Il lusso di perdere tempo, momento di libertà e riflessione davanti al mare con casco da moto, taccuino e caffè.

Il lusso di perdere tempo

Chi lo ha detto che perdere tempo è dannoso?  Assolutamente no.

Il gusto di perdere tempo è qualcosa che ti attraversa profondamente, che ti riempie la giornata che altrimenti avresti impegnato in clamorose rotture di coglioni inenarrabili, con rompiscatole seriali che, in pieno agosto, hanno ancora voglia di lavorare.

No. Io mi prendo il mio tempo e lo trasformo in libertà assoluta. Ed è proprio in questi momenti, peraltro, che sono nati alcuni dei progetti più belli della mia carriera professionale. Sfido chiunque a fare come me. È un toccasana per l’anima. Rende libera la mente. La sgombra dai pensieri, dalle ansie, dall’obbligo continuo di dover fare qualcosa, produrre qualcosa, risolvere qualcosa.

Quella consapevolezza che ho cercato per anni è arrivata, come ho scritto più volte, in modo semplice. È arrivata. Punto.  Senza spiegazioni. La soluzione di un teorema apparentemente irrisolvibile si è improvvisamente materializzata in qualcosa di elementare. Forse perché continuavo a cercare una risposta complicata.

E invece era semplicissima: il mio tempo appartiene a me.

Il mio tempo appartiene a me

Perché il mio tempo appartiene a me? Semplice. Non potrebbe mai appartenere agli altri. Non saprebbero che farsene del mio tempo perché non ne conoscono le sfumature.

Non sanno cosa penso mentre apparentemente non faccio nulla. on sanno cosa sto immaginando. Cosa sto realizzando. Cosa vorrei realizzare. Non sanno nemmeno come decido di utilizzarlo. Possono tentare di rubarmi il mio tempo. Ma non ci riescono. Perché non mi trovano. Il cellulare rimane acceso, ma io non rispondo. Non rispondo ai messaggi. Non rispondo al telefono. Non perché sia successo qualcosa. Non perché ce l’abbia con qualcuno.

Semplicemente perché, se voglio rimanere isolato dal mondo, è esattamente così che ho deciso di impiegare il mio tempo. Anzi. Di non impiegarlo affatto Ed è questa forse la conquista più grande. Non sentire più la necessità di riempire ogni spazio. Non dover giustificare un pomeriggio vuoto. Non trasformare necessariamente un’ora libera in qualcosa di produttivo.

Non avere paura del silenzio. Posso guardare fuori da una finestra. Pensare. Non pensare. Scrivere tre righe. Addormentarmi. Immaginare un progetto che forse non realizzerò mai. Oppure non fare assolutamente un cazzo. E non avere la minima sensazione di aver sprecato qualcosa. Perché quel tempo non è vuoto. È mio. Forse abbiamo riempito talmente tanto le nostre vite da aver dimenticato che esiste anche il diritto di non fare.

Io quel diritto me lo sono ripreso. Senza spegnere il telefono. Senza scappare. Senza dover andare dall’altra parte del mondo. Sono semplicemente diventato, per qualche ora, indisponibile. Non agli altri. Alle loro urgenze. Che è molto diverso. E allora capisco che il vero lusso di perdere tempo consiste proprio in questo: avere finalmente un tempo senza tempo.

Un tempo senza appuntamenti, senza risultati da raggiungere, senza qualcuno che ne misuri l’utilità. Un tempo che non deve cominciare. Non deve finire. E soprattutto non deve servire a niente. Perché qualche volta il modo più bello di utilizzare il proprio tempo è semplicemente non utilizzarlo.

E ora mi viene spontanea una domanda. Come utilizzi tu il tuo tempo, caro lettore? Mi incuriosisce sapere se ciò che sto scrivendo ti stimoli una riflessione in questo senso.

Il tempo è una componente fondamentale della nostra vita quotidiana e ognuno dovrebbe avere il diritto di spenderlo come crede. Io, per esempio, dedico prioritariamente molto del mio tempo alla cura del corpo e della mente. Ogni mattina comincio da me.

Le prime misurazioni glicemiche, il controllo dei farmaci assunti, la verifica periodica delle scorte per avere sempre ciò che mi serve in caso di necessità. Poi una sana attività fisica, leggera, adatta al mio corpo e alla mia età. Potrebbe sembrare tempo occupato. Io lo considero tempo dedicato. C’è una bella differenza. Poi esiste il tempo della moto.

Quello è una parentesi completamente a parte. Alla moto dedico molto del mio tempo perché ha un sorprendente effetto benefico su tutta la mia persona. Mi fa stare bene.

È esercizio fisico e mentale. C’è la concentrazione necessaria alla guida, la scelta degli itinerari, l’osservazione della strada e di ciò che mi circonda. Ma soprattutto c’è la libertà.

Posso scegliere un itinerario prima di partire e cambiarlo mentre sono già in viaggio. Posso vedere una strada e decidere di imboccarla soltanto perché mi incuriosisce. Posso allungare il percorso. Posso fermarmi. Posso anche decidere che per quel giorno ne ho abbastanza e tornare a casa prima. Nessuno mi chiede perché. Ed è proprio questa possibilità continua di scegliere che mi restituisce un enorme senso di libertà di pensiero e di azione.

Forse allora sto comprendendo una cosa mentre scrivo queste righe. Il tempo non si misura soltanto in ore. Si misura anche nella libertà che abbiamo di decidere cosa farne.

Ci sono ore piene che non ci appartengono affatto e ore apparentemente vuote nelle quali siamo completamente padroni della nostra vita. E allora torno alla domanda iniziale.

Come utilizzi tu il tuo tempo? Ma soprattutto: quanto del tuo tempo senti veramente tuo? Io lo sento tutto mio. Sono il proprietario esclusivo del mio tempo. Posso regalarlo, condividerlo, dedicarlo a qualcuno o decidere di tenerlo soltanto per me. Ma la scelta rimane mia. E guai a chi me lo tocca. Buona lettura, amici.

 

4 Risposte
  1. Carola

    Il tempo, per me, si ferma quando incontra il silenzio e trova uno spazio tra un sogno e l’altro, quando la mente rallenta.

    È il tempo terrestre che preferisco, anche se, in realtà, è un tempo interiore. E appartiene a me la scelta di quando viverlo: per scrivere o per “video-sognare”.

    Non è sempre semplice fermare il tempo, soprattutto quando, durante il giorno, sembra correre. Allora lo rallento attraverso le mie passeggiate meditative. Proprio ieri mattina, mentre camminavo, ho scritto alcuni haiku vicini allo spirito contemplativo giapponese. Uno l’ho dedicato a mia madre, scomparsa molti anni fa, proprio il 10 agosto:

    Stelle d’agosto —
    sul mare senza vento
    dorme una barca.

    Questo è il tempo che preferisco: quello in cui il mondo rallenta e l’anima riesce finalmente ad ascoltarsi.

    1. Davide

      Hai perfettamente ragione, poterne decidere non solo la quantità ma anche la dispersione o il non impostare per forza qualcosa è un vero lusso.
      Il tempo è la più grande delle risorse, può esserci nemico o insolitamente alleato

Lascia un commento