Alessandro…
Sette anni dopo
Il primo aprile del 2019 pubblicavo il primo articolo di questo blog. Il titolo era semplicemente “Alessandro…”.
Tre puntini. Che avevano da raccontare tanto ed hanno raccontato tanto. Come se, inconsapevolmente, sapessi che quella storia non fosse ancora finita.
Rileggendo oggi quelle righe, mi accorgo che quei tre puntini non rappresentavano una pausa. Rappresentavano un cammino. In quel momento stavo cercando di ricostruire me stesso.
Avevo bisogno di riprendermi la mia identità, di ritrovare fiducia, di ricominciare a vivere dopo uno dei periodi più difficili della mia esistenza. Scrivere quel primo articolo significò tendere una mano prima di tutto a me stesso. Fu il modo con cui decisi di dirmi: “Adesso si ricomincia.”
Oggi, sette anni dopo, torno su quelle pagine con uno sguardo completamente diverso. Non per correggerle. Non per smentirle. Ma per abbracciare quell’uomo. Lo guardo con affetto, quasi con tenerezza. So quanto stesse soffrendo. So quanta forza gli sia servita per rialzarsi. E, soprattutto, so che non avrebbe mai immaginato dove lo avrebbe portato la vita.
Da quel giorno sono cambiate molte cose. Alcune le ho cercate. Altre mi hanno trovato. Ma tutte, nel bene e nel male, hanno contribuito a costruire l’uomo che sono oggi.
Non è facile riassumere con ordine cronologico tutto ciò che è accaduto in questi sette anni.
Sono stati anni intensi, fatti di cadute, di ripartenze, di paure, di incontri e di una lenta ma continua ricostruzione di me stesso.
Ci proverò.
Nel 2019, dopo i gravi problemi di salute che mi avevano costretto a una lunga convalescenza e a un’assenza prolungata dal lavoro, vivevo una profonda apatia. Non avevo più stimoli. Avevo quasi deciso di smettere definitivamente di lavorare.
Non trovavo più entusiasmo nei miei progetti e, cosa ancora più grave per chi fa il mio mestiere, non riuscivo più a vedere la creatività negli altri. Era come se qualcuno avesse lentamente abbassato il sipario dentro di me.
In quel periodo mio fratello Massimo era impegnato come concorrente di **Tale e Quale Show**. Avrei dovuto essere lì. Nel backstage.
Al suo fianco, come era sempre accaduto. Invece ero a casa. Non guardavo nemmeno le puntate. Non volevo vedere quel mondo che fino a poco tempo prima era stato la mia vita. Massimo, con la sensibilità che lo contraddistingue, continuava a mandarmi fotografie, video delle prove, immagini dei preparativi.
Forse sperava che qualcosa si riaccendesse dentro di me. Forse voleva semplicemente farmi sentire che non ero stato dimenticato. Ma, in quel momento, nulla riusciva a smuovermi. Il mio compagno di viaggio era diventato il soffitto della camera. Passavo ore a fissarlo. Era il mio orizzonte.
La depressione aveva oscurato la mia mente, mentre il corpo, lentamente, grazie alle cure e alla convalescenza, ritrovava forza. Era una strana contraddizione. Fisicamente stavo migliorando. Interiormente mi sentivo immobile. Poi, un giorno, quasi per caso, decisi di aprire Facebook. Rimasi sorpreso. Centinaia di richieste di amicizia. Richiusi immediatamente l’applicazione. Quella improvvisa attenzione mi spaventò. Non ero ancora pronto. Passarono altri giorni. Poi trovai il coraggio di riaprirla. Andai a vedere quale fosse stato l’ultimo post che avevo pubblicato prima di scomparire dai social. Mi domandai perché così tante persone avessero cercato un contatto con me.
Quella scoperta, oltre a sorprendermi, mi fece profondamente piacere. Compresi una cosa molto semplice. La mia assenza era stata notata. Qualcuno si era accorto che non c’ero più. Poco dopo iniziai a informarmi su Instagram.
Aprii il mio profilo quasi per curiosità, senza sapere bene cosa stessi facendo.
Non immaginavo minimamente che quella piccola finestra virtuale sarebbe diventata la prima vera finestra attraverso la quale, nel settembre del 2019, avrei ricominciato ad affacciarmi sul mondo.
.Se quel soffitto potesse parlare…
Se potesse scrivere. Se potesse proiettare immagini. Racconterebbe un documentario lungo sette anni. Racconterebbe la mia vita.
Conoscerebbe ogni mia paura. Ogni notte insonne. Ogni lacrima trattenuta. Ogni pensiero che non ho avuto il coraggio di confidare a nessuno. Ha visto la depressione sedersi accanto a me. Ha visto la speranza rientrare in punta di piedi.
Ha osservato il mio corpo ritrovare lentamente forza mentre la mente cercava disperatamente una ragione per ricominciare. Quel soffitto è ancora lì. Non è cambiato. Eppure oggi ha un colore diverso. Una luce diversa. Se oggi lo guardo, non vedo più un uomo immobile. Vedo gli itinerari percorsi con la mia moto.
Vedo gli appunti dei miei progetti. Vedo le immagini dei viaggi che ho compiuto. Le persone incontrate. I sorrisi ritrovati. Le parole che hanno riempito questo blog. Le idee che ancora attendono di diventare realtà. È come se, in questi anni, quel soffitto avesse smesso di essere un limite. È diventato uno schermo sul quale scorrono i ricordi più belli della mia vita. Non mi spaventa più il suo bianco. Anzi. È proprio quel bianco che oggi esalta la luce. E io, finalmente, cammino insieme a quella luce.
Forse è questa la differenza più grande tra l’Alessandro del 2019 e quello di oggi. Allora guardavo il soffitto perché non riuscivo a guardare il futuro. Oggi, qualche volta, torno ancora a guardarlo. Ma lo faccio soltanto per ricordarmi da dove sono partito. E per non dimenticare mai quanta strada può percorrere un uomo quando decide, con umiltà e coraggio, di restituirsi alla vita.
E dopo questi sette anni… Chi è Alessandro?
Non è più l’uomo che cercava risposte nel significato del proprio nome. Non è più l’uomo che fissava il soffitto sperando che il tempo scorresse più in fretta.
Non è più l’uomo che aveva paura di riaprire una finestra sul mondo. È un uomo che ha imparato a convivere con le proprie fragilità senza vergognarsene. Che ha ritrovato il piacere di creare. Di viaggiare. Di amare. Di donare. Di scrivere. Di osservare il mondo con occhi curiosi.
Di emozionarsi ancora. Ha imparato che la serenità non è un traguardo. È un modo di camminare. Ha imparato che il tempo non va rincorso. Va vissuto. Ha imparato che ogni giorno è una possibilità e che perfino le cadute possono diventare il punto da cui ricominciare.
E allora, dopo sette anni…
Chi è Alessandro?
Semplicemente…
Alessandro. 62 anni. Finalmente restituito alla vita.
E dora u brano che mi rappresenta molto e sembra essere stato scritto per me che ha accompagnato la mia rinascita e lo dedico a chi amo di più nella mia vita.
A te Rossella, per viaggiare con me in una seconda vita

L’aura di un albero può sembrare fragile. Ma se impari a sentirla, scopri che è colma di luce, radici e sole.
Io credo di essere un albero ho necessità di mettere le mie radici e ramificarle in un luogo partendo dalle mie poche certezze una compagna di vita, mia figlia e la mia casa mi accontento di questo e non è poco è vita.
Il soffitto…qualcosa di famigliare.
Qualcosa che abbiamo scoperto avere avuto in comune nonostante le rispettive famiglie si conoscessero da oltre 20 anni
Da lì si parte,li ci si ferma e ogni versione rinnovata non dimentica di come si era perché tu ed io sappiamo bene quanto prezioso sia un attimo di serenità o convivialità, non diamo per scontato quello che per gli altri è automatismo.
Esatto Davide all’alba dei miei sessantadue anni finalmente ho capito molte cose e le ho fate mia. Ho risolto nodi intrecciati più volte con semplicità a volte ridendo e dicendo a me stesso. “Era così semmoliece avevo le soluzioni a portata di mano e mi sono arrovellato per ani.”