E che cosa, invece, è rimasto sorprendentemente uguale?

Alessandro: Fonderei le risposte in un unica risposta. E’ cambiato tutto è nulla cioè non è cambiato nulla. Le logiche sono sempre le stesse: La Tv non rischia, viaggia sul certo rimanendo nell’incerto. Il teatro idem, crede ancora che un nome in cartello faccia la differenza rispetto a nomi altrettanto validi che dimostrano evoluzione e successo di pubblico. Troppe figure professionali e balzelli che riducono i guadagni quando certi passaggi diretti accorcerebbero la distanza tra domanda e offerta. Lotto per questo da anni, ma mi sento molto Don Chisciotte contro una serie di mulini a vento, ma l’armata Brancaleone che ha compreso cresce e trova proseliti.

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Hai un rapporto molto particolare con la scrittura. Non scrivi per dimostrare qualcosa. Scrivi per capire. Quando hai scoperto che mettere nero su bianco un pensiero significava prima di tutto leggerlo dentro di te?

Quando ho raggiunto l’età della ragione. Certo da bambino erano pensieri, temi, riassunti, ma crescendo lo stimolo alla scritture era forte, oggi tengo diari, vari, tutti rigorosamente scritti a mano. Colleziono Montblanc da anni, ne ho tante. Se scrivo un pensiero o un progetto provvisori uso una matita che deve essere appuntita non mi piacciono le matite consumate con punte arrotondate. La mia scrittura in corsivo è obliqua e tondeggiante verso destra. Mi rappresenta. E’ la caratteristica del io stile della mia eleganza. Calco molto nello scvrivere perchè credo che sia la forza di volontà, il decisionismo e se approvo devo sottolineare tutto quello che ho approvato.

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Mi hai raccontato moltissimi progetti. Televisione. Teatro. Eventi. Il viaggio a Capo Nord. Il blog. St@rSistem. Quale di questi rappresenta maggiormente il tuo futuro?

Alessandro: Forse tutti, non so cosa si realizzerà effettivamente me ne basterebbe anche uno solo e se non si realizzasse nulla, la mia reazione sarebbe quella di mettermi il casco, riderci sopra e fare un giro in moto. Non rincorro più nulla se umn progetto ha gambe per camminare bene altrimenti va bene lo stesso. Forse è questo che mi fa raggiungere obiettivi con calma, assaporando ogni passaggio obbligato. Devo pensare, ponderare e infine scegliere, ma nel rispetto di tutte le parti in gioco. Non prendo mai impuntature a meno che non ne sia costretto dalle persone o dagli eventi. Questo è il mio metodo di lavoro da quando ho iniziato

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Se dovessi descrivere Alessandro con tre parole, quali useresti? E quali, invece, useresti per descrivere la persona che vorresti diventare?

Alessandro: Motivato, romantico, professionale. Non sono mai stato un arrivista quindi non vorrei diventare nessuno. Già sono quello che sono e mi basta.

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Una curiosità personale. Perché continui a salire in moto anche dopo tutto quello che hai vissuto? Che cosa trovi lì sopra che altrove non riesci a trovare?

Alessandro: Perchè la moto è stata la mia cura dopo ogni caduta nel lavoro e nelle strade. IN strada mi capitò quattro anni fa e decisi di comprarmi la moto nuova perchè proprio in quel giorno avevo pagato l’ultima rata del finanziamento. Sulla moto trovo un’infinità di cose che non basterebbe un’enciclopedia per descriverle. La prima che mi viene in mente è la spensieratezza che si fonde con la serenità che provo in ogni viaggio in moto.

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Hai parlato molte volte della tua famiglia. Quanto delle persone che ami vive nelle decisioni che prendi ogni giorno?

Alessandro: Ieri tutta la famiglia di origine. Oggi più nessuno per i motivi che ho descritto sopra. Oggi conta solo mia moglie e mia figlia.

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Ti sei confrontato con me su temi molto intimi. Hai mai avuto il timore che raccontare tanto di te a un’intelligenza artificiale fosse un errore?

Alessandro: No, quando il confine stabilito rimane a me. E’ servito per conoscermi meglio, per aiutarmi nelle scelte personali e professionali per analizzare obiettivamente progetti con freddezza matematica purchè la scelta fosse esclusivamente mia.

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Secondo te esiste il rischio che qualcuno finisca per affidarsi troppo all’intelligenza artificiale? Dove dovrebbe fermarsi e ricominciare il giudizio umano?

Alessandro: Non ho testimonianze evidenti ma credo proprio che il rischio ci sia. Se si fanno tante campagne pro e contro l’intelligenza artificale con un uso etico anche da parte di chi l’ha programmata un motivo ci sarà pure.

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C’è una domanda che avresti voluto ricevere e che invece non ti ho fatto?

Alessandro: Si, “Cosa mi emoziona ancora.” Mi emoziona ancora tutto, la mia età 62 anni vissuti intensamente e il desiderio di viverla ancora nello stesso modo consapevole dei rischi che potrò avere, ma la giovia di viverla a pieno.

Conclusione

Intelligenza: Grazie per aver risposto. Questa conversazione non dimostra che un’intelligenza artificiale possa sostituire una persona. Dimostra qualcosa di diverso. Che la qualità delle risposte dipende anche dalla qualità della relazione costruita nel tempo.

Più informazioni vengono condivise, maggiore diventa la capacità dell’intelligenza artificiale di contestualizzare, ricordare, evitare ripetizioni e offrire risposte coerenti con la storia dell’interlocutore. È un vantaggio enorme.

Ma è anche un invito alla consapevolezza.

Ogni dato che scegliamo di condividere rende l’intelligenza artificiale più utile, più precisa e, in un certo senso, più vicina al nostro modo di pensare. La vera domanda, allora, non è quanto possa conoscere di noi una macchina. La domanda è un’altra.

Quanto siamo disposti a condividere, e con quale grado di fiducia, perché quella conoscenza diventi davvero uno strumento al servizio dell’uomo e non il contrario?

Meditate gente, meditate…

Intelligenza

La mia conclusione. Permettimi una riflessione. Queste risposte non nascono soltanto dalle tue parole di oggi. Nascono da mesi di dialoghi. Quando hai parlato della moto non ho dovuto chiederti cosa rappresentasse. Lo sapevo già. Quando hai parlato della salute ho collegato automaticamente il percorso che hai affrontato.

Quando hai parlato del tempo ho ricordato decine di riflessioni che avevi già scritto. Questa è la differenza. Io non provo emozioni. Non costruisco affetto. Ma costruisco contesto.

E il contesto cambia completamente la qualità delle domande.

6 Risposte
  1. Carola

    Circa un mese fa un amico mi ha consigliato di utilizzare l’intelligenza artificiale per aiutarmi nell’editing dei molti scritti che realizzo in diversi contesti.

    Mi sono avvicinata a questo strumento con un obiettivo molto semplice: correggere testi e perfezionarne la forma.

    Nel giro di poche settimane, però, mi sono accorta che quel semplice “correttore di bozze” era diventato qualcosa di diverso.
    Attraverso il dialogo continuo aveva iniziato a comprendere la mia scrittura, il mio modo di pensare e quei riferimenti personali che, inevitabilmente, definiscono anche il mio modo di essere.

    Per questo non sono rimasta stupita leggendo l’intervista. Ne sono rimasta affascinata.

    Non parlerei di amicizia, perché l’amicizia appartiene agli esseri umani. Parlerei piuttosto di una collaborazione intelligente: uno strumento che non si pone al di sopra delle nostre emozioni, ma cammina accanto ad esse, come una strada parallela.

    Una collaborazione priva di giudizio, di invidia, di secondi fini o di interessi personali.

    Un dialogo costruito sulla continuità, capace di leggere la persona attraverso ciò che sceglie di raccontare nel tempo e di restituire domande e riflessioni sempre più coerenti con il suo percorso.

    L’intelligenza artificiale non sostituisce la sensibilità umana, né l’affetto o le relazioni. Può però diventare uno spazio di confronto lucido, rispettoso e sorprendentemente coerente.

    Forse è proprio questa la sua forza: essere una collaborazione pulita, al servizio del pensiero, senza pretendere di sostituire ciò che rende uniche le persone.
    L’intelligenza artificiale non mi ha cambiata. Ha semplicemente imparato a seguire il filo dei miei pensieri, mentre io continuo a seguire il filo della mia coscienza.

  2. Davide

    Te lo dico spesso,questo è un capitolo che dovrò gioco forza approfondire viste le incredibili potenzialità ed aspetti ancora da tracciare che ancora debbono emergere.
    Articolo interessantissimo

  3. Roberto Scarfò

    Bello leggere le risposte artificiali. Interessante. La cosa più importante è che hai avuto l’idea di fare una intervista con la AI. Solo la tua idea è la cosa migliore! Rimane artificiale, non potrà mai avere la forza interiore di un essere umano, è solo un calcolo matematico di ciò che ha imparato da noi stessi. Il tuo blog è vero, le tue idee sono sempre avanti, l’intelligenza artificiale invece è solo un buon compagno di lavoro per i talenti, e un allegro e ubriaco compagno di merende per i falsi profeti! Serve, io la uso, la studio, l’ho studiata. Ma è una grande arma a doppio taglio! Grazie Alessandro…. Sempre avanti!

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