La solitudine è la mia compagnia di viaggio.

IL FUTURO NON HA ETÀ

Infatti, pur avendo compiuto ormai da tre mesi sessantadue anni, faccio sempre più fatica ad attribuirmi un’età anagrafica.

So quanti anni ho, naturalmente. Li dice la carta d’identità, li raccontano le esperienze vissute e, qualche volta, me li ricorda anche il corpo. Ma non sono più tanto sicuro che quel numero riesca davvero a raccontare l’età che sento di avere.

Le cadute e le rinascite, paradossalmente, mi hanno restituito qualcosa. Guardo il mio viso e lo vedo nuovamente sereno. Ci ritrovo una freschezza, forse persino una purezza che credevo di avere perduto. Ma soprattutto riconosco una voglia enorme di vivere pienamente la vita e di assaporarne anche le più piccole sfumature quotidiane.

Non ho bisogno che accada ogni giorno qualcosa di straordinario per sentirmi vivo. Qualche volta basta semplicemente uscire di casa.

Mi faccio il segno della croce, guardo il cielo, saluto mio padre e tutti i miei cari che non ci sono più. È un gesto semplice, intimo, che appartiene soltanto a me.

Poi abbasso lo sguardo, torno sulla terra, salgo sulla mia moto, accendo il motore e comincia un’altra giornata. Forse il futuro comincia proprio così. Con un nuovo giorno senza guardare troppo oltre. Non vuol dire necessariamente vivere alla giornata, ma programmare non a lunga scadenza tutta la propria vita avendolo fatto per una vita. E scusate il giro di parole.

Non domandandosi ossessivamente quanto tempo abbiamo davanti, ma avendo ancora una ragione per essere curiosi di quello che incontreremo lungo la strada.

LA LEGGEREZZA È UNA COSA SERIA

Ed è così che un giorno ti senti leggero.

Esci di casa come sempre, sali sulla moto e prendi la strada dell’ufficio. Hai appuntamenti, telefonate, cose da fare, persone che probabilmente ti aspettano. La giornata è già scritta, almeno apparentemente.

Poi, a un certo punto, metti la freccia. E giri da un’altra parte.

Non perché stai scappando da qualcosa. Esattamente il contrario. Perché improvvisamente ti rendi conto che puoi concederti un giorno tutto per te.

E se un giorno non basta, magari anche due.

Per anni una cosa del genere mi avrebbe probabilmente procurato sensi di colpa. Avrei pensato alle telefonate alle quali rispondere, alle mail, agli appuntamenti, a quello che sarebbe potuto succedere in mia assenza.

Come se il mondo avesse la pessima abitudine di fermarsi ogni volta che Alessandro Lopez decide di non presentarsi in ufficio.

Ho scoperto una cosa sconvolgente. Non succede. Il mondo continua tranquillamente a girare.

E allora quella freccia diventa qualcosa di più di un indicatore di direzione. Diventa una piccola dichiarazione d’indipendenza.

Oggi posso cambiare strada.

Posso decidere che invece dell’ufficio voglio vedere un lago, una montagna, il mare. Posso fermarmi davanti a un panorama senza chiedermi quanto tempo sto perdendo.

Posso pranzare dove capita, spegnere il telefono per un po’, continuare a guidare semplicemente perché mi piace la strada che ho davanti.

Non sto fuggendo dalle responsabilità. Sto finalmente imparando che essere responsabili non significa essere permanentemente disponibili.

E soprattutto sto comprendendo una cosa che avrei dovuto capire molto prima: la leggerezza non è superficialità. La superficialità è non conoscere il peso delle cose.

La leggerezza è averlo portato per tanti anni e sapere finalmente quando è arrivato il momento di appoggiarlo a terra. Anche soltanto per un giorno. E se non basta, anche per due.

NUOVE DIREZIONI

Eppure posso dire, senza timore di esagerare, che questo è uno dei momenti più intensi e belli della mia vita.

Forse perché, finalmente, posso pianificare tante cose con serenità. Posso fare scelte autonome, immaginare progetti che prendono direzioni diverse, investire tempo ed energie seguendo il mio intuito senza sentirmi necessariamente legato a un percorso a senso unico.

Per moltissimi anni, professionalmente, quel percorso ha avuto soprattutto un nome: Massimo Lopez.

Non lo dico con rimpianto. Al contrario.

È stata una parte fondamentale della mia vita, una responsabilità che ho assunto tanti anni fa e che mi ha regalato soddisfazioni enormi, insieme naturalmente a preoccupazioni, sacrifici e qualche inevitabile battaglia.

Oggi, però, sento di avere portato quella responsabilità fino a un punto importante.

A Massimo credo di aver consegnato degli asset professionali solidi. Una posizione artistica forte, nuovi progetti, opportunità e prospettive che, se saprà custodire e sviluppare, potranno accompagnarlo verso una fase ancora importante e crescente della sua carriera.

Non significa che io sparisca dalla sua vita professionale.

Significa qualcosa di diverso e, per me, molto più importante: non devo più identificare tutto il mio futuro professionale esclusivamente con il suo.

È una libertà che ho impiegato molti anni a conquistare.

E mentre a lui consegno ciò che abbiamo costruito insieme, a me stesso sto finalmente consegnando qualcos’altro. Vigore. Fantasia. Creatività. Curiosità. E nuove direzioni progettuali.

Mi piace questa immagine perché non contiene una separazione. Contiene un allargamento dell’orizzonte.

La strada di Massimo continua. La mia anche. Soltanto che oggi, davanti a me, non vedo più una strada sola.

Vedo un incrocio pieno di indicazioni.

E la cosa meravigliosa è che posso ancora scegliere dove mettere la freccia.

UNA DEDICA A ME STESSO

E allora, alla fine di queste righe, voglio fare una cosa che forse avrei dovuto fare molto tempo fa.

Voglio dedicare qualcosa a me stesso.

Caro Alessandro,

questa volta non devi occuparti di nessuno.

Non devi risolvere un problema, proteggere qualcuno, mantenere una promessa, rispettare una consegna o dimostrare di essere all’altezza delle aspettative degli altri.

Questa volta puoi semplicemente vivere.

Hai sessantadue anni e finalmente hai capito che il numero non conta poi così tanto. Contano gli occhi con i quali continui a guardare il mondo. E i tuoi, nonostante tutto quello che hanno visto, hanno ancora voglia di meravigliarsi.

Conserva questa cosa. Conserva la curiosità. Continua a inventare progetti anche quando sembrano troppo grandi.

Continua a salire sulla moto e, qualche volta, metti quella cazzo di freccia e gira dalla parte opposta all’ufficio.

Vai a Capo Nord. Comprati quel gommone. Torna a navigare. Viaggia con tuo fratello.

Perditi qualche volta, perché non tutte le strade devono necessariamente portare da qualche parte.

Ama Rossella senza dare per scontato il tempo che avete davanti.

Goditi tua figlia, la tua famiglia, i tuoi amici.

Lavora, perché sai benissimo che non riusciresti a vivere senza creare qualcosa. Ma ricordati che il lavoro è una parte della tua vita, non la sua unità di misura.

E soprattutto non sentirti in colpa quando sei felice.

Questa forse è la promessa più importante che puoi fare a te stesso.

Hai conosciuto il dolore. Hai conosciuto la paura. Hai perso persone che avresti voluto tenere accanto per sempre. Sei caduto, hai sbagliato, hai ricostruito e qualche volta hai ricominciato quando sarebbe stato molto più semplice mandare tutto a quel paese.

Adesso basta processarti. Non devi recuperare il tempo perduto. Devi vivere quello che hai. Domani mattina uscirai di casa come sempre. Ti farai il segno della croce. Guarderai il cielo.

Saluterai papà e tutti quelli che continui a portarti dentro. Poi abbasserai la visiera, accenderai la moto e partirai. Non so quale strada prenderai. E forse è proprio questa la parte più bella. Perché il futuro non ha età.

Ha strade. Ha mare. Ha persone da amare. Ha progetti ancora da inventare. Ha qualche sana follia da concedersi.

E finché avrai ancora voglia di scoprire cosa c’è dopo la prossima curva, caro Alessandro, continua ad andare.

Ma questa volta ricordati una cosa. Non devi arrivare prima di nessuno.

Devi soltanto goderti il viaggio.

Ciao Giorgio

 

 

2 Risposte
  1. Carola

    Un video di rara intensità, che invita quasi naturalmente a una riflessione filosofica sulla vita.

    Forse non sapremo mai veramente perché siamo qui, né quale sia la nostra destinazione finale. Ma possiamo provare a scoprirne il senso vivendo ogni singolo attimo, nutrendoci delle esperienze che incontriamo lungo il cammino e imparando a lasciare andare i pesi del passato, senza dimenticare ciò che ci hanno insegnato.

    Possiamo scegliere una strada, cambiare direzione, fermarci e ripartire. Ciò che rimane misterioso è la destinazione ultima del viaggio.

    E forse è proprio per questo che la vita merita di essere attraversata pienamente: curva dopo curva, presenti a ciò che siamo e a ciò che incontriamo, conservando la meraviglia per quello che può apparire dietro la prossima curva.

  2. Massimo

    Leggo. Ascolto.Rifletto.Penso. Immagini scorrono nella mente. Immagini scorrono nel cuore. Come un vecchio libro illustrato. Poi, mi accorgo che non ho finito di leggerlo. Ma forse neanche di scriverlo. E quelle pagine bianche sono lo stimolo dei miei giorni futuri. Della mia vita. Vivo l’oggi prima che diventi il ricordo di domani.

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