la mia vita in un blog

La mia vita in un blog

Trecentoquarantuno

È un numero che fino a qualche giorno fa non significava nulla. Poi ho guardato il contatore degli articoli pubblicati su questo blog negli ultimi sei anni e mi sono fermato. 341 articoli. Ho cominciato a scorrere i titoli e mi sono reso conto che, senza averlo mai progettato, stavo guardando una parte importante della mia vita. Ci sono io. L’uomo, il marito, il padre, il manager, l’Ufficiale, il motociclista.

Ci sono la mia famiglia, il lavoro, gli incontri, i viaggi, le paure, le cadute e le ripartenze. Ci sono momenti nei quali ho cercato risposte e altri nei quali non avevo nemmeno capito bene quali fossero le domande.Ci sono il silenzio e il rumore. La spiritualità. La malattia e la rinascita. L’ironia, che fortunatamente non mi ha mai abbandonato. Ci sono persino le cazzate.   E guai a toglierle, perché anche quelle raccontano chi siamo. E allora mi sono fatto una domanda.

E se questi 341 articoli fossero un libro che non sapevo di stare scrivendo?»

«È nata così un’idea. La mia vita in un blog. Non voglio prendere 341 articoli, metterli uno dietro l’altro e chiamarli libro. Sarebbe troppo facile e, probabilmente, terribilmente noioso. Voglio fare esattamente il contrario. Rileggerli. Classificarli. Metterli in relazione. Scoprire quali fili invisibili uniscono un pensiero scritto sei anni fa a qualcosa che penso oggi.

Perché c’è una particolarità che mi affascina. Quando scrivevo quegli articoli non conoscevo il seguito. Oggi sì. Ed è questa distanza temporale che potrebbe trasformare una raccolta di testi in qualcosa di diverso. Potrei incontrare l’Alessandro di sei anni fa e chiedergli: “La pensi ancora così?” Qualche volta gli risponderò di sì. Qualche volta probabilmente gli dirò: “Ma che cazzo stavi dicendo?”

E qualche altra volta potrei scoprire che quell’uomo aveva intuito qualcosa che io avrei compreso soltanto molto tempo dopo. Non voglio correggere il passato. Voglio confrontarmi con lui.»

Un blog ha una caratteristica straordinaria: possiede una data.

Un’autobiografia viene generalmente scritta guardando indietro. Chi racconta conosce già quello che è successo e inevitabilmente interpreta il passato attraverso ciò che sa nel presente. Il blog no. Il blog fotografa il pensiero mentre accade. Un articolo del 2020 non sa cosa succederà nel 2021. Non conosce il 2022. Non immagina il 2023. E certamente non conosce l’uomo che lo rileggerà nel 2026.

Questa per me è la parte più affascinante del progetto. Non raccontare oggi chi ero. Lasciare parlare chi ero allora e metterlo davanti a chi sono oggi.» E poi racconterei che hai già iniziato il lavoro: «Ho quindi cominciato un lavoro che sarà lungo. Sto rimettendo ordine nel blog, articolo per articolo. Non voglio più decine di definizioni sovrapposte. Voglio capire quale sia l’anima dominante di ogni testo. Pensieri e riflessioni. Amarcord. Spiritualità. Io e la mia Moto. Il Militare. Il Manager. Interviste. Recensioni. Autobiografia. Restituito alla vita.

Non so ancora quanti dei 341 articoli entreranno nel libro. Cinquanta? Cento? Non ne ho idea. E non voglio saperlo adesso. Prima voglio rileggerli tutti.

Perché anche un articolo apparentemente insignificante potrebbe contenere una frase capace di raccontarmi meglio di dieci pagine autobiografiche.» E chiuderei coinvolgendo proprio chi ti ha letto in questi anni:

«C’è infine una cosa che rende questo progetto diverso da qualsiasi autobiografia avrei potuto decidere di scrivere. Voi.

Molti di quei 341 articoli li avete letti. Qualcuno li ha commentati.Qualcuno si è riconosciuto.Qualcuno avrà pensato che stessi scrivendo una stronzata. Qualcun altro magari è arrivato qui per caso e non è più tornato. Ma il blog è stato anche questo. Io scrivevo e dall’altra parte qualcuno leggeva. Oggi quelle parole stanno cominciando lentamente a comporre qualcosa che non avevo previsto.

Un libro. Forse. Non so ancora quale forma definitiva avrà e non so nemmeno dove mi porterà questo lavoro. Per una volta non voglio conoscere prima la destinazione. Voglio scoprire il libro mentre lo costruisco. Il titolo, però, credo di conoscerlo già. La mia vita in un blog. Quello che ho scritto. Quello che sono diventato.»

Ma c’è un altro aspetto di questo progetto al quale tengo particolarmente. Vorrei incontrare una casa editrice capace di comprenderne fino in fondo l’origine e il significato.

Non cerco necessariamente grandi numeri e non considero questo libro un’operazione commerciale. Mi interessa molto di più che possa arrivare alle persone che già mi conoscono attraverso queste pagine, a quelle che vorranno conoscermi attraverso ciò che ho scritto e, magari, proprio a qualcuno che in questi sei anni ha letto uno dei miei articoli e oggi è curioso di scoprire quale storia possano raccontare tutti insieme.

Mi piacerebbe trovare un editore che abbia spazio e curiosità per nuovi autori, che accompagni un’opera prima e che condivida il progetto prima ancora di valutarne le potenzialità di vendita.

E se questo libro produrrà dei proventi, vorrei che la mia parte avesse una destinazione precisa: sostenere un’associazione impegnata nella ricerca sul diabete. Non voglio mettere la mia vita in vendita. Se le parole che ho scritto in questi anni riusciranno a generare qualcosa, mi piacerebbe che quel qualcosa tornasse alla vita sotto un’altra forma: contribuendo, per quanto possibile, alla ricerca.  Sarebbe forse il modo più bello per chiudere il cerchio.

Non so ancora quale sarà l’ultima pagina di La mia vita in un blog.

A dire il vero, non conosco ancora neppure la prima.

So soltanto che da qualche parte, dentro 341 articoli scritti in sei anni, quel libro esiste già. Devo cercarlo, riconoscerlo e costruirlo senza tradire le parole che ho scritto quando ancora non sapevo che un giorno sarebbero diventate parte di qualcosa di più grande.

Cercherò una casa editrice che comprenda questo spirito. Non qualcuno disposto semplicemente a stampare delle pagine, ma un editore curioso di scoprire insieme a me quale storia raccontano. Non inseguo classifiche né grandi numeri. Mi basterebbe sapere che qualcuno, dopo aver chiuso il libro, abbia avuto voglia di fermarsi per qualche minuto e pensare alla propria vita.

E c’è un desiderio ancora più importante. Se questo libro riuscirà a produrre dei proventi, vorrei destinare i miei diritti d’autore a chi lavora ogni giorno nella ricerca sul diabete. Forse perché, arrivato a questo punto della vita, sento meno il bisogno di trattenere e molto di più quello di restituire. Restituire pensieri. Restituire esperienze. Restituire qualcosa di ciò che la vita mi ha dato. E allora forse il titolo La mia vita in un blog acquista un significato ancora diverso. Non è soltanto la mia vita che entra in un libro.

È una parte della mia vita che prova a diventare qualcosa di utile per quella degli altri. Il progetto comincia oggi. E, come è accaduto tante volte in queste pagine, non conosco ancora la strada. Ma so perché ho deciso di percorrerla.»

Buona lettura amici.

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