IL TEATRO HA VOGLIA DI TEATRO

Ci sono nomi che qualche volta riescono a spiegare un progetto meglio di qualsiasi manifesto programmatico.

“Voglia di Teatro” è uno di questi.

Perché alla fine, dopo tanti anni trascorsi in questo mondo, credo che il punto di partenza sia ancora esattamente quello: avere voglia di teatro.

Voglia di produrlo, di frequentarlo, di rischiare, di mettere insieme artisti, tecnici, produttori, organizzatori e teatri. Voglia di riempire una sala e, soprattutto, di continuare a chiedersi come fare perché quella sala possa essere piena anche domani.

Stemal fa parte di Voglia di Teatro e io partecipo al suo Comitato Artistico, portando l’esperienza maturata come produttore artistico e come manager di Massimo Lopez.

Potrei fermarmi qui e trasformare queste righe nella classica comunicazione istituzionale.

Ma questo è il mio blog.

E allora preferisco raccontare perché questa esperienza mi interessa davvero.

UN’INTUIZIONE CHE VIENE DA LONTANO

Voglia di Teatro nasce nel 2007 da un’intuizione di Maurizio Costanzo: creare un’associazione capace di mettere in relazione realtà teatrali private, condividendo esperienze, problemi, iniziative e opportunità.

Sono passati quasi vent’anni e, a pensarci bene, quella necessità è diventata ancora più attuale.

Oggi Voglia di Teatro mette insieme operatori e strutture di diverse parti d’Italia e si occupa di produzione, distribuzione, coproduzioni, promozione, formazione, ricerca di sponsorizzazioni e finanziamenti, rapporti con istituzioni e territorio.

Nel network sono presenti realtà teatrali importanti e differenti tra loro: dal Teatro Brancaccio e dalla Sala Umberto al Teatro Flaiano, dal Politeama Greco di Lecce al Teatro Al Massimo di Palermo, dal Politeama Pratese ad altre strutture e operatori distribuiti sul territorio nazionale.

Ed è proprio la diversità, secondo me, a rappresentarne uno degli aspetti più interessanti.

Perché fare sistema non significa diventare tutti uguali.

FARE SISTEMA NON SIGNIFICA FONDERSI

È un concetto sul quale torno spesso. Il teatro italiano è ricchissimo di professionalità e, contemporaneamente, ancora troppo frammentato. Ognuno produce. Ognuno distribuisce. Ognuno cerca le proprie date. Ognuno sostiene i propri costi. Ognuno coltiva i propri rapporti con sponsor, istituzioni, territori, media e pubblico.

Ed è naturale che sia così, perché siamo imprenditori, produttori, direttori artistici e operatori diversi e siamo anche concorrenti.

Ma essere concorrenti non significa necessariamente dover essere soli. Consorziarsi non significa fondersi. Collaborare non significa rinunciare alla propria identità.

Fare sistema significa capire che esistono territori nei quali possiamo continuare a competere e altri nei quali, invece, possiamo diventare più forti collaborando. Una tournée può diventare più sostenibile se esiste una rete. Una produzione può diventare più ambiziosa se alcuni costi e alcuni rischi vengono condivisi. La comunicazione può raggiungere pubblici differenti.

Un progetto può attraversare territori che da soli sarebbe più difficile raggiungere. Uno sponsor può trovare più interessante una proposta nazionale rispetto alla somma di tante piccole proposte locali.

E persino le idee possono diventare migliori quando smettono di appartenere esclusivamente alla stanza nella quale sono nate.

IL MIO POSTO NEL COMITATO ARTISTICO

È con questo spirito che vivo la mia presenza nel Comitato Artistico di Voglia di Teatro. Non mi interessa aggiungere una riga a un curriculum. Dopo tanti anni di lavoro, francamente, le righe sul curriculum mi appassionano molto meno delle cose che ancora posso costruire.

Mi interessa portare esperienza, idee e relazioni.

La mia storia professionale è inevitabilmente intrecciata a quella di Massimo Lopez, del quale sono manager e produttore artistico, ma in oltre trent’anni Stemal ha attraversato teatro, televisione, eventi, produzione e progettazione artistica.

Ho visto questo mestiere cambiare. Ho visto cambiare il pubblico.

Ho visto cambiare la televisione, la comunicazione, la promozione, i linguaggi e perfino il modo nel quale compriamo un biglietto. Una cosa, però, non è cambiata. Quando si spengono le luci e si apre il sipario, tra il palcoscenico e la platea deve accadere qualcosa.

Tutto il resto serve a rendere possibile quel momento.

IL TEATRO NON PUÒ VIVERE GUARDANDO SOLTANTO IL TEATRO

C’è poi un altro tema che considero fondamentale. Il teatro deve difendere la propria identità senza trasformarla in una fortezza. Deve parlare con la televisione. Con il digitale. Con le aziende. Con il turismo. Con i territori. Con le scuole e le università. Con le nuove generazioni. Con persone che magari oggi non entrerebbero spontaneamente in un teatro.

Voglia di Teatro ha sviluppato negli anni iniziative che vanno proprio nella direzione della promozione, della formazione, della collaborazione tra operatori e dell’apertura verso altre forme di comunicazione.

È una strada nella quale mi riconosco. Perché non credo che il teatro debba essere salvato. Detesto quasi questa espressione.

Il teatro esiste da qualche migliaio di anni e probabilmente sopravvivrà tranquillamente anche a noi.

Dobbiamo semmai creare le condizioni perché possa continuare a essere prodotto bene, distribuito meglio, economicamente sostenibile e capace di conquistare pubblico. E questo è un problema molto più interessante.

DA PRODUTTORI A COSTRUTTORI DI PROGETTI

Anche Stemal sta vivendo una fase di trasformazione.

La produzione rimane naturalmente al centro della nostra attività, ma sempre di più penso all’impresa dello spettacolo come a un luogo nel quale costruire progetti e mettere insieme mondi differenti.

Artisti, teatri, sport, televisione, grandi eventi, comunicazione, aziende, territorio. Per molti anni abbiamo ragionato per compartimenti. Forse è arrivato il momento di aprire qualche porta. Non per confondere i mestieri, ma per moltiplicare le possibilità. Ed è anche per questo che considero importante stare attorno a un tavolo con altri operatori.

Non necessariamente per essere sempre d’accordo. Anzi. I tavoli nei quali tutti sono d’accordo generalmente producono ottimi verbali e pochissime idee.

Preferisco quelli nei quali ci si confronta, qualche volta ci si scontra e alla fine magari nasce qualcosa che nessuno dei presenti avrebbe potuto costruire da solo.

AVERE ANCORA VOGLIA

Dopo oltre trent’anni di Stemal e una vita trascorsa molto vicino a un palcoscenico, potrei pensare di avere già visto abbastanza.

Invece mi accade esattamente il contrario. Più passa il tempo e più mi interessa quello che ancora non abbiamo fatto. Nuovi spettacoli. Nuove produzioni. Nuovi mercati. Nuovi pubblici. Nuove collaborazioni.

E soprattutto nuovi modi di mettere insieme le persone. Forse è questa la ragione per cui mi piace tanto il nome di questa associazione.

Per fare questo mestiere servono competenza, organizzazione, denaro, esperienza, capacità imprenditoriale e anche una discreta resistenza agli imprevisti.

Ma prima di tutto serve ancora una cosa. La voglia. Voglia di rischiare. Voglia di immaginare. Voglia di incontrarsi. Voglia di costruire. Voglia di teatro.

E dopo tanti anni, scoprire di averne ancora molta è probabilmente una delle soddisfazioni più belle.

Perché il giorno in cui smetterò di avere voglia di quello che ancora non esiste, sarà probabilmente arrivato il momento di occuparmi d’altro.

Quel giorno, per fortuna, mi sembra ancora parecchio lontano.

http://www.vogliaditeatro.it

4 Risposte
  1. Carola

    Forse la vera misura di un percorso non è ciò che siamo riusciti a costruire, ma la capacità di continuare a desiderare ciò che ancora non esiste.
    Finché rimane la voglia di immaginare, incontrarsi e creare, il tempo non conclude: apre.

    sipario aperto —
    nel vuoto della scena
    nasce il domani

    Ho pensato a questo haiku perché il vuoto di una scena non è assenza, ma possibilità. Il sipario aperto è ciò che ancora attende di essere immaginato, e il domani nasce proprio lì: nello spazio che lasciamo libero a qualcosa che ancora non esiste.

    Haiku italiano d’ispirazione giapponese, in metrica 5–7–5, con uso della sinalefe.

    1. Il concetto e’ esattamente questo. Continuare a crederci senza piangersi addosso se esistono ancora delle difficolta’ che non rendono facile la vita di un imprenditore e produttore di spettacoli. Il nostro dovere e’ quello di creare contenuti per il pubblico pensati per il pubblico che li deve recepire acquistare nel giusto prezzo di mercato. E’ dal 1992 che faccio cn passione questo mestiere e credo di averlo sempre fatto con estrema coscienza e personalita’. Le soddisfazioni come le delusioni soni arrivate ma sono servite per comprendere, aggiustare il tiro, correggere e ripartire piu’ forti di prima. Questo e’ un periodo dove la mia visone lungimirante ha premito le iniziative e quindi e’ corretto correre su questo sentiero senza cambiare direzione

  2. Davide

    Recentemente abbiamo trattato questo progetto in un briefing e mi raccontavi con quanto entusiasmo Maurizio puntava su questa realtà: a distanza di anni ,la decisione di materializzarla concretamente è un passo che fa bene alla filiera.
    Esistono tante realtà ed anche molto qualitative che, però, non riescono adeguatamente a produrre e dare un seguito alle proposte artistiche nei quadranti corrispondenti.
    Il teatro è un fiore all’ occhiello dell’ Italia che deve essere incentivato, riscoperto e adeguatamente supportato per fornire al pubblico una gamma di scelte variegata che non disperda le forze in campo

    1. Da troppi anni il nostro settore specie quello teatrale si piange addosso. Fino a quando non si capira’ che si deve osare, si deve rischiare mettere il proprio know how a disposizione del pubblico della rete e fare network noin si andra’ da nessuna parte. Io penso di averlo compreso a pieno e spero di trovare proseliti in tal senso

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