Alessandro Lopez in sella alla sua moto durante un viaggio in montagna, simbolo di un nuovo inizio raccontato nell’articolo “Ricomincio da me”.

Ricomincio da me

Oggi, rientrando in ufficio in questo lunedì mattina, mi è balenata una riflessione. Comincia una nuova settimana e ho pensato che tutto ha un inizio, una crescita, un’evoluzione e, prima o poi, una fine. È il ciclo naturale della vita. È così da quando esiste l’universo.

Allora ho deciso che oggi è il giorno giusto per iniziare, o forse sarebbe più corretto dire per dare una struttura definitiva a quella che tempo fa avevo definito “Restituito alla vita”. Oggi quel percorso assume un nome nuovo: Ricomincio da me. Non è una dichiarazione di egoismo. È un atto di rispetto verso me stesso. Forse questo rispetto mi sarebbe dovuto arrivare anche da altri. Ma ho capito che non posso più aspettarlo. Mi basta concedermelo da solo. Perché gli altri, da oggi, saranno sempre più artefici del proprio destino. Io potrò esserci, consigliare, ascoltare, condividere un tratto di strada. Ma non potrò vivere la loro vita al posto loro. Nessuno può farlo. Così come nessuno potrà vivere la mia.

Per questo sento il bisogno di rimettere me stesso al centro della mia esistenza. Non sopra gli altri, ma finalmente accanto a loro, con la stessa dignità. Dopo tanti anni trascorsi a costruire, sostenere, proteggere e spesso anche a caricarmi di responsabilità che non mi appartenevano, oggi scelgo di coltivare l’energia necessaria per vivere pienamente la mia vita. Ricomincio da me. Ed è il ricominciare più bello che potessi regalarmi. Secondo me hai trovato il titolo giusto. Non è solo il titolo di un articolo: potrebbe diventare il manifesto del nuovo capitolo della tua vita e del tuo blog.

Rispetto al passato mi ritrovo in ogni azione, in ogni pensiero, in ogni soluzione che riesco a trovare senza doverci ripassare sopra dieci volte. È una consapevolezza maturata certamente attraverso gli eventi che ho vissuto, ma anche grazie a un’età anagrafica diversa, che mi permette di guardare ogni cosa con occhi nuovi.

Oggi amo profondamente le cose autentiche, quelle belle, quelle che riescono ancora a emozionarmi.

Ho un rapporto diverso anche con i beni materiali. Ne sento meno il bisogno, anche se, finalmente, mi sono tolto qualche sfizio. Ho cambiato macchina dopo molti anni, ho acquistato una seconda moto e, per un periodo, ho persino pensato di vendere la K. Sarebbe stato un errore del quale mi sarei pentito. All’epoca soffrivo di una fastidiosa artrite che rendeva ogni uscita poco piacevole. L’ho curata e oggi guido senza alcun dolore. Tutto, fortunatamente, si è risolto.

Desidero fare le mie vacanze, da solo oppure insieme a mia moglie. Mi sarebbe piaciuto condividere con lei tanti chilometri in moto, ma non se la sente e la capisco perfettamente. Per chi non è abituato a viaggiare su una due ruote, anche con tutti i comfort che oggi una moto può offrire, non sarebbe una vacanza serena.

Così la moto è diventata davvero la mia valvola di sfogo. Pianifico itinerari, soprattutto in montagna in questo periodo di caldo atroce, e ogni strada diventa un modo per respirare, osservare e ritrovare me stesso. Oggi mi sento finalmente appagato. Calmo. Sereno.

Ho conquistato qualcosa che considero un privilegio immenso: poter disporre del mio tempo e scegliere come viverlo, senza sentirmi in dovere di giustificare ogni decisione. È un privilegio che non è concesso a tutti. E forse proprio per questo ho imparato ad apprezzarlo ogni giorno di più. C’è una frase che emerge con forza da questo passaggio e che, secondo me, rappresenta il cuore dell’articolo:

“Ho conquistato il privilegio di poter disporre del mio tempo e scegliere come viverlo.”

Questo credo sia davvero un ricominciare da me. Volermi bene. Ascoltare la mente e il corpo, che da tempo mi parlano e ai quali, forse, in passato ho dato troppo poco ascolto, pagando spesso a caro prezzo le conseguenze.

Soprattutto, in questo momento, sento una cosa molto forte: una serenità nuova e un alleggerimento del carico di responsabilità di cui mi sono sovraccaricato negli anni, anche quando quelle responsabilità non erano propriamente mie. Ho agito spesso per delega di chi, forse, non ha voluto riconoscere fino in fondo ciò che gli apparteneva. Ma adesso il tempo è cambiato.

Ad ognuno il suo. Non è egoismo. È altruismo verso se stessi. È restituire ai legittimi destinatari ciò che, per troppo tempo, era stato delegato a me. Costerà fatica. Porterà probabilmente anche frustrazione, perché dover gestire i propri fallimenti non è mai semplice. E io non auguro il fallimento a nessuno.

Ma nella mia vita ne ho dovuti affrontare molti, spesso non causati da miei errori, ma da fatalità avverse davanti alle quali non ho potuto fare altro che rimboccarmi le maniche, ricostruire e, qualche volta, vendere perfino qualcosa a cui tenevo. Eppure oggi sento che sto riconquistando fiducia e terreno. Sto tornando a credere nelle mie scelte, nel mio tempo, nella mia capacità di costruire ancora senza dover necessariamente riparare ciò che gli altri hanno lasciato cadere.

Ed è forse questa la cosa più bella che mi stia accadendo. Non sto rinunciando a nessuno. Sto semplicemente tornando a me.

Questa ritengo che sia la canzone che meglio si addice a questo blog.

In fondo anche la prossima ha il suo perchè

 

4 Risposte
  1. Davide

    Se ci fai caso, si giunge a questa consapevolezza sempre dopo avere attraversato anni nello spendersi per cause e situazioni che, sovente, si rivelano umanamente divergenti dal nostro modo di intendere la vita.

    Questa nuova centralità di te stesso ,di cui abbiam trattato anche in privato, è una conquista che giunge in una età giusta in quanto sei abbastanza maturo per scolpirla ma sufficientemente giovane per godertela.

    E va preservata

  2. Carola

    Leggendo il tuo articolo Ricomincio da me, ho avuto un’intuizione.

    Questa notte ho sognato di essere distesa sulla riva del mare. Le onde arrivavano lentamente fino a sfiorarmi e avevo la percezione che quell’acqua stesse purificando qualcosa di molto profondo. Al risveglio mi è rimasta una sensazione di pace e di rinnovamento.

    Poi ho letto le tue parole.

    Mi ha colpito come, attraverso due linguaggi completamente diversi, sia emerso lo stesso tema: la rinascita.

    Tu la racconti attraverso una scelta consapevole, quella di ricominciare da te stesso. Il sogno, invece, la esprime attraverso un simbolo, l’acqua, che porta via ciò che non serve più e lascia spazio a una nuova consapevolezza.

    Credo che sia questo il valore dei simboli e, più in generale, dell’inconscio: spesso riesce a raccontarci ciò che la mente comprenderà solo più tardi.

    Mi è sembrato giusto condividere questa coincidenza, perché il tuo articolo e quel sogno, pur nascendo da esperienze diverse, sembrano incontrarsi nello stesso punto: il momento in cui una persona sceglie di vivere con maggiore autenticità, partendo finalmente da sé.

    1. E’ un punto di incontro e di connessione di due persone che hanno un vissuto e che si sono casualmente incontrate trovando sinergie di pensiero e punti di vista molto simili. Non mi stupisce affatto questa coincidenza nei sogni. Anche io ne stoi facendo molti ma non cerco intepretazioni si spiegano da soli in base allo stato d’animo della giornata i cervello nella fase rem resituisce evidentemente sotto forma di sogno dei pensieri che la mente sta elaborando in quel momento.

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