COMANDI SIGNOR GENERALE!

Apro con questo titolo d’effetto perché oggi ho il piacere e l’onore di intervistare Gian Luca Giovannini, il quale all’epoca del mio servizio di prima nomina come Sottotenente presso l’82^ Battaglione Meccanizzato Torino di Cormons è stato il mio Comandante di Compagnia e con il quale ho condiviso nel 1985 10 mesi difficili, duri, ma sempre splendidi nel ricordo. Grande esempio di Ufficiale, gran Signore ed oggi un carissimo amico per me e per tutti nella famosa Caserma Amadio. Gian Luca Giovannini ha concluso la sua brillante carriera militare negli ultimi 7 anni   con il Grado di Generale di Brigata, promosso successivamente alla sua andata in pensione al grado di Generale di Divisione.

Veniamo alle domande:

Caro Gian Luca, una domanda che non ti ho mai fatto nel tempo, come si è sviluppato dentro di te il desiderio di diventare un Ufficiale dell’Esercito?

RISPOSTA:

Fin da piccolo la vista dei militari mi ha sempre affascinato. Anche quando giocavo con gli amici mi piaceva comandare ed essere io a decidere il da farsi, insomma mi piaceva avere il mazzo in mano fin da piccolo. Non mi perdevo mai un 4 novembre, a volte stressando letteralmente mio padre, per andare a visitare una delle caserme dei “parà” sia che fosse Livorno piuttosto che Pisa.

Poi, è venuto il tempo del liceo ed ero diventato molto amico di una ragazza il cui padre era un Ufficiale della Folgore. La frequentazione aumentò ancor più la mia curiosità e, sebbene poi le nostre strade si siano separate, la passione per quel mondo rimase.

Frattanto, uno dei proprietari dell’appartamento in cui la nostra famiglia abitava, era un Colonnello dei Carabinieri con il quale era un vero piacere intrattenersi a parlare. Molti pomeriggi d’estate abbiamo fatto delle lunghe e piacevoli chiacchierate. Ovviamente, vista la mia propensione per questa “vita”, fece di tutto per convincermi a presentare domanda di ammissione. Frattanto arrivò la maturità nella quale certamente non detti il meglio di me stesso un misero 36/60, in una famiglia di studiosi e “secchioni”.

Però, sentivo sempre di più che la strada per l’Accademia Militare era quella giusta. Partecipai al concorso per il 159° Corso e risultai vincitore di concorso ma non fui ammesso per pochi posti, come si suol dire, ero rimasto “sottoriga”. Il voto di matematica era stato quello che mi aveva danneggiato, in fondo ho fatto il classico.

La delusione fu tanta, ma non mollai, non sono mai stato propenso a farlo, e mi iscrissi all’università di Pisa, facoltà di Geologia. MI misia studiare e frequentare con vero impegno tanto che riuscii a sostenere tutti gli esami del primo anno in linea con il piano di studi…..ma soprattutto avevo superato geometria e analisi 1.

Presentai nuovamente domanda per il 160° Corso e finalmente riuscii ad superare tutte le prove. Oggi posso assicurare senza nessun aiuto anche perché, non tanto mia Madre, ma soprattutto mio Padre forse sarebbe stato più contento, almeno allora, di pensarmi un universitario.

Ed invece con la caparbietà che mi ha sempre contraddistinto ce l’avevo fatta dando tutto me stesso per cercare di Servire al meglio il mio Paese. 

Quindi in sintesi ti posso dire, carissimo amico mio, che forse questa mia passione è stata innata e le circostanze della vita, come molte volte succede, hanno solo fatto emergere ciò che era già dentro.  

Le Accademie Militari sono molto selettive e dure per addestrare i giovani Allievi, tu che l’hai frequentata potresti descrivermi la tua personale esperienza formativa di quegli anni?

RISPOSTA:

Alessandro, Amici, devo dire che ancora oggi ho impressi ogni singolo momento passato tra quelle austere mura.

Tanto è vero che nello scrivere la mia biografia, il capitolo sul periodo trascorso in Accademia Militare è quello forse uno tra i più corposi, nonostante siano trascorsi ben 41 anni dal momento in cui sono ho varcato la soglia dell’Istituto. Era il 16 ottobre del 1978 e se qualcuno fa caso alle date è stato il giorno in cui è stato eletto Giovanni Paolo II, Papa WOITYLA, che poi ho avuto l’onore di incontrare in udienza da Comandante dell’82° reggimento TORINO. A volte i casi della vita.

Ma torniamo alla domanda.

L’accademia ieri come ora, è un ambiente dove il carattere di ogni allievo viene FORGIATO, giorno dopo giorno. Il vocabolo Forgiato non è messo a caso. Ogni cosa che avviene ha un suo fine preciso, poche cose accadono per caso, tutto è finalizzato a creare un soldato, un  professionista, un Cte sebbene ancora alle prime armi. Ma le basi devono essere solide e pronte a sostenere il peso, le privazioni e le responsabilità che la vita di Cte sottende. Devi essere pronto ad affrontare una professione che ti affida la vita dei propri uomini, ragazzi nel pieno della vita, una volta chiamati ad assolvere un obbligo di legge, oggi, pur sempre dei ragazzi, ma professionisti  e quindi consci di una scelta ben precisa. E non è poca la responsabilità!

La selezione è costante. Inizia con le prove di ammissione e continua per ogni giorno di corso, due lunghi anni. Ogni giorno sei sottoposto a valutazione su qualsiasi cosa, da quella più facile e tangibile che è il rendimento negli studi a quelle più impalpabili legate ai tuoi comportamenti ed atteggiamenti.

E’ un cambiamento impercettibile che, di giorno in giorno, si fa sempre più evidente.   Io ho un bellissimo ricordo del mio periodo in Accademia Militare e pensa che il primo anno mi hanno rimandato a settembre in “Geometria 1” solo perché scambiato per un altro allievo (su ammissione quasi palese del professore durante l’esame di riparazione a settembre) che durante le lezioni era solito tenere un comportamento poco ortodosso. E per questo, a parte essere costretto a studiare anche in quell’unico mese di vacanza che avevo, non ho potuto vestire i galloni da Istruttore. Nonostante tutto ricordo quei due anni con un piacere esaltante.

Dal punto di vista formativo l’Accademia mi ha dato tanto e devo dire che le basi solide di cui avevo bisogno me le ha fornite. Poi, ognuno deve camminare con le proprie gambe e costruirsi, giorno dopo giorno, il proprio futuro. Secondo me ha fatto un buon lavoro.

Mi ha insegnato a tenere duro, anche quando le cose non vanno per il verso giusto, ad essere leale verso gli altri, ad assumersi le proprie responsabilità senza scaricare ad altri colpe non loro, l’estrema importanza di tenere fede ad un giuramento prestato anche a costo della vita, la necessità di fare gruppo e tenere vivo lo spirito di Corso e di Corpo, di avere il coraggio di sostenere le proprie idee ma, al contempo, di rispettare anche le idee ed i pensieri degli altri,  rispettandone innanzitutto il lavoro prodotto.

Giusto per concludere, ti dico solo che al 40ennale di ingresso in Accademia svoltosi a novembre del 2018, la sensazione di mia moglie è stata che ognuno di noi rivistosi dopo tanti anni era certamente cambiato nell’aspetto fisico ma le reazioni, gli occhi ed i sentimenti erano quelli di 40 anni orsono. Detto questo sfido a trovare un istituto che riesca ad imprimere così forti sentimenti di appartenenza tanto da essere immutati dopo 40 anni, una vita.   

Quali sono i requisiti fondamentali per accedere a questo istituto di formazione di base per aspiranti Ufficiali?

RISPOSTA:

A parte i requisiti di natura scolastica e un’ottima preparazione fisica ritengo che l’aspetto psico-attitudinale sia elemento indispensabile e fondamentale per riuscire. Non si può non essere dotati di una eccellente dose di autocontrollo, una forte autostima. Credere fino in fondo nella scelta di vita fatta è vitale per il risultato finale.

La convinzione di avere fatto la scelta giusta e torno a dire “avere fatto la scelta giusta” e non “assecondare qualcuno in questo tipo di scelta” è di basilare importanza. Chi ha la buona sorte di accedere all’Istituto deve essere pienamente consapevole che quello che lo aspetta sono due anni di assoluto sacrificio. Non ci sono sconti per nessuno, sia che tu sia il primo o l’ultimo della classe.

Alla luce di ciò appare chiaro che l’intima convinzione di voler tentare di svolgere questa professione è basilare per affrontare la vita all’interno della Accademia. Sono due anni da affrontare “a mille” fin dal primo giorno senza respiro o tentennamenti. Le giornate trascorrono in maniera frenetica e l’eventuale momento di svago, una libera uscita di poche ore possono essere negate per un profitto negli studi scadente o, peggio ancora, per altri motivi che ad uno spettatore esterno potrebbero sembrare trascurabili ma che nella vita dell’Istituto sono ritenuti fondamentali per la formazione dell’Allievo Ufficiale. Esperienza personale, durante l’attività esterna del mattino fui punito perché mi ero mosso sull’attenti ed il giorno dopo ho ricevuto la visita dei miei genitori nel parlatorio dell’Accademia perché mi fu negato il permesso di uscire benché i genitori fossero venuti. Una cosa del genere se non sei più che convinto di ciò che stai facendo non lo puoi accettare.

Direi che in fondo non arriva chi è più bravo negli studi ma chi ha più carattere e ferma forza di volontà e per chi la parola “arrendersi” non esiste sul proprio vocabolario.   

Io che sono un Imprenditore che lavora nel settore dello spettacolo che durante il corso Allievi Ufficiali di Complemento ha studiato questa materia, che peraltro mi è stata molto utile per condurre in modo adeguato la mia piccola impresa, ti pongo questa ulteriore domanda: cosa vuol dire studiare l’Arte del Comando?

RISPOSTA:

Direi che del Comando nella sua completa accezione si possono studiare ed insegnare i principi basilari, alcune regole del gioco ma l’Arte del comando è un Arte. Normalmente con la parola Arte si esprime la più alta forma espressiva di un comportamento umano.

Il Comando è fatto da un insieme di mille sfaccettature che sono in continuo divenire adattandosi alla infinità di situazioni che si possono presentare. A mio avviso è un Arte, con la A maiuscola, perché ha a che fare con altri esseri umani, dotati anch’essi di una volontà e idee proprie.

Se il “Comandare” si estrinsecasse in una serie di azioni tese a pretendere che altri debbano adottare un comportamento piuttosto che un altro non sarebbe poi così difficile. In questi, visto che la nostra Organizzazione è una Organizzazione gerarchico funzionale basterebbe anche la semplice gerarchia a gestire il tutto. Chi ha la carica più alta comanda chi è subalterno esegue.  Semplice, ma non è così assolutamente. Non si chiamerebbe Arte del Comando ma tecnica di usare al meglio i gradi che uno ha conquistato nel tempo. Il tutto si ridurrebbe ad un mero fatto di anzianità di servizio.

L’arte del Comando si avvera quando si è capaci a far fare ai propri dipendenti pochi o tanti che siano, ciò che deve essere fatto rendendoli consapevoli e convincendo essi che quello che si apprestano a fare è una cosa corretta e giusta.

Ci vuole tempo per arrivare a questo e soprattutto buoni esempi a cui attingere quelle sensazioni e comportamenti corretti per affrontare le situazioni belle o brutte che siano. Ma soprattutto bisogna essere esempio per i propri dipendenti e l’esempio costa molta fatica. Deriva dalla convinzione delle proprie scelte, da un comportamento improntato alla costanza e coerenza e poi si deve comandare amando il proprio personale facendo trasparire questo sentimento profondo anche quando si prendono provvedimenti scomodi. Ma se si è instaurato un rapporto basato sul reciproco rispetto anche i provvedimenti scomodi verranno visti come inevitabili e giusti per correggere un errore individuale e per assicurare il bene collettivo. 

Ma finora è ancora scuola ed ora ti faccio io una domanda. Perché ci sono tanti attori ma pochi arrivano al  livello, e non parlo di notorietà ma di capacità di recitazione  e mimica, di un Alberto SORDI o  di un  Massimo TROISI, tanto per fare due nomi.

La risposta è il talento. Il talento non lo si insegna, se c’è bene altrimenti si può essere buoi attori ma non delle star.

Anche nel nostro mondo è lo stesso. Ci sono persone che hanno la capacità di comandare innata, hanno un grado di empatia elevatissimo, il personale li segue a prescindere. Insomma, come si dice oggi, sono dei veri Leader.

Non c’è cosa più bella per un Comandante con la “C” maiuscola che il vedere brillare negli occhi dei propri Uomini la soddisfazione per un lavoro ben fatto e allo stesso tempo la riconoscenza per avergli dato l’opportunità di essere loro gli artefici di un successo. Se succede questo allora il Comando è diventato Arte del Comando.

Considerata la crisi generale dell’occupazione giovanile, consiglieresti alle giovani generazioni di oggi che abbiano la necessaria volontà ed intraprendenza di iniziare un percorso formativo in Accademia come Allievi e futuri Ufficiali?

RISPOSTA:

La risposta è certamente si.

Se questi giovani hanno il coraggio di “prendere in mano” il proprio destino, affrontare sfide impegnative che li vedranno principali attori, avere la costanza di assumersi la responsabilità di gestire la vita di altre persone, di essere principali attori del proprio futuro, di voler vivere una vita avventurosa, di volersi metter alla prova nonostante le difficoltà ed i disagi che questa professione comporta, allora posso dirti che l’Accademia Militare è la scelta giusta. E’ un Istituto che in grado di fornire tutte le nozioni per iniziare ad affrontare questa vita unica, sorprendente ed affascinante.

Ovviamente questo è solo l’inizio di una vita di sacrifici, prove ed esami continui.  Non bisogna dimenticarsi che fare Il Comandante vuol dire avere tante responsabilità, prima su tutte,  quella di “gestire” la vita dei propri Uomini.

Personalmente, anche per tradizione familiare decisi di fare domanda come Allievo Ufficiale di Complemento e fortunatamente ci riuscii. E’ stata un’esperienza che mi ha segnato in positivo non solo per i ricordi dei colleghi di corso, i grandi valori che ci sono stati trasmessi dai nostri Ufficiali istruttori, ma anche per le materie studiate e l’addestramento duro a cui siamo stati sottoposti. Corre ricordare che i corsi Allievi Ufficiali di Complemento duravano cinque mesi molto intensi dove si doveva imparare in fretta cose che gli Allievi Ufficiali di Accademia studiano in diversi anni. Oggi i corsi Allievi Ufficiali di Complemento non esistono più. Qual è stata la tua opinione su questi corsi, quanto sono stati utili gli Ufficiali di Complemento nell’integrare i quadri permanenti dei Reparti a cui venivano assegnati ed avendo avuto molti subalterni come me nel corso della tua carriera che idea ti sei fatto dei Sottotenenti di prima nomina usciti da questi corsi?

RISPOSTA:

Carissimo Alessandro, penso che ogni epoca abbia le sue caratteristiche e che i relativi strumenti siano pensati per essere adeguati a quel preciso momento storico.

Gli Ufficiali di Complemento erano in quegli anni lo strumento più idoneo ed efficace per “aiutare” i Quadri permanenti nella gestione delle Unità. Oggi, con la presenza dei Volontari la stragrande maggioranza dei quali con esperienze operative pluriennali, si rischierebbe che, anche i migliori, potrebbero essere alla mercé dei dipendenti. E questo non sarebbe giusto né moralmente nei confronti di questi giovani Ufficiali né dal punto di vista dell’immagine della categoria degli Ufficiali.

Un periodo di corso così breve quale quello che hai sostenuto Tu ed altri, sarebbe assolutamente insufficiente per affrontare la realtà dei moderni Reparti.

Anche persone come Te, Giancarlo Maddalena, Stefano Gargiulo e Mauro Roncuzzi, tanto per nominare i più prossimi, arrivati al Reparto con una preparazione di assoluta eccellenza, avreste potuto avere difficoltà nell’inserivi nella vita di un Reparto attuale. Hai visto di persona che cosa è il nostro Reggimento, oggi.

Pensa che anche con i Tenenti di prima assegnazione che arrivano dai corsi regolari di Accademia Militare e Scuola di Applicazione di Torino, quindi dai 4 ai 5 anni di preparazione, bisogna che i Comandanti a tutti i livelli stiano particolarmente attenti, durante il primo periodo, a che questi giovani Ufficiali non si “brucino” e possano inserirsi nella realtà del Reparto come leaders, certamente al loro livello gerarchico, ma pur sempre dei leaders e non succubi dei loro dipendenti con maggiore esperienza. Ovviamente questa è una semplificazione del ragionamento che avrebbe bisogno di essere affrontato in maniera molto più approfondita e strutturata. Ti dico solo che quanto affermato è valido nella sua accezione generale. Basta pensare a solo quattro semplici fattori tra i molteplici che possono entrare in ballo: il livello di preparazione, di autostima (non presunzione!) e di empatia dell’Ufficiale ed il grado di accettazione da parte dei dipendenti. Solo il variare del valore di anche solo di uno di questi fattori, strettamente connessi e interdipendenti tra loro, può variare, anche in maniera sostanziale, il risultato finale.

Ma torniamo alla tua domanda.

La mia opinione sugli Ufficiali di Complemento è certamente positiva.

Io, forse ho avuto fortuna, non lo so.

Gli Ufficiali di Complemento che ho avuto alle dipendenze mi hanno sempre dato delle bellissime soddisfazioni, a meno di uno (non faccio ovviamente il nome ma tu sai bene a chi mi riferisco). In alcune occasioni sono stati più efficienti ed efficaci di alcuni colleghi provenienti dai corsi regolari.  Ed ora, lo posso sinceramente affermare, non ero un Comandante di Compagnia che si accontentava tanto facilmente. Pretendevo molto e Voi tutti, sicuramente, siete stati pienamente all’altezza. Avete avuto la preparazione, l’intelligenza e la sensibilità di saper mediare tra le esigenze operative e quelle dei ragazzi portandomi, tranne che in rarissimi casi, soluzioni e non problemi.

Ma in Voi c’erano condensati e ben miscelati i fattori di cui ho accennato sopra. Il quarto fattore è merito dei nostri Ragazzi che hanno compreso la necessità e l’importanza delle nostre decisioni tanto da convincerli ad “accettare” l’anno di “naja”, regalandogli un anno di esperienze diverse e facendogli abbandonare il pensiero comune di “un anno sprecato”.

In tutto questo siete stati fondamentali Tu, Giancarlo, Gargiulo e altri che vi hanno seguito negli anni. Io ci ho messo tanto del mio, non c’è dubbio – il pesce quando puzza, puzza dalla testa-, ma da solo non ce l’avrei mai fatta a raggiungere i traguardi e le soddisfazioni che abbiamo raggiunto. E’ stato un lavoro corale e di questo posso solo ringraziarVi tutti, nessuno escluso. Grazie Ragazzi!     

Un Ufficiale per raggiungere di alti gradi di comando deve sempre avere un percorso di aggiornamento continuo e costante; quali sono le tappe fondamentali per raggiungere tali obiettivi?

RISPOSTA:

Come sto dicendo ad un ragazzo che sta preparandosi per il concorso in Accademia Militare, dal momento che varchi quel portone fino a quando non ti fanno il saluto perché arrivato alla pensione, la tua vita sarà sempre un esame continuo.

Ed è così veramente, non è alterare o gonfiare la realtà, è pura verità. Io sono solito dire, “è una vita costellata di valutazioni ed esami continui, ti valutano anche quando dormi”.

Ovviamente faccio riferimento alla mia vita professionale pur essendo consapevole che gli steps attuali sono differenti, ed in alcuni casi, anche in maniera considerevole.

Il primo step importante è la posizione in graduatoria ed il voto di uscita dall’Accademia Militare. Questo è la base su cui si in castella tutto quello che segue.

La Scuola di Applicazione di Torino, è importante, certamente, ma lo è più ai fini di poter accedere ad una Specialità d’Arma piuttosto che ad un’altra. Ad esempio la mia 2^ posizione in graduatoria dei Meccanizzati mi permise di scegliere e di conseguenza sono potuto arrivare all’82° btg mec. TORINO, che fin da allora era considerato un Reparto di élite.

Quindi si viene assegnati ai Reparti operativi e qui si inizia il vero e proprio lavoro fino alla frequenza, nel grado di Capitano, del 1° anno di Scuola di Guerra, tappa di assoluta importanza.

Al termine di questo anno di frequenza, la graduatoria dell’Accademia Militare viene rielaborata e questa segnerà la vita di circa il 90% degli Ufficiali. L’essere fuori o meno da una certa fascia di merito, ai miei tempi, detta “fascia vantaggi”, segna quasi inesorabilmente il futuro, a meno di casi eccezionali. Io, nonostante il mio voto finale fosse di circa 24/30, rimasi fuori da tale fascia per un posto. E non sai quanto ho dovuto lottare per colmare tale gap, all’apparenza minimo.

Con il diploma conseguito al 1° anno di Scuola di Guerra, si viene destinati nuovamente ai Reparti o ai Comandi Periferici o agli Organi Centrali ed inizia un periodo di “esperimento di Stato Maggiore”. In poche parole, si viene “testati” o, per meglio dire, “spremuti”, allo scopo di vedere se si è o meno idonei a poter svolgere un lavoro di Stato Maggiore. Io fui destinato, viste anche le mie esperienze pregresse, all’Ufficio Operazioni, Sezione Operazione ed Allarmi, dello Stato Maggiore della Difesa. Esperienza bellissima e professionalmente coinvolgente.

Ed eccoci arrivati al momento fondamentale della vita di un Ufficiale, un vero e proprio spartiacque: la frequenza al 2° anno di Scuola di Guerra, il Corso Superiore di Stato Maggiore.

La selezione e l’esame attualmente seguono un iter completamente diverso da quello seguito ai miei tempi. Quello che segue è, ovviamente, il mio iter concorsuale.

A questo Corso, a differenza di quello del 1° anno che è collegiale e per tutti Capitani del ruolo Normale, si ha accesso superando un Concorso pubblico per titoli ed esami. La preparazione è terrificante, arrivi alla fine che sei esausto.

Il primo grosso ostacolo è il tema di italiano, un vero e proprio scoglio da superare. Pur avendo frequentato il liceo classico è stata una prova veramente difficile. Se si superava questo si passava all’esame orale.

L’esame (ai miei tempi!) verteva su materie che i Professori mettevano in relazione tra loro. Spero di ricordarle tutte: Strategia Globale, Geografia, Storia, Servizio di Stato Maggiore, Servizio Informazioni Operativo (SIO), Logistica, Arte Militare, Organica, Scienza dell’Organizzazione ed Informatica. Credo siamo tutte. Come detto, oggi la preparazione e l’esame sono completamente diversi.  

I posti, ora come allora, sono limitatissimi e la selezione era ed è rigorosa.

La frequenza del Corso è una vera e propria corsa frenetica dove gli impegni non ti danno respiro, sei sempre in affanno se non, addirittura, in apnea. Tutto è fatto di proposito per abituare l’Ufficiale a ottimizzare il tempo a disposizione e raggiungere, comunque, l’obiettivo. Si dorme davvero poco, a volte solo 2 o 3 ore a notte per tenere il passo e non rimanere indietro.

Se idonei, al termine del corso, si acquisisce la qualifica di “Ufficiale Titolato Scuola di Guerra” ed in quel momento si perdono le proprie mostrine di specialità e si indossano gli “Alamari”, simbolo distintivo degli Ufficiali di Stato Maggiore.

Subito dopo, senza soluzione di continuità ho frequentato, d’ufficio, il Corso Superiore di Stato Maggiore Interforze (ISSMI). Allo stato attuale si frequenta solo l’ISSMI in quanto il Corso Superiore di Stato maggiore di Forza Armata è stato abolito.

Superato l’ISSMI, si ritorna ai Reparti o Comandi periferici o Centrali che siano, normalmente con il grado di Magg./Ten. Col. e qua inizia il periodo di “Servizio di Stato Maggiore” alla guida di una Sezione con alle dipendenze un certo numero di Ufficiali.

Quindi arriva il periodo di comando di Battaglione. Io ho comandato il I° btg. del 152 Rgt SASSARI, in Teatro operativo kosovaro per ben due volte nell’arco di un anno.

Finito il Comando di btg., si rientra, normalmente, ai Comandi di provenienza e si riprende il lavoro di Stato Maggiore, in attesa della promozione al grado superiore, sempre per chi ci riesce.

Se promossi al grado di Colonnello, arriva il Comando del Reggimento, normalmente per almeno 2 anni (per me sono stati 38mesi !!!) e dopo o si ritorna ai Comandi per prendere la responsabilità di un Ufficio, oppure, come è successo a me, si viene destinati ad un Comando Brigata con l’incarico di Vice Comandante.

Io ho fatto il Vice Comandante della Brigata “Granatieri di Sardegna” in Roma (ma in realtà ho comandato per circa 1 anno il “Distaccamento della Brigata” in quanto il Gen. Cte era impegnato in missione fuori area). Praticamente ho comandato la Brigata avendo alle dipendenze tutte le Unità dipendenti.

Dopo la missione in Afghanistan del 2008 sono stato destinato alla frequenza dell’Istituto Alti Studi per la Difesa (IASD) presso il Centro Alti Studi per la Difesa (CASD) a Roma. Il corso è stato propedeutico per la nomina al grado di Generale.

Promosso Generale di Brigata, mi hanno destinato al Comando Militare Autonomo della Sardegna con l’incarico di Capo di Stato Maggiore e successivamente, Vice Comandante. L’ultimo mio incarico………poi la pensione.

Come vedi caro Amico mio, benché in modo molto sintetico -alcuni passaggi sono stati tralasciati di proposito perché sarebbe stato troppo lungo -, penso di aver reso l’idea di quanto sia articolata, complicata, selettiva e soprattutto “dura” arrivare in cima alla “piramide”. Del mio Corso di Accademia solo 20 sono riusciti ad arrivare ai gradi di Generale. E’ una vita di sacrifici e privazioni personali e familiari che, molte volte, possono essere resi vani o inficiati anche da una semplice valutazione negativa di altri. Quindi ora puoi capire che cosa volessi dire all’inizio “si è valutati anche quando si dorme”……………   

L’82^ Battaglione Meccanizzato Torino di Cormons si è sciolto anni fa e la sua Bandiera di Guerra con materiali e quant’altro è stata trasferita all’82^ Reggimento di Fanteria Torino con sede a Barletta. Tu sei stato Comandante per molti anni di quel Reggimento ed impegnato in “teatri operativi” molto pericolosi, vuoi raccontarmi qualcosa della tua personale esperienza in tali contesti?

RISPOSTA:

La prima esperienza è stata nel 1999 e nel 2000 (due missioni in un anno) in Kosovo. Sì, ho partecipato, nel 1999, al primo “giro” della missione in Kosovo (KFOR) nella città di DAKOVICA.  E nel giugno del 2000 ho fatto un nuovo giro sempre a DAKOVICA. In quel tempo avevo l’incarico di Cte di Battaglione.

A quel tempo, la missione KFOR era considerata una missione “impegnativa” e devo dire che non è stata una vera e propria “passeggiata” ma quelle veramente impegnative erano ancora da “venire”.

Nel 2003, sono stato promosso Colonnello in prima valutazione e, nel novembre, sono stato inviato subito in Comando di reggimento. Io avevo chiesto di andare ad uno dei Regimenti della B. SASSARi ma quando mi hanno destinato al 82° Rgt TORINO in Barletta l’ho presa come un segno del destino, un segno ben augurante……e così è stato. La chiusura di un cerchio iniziato tanti anni prima. Tieni conto che al momento della nomina a Colonnello ero in una posizione di graduatoria (39°) certamente non da buttare ma che mi vedeva sicuramente “arrivato”. E ne ero già contento, tutto sommato.

Ma il Torino non poteva deludermi e io non potevo deludere Lui.

Ho ereditato il Reggimento come fosse un bambino che sapeva a stento camminare d’altronde si era trasferito nella sede pugliese da Cormòns solo due anni prima. Sede nuova, personale completamente nuovo, nuova mentalità. Il Torino che abbiamo conosciuto, caro Alessandro, non esisteva più. C’erano due simboli. Il Toro di bronzo nel piazzale di fronte al Comando  e il simbolo più grande e prezioso: La Bandiera di Guerra!

Il mio predecessore ha fatto tutto quello che poteva, non poteva fare di più e lo ringrazio per quanto fatto.

Ora però non avevo il tempo per insegnargli a camminare, dovevo farlo correre ……..e subito!!

A maggio del 2004, infatti, il Rgt doveva essere immesso nel Teatro Operativo Albanese, missione NHQT (Nato Head Quarters Tirana). Ero Comandante del Contingente italiano in Albania. Certamente una Missione “facile” ma pur sempre una missione fuori il territorio nazionale.

E qui è ricomparsa la tenacia ed il carattere dell’allora Capitano Giovannini. Duro, tosto, esigente e perennemente incazzato. Ma grazie alla disponibilità e professionalità di molti collaboratori, è iniziato il rullo compressore dei tempi migliori che anche tu hai conosciuto. Non c’era tempo da perdere e non si poteva fallire. Era lo “sdoganamento” del Rgt ed il personale se lo meritava di fare il salto di qualità.

La risposta è stata eccellente anche se non corale, purtroppo, alcuni non hanno accettato di correre subito. Problemi loro, e solo dopo si sono accorti di quanto si siano persi. Un grande errore.

Missione con risultati eccellenti, riconosciuti da tutti. Ottenere risultati eccellenti in un teatro operativo ormai quasi “spento” non è facile e devo ringraziare tutti i miei collaboratori per l’inventiva e la passione che ci hanno messo, tutti nessuno escluso.

Durante la missione mi venne comunicato l’estensione di Comando di un altro anno. All’inizio non riuscivo a comprendere, ma, come mio solito non volevo forzare il destino e dissi ok. Solo dopo ne capii il motivo. Lo Stato Maggiore dell’Esercito stava iniziando ad “investire” sul Reggimento. Di li a pochi mesi saremmo dovuti ripartire per il Teatro Operativo della Bosnia Herzegovina, missione ALTEA della EU. Anche qua Comandante del Contingente italiano in BeH. Ma questa volta era tutt’altra storia.

La missione è stata un vero successo sotto tutti i punti di vista, personale (tre cittadinanze onorarie, riconocimenti a livello locale varie ed il Povelju della repubblica SRPSKA, la medaglia d’oro al valor civile conferita per il tramite della sindaco di Visegrad a riconoscenza dell’alto contributo fornito per la cittadinanza locale). Sono stati sei mesi tutti di un fiato ma trascorsi con collaboratori indimenticabili, unici.

Ma l’aspetto più importante e che mi inorgoglisce è che sono stato il primo Comandante a custodire in missione operativa la nostra Bandiera di Guerra. La Bandiera di guerra non era mai più “uscita in operazioni” dopo gli eventi bellici del secondo conflitto mondiale. Di questo sono veramente orgoglioso.

Ma la vera missione, quella che ti cambia come uomo e come soldato, è stata quella del 2008 in Afghanistan ad HERAT.

Questa volta ero al Comando degli Operational Mentoring & Liaisoning Teams (OMLT), in parole povere dei Consiglieri Militari per i Comandanti e le truppe afghane. Avevo il controllo sui Teams Spagnoli e Sloveni.

I Ragazzi erano “embedded” con le truppe afghane con attività che andavano dal semplice addestramento alle operazioni vere e proprie. Una esperienza forte, indimenticabile, unica e diversa da tutte le altre fatte in precedenza. Anche questa volta Comandante del Contingente italiano ma alloggiato in una base USA. Vita tutt’altro che facile…….mentalità completamente diverse.

Sono queste le occasioni dove non puoi “barare”. Viene fuori quello che c’è in te e scopri dei lati del tuo carattere che non avresti mai pensato di avere. Si instaura un senso di unione e di fratellanza con gli altri che è inimmaginabile, i rapporti umani sono intensissimi travalicando, in tantissimi casi, la scala gerarchica. Chiariamo, il Comandante è sempre il Comandante e su questo non ci sono e non ci devono essere dubbi, ma il rapporto che lo lega con i propri collaboratori diventa speciale e per sempre.

Quando vivi per mesi insieme sapendo che la tua sopravvivenza è legata al loro impegno e la loro al tuo nasce qualcosa che è speciale. Vivere tutti i giorni con la paura, si ragazzi,  è vero “la paura”, molte volte esorcizzata con battute e scherzi, di non poter non tornare a dormire nel tuo letto perché ucciso, o ferito gravemente ti cambia completamente la prospettiva della vita. Ed in quel Teatro Operativo poteva succedere in qualsiasi momento, anche mentre eri in base. Un colpo di mortaio o di razzo e la vita cambiava di colpo. Sentire il fischio delle pallottole non è assolutamente piacevole sapendo che non si tratta di una esercitazione o di un film.

I momenti di svago sono stati pochissimi e proprio per questo intensi. Io ho trascorso il mio 50° compleanno ad Herat e la piccola festicciola che mi hanno riservato (dei pasticcini della mensa ed una bottiglia di spumante) la porto nel cuore tra i ricordi più cari. Ognuno dipendeva dalla professionalità di tutti gli altri, nessuno escluso.

Grazie a Dio, nonostante numerose “scaramucce”, chiamiamole così, e un attentato di un certo rilievo con sette feriti di cui uno grave (18 ottobre 2008) ho avuto la fortuna da Comandante di non piangere nessuno di questi Ragazzi e di questo non finirò mai di ringraziare Nostro Signore. Vedere i tuoi uomini feriti, a terra, sanguinanti e tremanti per il dolore ma sempre fieri, composti ed orgogliosi di essere Italiani, sono immagini che non potrò mai dimenticare. Sono momenti che ti rendono orgoglioso di quanto hai fatto per il tuo Paese e per la Comunità Internazionale.  

Vedi caro Amico mio, nonostante la crudeltà di un conflitto da non augurare mai a nessuno, però sono proprio tali esperienze che, molte volte, fanno la differenza e che ti portano a comportamenti e a valutazioni della vita che, nel mondo di oggi, vengono raramente compresi. Quando vivi esperienze simili l’egoismo e l’opportunismo diventano parole sconosciute. Le priorità della vita cambiano radicalmente.

Con il senno di poi, posso solo dire di avere avuto la fortuna di poterle vivere perché sicuramente mi hanno reso un uomo ed un cittadino migliore.   

 Il Servizio di Leva obbligatorio è stato abolito da diversi anni. L’Esercito è formato oggi da professionisti a tutti i livelli di grado e specialità, due domande: Cosa è cambiato nel bene e nel male da questa evoluzione nel tempo? Saresti d’accordo ad un ripristino della leva obbligatoria che possa insegnare alle giovani generazioni di oggi valori persi nel tempo come senso di appartenenza, disciplina, spirito di corpo ed anche in taluni casi istruzione per chi sfortunatamente non l’aveva avuta fino al momento di espletare l’obbligo della leva?

RISPOSTA:

E’ una bella domanda, la cui risposta non può essere che articolata e non ti nascondo difficile, anche perché le implicazioni di una determinata scelta non sono solo prettamente operative ma hanno profondi risvolti di carattere sociale e politico. Ma cerchiamo di andare per ordine.

Penso di poter affermare senza paura di smentite che i vantaggi di un esercito professionale rispetto ad un esercito di leva sono notevolmente superiori. Il tutto va inquadrato negli scenari geopolitici di riferimento. Al tempo della leva le attività erano improntate su un “allenarsi costantemente” a gestire e condurre un qualcosa che grazie a Dio non è mai avvenuto. Un “Allenamento” giusto? Per i tempi e di mezzi di allora ritengo di si e come ho detto, grazie a DIO, non abbiamo mai avuto la controprova di quanto fosse adeguato il nostro “allenamento”. Oggi posso affermare che, con i mezzi che avevamo a disposizione, eravamo ben allenati.

Poi sono iniziati i primi impegni fuori area, Libano, Mozambico e Somalia, dove è stata impiegata la leva ma direi una leva “attentamente selezionata”. Si parla di una selezione di volontari provenienti da reparti di élite, quali i parà, i bersaglieri e gli alpini del Susa.

A questo punto penso che il passo verso un esercito basato su concezioni diverse fosse doveroso e giusto.

Si doveva fare affidamento su personale che aveva la possibilità di poter arricchire ed accrescere il proprio bagaglio professionale e la propria capacità di risposta operativa in  maniera costante e duratura nel tempo. Non era più accettabile che la preparazione iniziasse ogni volta da capo ogni anno perdendo, al contempo, personale giunto ad un grado di operatività accettabile.

Gli scenari che si presentavano erano di sempre più difficile gestione per cui il passaggio ad un esercito professionale ritengo che sia stata una scelta obbligata. Se la Nazione voleva continuare ad avere Forze Armate credibili  nel consesso internazionale non poteva fare altro. L’esercito di leva sarebbe stato inadeguato.

Ripristinare la leva oggi?

Sicuramente con gli scopi di ieri penso che sarebbe anacronistico e molto complicato per carenze logistiche, e soprattutto economiche. L’esercito di oggi, e tu ne hai avuto la dimostrazione quando hai visitato il nostro Reggimento a Barletta, per poter mantenere gli elevati standard operativi richiesti assorbe molte risorse del Paese. E l’82° ovviamente non è il solo. Oggi niente si può più improvvisare e tutto è frutto di pianificazioni accurate per avere la certezza o quanto meno cercare il più possibile di impiegare le risorse disponibili al meglio. 

Quindi ripristinare la leva per fare che cosa?

Protezione civile o una sorta di reparti a similitudine della Guardia Nazionale USA. Potrebbe essere bello ma penso che non ce lo possiamo permettere. A livello infrastrutturale dovremmo andare a rivitalizzare sedimi che andrebbero adeguati agli standard attuali, non ultimo, anche  secondo quanto stabilito dalle stringenti norme di legge sulla sicurezza sui luoghi di lavoro.  Un impegno economico enorme, assolutamente insostenibile vista l’attuale situazione economica del Paese. Si dovrebbero ricostituire i Comandi con il connesso ed inevitabile onere di reperire i Quadri ed il personale di inquadramento, per non parlare dei mezzi e di tutta la Logistica correlata.

Quali sono i tuoi ricordi del 1985 che ti sono rimasti più impressi quando abbiamo condiviso insieme i lunghi mesi di permanenza al Reparto con la Seconda Compagnia Falchi composta allora dal Terzo Scaglione 1985?

RISPOSTA:

Il 3/85 è stato praticamente il mio primo mono scaglione. Avevo preso la compagnia da pochissimo tempo ed ancora con il grado di Tenente mi apprestavo a prendere in mano le redini del comando con oltre cento uomini dei quali divenivo pienamente responsabile verso loro stessi, le loro famiglie in primis, il nostro Paese, l’Istituzione, in secundis, e, per finire, forse l’aspetto più importante, verso la mia coscienza.

Fin da subito mi ero reso conto che tutti al Battaglione si aspettavano da me qualcosa di speciale e già molti mi indicavano quale “erede” del Cap. Saponaro ritenuto, giustamente, uno tosto e capace. Tanto è vero che poi mi passarono alla 3^ Cp. non appena il Cap Saponaro lasciò il Battaglione per frequentare il primo anno della Scuola di Guerra. Non potevo e non volevo deludere nessuno ma per primi Voi e me stesso.

Quindi, ho messo tutto me stesso nella riorganizzazione della Cp. a cominciare dal nome, La 2^ “FALCHI”. Ora ve lo posso dire, siete stati il mio “battesimo del fuoco” e forse per questo, sebbene siano passati ben 35 anni, Vi porto nel cuore, tutti, nessuno escluso.

Tanti sono i ricordi di quel periodo.

Il primo, anche per dare un senso di progressione del tempo, non può non essere che quello della messa in scena del “Sergente pazzo”. Una divertentissima messa in scena pianificata, organizzata e condotta dal sottoscritto di cui fosti vittima sacrificale proprio tu, caro Amico mio. Una recitazione degna di un vero attore!  Da rivendere in uno spettacolo.

Poi, come non ricordare il campo d’Arma sulle Murge, aggregati al 41° Btg. MODENA. Un campo indimenticabile perché fatto con le sole nostre forze e con una dose di ostracismo fuori dal comune. Voi avete vissuto le attività ma non potete neanche immaginare quello che io ho dovuto combattere ogni giorno, da semplice Tenente con una Cp. inserita in Btg. non proprio per riuscire a sopravvivere. Ero Tenente, con voce in capitolo quasi nulla, ma nonostante tutto è andata bene. E’ andata bene anche perché non ero solo. C’eravate Voi. Tu, caro Alessandro, Giancarlo Maddalena, Gargiulo e Voi tutti ragazzi che senza troppe difficoltà avete fatto il vostro dovere fino in fondo capendo la situazione. Vi siete mai chiesti il perché di andare a finire a Masseria Senarico di Sopra? Perché eravamo noi, gli “orfani” e quindi spendibili in quel posto di m……. . Ma anche questo lo si ricorda con piacere.

Come si può dimenticare le soste a  Torre Disperata, la masseria dove c’erano gli alberi di noce (se non sbaglio masseria di Torre Maledetta), base di attesa per l’attacco, da dove iniziava  la salita che doveva fare Giancarlo con l’AR 59 e cannone senza rinculo. Mi ricordo che si era addirittura seduto sul cofano per non cappottare. Ragazzi in gamba, tutti,  che di fronte ai problemi cercavate di trovare sempre e comunque una soluzione.

E poi, certamente, il servizio ai seggi elettorali a Messina. La mitica Alfa 33 blu che aveva seminato scompiglio nel comando di Battaglione arrivando quasi a beccarmi una punizione. La prima notte, quando ci hanno messo a dormire in quel capannone dove faceva un caldo terrificante in quelle brande sporche, lerce (oggi si beccherebbero come minimo una raffica di  denunce) e ci siamo seduti nel campo sportivo all’esterno; la sera in giro per i seggi con l’Alfa 33 veramente a rischio di essere puniti in maniera esemplare, il ristorante sul porticciolo a Ganzirri dove per la prima volta ho mangiato gli involtini di pesce spada ed il vero tonno e pesce spada sott’olio.

Tutte le esercitazioni diurne e notturne a Cao Malnisio, dove immancabilmente pioveva tutte le volte.

La Befana del Soldato quando tuo fratello con Solenghi e la Marchesini hanno donato ai Quadri ed ai Ragazzi del battaglione uno spettacolo fantastico ed un vero momento di spensieratezza.

E poi tutte le attività in sede che sebbene più routinarie hanno permesso di cementare una Amicizia che continua a durare anche dopo 35 anni.

Devo totalmente a te una mia grande soddisfazione. Il giorno 8 Gennaio 1986 mi sono congedato, ma come sai un Ufficiale seppur in congedo rimane sempre un Ufficiale. Il giorno del congedo lo ricordo con grande commozione e non ti nascondo che facendo il giro del Piazzale della Caserma dopo l’alzabandiera in testa alla Compagnia, sentendo marciare i nostri ragazzi con una cadenza e tacco a terra che picchiava come un piccone mi vengono ancora i brividi solo al ricordo. Ho fatto il mio viaggio di ritorno a Roma piangendo quasi sempre. Un anno dopo il mio congedo venni convocato presso il Distretto Militare di appartenenza e mi fu notificato l’avanzamento di Grado a Tenente, grazie a delle tue note caratteristiche eccellenti nei miei confronti. Per me questa è una cosa che mi ha profondamente gratificato e della quale sono fiero perché conscio di aver servito la Patria con un gran senso del dovere. Questo ha permesso nel tempo di consolidare quella che oggi ritengo sia un’amicizia vera e sincera anche se vivendo in diverse città non possiamo incontrarci spesso ma ci scriviamo ogni giorno. Lascio a te una riposta libera e ti saluto affettuosamente con il motto del nostro Battaglione: “ CREDO E VINCO “.

RISPOSTA:

Carissimo Alessandro, non ti nego di aver avuto in alcuni momenti, durante la stesura delle risposte, un certo magone ed un groppo alla gola al ricordo di tanti momenti, ora lo posso dire, così felici ed intensi durante i quali l’unico scopo era quello di cercare di fare al meglio il proprio dovere. Ritengo, inoltre, che anche i miei Ragazzi, di ogni età e grado, che felicemente sento tutti i giorni sui social con le loro preoccupazioni di Uomini, padri di famiglia, le loro cazz…. castronerie segno di una sana goliardia mai sopita (….e meno male!), concorderebbero con me. E’ vero. Abbiamo passato momenti tesi, faticosi, a volte anche brutti, ci siamo bagnati all’inverosimile, abbiamo preso freddo boia, ci siamo cotti sotto il sole ma non era niente in confronto a quello che la vita avrebbe riservato a ciascuno di noi. Se vi ricordate dicevo sempre che la vita “vera”, quella degli Adulti, delle decisioni e delle responsabilità sarebbe cominciata il giorno dopo il congedo. E penso che oggi mi dareste ragione, tutti, nessuno escluso.

Ma torniamo a noi.

Innanzi tutto, un particolare ringraziamento a Te per la graditissima occasione offerta con questa “intervista”. Un’occasione nella quale ho potuto mettere un po’ a nudo non il Tenente GIOVANNINI ma Gian Luca, l’Uomo.

Alla fine della carriera, dopo ben 44 ani di servizio attivo, e per molti anni “molto attivo”, arriva, inevitabilmente, il momento, dei resoconti o, come si è soliti dire, il momento di “tirare le somme”.

Posso affermare che ho avuto la fortuna di fare la professione più bella ed esaltante del mondo. Una professione che mi ha fatto sentire vivo, sempre, e mi ha permesso di entrare in contatto con tanti giovani ai quali ho cercato di insegnare, con la mia massima professionalità, il “mestiere” ma che dai quali ho attinto ed imparato molto. Certamente, rifarei tutto quello che ho fatto senza alcun rimpianto. Penso di poter affermare che, nonostante tutto, il mio totale non è in rosso, grazie a Dio.

Ma non per il fatto che sia riuscito a raggiungere il grado di Generale e quindi il livello apicale della Organizzazione, cosa di cui ovviamente sono molto fiero, ma solo per il fatto che gli Amici sono di gran lunga molti di più dei Nemici o ancor peggio degli Indifferenti. Amici che hanno mantenuto i contatti anche dopo che ho lasciato il servizio attivo.

Vedi Caro Alessandro, carissimo Amico mio, le gratificazioni maggiori, ovviamente mi riferisco a quelle morali non certo a quelle  materiali –  inesistenti e non cercate, in fondo -, più sincere e disinteressate arrivano sempre dai collaboratori diretti, quelli che normalmente hanno condiviso con te disagi, preoccupazioni, paure e fatiche. Quando il dipendente ti stringe la mano e ti guarda negli occhi con quello sguardo che con una mimica incredibile vuole comunicarti la gioia di aver fatto o contribuito a fare un buon lavoro è la gratificazione maggiore che puoi ricevere. Il nostro “mestiere” è fatto di queste piccole grandi cose. I comportamenti e le azioni nella vita non devono essere improntate esclusivamente sull’aspetto economico, sulla possibilità di guadagnare o meno soldi, che fanno comodo certamente ma non sono tutto, né tanto meno avere l’unico scopo di “fare carriera”, che comunque brillante o meno che sia finisce prima o poi per l’inesorabile passare del tempo. L’anagrafe è impietosa! Sono ben altre le cose che contano nella e che durano per empre.

Ogni azione, comportamento, decisione deve essere valutata e assunta per l’intima convinzione di fare qualcosa di giusto, positivo ed utile per la collettività, in poche parole “Essere al Servizio della propria Patria”.

Quando si impronta il proprio lavoro sul rigore, sulla correttezza e sulla lealtà ecco che allora nascono quei legami indissolubili che neanche il tempo riesce a sciogliere o affievolire. Nasce l’Amicizia, quella vera e disinteressata, basata su sani principi quali il rispetto reciproco, la lealtà, la disponibilità, la riconoscenza, tanto per citarne alcuni.

Con Voi, sperando di non passare per presuntuoso, ritengo di essere riuscito a costruire la vera Amicizia.

Non mi chiedere come possa essere successo. Non ho seguito una ricetta ben precisa, ho solo seguito l’istinto aiutato, in tutto questo, dalla disponibilità, lealtà, collaborazione, spirito di abnegazione e spirito di Corpo di tutti Voi, nessuno escluso. Avevo 27 anni quando Vi ho conosciuto e la responsabilità che avevo nei Vostri e nei miei confronti, in molte occasioni, mi faceva paura!

Ecco perché ho letto con immenso piacere alcuni commenti che mi sono stati fatti sui social.

Quando mi si dice che sono stato un “Esempio” da seguire e che, in qualche modo, ho contribuito a gettare solide basi affinché voi “Ragazzi miei” foste più preparati ad affrontare la vita che vi attendeva……ecco quello è il più grande complimento che mi poteva e mi può essere fatto.

Vuol dire che, non solo ho cercato di prepararvi ad affrontare un nemico che, grazie a Dio, non si è mai presentato, ma soprattutto ho, ora, la certezza di aver fatto un buon lavoro ed aver contribuito a formare dei cittadini migliori rendendoli maggiormente consapevoli e pronti ad affrontare le sfide della vita.

Ed ora Alessandro, carissimo Amico mio, nel chiudere questa mia “intervista” sperando di non averti ed avervi annoiato – raccontare l’esperienza di una vita non è facile da condensare in poche righe -, voglio solo concludere augurando a tutti Voi le più grandi soddisfazioni, l’avverarsi di tutti i Vostri sogni e le migliori fortune, anche se, nella nostra vita, una enorme fortuna già l’abbiamo avuta: si chiama 82° TORINO. Avere prestato servizio nel TORINO, di ieri o di oggi che sia, ci ha reso sicuramente più forti, più italiani, più unici e più Fratelli. 

Viva l’82° TORINO.

“CREDO e VINCO”

Ogni fortuna e bene dal Vostro Comandante ma soprattutto Amico

Gian Luca

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16 Responses
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    Francesco

    Sono sempre stato sicuro di essere finito nel posto migliore nonostante all inizio l’ 82° battaglione facesse paura.
    La paura era dettata dal primo vero distacco dalla normale vita di sempre, eravamo tutti bambini di 18/19 anni che probabilmente fino ad allora avevano sofferto solo il non poter uscire con la sbarbata di turno o la serata in pizzeria.
    Essere ed aver fatto parte dell’82° ma sopratutto della 2^ compagnia falchi, capitanata da Gian Luca, che oggi ho l’onore di annoverare tra le mie amicizie mi riempie di orgoglio.
    Tutti dovrebbero poter avere una guida al di fuori della famiglia che indirizzi gli intenti.
    Ringrazio anche Alessandro caro amico di sempre che ho frequentato per parecchio tempo anche dopo il servizio militare e che considero un fratello come considero Gianluca una sorta di padre.
    Due persone che per quanto riguarda la mia formazione del “post” sono stati fondamentali per ordine e disciplina.
    Un caro saluto e ovviamente a 35 anni di distanza un solo grido.
    CREDO E VINCO

    1. Alessandro Lopez

      Grazie Francesco per il tuo commento, già quando feci lo stesso tipo di intervista a te e tutti gli altri nostri fratelli dell’82 si era evidenziato quanto sia stato duro, ma bellissimo ed intenso quel periodo che poi nel tempo ci ha mantenuto saldi ed uniti ed ancora oggi lo siamo pur se distanti fisicamente. Gian Luca è davvero stato un padre per tutti noi e come hai notato nell’intervista nutre una particolare nostalgia proprio del vostro scaglione, eppure ne ha visti tanti di Uomini passare in quella Caserma. Abbiamo tutti lasciato un segno indelebile in quel luogo che nessuna demolizione fisica della Caserma potrà mai cancellare. CREDO E VINCO!

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    Alberto

    È stato un vero piacere leggere la tua intervista, cla tua storia caro Gian Luca, ci hai accompagnato in un percorso formativo come uomini in quell’anno e noi forse ti abbiamo accompagnato dall’inizio della tua fantastica carriera, da “solamente” si fa per dire Tenente e nostro comandante di compagnia. Sei arrivato alla conclusione della stessa, con il grado di Generale di Divisione e non scherzo quando raccontando della vita militare, ti ho spesso nominato e raccontando con orgoglio la tua brillante carriera.
    Sei stato sicuramente un grande comandante, serio, molto professionale, giusto ma anche un pochino come un nostro padre.
    Noi siamo, dico noi, perché credo di poter esprimere il pensiero dei miei cari fratelli, orgogliosi e fortunati ad averti avuto come nostro comandante.
    Grazie Gian Luca, grazie amico mio!

    VIVA IL NOSTRO COMANDANTE!
    VIVA L’82°!!
    SEMPRE CREDO E VINCO!

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    EMESE MOHACSAN

    Una storia interessantissima anche se sono donna ma mi ha aperto una porta dove entrando ho conosciuto un mondo nuovo per me e mi ha fatto più ricca di esperienza nell’anima. Ringrazio tanto Alessandro ed il suo caro amico per il racconto. Emese

    1. Alessandro Lopez

      Cara Emese, grazie per il tuo commento, mi fa piacere che questo racconto ti abbia dato delle piacevoli emozioni. Le Donne da diversi anni sono parte integrante delle Forze Armate italiane in moltissimi reparti operativi anche in missioni internazionali. Ritengo che questa sia stata una grande conquista nell’universo femminile.

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    Alberto Mascadri

    Tutto vero! Anche se non ho condiviso tutte le esperienze citate dal Generale, mi ci ritrovo perfettamente! Emozioni che i giovani di oggi, seppur con le dovute e giustificate eccezioni, non potrebbero mai comprendere, nemmeno le le provassero. Detto questo sono rimasto profondamente coinvolto da ciò che è stato scritto nell’intervista, me la sono bevuta tutta d’un fiato, come un romanzo che ti intriga fino all’ultima pagina. Che dire, chapeau Alessandro!

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    Roberto Tassoni

    Generale sono fiero di avere l’onore di poter commentare sue parole , compiaciuto di aver fatto parte come semplice comparsa, della sua gloriosa carriera , ho mostrato con orgoglio la sua foto ai miei figli dicendo loro : ” questa persona è il mio comandante” loro vedendo le sue medaglie e leggendo i posti delle sue missioni hanno capito subito che è una persona importante . Io ho sempre detto loro: ” qualsiasi cosa decidete di fare nella vita ,credeteci e date il massimo per raggiungere il vostro obbiettivo, solo cosi non avrete rimpianti.. in qualunque modo vada a finire”
    Questa sera ho potuto mostrare loro, lei come esempio .
    Io di lei ricordo il suo sguardo, per me lo stesso dalla prima adunata al cinema, all’ultimo suo comando dato a noi prima del congedo , pur avendo la consapevolezza che tutti noi eravamo cambiati.Uno sguardo che pretende sempre il massimo da tutti ,ma sopratutto pretende sempre il massimo da se stesso .
    Lo sguardo del Generale
    del quale sono onorato di esserne amico, e al quale ora con il massimo rispetto mi permetto di dire :

    ” Grazie Gian Luca ”

    ” CREDO E VINCO”

    1. Alessandro Lopez

      Grazie Roberto per il tuo commento. Anche le comparse in un film corale hanno la loro importanza e contribuiscono al successo del film. Quel periodo non lo abbiamo di certo vissuto come un film di fantascienza, ma abbiamo rafforzato valori che tu come me del resto abbiamo traferito ai nostri figli perché possano in futuro fare le proprie scelte con maggiore consapevolezza. Ho vissuto quel periodo con disciplina e rigore ma sono sempre stato caratterizzato da uno spirito goliardico che ha potuto permettere nel tempo di ritrovarci tutti di nuovo insieme a condividere le nostre vite. Per me sei stato un ottimo soldato, rispettoso e con nobili valori. Un abbraccio!

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    Giuseppe crivaro

    Sono qui a ribadire quanto è stato incisivo e determinante, aver fatto parte della 2^CP Falchi all 82º Reggimento fanteria “Torino” arrivati lì poco più ragazzini, 9 mesi dopo come una nuova nascita, ognuno di noi era maturato, più consapevole, personalmente più sicuro nelle scelte e nelle azioni. Per questo devo ringraziare persone come Gian Luca, te Alessandro, Giancarlo , Stefano, e tutti i compagni di viaggio di quell’anno che abbiamo condiviso, e che abbiamo nel cuore. Rinnovo la stima e ringrazio nuovamente il Gen. Giovannini, amichevolmente per noi tutti della 2^compagnia “papà”.

    1. Alessandro Lopez

      Carissimo Giuseppe (per me sei sempre “Pino”) grazie anche a te per il tuo commento e per la tua testimonianza che conferma e riconosce l’intensità dei valori acquisiti in quel meraviglioso periodo. Anche i lettori dei miei blog che non hanno avuto nulla a che fare con la nostra vita militare mi stanno dimostrando interesse ed emozione nel leggere le interviste fatte a voi tutti nei blog precedenti ed anche quest’ultima al nostro caro Amico Gian Luca. Oggi sicuramente abbiamo nel nostro bagaglio di esperienza metabolizzato bene quei mesi sicuramente duri per le attività svolte, ma abbiamo una consapevolezza maggiore che ci ha fatto affrontare la vita con tutte le difficoltà che ogni giorno ci mette davanti. Tra qualche giorno ci incontreremo per un nuovo pranzo insieme ed altri incontri futuri seguiranno per mantenere quel bellissimo rapporto di grande Amicizia che abbiamo coltivato nel tempo. Anche a te gridò con orgoglio il mio CREDO E VINCO!

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    Mario

    Innanzi tutto complimenti e grazie a te Alessandro per questa intervista al Nostro Comandante….che dire….avete già scritto ciò che penso anche io, è difficile aggiungere altro materiale…sono onorato di aver passato con Voi un anno indimenticabile!
    Nella vita si incontrano una miriade di persone, ma quelle che contano, quelle che hanno fatto la differenza nella mia vita sono poche, anzi, pochissime….quelle che in un preciso momento ti fanno scattare un interruttore che neanche sapevi di avere…siamo arrivati a Cormons ragazzi e ne siamo usciti uomini, o per lo meno con una base solida per affrontare il nostro cammino, più sicuri e determinati.
    Grazie Gianluca, Alessandro, Giancarlo…ecc.ecc..(tranne uno) ahahah! in 3^Cp.
    Orgoglioso di aver servito l’82 B.T.G. Fant.Mecc.Torino
    2^Cp. Falchi CREDO E VINCO!
    Un abbraccio a tutti!

    1. Alessandro Lopez

      Caro Mario, grazie per il tuo bel commento. Sono felicissimo di questa ulteriore conferma di stima ed affetto sia per me che per il nostro Gian Luca. Tutti siamo usciti da quella esperienza migliorati, cresciuti e pronti ad affrontare la nostra vita. Ognuno ha fatto ovviamente i suoi percorsi con inevitabili difficoltà e spero che per tutti, soprattutto dopo questo terribile periodo che abbiamo vissuto le cose possano riprendere bene. Il nostro motto ci aiuta sempre a credere in quello che facciamo e se continuiamo a farlo la vittoria per ogni battaglia sarà a nostro favore. Ti auguro ogni bene possibile e ci vedremo presto.

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    Dario Pastorino

    Un intervista interessantissima! Dalle vostre parole si legge la grande passione per questa vocazione. Se solo la leva e l’accademia militare, fossero obbligatorie oggi, molti valori non sarebbero andati perduti. Basta guardare come si è ridotta la scuola oggi per capire quanto l’Italia abbia bisogno di un educazione militare. Un Abbraccione Alessandro

    1. Alessandro Lopez

      Grazie Dario per il tuo commento. E’ verissimo che si legge chiaramente la nostra passione per questa vocazione. Come hai potuto leggere la Leva obbligatoria oggi non sarebbe praticabile al giorno d’oggi per addestrare dei soldati veri da affiancare in caso di malaugurata necessità ad un Esercito formato oggi da professionisti. Tuttavia un breve ed intenso periodo di “educazione Militare” al rispetto di certi valori che hai potuto apprezzare non farebbe male alle nuove generazioni dei giovani di oggi. Con un buon Istruttore basterebbero anche trenta giorni, e forse qualche miglioramento apprezzabile si vedrebbe.

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