Il ritorno al lavoro dopo le vacanze tra nuovi progetti, ambizione, passioni, viaggi e voglia di ricominciare.

IL GIORNO PRIMA DI RICOMINCIARE

La vacanza sta terminando.

Le valigie tra poco torneranno a riempirsi, le fotografie finiranno nell’archivio del telefono, il costume da bagno verrà dimenticato in qualche cassetto e ricominceranno le telefonate, gli appuntamenti, le riunioni, le scadenze.

Si torna al lavoro. Una frase che per molti assomiglia a una condanna. Per me, questa volta, no. Forse perché questa vacanza non è stata soltanto una vacanza. È stata una specie di parentesi dalla quale guardare la mia vita da qualche metro di distanza.

Quando sei immerso nelle cose non riesci sempre a distinguerne i contorni. Corri. Risolvi problemi. Costruisci. Litighi. Fai progetti. Guadagni. Spendì. Ami. Ti incazzi. Qualcosa riesce, qualcosa va storto e intanto arriva sera.

In vacanza il rumore diminuisce. E quando diminuisce il rumore cominci a sentire alcune domande. Dove sono arrivato? Dove voglio andare? Che cosa vale ancora la pena inseguire? E soprattutto: che cosa non ho più nessuna voglia di inseguire?

Non sono domande da bilancio aziendale, anche se tra qualche giorno tornerò a occuparmi anche di quelli. Sono bilanci molto più complicati. Quelli che non hanno dare e avere. Hanno passato e futuro.

IL PASSATO NON SI CORREGGE

Durante questi giorni mi sono guardato parecchio. Non soltanto allo specchio. Ho guardato l’uomo che sono diventato.

Le rughe aumentano, i capelli diventano più grigi, il corpo ti ricorda che il tempo è passato. Ma non riesco più a considerarlo necessariamente un impoverimento.

Ogni ruga racconta qualcosa. Ogni cicatrice conserva una storia. Ogni errore contiene almeno una possibilità: quella di non ripeterlo. Ho costruito molto e ho anche distrutto qualcosa.

Ho fatto scelte meravigliose e altre probabilmente incomprensibili persino a me stesso. Ho avuto paura.  Ho avuto fortuna.Ho perso persone. Ne ho ritrovate altre.

Sono caduto e qualche volta, mentre ero per terra, ho sinceramente pensato che non mi sarei più rialzato. E invece eccomi qui. Questo non significa che abbia imparato tutto. Significa esattamente il contrario. Ho ancora una quantità impressionante di cose da capire.

IL PRESENTE

Forse la conquista più importante di questi mesi è proprio questa: sto imparando a vivere il presente senza considerarlo semplicemente una sala d’attesa del futuro.

Per una vita ho programmato. Il prossimo lavoro. Il prossimo spettacolo.  Il prossimo viaggio.Il prossimo obiettivo.  Il prossimo problema da risolvere.È nella mia natura e non credo cambierò.

Continuo ad avere progetti e, fortunatamente, anche fantasie. Anzi, probabilmente ne ho più oggi di quando avevo trent’anni. Ma sto imparando una cosa diversa. Tra un progetto e l’altro bisogna ricordarsi di vivere.

Perché possiamo passare una vita intera preparando il futuro e scoprire, un giorno, di esserci dimenticati il presente.

IL RITORNO

E allora si torna. Torno al mio ufficio, alle produzioni, ai numeri, ai progetti che stanno prendendo forma e a quelli che ancora esistono soltanto nella mia testa. Ci saranno decisioni da prendere. Ci saranno bilanci da guardare.

Persone da incontrare. Telefonate che avrei preferito non ricevere e altre che aspetterò con impazienza. Ci saranno sicuramente problemi. Meno male.

Perché ho scoperto che il giorno in cui non avrò più problemi da risolvere probabilmente significherà che non sto più facendo niente. Ma vorrei tornare portandomi dietro qualcosa di questi giorni. Un ritmo diverso.

Una maggiore capacità di distinguere ciò che è urgente da ciò che è veramente importante.

E soprattutto una promessa fatta a me stesso: non sacrificare nuovamente la vita sull’altare delle cose da fare.

I PROPOSITI

Non farò la lista dei buoni propositi. Le liste dei buoni propositi hanno sempre avuto su di me lo stesso effetto delle diete che cominciano il lunedì. Preferisco poche intenzioni. Lavorare, ma divertirmi mentre lavoro.

Guadagnare, ma ricordarmi perché guadagno. Viaggiare. Scrivere. Andare in moto. Creare qualcosa che oggi ancora non esiste. Coltivare le persone che meritano di restare. Lasciare andare quelle che hanno deciso di andarsene.

Amare meglio. E continuare a essere curioso. Poi ci sono le fantasie. Quelle non le scrivo tutte. Un uomo deve conservare almeno qualche segreto.

LE FANTASIE

Anzi, no. Una cosa sulle fantasie voglio dirla. Non bisogna smettere mai di averne.

Non parlo soltanto di fantasie sessuali, anche se fortunatamente continuano ad avere il loro dignitosissimo spazio. Parlo delle fantasie impossibili. Un viaggio che sembra troppo lungo. Un progetto troppo grande.

Un incontro improbabile. Un’idea che qualcuno giudicherà folle. Una strada che non avevamo programmato di percorrere.

Sono proprio quelle fantasie che impediscono alla vita di trasformarsi in amministrazione ordinaria.

Da giovani le chiamiamo sogni. Poi diventiamo adulti e cominciamo stupidamente a chiamarle cose irrealizzabili. Io preferisco continuare a chiamarle fantasie.

DOMANI

Domani, o forse dopodomani, tornerà la quotidianità. Accenderò il computer. Guarderò l’agenda. Probabilmente dopo mezz’ora mi sarò già incazzato per qualcosa. E va bene così.

Ma questa volta voglio provare a ricordarmi che il lavoro non rappresenta la fine della vacanza. È semplicemente un altro pezzo della vita. Ci saranno altre partenze. Altri tramonti. Altre strade. Altri progetti. Altre rughe. E inevitabilmente qualche altra cazzata.

L’importante è continuare ad avere qualcosa che ci faccia venire voglia di svegliarci la mattina.

Oggi, mentre questa vacanza finisce, faccio quindi un bilancio molto semplice. Il passato non posso cambiarlo. Il presente posso finalmente godermelo. Il futuro posso ancora immaginarlo.

E finché avrò abbastanza fantasia per immaginarlo, avrò ancora una ragione per ricominciare.

L’AMBIZIONE

C’è però una cosa che non voglio perdere tornando alla quotidianità.

L’ambizione.

Una parola che a volte viene pronunciata quasi con imbarazzo, come se essere ambiziosi significasse necessariamente desiderare più soldi, più potere, più notorietà.

Non è la mia ambizione.

Alla mia età non ho bisogno di dimostrare a qualcuno quanto valgo attraverso quello che possiedo. Quello che mi interessa è continuare ad andare avanti. Inventare progetti nuovi. Avere intuizioni. Prendere un’idea che ancora non esiste e provare a trasformarla in qualcosa di concreto.

Continuare, soprattutto, ad avere una visione.

Quella visione che tante volte nel tempo mi ha dato ragione, anche quando intorno a me qualcuno non capiva, dubitava o semplicemente aspettava di vedere come sarebbe andata.

Non per soldi. Non per vanità. Per passione. E per ambizione.

Perché l’ambizione, quando non diventa avidità, è una delle forme più belle dell’energia umana. È quella voce che, proprio quando potresti tranquillamente accontentarti, ti dice: prova ancora.

Oggi le gratificazioni arrivano e voglio avere la capacità di riconoscerle e cavalcarle con fiducia.

Non considero il successo qualcosa di cui avere paura. Non penso che la serenità significhi smettere di desiderare. E soprattutto non credo che arrivati a una certa età si debba cominciare lentamente ad amministrare quello che rimane.

Io non voglio amministrare quello che rimane. Voglio costruire quello che ancora non c’è. Piangersi addosso, del resto, non è mai stato nel mio stile di vita.

Ho pianto, certamente. Ma dai pianti sono rinato. Ho attraversato catastrofi e ho ricostruito.

Sono rimasto davanti alle ceneri di qualcosa che credevo non sarebbe più tornato e, invece di continuare a guardarle, ho ricominciato a coltivare.

Ho seminato.  Ho concimato. Ho aspettato. Qualche volta non è cresciuto niente. Allora ho seminato di nuovo. E oggi mi accorgo che quel deserto sta germogliando.

Forse è proprio questa l’immagine che voglio portarmi dietro tornando dalla vacanza. Non quella di un uomo che rientra al lavoro. Quella di un uomo che torna nel suo campo. Ci sono germogli nuovi. Alcuni diventeranno alberi, altri probabilmente moriranno. Non posso saperlo.

Ma ho ancora voglia di sporcarmi le mani. E soprattutto ho ancora abbastanza ambizione per continuare a seminare.

DOMANI

La vacanza sta finendo.

Tra poco torneranno l’ufficio, le telefonate, gli appuntamenti, i numeri, le decisioni. Torneranno i problemi da risolvere e arriveranno, spero, nuovi problemi da creare, perché ogni progetto nuovo porta inevitabilmente con sé qualche complicazione.

Ma non torno come sono partito. Mi porto dietro una consapevolezza diversa.

Non voglio rallentare perché il tempo passa. Voglio scegliere meglio dove accelerare.

Non voglio lavorare di meno. Voglio lavorare meglio, sulle cose che mi appassionano, con le persone che riconoscono ancora il valore di un’idea e hanno il coraggio di seguirla.

Non voglio smettere di essere ambizioso. Anzi.

Forse oggi lo sono più di prima, con una differenza fondamentale: conosco meglio il prezzo delle cose e soprattutto il loro valore.

Il denaro è importante, certamente. Ma non è più il metro con il quale misuro una conquista. Le gratificazioni che arrivano oggi hanno un sapore diverso perché arrivano dopo aver attraversato momenti nei quali pensavo che non sarebbe arrivato più niente.

E invece è arrivato molto. Forse sta arrivando persino più di quanto immaginassi.

Non voglio avere paura di dirlo, quasi dovessi chiedere scusa perché le cose stanno andando bene. Quando arriva un’onda favorevole bisogna cavalcarla.

Con gratitudine, certo. Ma anche con coraggio. E con ambizione.

Ho trascorso abbastanza tempo della mia vita a ricostruire quello che era crollato. Oggi voglio utilizzare le stesse mani per costruire qualcosa che ancora non esiste.

Ci saranno altre cadute. Altre delusioni. Qualche progetto morirà prima ancora di nascere. Qualcuno mi dirà che sto esagerando. Qualcun altro che alla mia età potrei finalmente accontentarmi. Ma accontentarmi di cosa?

Finché avrò un’idea da realizzare, una strada da percorrere, una pagina da scrivere, un progetto apparentemente impossibile da mettere in piedi e qualcuno da amare, io non considero concluso proprio niente.

Il passato mi ha lasciato qualche cicatrice. Il presente mi sta regalando nuove gratificazioni. Il futuro continua a provocare la mia fantasia. Mi basta. Domani si torna al lavoro. Chiudo la valigia, ma non chiudo i sogni.

Perché dalle catastrofi ho ricostruito. Dalle lacrime sono rinato. Sulle ceneri ho seminato, coltivato, concimato e aspettato. E oggi, finalmente, guardandomi intorno, vedo qualcosa che credevo perduto.

Il mio deserto sta germogliando di nuovo.

E questa volta voglio esserci per vederlo fiorire.

 

 

 

5 Risposte
  1. Carisdimo Alessandro, è sempre un piacere leggerti. Anche questa volta sei riuscito a farmi leggere tutto d’un visto.il tuo pensiero, profondo, sincero, realistico e, a volte, sarcastico. Sei bravo e sono vetamente orgoglioso di essere tuo Amico. Ti auguro non solo di veder fiorire il tuo.giardino ma anche di gustare i suoi dolcissimi frutti. Un fraterno abbraccio
    Gian Luca

  2. Davide

    Posso dirti,dopo anni, di conoscerti abbastanza bene e so quanto la parola “ambizione” per te sia sinonimo di perfezionamento,non di competizione; affiancandoti ho potuto constatare che il tuo primo pensiero è la qualità del prodotto relazionata allo spettatore che ne fruisce. È una mission aziendale che ho riscontrato anche negli altri settori coperti; puntare sulle idee e scevri da compromessi che ne possano alterare la bontà artistica… una linea che ha sempre vinto.

    Questa vacanza ha avuto di certo il sapore di una osservazione di se stessi, guardandosi a distanza ma senza perderti di vista; sono d’accordo,i propositi sono come le diete del lunedì che terminano martedì, quello che conta è l ‘attitudine .

    Chi rimane fedele ai suoi ideali ha già vinto, nella vita come negli affetti

  3. Massimo

    Caro Alessandro,
    una riflessione che va ben oltre il semplice ritorno al lavoro.
    Mi piace soprattutto l’idea che l’ambizione non sia voler avere di più, ma continuare ad avere voglia di costruire, immaginare e seminare.
    Forse la vera forza sta proprio qui: non smettere di guardare avanti.
    Buon ritorno alla quotidianità, quindi. Ma con gli occhi ancora rivolti al futuro.

  4. Carola

    Forse ricominciare non significa tornare al punto da cui eravamo partiti, ma accorgersi che nel frattempo siamo diventati un altro luogo.
    E allora anche il deserto cambia significato: non è più ciò che è rimasto dopo una perdita, ma lo spazio ancora libero nel quale qualcosa può nascere.
    Il passato lascia cicatrici, il futuro conserva la fantasia.
    Ma è soltanto nel presente che possiamo sporcarci di nuovo le mani di terra.
    Forse la vera ambizione è proprio questa: avere ancora abbastanza desiderio da continuare a seminare, senza pretendere di sapere in anticipo che cosa fiorirà.
    Bellissimo articolo, profondo e pieno di vita.
    In fondo, sono sempre i sogni a indicarci la strada.

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