Un uomo seduto in silenzio davanti a un panorama montano all’alba osserva l’orizzonte, simbolo del dialogo tra mente, tempo e consapevolezza raccontato nell’articolo “La mente osserva”.

La mente osserva

Dove nasce la mia visione? Dalla mente, ovviamente. Forse non sappiamo riconoscerlo, ma la mente osserva con attenzione le nostre giornate, le nostre sensazioni, le nostre frustrazioni. Se in passato ci hanno fatto male, non le cancella: le metabolizza, le analizza e ce le restituisce trasformate. Un po’ come avviene nella fotosintesi clorofilliana, dove ciò che sembra invisibile diventa linfa vitale.

È lì che nasce quel rapporto straordinario tra mente e corpo che, in qualche modo, ci restituisce alla vita. Fa sì che il corpo risponda meglio alle terapie, ritrovi un equilibrio, accetti il cambiamento. Anche la perdita di peso, che nel mio caso è sempre stata una nota dolente, oggi è diventata un obiettivo raggiunto. Sono padrone del mio tempo. Sono padrone di me stesso. In che senso? In tutti i sensi.

Guardo con convinzione e con una gioia profonda ogni giorno che si affaccia. Lo vivo fino in fondo, ne colgo i benefici e, quasi naturalmente, rifuggo quegli aspetti negativi che ogni giornata, per quanto intensa, inevitabilmente porta sulla nostra scrivania. C’è però una cosa che ho notato. Non mi arrabbio più. Per nulla. Non serve. La rabbia porta con sé energie negative che finiscono per accompagnarti anche nei giorni successivi. Preferisco accogliere ciò che la giornata mi mette davanti. Progetto, certo. Ma senza l’ansia del risultato.

Dietro ogni progetto ne ho almeno altri due e, se non dovesse realizzarsene nessuno, prendo la moto e parto. Due giorni, tre giorni, un’ora, mezz’ora… poco importa. Poi torno. E vado avanti.

Non mi volto più indietro, se non con quella nostalgia gentile riservata ai tempi che mi hanno regalato soddisfazioni. Ma le gratificazioni più belle sono quelle che vivo oggi. Sono quelle che non rincorro. Arrivano all’improvviso. Le senti addosso e non hai bisogno di raccontarle a nessuno. Sono evidenti. Il tempo, che è il sovrano della mia vita, finisce sempre per riconoscerle. Io rispetto il tempo che passa. E lui, in qualche modo, rispetta me. I segni della vecchiaia iniziano a comparire: qualche ruga, qualche capello d’argento. Eppure non mi spaventano. Mi rassicurano.

Mi parlano di saggezza, di autorevolezza, di fiducia ritrovata in me stesso e negli altri. Ho conservato anche la mia innata diffidenza. Non la considero un difetto. La considero una protezione dell’anima. Perché l’anima deve rimanere mia. Inviolata. Nessuno potrà mai conoscerla fino in fondo come la conosco io.

Ma, in fondo, una domanda continua ad accompagnarmi.  Dopo che la mente mi ha osservato per tutti questi anni, dopo aver vissuto tutto quello che ho vissuto… chi è oggi Alessandro?

Io credo di saperlo. Anzi, ne sono convinto. Ma questa volta lancio una sfida a voi. Dopo aver letto queste righe, ditemi nei commenti chi pensate che sia oggi Alessandro.

Sarò curioso di leggere le vostre risposte.

E intento la mente torna…

Buon ascolto

3 Risposte
  1. Carola

    Ci sono viaggi che attraversano luoghi e altri che attraversano il tempo. Quando il tempo ci trasforma, anche la strada cambia significato.
    La moto non diventa più un mezzo per andare lontano, ma un ponte tra ciò che siamo stati e ciò che, finalmente, abbiamo imparato a essere.
    Forse è proprio lì che continua il viaggio di Alessandro: non verso un orizzonte, ma verso una consapevolezza sempre più profonda di sé.

      1. Indubbiamente posso affermare che il mio percorso è stato abbastanza variegato ed intriso di cose molto piacevoli, ma altrettanto spiacevoli, ma nel bilancio finale prevale sicuramente cosa sono diventato oggi e come mi sento. Ho già risposto a Davide che mi sento sereno ed appagato e questo mi è più che sufficiente per il presente e il futuro. Un caro abbraccio fraterno.

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