Sono rientrato oggi in ufficio.
Una frase apparentemente normale. Eppure, dopo giorni trascorsi in moto, tra montagne, strade, alberghi, imprevisti e pensieri nati senza essere cercati, rientrare in ufficio non significa semplicemente tornare al lavoro.
Significa rientrare in un altro spazio della propria vita.
La moto è ferma. Il casco non è più accanto a me. Davanti non ho una strada che cambia continuamente prospettiva, ma una scrivania che conosco perfettamente. Eppure qualcosa è diverso. Forse perché quando si torna da un viaggio non si torna mai esattamente come si era partiti.
Ma contrariamente a quello che si potrebbe pensare, davanti a me una strada ce l’ho ancora.
Domani dovrò raggiungere Agropoli per una data del Massimo Lopez Show e, mentre organizzavo la giornata, mi sono posto una domanda alla quale ho impiegato pochissimo a rispondere: perché andarci in macchina?
Quale occasione migliore per prendere nuovamente la moto e trasformare una trasferta di lavoro in un’altra piccola esperienza di viaggio? E soprattutto c’è una cosa che mi manca. Non ho mai percorso la Costiera Amalfitana in moto.
Ci sono stato, conosco quei luoghi, quelle strade strette incastrate tra la montagna e il mare, ma attraversarle in moto deve essere completamente diverso.
E poi, diciamocelo, tra infilarsi in macchina nel traffico estivo della Costiera, magari dietro una corriera che affronta una curva occupando praticamente mezza provincia, oppure percorrerla in moto, la scelta mi sembra abbastanza semplice. Casco. Guanti. Prima. E via. Mi diverte anche pensare che soltanto ieri stessi tornando da un lungo viaggio motociclistico in Austria e oggi, appena rientrato alla scrivania, abbia già trovato un motivo per ripartire.
Forse avevo ragione quando scrivevo che la moto non è semplicemente un mezzo. È un modo di interpretare le occasioni. Devo andare ad Agropoli per lavoro. Questo è il fatto. Tutto quello che posso costruirci intorno dipende da me. Posso scegliere il percorso più rapido, arrivare, lavorare e tornare. Oppure posso guardare la stessa trasferta e pensare: Agropoli… Costiera Amalfitana… moto. Ed ecco che un impegno di lavoro diventa anche viaggio. Non è fuga dal lavoro. È esattamente il contrario.
È riuscire a fare convivere due parti della mia vita senza che una debba necessariamente escludere l’altra. Domani avrò uno spettacolo da seguire. Ma prima avrò una strada da percorrere. E dopo tanti chilometri tra le montagne austriache, questa volta cambierà completamente lo scenario. Dalle Alpi al Mediterraneo. Dal profumo dei boschi all’odore del mare. Dalle vette alle scogliere. Sempre con due ruote sotto di me. E sono curioso soprattutto di una cosa: scoprire che faccia avrà la Costiera vista da dentro un casco.
Ah, allora il mio incipit va corretto subito: la strada c’è eccome. E questa mi sembra proprio la prosecuzione naturale del viaggio austriaco: sei tornato in ufficio, ma evidentemente la modalità moto non si è ancora disattivata.
Ma contrariamente a quello che si potrebbe pensare, davanti a me una strada ce l’ho ancora.
Domani dovrò raggiungere Agropoli per una data del Massimo Lopez Show e, mentre organizzavo la giornata, mi sono posto una domanda alla quale ho impiegato pochissimo a rispondere:ò perchè andarci in macchina?
Quale occasione migliore per prendere nuovamente la moto e trasformare una trasferta di lavoro in un’altra piccola esperienza di viaggio? E soprattutto c’è una cosa che mi manca. Non ho mai percorso la Costiera Amalfitana in moto.
Ci sono stato, conosco quei luoghi, quelle strade strette incastrate tra la montagna e il mare, ma attraversarle in moto deve essere completamente diverso.
E poi, diciamocelo, tra infilarsi in macchina nel traffico estivo della Costiera, magari dietro una corriera che affronta una curva occupando praticamente mezza provincia, oppure percorrerla in moto, la scelta mi sembra abbastanza semplice. Casco. Guanti. Prima. E via.
Mi diverte anche pensare che soltanto ieri stessi tornando da un lungo viaggio motociclistico in Austria e oggi, appena rientrato alla scrivania, abbia già trovato un motivo per ripartire. Forse avevo ragione quando scrivevo che la moto non è semplicemente un mezzo. È un modo di interpretare le occasioni. Devo andare ad Agropoli per lavoro. Questo è il fatto. Tutto quello che posso costruirci intorno dipende da me. Posso scegliere il percorso più rapido, arrivare, lavorare e tornare. Oppure posso guardare la stessa trasferta e pensare: Agropoli… Costiera Amalfitana… moto. Ed ecco che un impegno di lavoro diventa anche viaggio. Non è fuga dal lavoro. È esattamente il contrario. È riuscire a fare convivere due parti della mia vita senza che una debba necessariamente escludere l’altra.
Domani avrò uno spettacolo da seguire. Ma prima avrò una strada da percorrere. E dopo tanti chilometri tra le montagne austriache, questa volta cambierà completamente lo scenario. Dalle Alpi al Mediterraneo. Dal profumo dei boschi all’odore del mare. Dalle vette alle scogliere. Sempre con due ruote sotto di me. E sono curioso soprattutto di una cosa: scoprire che faccia avrà la Costiera vista da dentro un casco.
Lo scoprirò presto e naturalmente ve lo farò sapere. Ma questa volta la strada potrebbe portarmi anche dentro un pezzo della storia della mia famiglia. Positano era il luogo delle vacanze di mia madre sin dalla sua infanzia. E questa cosa inevitabilmente cambia il mio modo di guardare quei luoghi. Domani potrei percorrere in moto una strada sulla quale sono passate, molti anni prima di me, persone della mia famiglia. Guarderò case, vicoli, terrazze sul mare e probabilmente mi domanderò quali fossero quelli che vedeva lei. Quali odori sentisse. Dove andasse al mare. Quale Positano abbia conosciuto quando ancora non era una delle destinazioni turistiche più celebrate al mondo, ma semplicemente il luogo delle sue vacanze.
Paese che vai, ricordi che trovi. E questa volta il proverbio non lo massacro. Lo lascio così. Perché viaggiare significa anche questo: arrivare in un luogo nuovo e scoprire che, per qualche ragione, una parte di te c’era già stata. Poi ci sarà tutto il resto. La Costiera. Il mare. Le curve. I paesi aggrappati alla roccia. Agropoli e il lavoro. E soprattutto ancora tanta, tanta napoletanità da assaporare. Quella non ha bisogno di itinerari. La trovi nelle persone, nelle voci, nei gesti, in una battuta ascoltata per strada, in un piatto, in un’espressione che altrove avrebbe bisogno di dieci parole e lì viene spiegata con uno sguardo.
Sono appena tornato dall’Austria. Credevo di essere rientrato. E invece, a quanto pare, ero soltanto passato dall’ufficio.
Domani si riparte.

Trovo interessante la scelta di proseguire in moto: permette al viaggio di non interrompersi, ma di continuare parallelamente al lavoro, facendo convivere la dimensione interiore con quella professionale.
E questa volta la strada sembra attraversare anche il tempo: Positano diventa una soglia tra il tuo presente e il passato, tra ciò che vedrai e ciò che forse tua madre ha già guardato.
Perché alcuni luoghi non sono soltanto destinazioni: custodiscono le nostre radici e ci ricordano che il viaggio della vita prosegue contemporaneamente attraverso diverse dimensioni di noi stessi.
Bentornato Ale.
Domani sarà una bellissima opportunità,oltre che di seguire Massimo nel suo show che tanti riscontri sta ottenendo dal suo pubblico, anche per vivere quei posti meravigliosi in sella!
Sono località che avrei sempre desiderato visitare ma che per le vicissitudini legate alla salute (che conosci) non ho potuto mai realizzare: negli ultimi anni questa fiammella di innamoramento per quei luoghi si è riaccesa grazie al maestro Al Di Meola che si diletta ,ogni estate, a riempire di note magiche dei panorami che lo sono già di loro.
Esattamente, il rientro era un passaggio e si riparte