Masto Fino e la sua imprea di pulizia nell'era preistorica

Notturno primordiale

Un titolo che mi è saltato per la testa e che mi riporta agli albori della vita sulla Terra. Direte: che c’entra un argomento del genere mentre sei in vacanza in montagna? Rispondo subito.

Assolutamente nulla.

Ed è proprio per questo che mi piace scriverne. Questa notte vorrei stravolgere, anche in maniera un po’ goliardica, quelle che definirei le ere della Genesi.

Cominciamo dalla prima grande domanda. È nato prima l’uomo o l’animale?

Credo siano nati insieme per cagarsi reciprocamente il cazzo. L’uomo doveva cacciare l’animale per mangiare perché, evidentemente, nutrirsi di una semplice verdura non gli sembrava sufficientemente virile. D’altra parte bisogna comprenderlo. I nutrizionisti dell’era paleolitica non avevano ancora sviluppato una particolare competenza. Anzi. Non esistevano proprio.  Niente dieta mediterranea. Niente biologico.Niente chilometro zero.

Niente nutrizionista su Instagram che alle sette del mattino ti spiega perché hai sempre sbagliato a fare colazione. C’eri tu. Una pietra appuntita. E qualcosa di molto grosso che probabilmente voleva mangiare te. A questo punto, ripensandoci, il povero animale preistorico aveva anche qualche ragione. Immaginate la scena.

Sei lì tranquillo da qualche milione di anni, ti fai i cazzi tuoi nella foresta e improvvisamente compare l’uomo di Neanderthal. Uno che, notoriamente, aveva sviluppato una particolare predisposizione a rompere i coglioni alla fauna locale. Sassi appuntiti. Lance. Archi di fortuna. Trappole.

Ma io dico: fatti un’insalatina. Lattuga. Due pomodorini. Un filo d’olio. No.

Bisognava necessariamente inseguire qualcosa per tutta la vallata rischiando contemporaneamente di essere mangiati. Sarebbe bastato inventare l’orto. Anzi: Hortus terrarum aeternis.

Non significa probabilmente un cazzo in latino, ma suona benissimo e soprattutto nel Paleolitico nessuno avrebbe potuto contestarlo. Coltivi due pomodori, qualche zucchina, un po’ d’insalata e hai risolto contemporaneamente tre problemi: la fame dell’uomo, la sopravvivenza dell’animale e buona parte delle ostilità della Genesi. Invece no. Abbiamo scelto la caccia. E forse la prima guerra della storia non è stata tra due uomini.

È stata tra un uomo affamato e un animale che voleva semplicemente essere lasciato in pace. E da qualche parte, quella notte, il primo animale deve aver guardato il primo uomo e pensato: Questo è arrivato adesso e già rompe i coglioni.”

Il problema è che qualche milione di anni dopo non abbiamo ancora capito chi dei due avesse ragione.

E così, rapidamente, l’evoluzione della specie approdò a quella che gli studiosi, inspiegabilmente, continuano a ignorare:

L’era del cazzo

Sì. Avete letto bene. L’era del cazzo.

Nacque quando l’uomo, ormai stanco di trascorrere le proprie giornate a cacciare animali che non avevano alcuna intenzione di essere mangiati, scoprì improvvisamente un’altra pulsione. Il sesso.

Il problema è che avvertiva chiaramente che stava succedendo qualcosa, ma non aveva ancora capito bene cosa cazzo dovesse farci. Le donne, peraltro, scarseggiavano. O forse semplicemente lo evitavano. Sta di fatto che donne niente, nun se batte un chiodo. E allora cosa facevano gli uomini? Quello che avrebbero continuato a fare per i successivi milioni di anni. Uscivano con gli amici. Andavano a rimorchio.

Naturalmente sulle prime Harley-Davidson dell’epoca. Motori primitivi. Scarichi rigorosamente aperti.

Casco inesistente. Omologazione Euro meno 350.000. Un casino bestiale nella vallata.

Fu proprio in quel periodo che comparve una nuova specie destinata ad attraversare indenne tutta l’evoluzione umana:*Tamarrus Homo Erectus.* E attenzione.

Erectus non nel senso di uomo in piedi. Avete capito perfettamente. Non fatemi essere più esplicito. Il *Tamarrus Homo Erectus* era facilmente riconoscibile. Giubbotto di pelle. Tatuaggi ovunque. Barba incolta, anche perché le lamette ancora non esistevano. Moto smarmittata.

E soprattutto quella particolare espressione dell’uomo convinto che facendo più rumore avrebbe aumentato proporzionalmente le possibilità di accoppiamento. Il capoccia della tribù si chiamava **Masto Finto**. Capostipite del molto più celebre Mastro Lindo. Masto Finto aveva già intuito le enormi potenzialità dell’imprenditoria e aveva fondato la prima impresa di pulizie della preistoria.

Lo slogan era: “Dove passa Masto Finto, che pulito che fetor.” Il servizio era rivoluzionario Entrava nelle abitazioni e lasciava fango ovunque. Impronte. Unto. Ditate sporche d’olio. Uno schifo inenarrabile.

Ma grazie a un’operazione di marketing ante litteram era riuscito a venderlo come servizio primordiale di pulizia a domicilio. Un genio.

Recenti studi, peraltro mai pubblicati e probabilmente per ottime ragioni, avrebbero dimostrato che persino la Domus Aurea** sarebbe stata erroneamente attribuita alla Roma imperiale. Apparteneva in realtà a Masto Finto.

Fu lui a coniarne il nome. Nessuno ha ancora capito perché. Ma a questo punto della storia mi sembra il problema minore. E come puliva Masto Finto? Con detergenti rigorosamente **senza fosfati**. Perché sarà pure stato un cialtrone, ma sull’ambiente non transigeva. Fu così che fondò anche il primo **Partito dei Verdi** della storia.

Una sorta di manipolo di individui progressivamente ammuffiti dal tempo e soprattutto dalla totale assenza di igiene personale. Il sistema di avanzamento nel partito era semplicissimo: più eri verde, più puzzavi, più facevi carriera. I vertici del movimento erano praticamente ricoperti di muschio.

E fu probabilmente in quel preciso momento che l’uomo comprese di aver finalmente superato l’animale nella scala evolutiva. L’animale, almeno, si lavava.

Il Mesozoico

Quando l’uomo capì che il mondo animale aveva definitivamente rotto il cazzo con il suo predominio, nacque il Mesozoico.

Il Mesozoico era sostanzialmente un agglomerato di giardini zoologici sorti completamente a cazzo in varie aree della Terra, dove brontosauri, dinosauri e bestie assortite venivano rinchiusi in recinti costruiti alla meno peggio.

Una rete metallica. Due pali. Un cartello: NON DARE DA MANGIARE AL TIRANNOSAURO.

E il problema sembrava risolto.

Pare che proprio in quel periodo sia nato il concept di Jurassic Park, concepito da un lontanissimo antenato di Steven Spielberg che, evidentemente, aveva già capito tutto. Il primo film fu girato in Kodak Color.

Alla regia un certo Sto Cazzo, burino di comprovata incompetenza ma fortemente raccomandato da Masto Finto, che nel frattempo aveva abbandonato parzialmente le pulizie per fondare la prima multinazionale dell’intrattenimento preistorico: Metro Goldwin Meier. Non è un refuso. Si chiamava proprio **Meier**.

Una scelta strategica per distinguerla dalla successiva Metro-Goldwyn-Mayer americana ed evitare eventuali controversie sui diritti che, nel Mesozoico, avrebbero richiesto tempi biblici.

Il film venne girato completamente a cazzo. Direttore della fotografia inesistente. Scenografia naturale. Maestranze raccattate nei villaggi. Il regista guardava il cielo, alzava un dito e stabiliva:

A luce è bona! Poi: Motore.. Pausa drammatica. E… azione! E partiva un dinosauro. Dove andasse non lo sapeva nessuno. Nemmeno il dinosauro. La postproduzione fu ancora peggio. Il doppiaggio completamente fuori sincrono. Le scene tagliate a cazzo. Le battute mozzate. Uno iniziava: Attenzione, dietro di te c’è un Tiranno…

STACCO. Interno giorno. Una famiglia mangia. Non si capiva una mazza. Provarono persino con i sottotitoli. Peggio. Seguivano esattamente la sorte del dialogo: Attenzione, dietro di te c’è un Tir… Fine sottotitolo. Il pubblico usciva dalle sale senza avere capito né il film né, probabilmente, il motivo per cui fosse entrato.

I cinema cominciarono rapidamente a svuotarsi. E fu così che il Mesozoico lasciò spazio a una nuova, fondamentale fase dell’evoluzione umana.

L’era della noia

L’uomo si annoiava. Il dinosauro pure. Masto Finto aveva ormai perso milioni con la Metro Goldwin Meier. Serviva qualcosa di nuovo. La musica. Nacque così il primo grande movimento musicale della storia: Tutto il resto è noia. Il **Califfo** ne divenne immediatamente il massimo ispiratore.

Nelle grandi arene preistoriche cominciarono ad affluire uomini, donne, Neanderthal, *Tamarrus Homo Erectus* e qualche dinosauro sopravvissuto alla pessima gestione degli zoo.

Migliaia di persone arrivavano da ogni parte del pianeta per ascoltare le grandi canzoni del Califfo. **La mia libertà** **Tutto il resto è noia.** E tante altre.  Niente amplificazione.Niente mixer Niente autotune. Il Califfo saliva sopra una pietra e cantava. Chi era nelle prime file sentiva. Gli altri vedevano soltanto muovere la bocca. Ma nessuno protestava.

Perché dopo milioni di anni di evoluzione l’uomo aveva finalmente scoperto una cosa molto più importante del fuoco, della ruota e persino del sesso: il concerto.

E soprattutto aveva scoperto quella meravigliosa tradizione che sarebbe sopravvissuta fino ai giorni nostri.

Quello alto due metri che arriva all’ultimo momento e si mette esattamente davanti a te.

Fu probabilmente allora che l’uomo pronunciò per la prima volta una frase destinata ad attraversare tutte le ere successive:

Aho, te levi dar cazzo? E l’evoluzione poté finalmente continuare.

L’era del cinghiale stanco

Poi avvenne il grande ribaltamento storico. Gli animali si erano definitivamente rotti il cazzo.

Dopo millenni trascorsi dentro recinti costruiti male, fotografati, inseguiti, cacciati e soprattutto costretti a sopportare l’amministrazione degli zoo mesozoici, decisero che poteva bastare.

Una notte aprirono i cancelli. Non si è mai saputo chi avesse le chiavi. Secondo alcuni fu una talpa. Secondo altri un criceto infiltrato da anni nell’amministrazione. Sta di fatto che scapparono tutti. Dinosauri. Mammut. Caprioli. Brontosauri. Bestie mai catalogate e probabilmente inventate. Ma soprattutto loro. I cinghiali.

Il problema era che dopo milioni di anni di soprusi erano comprensibilmente stanchi.

Nacque così: L’era del cinghiale stanco Il movimento ebbe immediatamente bisogno di un riferimento culturale.

E chi poteva esserlo? Franco Battiato.

Il Maestro comprese immediatamente la portata filosofica del fenomeno e, secondo questa ricostruzione storica assolutamente inattendibile, compose il manifesto musicale dell’epoca.

Naturalmente la versione originale è andata perduta.

Fortunatamente, durante recentissimi scavi archeologici effettuati completamente a cazzo, ne è stata rinvenuta una copia:

Pieni gli alberghi a Tunisi*per le vacanze estive…*Spero che ritorni presto l’era
del cinghiale stanco

Il pubblico era letteralmente in delirio. Battiato terminava il concerto e veniva assalito dai fan Autografi. Fotografie. Selfie.

I selfie rappresentarono un problema non indifferente perché lo smartphone sarebbe stato inventato alcuni milioni di anni dopo. Si risolse utilizzando delle tavolette di pietra. Il procedimento era leggermente più lungo. Ti mettevi accanto a Franco. Sorridevi. E uno scalpellino cominciava. Tempo medio per un selfie: tre anni e mezzo.

Quando finalmente era pronto, spesso Battiato aveva già pubblicato altri quattro album. Il successo dell’*Era del cinghiale stanco* fu comunque planetario. Finalmente gli animali avevano riconquistato la libertà. L’uomo osservava. Il cinghiale comandava.

Masto Finto, intuendo immediatamente il cambiamento politico, convertì l’impresa di pulizie in una società di gestione faunistica e dichiarò di essere sempre stato dalla parte degli animali. Nasceva così anche l’opportunismo.

E forse, tra tutte le specie comparse fino a quel momento, sarebbe stata proprio quella destinata a non estinguersi mai.

L’era dell’Homo Paraculus

La lunga corsa all’arrivismo fece bruciare all’umanità alcune tappe fondamentali dell’evoluzione. Darwin non fece nemmeno in tempo ad accorgersene. Comparve improvvisamente una nuova specie: *Homo Paraculus*

L’*Homo Paraculus* era il primo vero tuttologo della storia. Non esisteva problema che non sapesse risolvere.

O meglio. Che non dicesse di saper risolvere Finanza. Edilizia. Telefonia. Sanità. Trasporti. Relazioni internazionali. Meteorologia. Impianti idraulici. Se gli chiedevi «Te ne intendi?»

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Fu proprio l’ Homo Paraculus* a inventare una delle frasi commerciali più longeve della storia dell’umanità:

«È tutto compreso.» Non era mai compreso un cazzo. Ma ormai l’evoluzione aveva preso una direzione irreversibile L’*Homo Sapiens* cercava di capire il mondo. L’*Homo Erectus* cercava di riprodursi. Il *Tamarrus* cercava di fare casino. L’Homo Paraculus cercava il margine. E lo trovava sempre.

Fu così che nacquero contemporaneamente il credito al consumo, le clausole scritte piccolissime, le offerte «solo per te», il costo di attivazione e soprattutto quella figura misteriosa che ancora oggi, quando hai un problema, compare improvvisamente e pronuncia: «Conosco uno io.» A quel punto l’umanità era ormai pronta per la fase successiva dell’evoluzione. Non restava che inventare **la politica**.

E lì, probabilmente, l’*Homo Paraculus* capì di avere finalmente trovato il proprio habitat naturale.

E poi arrivammo ai giorni nostri E da lì, attraversando milioni di anni di evoluzione rigorosamente ricostruiti senza alcun criterio scientifico, siamo arrivati ai giorni nostri.

E soprattutto siamo tornati qui Nella mia stanza d’albergo.

È notte fonda, la finestra è ancora spalancata e continua a entrare quell’aria fresca di montagna che probabilmente è stata la vera responsabile di tutto questo delirio.

Sono partito dal Paleolitico, ho attraversato il Mesozoico, incontrato il *Tamarrus Homo Erectus*, conosciuto Masto Finto, assistito alla nascita della Metro Goldwin Meier, ascoltato il Califfo nelle arene preistoriche, vissuto l’era del cinghiale stanco e sono infine sopravvissuto all’*Homo Paraculus*.

E mi sono divertito. Molto. Mi sono divertito a trasformare una notte qualsiasi in un viaggio completamente inutile attraverso la storia dell’umanità. Inutile? Forse no.

Perché anche dietro una cazzata, se la si osserva abbastanza a lungo, qualche riflessione finisce sempre per nascondersi. L’uomo ha impiegato milioni di anni per evolversi. Ha imparato ad accendere il fuoco A costruire. A comunicare. A viaggiare. Ha inventato l’arte, la musica, la medicina, la filosofia, la tecnologia. È arrivato sulla Luna. Ha costruito macchine capaci persino di dialogare con lui.

Eppure alcune caratteristiche sembrano essere sopravvissute perfettamente a ogni era geologica. L’arrivismo. L’opportunismo. La prepotenza. La necessità di apparire. La capacità di complicare ciò che potrebbe essere semplicissimo. Forse l’evoluzione ci ha insegnato moltissimo su **come vivere**. Molto meno su **perché viviamo**. Ma questa notte non voglio trovare risposte. Mi basta essere riuscito a ridere.

Spero che vi divertiate anche voi leggendo questo articolo un po’ diverso dai miei soliti scritti. È lontano dalle riflessioni alle quali vi ho abituato, almeno apparentemente.

Perché, pensandoci bene, una morale ce l’ha. Ma questa volta non sarò io a scriverla.

Tocca a voi.

Ditemi nei commenti quale morale avete trovato in questo improbabile viaggio attraverso le mie personalissime ere dell’umanità. E soprattutto ditemi: secondo voi ci siamo davvero evoluti? Io qualche dubbio ce l’ho. Ora però chiudo il computer. Fuori ci sono le montagne. Dentro questa stanza finalmente c’è silenzio.

E dopo aver attraversato qualche miliardo di anni in una sola notte, credo di essermi meritato almeno otto ore di sonno.

Sempre che qualche *Homo Paraculus* non bussi alla porta per propormi un materasso nuovo in 1.500 comode rate a tasso zero, pizzo a parte.

Buonanotte.

 

4 Risposte
  1. Davide

    Leggendolo mi è tornata alla mente la vignetta di di un umorista in cui uno sconfortato Creatore guardava verso la Terra asserendo “ERA MEJO SE ME TENEVO I DINOSAURI”, scenario in cui il T-rex da te enunciato avrebbe sicuramente gradito.

    E riguardo all’ era del “menga” ,penso che la contemporanea sia quanto di più calzante ci sia 😁

    Il maestro Battiato non era solo un cantautore,ma un precursore…

    Notte Ale

  2. Carola

    Mi sono molto divertita leggendoti, anche perché nel frattempo pensavo a un Video Sogno surreale su tutto questo articolo.

    Astuta ironia la tua: racconti la filosofia del vivere facendoci ridere e poi, sul più bello, ci accompagni fuori dal cancello e ci lasci lì a riflettere.

    L’uomo si è evoluto?
    E soprattutto: perché viviamo?

    Domanda che mi riporta all’era del vestito bianco, quando gli eroi portavano il cinturone e, sì, probabilmente puzzavano… ma almeno puzzavano di filosofia.

    Chi è l’uomo?

    E quando la filosofia comincia a strapparti il sonno, basta assentarsi un minuto, aprire Instagram e osservare fantomatici palestrati in tanga e signore in pose da rimorchio post-menopausa per precipitare nuovamente nel dubbio evolutivo.

    Così rimani sola, dietro quel cancello, in una notte afosa di silenzio spento, con persino l’aria condizionata che ribolle, a domandarti:

    ma davvero ci siamo evoluti?

    Poi pensi all’Homo Paraculus, al cinghiale stanco, a qualche milione di anni di tentativi…

    e forse comprendi finalmente una delle più grandi conquiste dell’Homo Sapiens:

    quando non trovi la risposta, è meglio farsi ’na risata!

    1. Ti ringrazio di avere attribuito al mio articolo una valenza filosofica che in fondo esiste. L’ironia parte dall’intelligenza e dal sapere vedere in altre forme lo specchio della realtà della vita. Io penso che non ci siamo evoluti piuttosto siamo in una fase totalmente opposta un’involuzione totale del pensiero per assenza del pensiero stesso. La tecnologia, i social ci hanno addormentato in. un sonno soporifero che non trova risvegli. E allora ben vengano picoli ceffoni quotidiani che cerco nel mio piccolo di dare. Pensavo che questo articolo non avesse una morale invece ce l’ha e come e rileggendolo penso. Mamma mia me la cavo a scrivere e sto migliorando il mio stile. Continuerò su questo filone dell’assurdo appartiene alla mia natura comica, il teatro dell’assurdo che adoro. Fa tutto parte di un bagaglio culturale chemi appartiene e che ha coinvolto varie fasi della mia vita anche le più buie aiutandomi a riflettere, pensaer delle soluzioni e ritrovare quell’entusiasmo che nel tempo avevo perso.

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