Domani è settembre: moto da turismo su una strada panoramica, mappa di viaggio, progetti e buoni propositi tra lavoro, vacanze e futuro.

Domani è Settembre

E allora?

Per il grande popolo di agosto significa soprattutto una cosa: fine delle vacanze.

Si smontano gli ombrelloni, si chiudono le case al mare, si riempiono i bagagliai, si affrontano le ultime code e si torna verso casa con quella faccia un po’ così di chi sa perfettamente che il giorno dopo ricomincerà tutto. Io, invece, sono sempre stato un po’ fuori fase. Le vacanze preferisco farle a settembre.

Un po’ perché si presume che le temperature siano più miti, un po’ perché c’è meno gente, un po’ perché non ho mai capito per quale motivo milioni di persone debbano decidere contemporaneamente che agosto sia il mese nel quale bisogna necessariamente andare in vacanza.

Quest’anno partirò per Belgrado e poi scenderò verso la Grecia, nella penisola Calcidica, andando anche alla ricerca dei luoghi e delle testimonianze archeologiche dell’antica Grecia. E già questa piccola inversione mi diverte. Mentre una parte d’Italia domani mattina penserà: “È finita.”

Io comincerò a pensare: “Adesso si parte.” Ma forse settembre è interessante proprio per questo. È un mese strano. Non è realmente l’inizio dell’anno, eppure nella nostra testa spesso lo è molto più del primo gennaio.

A settembre ricomincia la scuola. Riparte il lavoro a pieno regime. Ricominciano le attività. Tornano le riunioni, gli appuntamenti, il traffico, le palestre improvvisamente affollate e probabilmente anche una quantità impressionante di diete destinate a durare fino al primo supplì.

E soprattutto torna una delle frasi più pronunciate dall’essere umano: “Da settembre cambio vita.”

E qui secondo me possiamo far partire davvero l’articolo. Perché la domanda diventa: ma perché abbiamo continuamente bisogno di una data per cambiare qualcosa?

1° gennaio. lunedì. Dopo Pasqua. Prima dell’estate. Dopo le vacanze. A settembre. Come se la vita avesse bisogno del nostro calendario per decidere quando può cambiare.

A settembre cominciano anche i buoni propositi.

Chi ad agosto ha mandato affanculo la dieta sale sulla bilancia, la guarda con aria colpevole e decide che è arrivato il momento di recuperare.

Una volta c’erano gli esami di riparazione, oggi ci sono i debiti scolastici. Cambiano i nomi, ma settembre conserva sempre questa sua curiosa capacità di presentarsi come una specie di coscienza collettiva che richiama tutti all’ordine. Il problema è che, in fondo, all’ordine non ci vuole tornare nessuno. Esiste persino lo stress da rientro dalle ferie.

E come dargli torto? Hai ancora negli occhi il mare, la montagna, le passeggiate, le cene senza guardare l’orologio e improvvisamente ti ritrovi nell’ufficio ancora rovente, davanti alle mail accumulate e magari con il capo che rompe il cazzo già dalle nove del mattino.

Il peggiore è quello che sembra non andare mai in ferie. Il secchione del lavoro. Quello che mentre tu eri in costume da bagno probabilmente godeva nel mandare mail alle 7.42 del mattino scrivendo: “Al vostro rientro vorrei fare il punto.” Ma vaffanculo.

Io invece rientrerò al lavoro soltanto per una settimana. Il tempo di sistemare le cose, mettere un po’ d’ordine e prepararmi alla mia vera partenza, l’8 settembre. E qui mi sono fermato un momento.

8 settembre.

Cazzo, che data.

L’8 settembre 1943 veniva annunciato agli italiani l’armistizio. Sono passati esattamente 83 anni.

Una data enorme della nostra storia, drammatica e controversa, che aprì una fase terribile per il Paese e per le nostre Forze Armate. L’Esercito ricorda che ciò che seguì costò, tra l’autunno del 1943 e la primavera del 1945, 67.303 caduti militari.

E pensare che io sono arrivato all’8 settembre semplicemente perché stavo parlando delle mie vacanze. Ma è proprio questo il bello dello scrivere senza sapere esattamente dove cazzo andrai a finire. Parti dal costume da bagno, passi per il capo ufficio rompicoglioni e ti ritrovi davanti a Badoglio. Anche questo, in fondo, è un percorso misto con fantasia.

E torniamo al settembre di oggi.

Se volessimo cominciare proprio dalla più classica delle promesse post-vacanziere, la dieta, da dove potremmo partire?

Probabilmente da una cosa molto semplice: smettere di fare gli stronzi a tavola.

Dopo gli inevitabili sgarri estivi, potrebbe essere sufficiente tornare a un’alimentazione equilibrata: ridurre gli eccessi di carboidrati, soprattutto quelli raffinati, scegliere buone fonti proteiche, abbondare con le verdure e approfittare della frutta di stagione.

Limitare l’alcol, che magari durante le vacanze è comparso a tavola un po’ troppo spesso, preferire bevande fresche senza zuccheri, uno yogurt magro quando ci va e soprattutto bere acqua regolarmente durante tutta la giornata. Non per fantomatiche cure detox o per “lavare via le tossine”: a quello pensano già egregiamente fegato e reni.

Semplicemente perché una corretta idratazione serve al nostro organismo e favorisce la normale funzione renale. E soprattutto niente penitenze. Perché settembre non dovrebbe essere il mese nel quale dobbiamo espiare i peccati commessi davanti a una carbonara il 14 agosto.

Abbiamo mangiato? Bene. Abbiamo bevuto? Magari anche. Ci siamo divertiti? Spero di sì. Adesso si torna gradualmente alla normalità. Perché forse il primo buon proposito di settembre dovrebbe essere proprio questo: non trasformare i buoni propositi in punizioni.

Ma a settembre ricomincia soprattutto il lavoro.

Per tutti, o quasi. Perché poi ci sono quelli come me che hanno deciso di andare in ferie proprio quando gli altri tornano. Ricominciano le riunioni, i team si ritrovano, partono le produzioni, si preparano nuovi progetti e soprattutto si fanno programmi.

E per chi fa impresa programmare significa inevitabilmente anche decidere dove mettere i soldi. Investire oppure aspettare? Assumere oppure essere prudenti? Avviare un nuovo progetto oppure vedere che cazzo succede nei prossimi sei mesi?

Perché intorno a noi il quadro internazionale non è certamente dei più rassicuranti. Guerre e tensioni geopolitiche, costo del denaro, energia, carburanti e un’economia nella quale programmare un investimento richiede molta più attenzione rispetto a qualche anno fa.

E poi c’è un’altra questione che personalmente trovo sempre più contraddittoria: quella della mobilità. Da anni ci viene raccontato che dobbiamo progressivamente abbandonare i combustibili fossili. Benissimo. Ma allora bisogna anche creare seriamente le condizioni per farlo.

Ricerca, infrastrutture, incentivi ragionevoli, una rete di ricarica capillare e soprattutto la possibilità per una persona di scegliere un’automobile elettrificata senza trasformare ogni viaggio in una pianificazione militare alla ricerca della prossima colonnina.

Perché altrimenti rischiamo un paradosso: accompagniamo lentamente il diesel verso la porta d’uscita mentre l’elettrico, almeno per una parte degli automobilisti, continua a non rappresentare ancora un’alternativa sufficientemente semplice.

Io, per esempio, ho scelto una soluzione intermedia. Ho un’Audi Q7 ibrida plug-in e mi ci trovo molto bene.

Quando posso la collego alla presa e utilizzo la parte elettrica. Posso ricaricarla a casa o alle colonnine compatibili e, quando la batteria termina la sua autonomia elettrica, non devo farmi venire un attacco di panico guardando il navigatore: ho il motore a benzina e continuo il mio viaggio.

Per il mio modo di utilizzare l’automobile, oggi, questo compromesso funziona. Domani magari sarà diverso. Ed è proprio questo il punto.

Ci chiedono di immaginare il futuro mentre il futuro stesso non ha ancora deciso esattamente che cazzo vuole fare.

E settembre, guarda caso, è proprio il mese nel quale tutti pretendiamo di programmare l’anno che verrà.

E allora quali sono i miei buoni propositi per settembre?

A pensarci bene, forse nessuno.

O almeno nessuno di quelli che normalmente si scrivono sulla lista delle cose da fare.

Non devo aspettare settembre per decidere di mangiare meglio, lavorare, viaggiare, inventare qualcosa di nuovo o prendermi cura di me stesso. Se c’è una cosa che il tempo mi ha insegnato è che i cambiamenti veri difficilmente rispettano il calendario. Arrivano quando siamo pronti. Qualche volta persino quando non lo siamo.

Il mio settembre, oltretutto, comincerà al contrario. Mentre molti torneranno dalle vacanze, io preparerò la valigia. Una settimana di lavoro per sistemare quello che deve essere sistemato e poi, l’8 settembre, partirò.

Belgrado, la Grecia, la penisola Calcidica, l’archeologia, posti che non conosco e quella curiosità che continuo fortunatamente ad avere ogni volta che parto. E forse, pensandoci, un buon proposito ce l’ho anch’io. Continuare ad essere curioso.

Curioso delle persone, dei luoghi, del lavoro, delle idee, della storia e persino delle strade che ancora non conosco.

Perché possiamo fare tutte le diete che vogliamo, iscriverci in palestra, programmare investimenti, cambiare automobile, prometterci che lavoreremo di più o che lavoreremo di meno.

Ma se perdiamo la curiosità, secondo me cominciamo veramente ad invecchiare. Quindi buon settembre a chi torna. Buon settembre a chi parte.

Buon settembre a chi deve recuperare un debito, perdere tre chili, sopportare il capo ufficio rompicoglioni, iniziare un progetto, cercare un lavoro, innamorarsi, disinnamorarsi o semplicemente capire che cazzo vuole fare nei prossimi mesi.

E a quelli che domani mattina pronunceranno la fatidica frase: “Da settembre cambio vita.” Un piccolo consiglio.

Non cambiatela per forza. Prima guardate se quella che avete vi piace. Magari non è da cambiare. Magari è soltanto da vivere.

Buon settembre a tutti.

 

5 Risposte
  1. Carola

    Settembre, per me, ha sempre avuto il sapore del ritorno a scuola. Era il mese in cui lasciavamo il Circeo e tornavamo tra i banchi: la fine di un tempo più libero e il ritorno a un ordine già stabilito.

    Oggi, invece, settembre rappresenta il prolungamento del mio anno sabbatico, che si concluderà quando troverò un lavoro. Nel frattempo, però, non mi considero ferma: sto attraversando un tempo che non obbedisce al calendario, ma che continua comunque a trasformarmi. Del resto, come scrivi tu, i cambiamenti veri arrivano quando siamo pronti e, qualche volta, persino quando ancora non lo siamo.

    Quanto alla dieta, non ho bisogno di attendere settembre per formulare buoni propositi. Alcune allergie e intolleranze alimentari mi costringono già a seguire un regime piuttosto rigoroso; persino il vino mi provoca mal di testa. È come se il corpo e la mente, di comune accordo, non mi chiedessero di rinunciare al gusto, ma di cercarne l’essenza.

    Per quanto riguarda il capo ufficio rompicoglioni, invece, posso dire di essere già avanti con il programma: il mio ex capo l’ho mandato a quel paese, con la pace nel cuore e con quei due centimetri di soddisfazione in più che, in fondo, servono a sorridere con l’animo finalmente sereno.

    Forse, allora, il mio vero buon proposito è continuare a cercare senza costringere la vita a ricominciare per decreto. Perché magari non è sempre necessario cambiare tutto: a volte bisogna soltanto continuare a vivere, restando curiosi e aspettando il punto esatto in cui ciò che cerchiamo incontra ciò che siamo diventati.

    1. Esattamente quando le nostre vacanze duravano da Giugno a Settembre i primi temporali rinfrescavano le temperature le file delle sdraio a /Sabaudia diminui vano il mare una tavola azzurra dove ssfrecciare col gommonfne fare sci nautico

    2. Per me settembre rappreenta un flashback alla mia adolescenza quando le vacanse duravano da Giugno fino a Settembre la spiaggia si svuotava la fila di ombrelloni a Sabaudia diventava unica il mare una taola azzurra dove sfrecciare a tutta velocit’ col moo gommone andare a Ponza e Palmrola le perle del mediterraneo che pochi conoscono e passavo gli ultimi giorni di vacanza col calore settembrino sulla pelle fino al tramonto in spiaggia. I Flirt estivi aprivano le porte all’autunno non per questo assopendo il calore che avevano accumulato durante il periodo estivo. Incontro ancora quelle splendide ragazze di allora oggi donne matre e si ricorda con grande nostaglia quel periodo. Oggi tutto questo non esiste piu’ i giovano non si godpno nulla onsumano il sesso come ber una bevanda o ancor peggio un caffe’

  2. Davide

    La controtendenza è la strada migliore, sicuramente potrai goderti un soggiorno più intimo e meno afoso (si spera) rispetto ai mesi caldi in ogni senso.

    Settembre è metaforicamente inquadrato come il mese dei propositi (al pari, forse, solo di capodanno).
    Un crocevia in una esistenza che abbiamo imparato a scandire.

    La curiosità non deve mai mancare ,sappiamo bene quanto creatività e curiosità non assonino una semplice rima ,bensì un binomio vincente

Lascia un commento