Certo. Ti darei solo l’innesco, perché la chiusura deve essere davvero tua. Partirei così: «Mentre scrivo queste ultime righe mi accorgo che forse, per una volta, non ho bisogno di arrivare a una conclusione. Ho passato una parte della vita cercando risposte, spiegazioni, conferme. Oggi mi basta una sensazione molto più semplice: sto bene con me stesso.» Da lì puoi andare completamente a braccio. Puoi chiederti che cosa significhi per te oggi “stare bene”: non avere più paura di perdere qualcosa? Essere tornato curioso? Sentirti desideroso di fare, progettare, partire? Guardare il futuro senza pretendere di controllarlo? E c'è una domanda che secondo me potrebbe farti partire ancora più in profondità: «Se potessi parlare all'Alessandro di qualche anno fa, quello che in certi momenti pensava di non riuscire più a rialzarsi, cosa gli direi oggi?» Non ti scrivo la risposta. Quella è precisamente la parte che deve essere tua.

QUANDO COMINCI A PIACERTI

Ci sono periodi della vita nei quali sembra che tutto debba essere conquistato con fatica. Devi cercare le occasioni, inseguire le persone, aspettare risposte, costruire progetti e qualche volta persino convincere te stesso che valga ancora la pena provarci.

Poi ci sono periodi strani. Periodi nei quali accade esattamente il contrario. Le cose cominciano quasi a venirti incontro. È quello che sto vivendo in questo momento. E lo sto vive do intensamente. Come tutta la vita vissuta fino ad oggi.

In un tempo relativamente breve stanno accadendo molte cose. Alcune le avevo pensate, altre desiderate, altre ancora soltanto immaginate. Progetti che erano nella mia testa cominciano a prendere forma. Persone arrivano nel momento giusto. Situazioni apparentemente complicate trovano improvvisamente una strada. Opportunità che non stavo nemmeno cercando bussano alla porta.

E qualche volta mi sorprendo a pensare: ma questa cosa non l’avevo già immaginata? Non credo alla magia e neppure alla favola secondo la quale basta pensare positivo perché l’universo provveda a consegnarti ciò che desideri. Sarebbe bellissimo, ma temo che l’universo abbia parecchio altro da fare.

Credo però in qualcosa di molto più concreto. Quando stai bene con te stesso cambia il modo nel quale guardi quello che ti accade.

Vedi possibilità dove prima vedevi problemi. Hai meno paura di dire sì e molta meno paura di dire no. Non senti più il bisogno di essere accettato da tutti. Alcune persone si allontanano e non le insegui. Altre arrivano e sei disponibile ad accoglierle. Un progetto non funziona e ne immagini un altro.

Forse le occasioni c’erano anche prima. Eri tu che non riuscivi a vederle. Poi succede un’altra cosa, apparentemente molto più superficiale. Ti guardi allo specchio e ti vedi più bello. Non più giovane. Più bello. E questa differenza per me è enorme.

Ad un certo punto della vita cercare di sembrare quello che eravamo venti o trent’anni fa diventa una battaglia persa in partenza. Il tempo passa e lascia tracce. Qualche ruga, qualche segno, qualche capello in meno o più bianco.

Ma non necessariamente ci rende meno belli. Qualche giorno fa ho guardato una mia fotografia e ho pensato semplicemente: Mi piaccio. L’ho pensato senza imbarazzo. E soprattutto senza sentirmi un narcisista. Perché volersi bene e considerarsi perfetti sono due cose completamente diverse.

Conosco perfettamente i miei difetti. Conosco gli errori che ho commesso. Conosco le mie cadute, alcune anche molto pesanti. Ci sono stati momenti nei quali pensavo che non mi sarei rialzato. Altri nei quali mi sono domandato quale direzione avrebbe preso la mia vita. Altri dove ho preferito ricominciare da zero, che cl senno di poi pensso sia stata la soluzione migliore.

E invece sono qui. Forse è proprio questo che oggi vedo quando mi guardo. Non soltanto una faccia. Vedo il percorso.

Vedo quello che ho costruito e quello che ho perso. Le persone che ho amato, quelle che amo ancora, quelle che ho lasciato andare. Vedo gli errori che rifarei e quelli che, potendo tornare indietro, eviterei accuratamente.

Ma soprattutto vedo una persona con la quale finalmente non sento più il bisogno di litigare continuamente. Me stesso.

NON È PENSIERO POSITIVO

Almeno non nel significato che spesso diamo a questa espressione. Non credo che essere positivi significhi svegliarsi ogni mattina ripetendosi che tutto andrà bene.

Non è vero. Qualche cosa andrà bene.Qualche cosa andrà male. Qualche progetto funzionerà e qualche altro sarà una solenne cazzata sulla quale riderci sopra.

Qualcuno ci amerà. Qualcuno ci deluderà. Qualcuno se ne andrà. La positività che sto vivendo oggi è diversa. È sapere che, qualunque cosa arrivi, non devo necessariamente perdere me stesso insieme a ciò che perdo.

Ed è una sensazione di libertà straordinaria.

SMETTERE DI CHIEDERE CONFERME

Forse è questo il cambiamento che percepisco maggiormente. Per una parte della vita abbiamo bisogno che qualcuno ci dica che siamo bravi, belli, desiderabili, intelligenti, importanti. È umano.

Poi, se siamo fortunati, arriva un momento nel quale quelle conferme fanno ancora piacere, ma smettono di essere indispensabili. Non hai più bisogno che qualcuno ti conceda il permesso di piacerti.

E proprio quando smetti di cercare disperatamente conferme, sembra quasi che le conferme comincino ad arrivare da sole. Una telefonata. Un progetto. Un incontro. Una nuova idea. Una possibilità che fino al giorno prima non esisteva. Non penso che esista qualche forza misteriosa che abbia improvvisamente deciso di premiarmi.

Forse sono semplicemente più aperto alla vita. E la vita, quando trova una porta aperta, ogni tanto entra.

MI GODO QUESTO MOMENTO

Non so quanto durerà questo periodo. Una volta avrei probabilmente cominciato immediatamente a preoccuparmi della sua fine. Adesso no. Me lo godo. Non voglio trasformarlo in una promessa, in un programma e neppure nell’ennesimo buon proposito.

Voglio viverlo. Continuare a lavorare, progettare, viaggiare, scrivere, amare, incazzarmi, ridere e qualche volta sbagliare.

Con qualche ruga in più e molta meno paura di guardarmi allo specchio. Perché forse crescere significa anche questo.

Passiamo anni cercando di diventare la persona che vorremmo essere. Poi un giorno ci guardiamo e scopriamo qualcosa di molto più semplice. Che la persona che siamo diventati ci piace.

E allora forse non c’è niente da cambiare. C’è soltanto da continuare.

E da volersi bene. Perché quando cominci veramente a piacerti, non è detto che sia la vita a diventare improvvisamente più bella. Forse sei tu che hai finalmente imparato a guardarla con occhi diversi.

IN CONCLUSIONE

Mentre scrivo queste ultime righe mi accorgo che forse, per una volta, non ho bisogno di arrivare a una conclusione. Ho passato una parte della vita cercando risposte, spiegazioni, conferme. Oggi mi basta una sensazione molto più semplice: sto bene con me stesso.

Quello che posso afferare con certezza e che sono tornato ad essere curioso, a saper guardare dentro me stesso con magiore obiettivita’ rispetto a tempo addietro.

Ho sofferto molto in psiche e salute e le ho sapute curare entrambe con grande dedizione e cura.

Oggi posso dire di essere un uomo nuovo, rinato sulle ceneri di una depressione che mi ha accompagnato per una vita forse anche due o tre visto che ho coinvolto rispettivamente mia moglie e mia figlia che hanno saputo attendere ed ora meritano un “Alessandro” il loro Ale totalmente rinnovato e consapevole del suo rinnovo e della sua rinascita interiore.

Se potessi parlare all’Alessandro di qualche anno fa, quello che in certi momenti pensava di non riuscire più a rialzarsi, cosa gli direi oggi?

Gli direi bravo Ale “attenzione…” “…vai avanti” E allora tornai il mio motto di sempre olltre all’Istituzionale “Credo e vinco!” del militare.

Il mio motto che mo ha permesso di tornare a vivere “Il passato insegna al presente come affrontare il futuro” pensateci e mi saperete dire bene.

Buona lettura

Ed ora un brano che adoro e che si adatta secondo me a questo articolo:

“Going Home” di Leonardo Cohen

 

 

3 Risposte
  1. Davide

    È verissimo, non è il cosiddetti “mindset” cui molti anelano ,confuso con positività.
    È la presenza a se stessi, il celebre “qui ed ora” che azzera ogni tipo di aspettative verso la propria persona e ne esalta l’unicità.

    Sono traguardi inestimabili

  2. Carola

    Ogni età è una soglia

    Ogni età è una soglia che conduce a una diversa forma di consapevolezza.

    Il tempo non ci cambia soltanto il volto.
    Ci spoglia, lentamente, di molte delle cose che credevamo necessarie: l’approvazione, le aspettative, il bisogno di essere compresi, persino certe immagini di noi stessi alle quali siamo rimasti fedeli troppo a lungo.

    Forse maturare significa proprio questo: diventare essenziali.

    Ci sono prove che arrivano senza essere state chiamate e altre che, soltanto molto tempo dopo, comprendiamo di aver incontrato perché avevamo qualcosa da imparare.

    Io provo a seguirle come le molliche di Hansel e Gretel: piccoli segni disseminati lungo il cammino. Non conosco sempre la loro direzione, eppure qualcosa mi dice che non mi stanno conducendo altrove, ma più vicino a me stessa.

    Forse è questo il viaggio più difficile: tornare a sé.

    Perché trascorriamo una parte della vita cercando fuori ciò che possa rassicurarci su chi siamo. Inseguiamo persone, risposte, riconoscimenti, possibilità. Poi, a un certo punto, qualcosa cambia.

    Non perché il mondo abbia finalmente risposto alle nostre domande, ma perché alcune domande smettono di essere necessarie.

    E allora non si tratta più di essere scelti, ma di scegliersi.
    Non di essere riconosciuti, ma di riconoscersi.
    Non di inseguire, ma di saper restare.

    È lì che nasce una forma nuova di libertà.

    Ho scelto di attraversare il mondo con il sorriso. Non perché la vita sia stata sempre lieve, ma proprio perché so che non lo è. Il sorriso, allora, non è inconsapevolezza: è il modo in cui scelgo di non consegnare alle prove l’ultima parola.

    Forse arriviamo davvero a noi stessi quando possiamo guardarci senza nostalgia per ciò che eravamo e senza ansia per ciò che dovremo diventare.

    Semplicemente esserci. E piacerci proprio lì, nel punto esatto del cammino in cui non abbiamo più nessuno da inseguire.

    Forse è questa la vera bellezza:

    non avere più bisogno di cercarla fuori da noi.

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