Il punto di vista di un motociclista
Ogni volta che indosso il casco qualcuno mi chiede: “Dove vai?” È una domanda apparentemente semplice. La risposta, invece, non lo è mai. Perché chi non va in moto pensa che il motociclista parta per raggiungere un luogo. No. Il motociclista parte per raggiungere se stesso. C’è chi sale in sella per dimenticare. Chi per ricordare. Chi per respirare. Chi per dimostrare qualcosa agli altri.
Io, col tempo, ho scoperto di partire per un motivo molto diverso. Parto per ascoltare il rumore dei miei pensieri mentre lentamente smettono di fare rumore.
Ci sono tanti motociclisti diversi. C’è quello che corre. Quello che fotografa ogni curva. Quello che colleziona passi di montagna. Quello che non scende mai sotto i 200 km. Quello che viaggia in gruppo. Quello che viaggia solo. Quello che cerca il bar. Quello che cerca il panorama.
E poi… C’è quello che usa la moto come uno psicologo. Io appartengo a quest’ultima categoria. La moto non mi ha mai dato consigli. Mi ha semplicemente insegnato ad ascoltare quelli che avevo già dentro. Ogni curva rallenta un pensiero. Ogni chilometro allontana una preoccupazione. Ogni sosta rimette ordine nella mente. Quando riparto non sono mai la stessa persona che aveva acceso il motore qualche ora prima.
Ed è forse questo il più grande privilegio di un motociclista. Non solo quello di vedere posti meravigliosi. Ma quello di tornare a casa vedendo con occhi diversi il posto in cui è sempre vissuto.
Ho sommato, uno dopo l’altro, i chilometri percorsi in questi anni con la mia inseparabile BMW K1600GT, una compagna di viaggio straordinaria che mi ha accompagnato lungo alcune delle strade più belle d’Europa. A lei si è aggiunta recentemente una BMW R1250RT, una moto diversa per carattere ma capace di regalarmi emozioni altrettanto intense.
Mi sono accorto che non stavo contando dei chilometri. Stavo ripercorrendo pezzi della mia vita. Ogni viaggio ha lasciato qualcosa. Ogni strada mi ha insegnato qualcosa che non avrei mai imparato restando seduto dietro una scrivania. Tra tutte ce n’è una che porto nel cuore.
La Großglockner Hochalpenstraße, una delle strade alpine più spettacolari al mondo, che attraversa il Parco Nazionale degli Alti Tauri in Austria. È una strada panoramica a pedaggio, lunga circa 48 chilometri, con quarantotto tornanti che si arrampicano tra pareti rocciose, prati alpini e ghiacciai.
Il punto più alto raggiungibile dalla strada è l’Hochtor, a 2.504 metri di altitudine. Da lì è possibile proseguire lungo la diramazione della Kaiser-Franz-Josefs-Höhe, un balcone naturale che si affaccia sul ghiacciaio Pasterze, il più esteso dell’Austria, dominato dall’imponente vetta del Großglockner, che raggiunge 3.798 metri, la montagna più alta del Paese.
L’ho percorsa da solo. L’ho percorsa anche con gli amici. Eppure ogni volta è stata un’esperienza diversa. Perché non cambia la strada. Cambia il motociclista. Ci sono poi luoghi che ti fanno riflettere più delle montagne. Uno di questi è il Kehlsteinhaus, conosciuto da tutti come il Nido dell’Aquila.
Arroccato a 1.834 metri sulle Alpi Bavaresi, sopra Berchtesgaden, fu donato ad Adolf Hitler nel 1939 per il suo cinquantesimo compleanno. Oggi è un luogo di memoria storica, ma camminando tra quelle mura è impossibile non pensare ai deliri di potere che contribuirono a cambiare il destino dell’Europa.
Poco distante si trova il complesso del Berghof, la residenza privata di Hitler, collegata a una vasta rete di bunker e gallerie sotterranee costruite negli ultimi anni della guerra. Oggi resta ben poco di quelle strutture, ma il peso della storia è ancora percepibile. Anche questo è viaggiare. Non soltanto ammirare paesaggi. Ma fermarsi. Leggere. Capire. Riflettere. Perché un motociclista non soltanto delle strade. Attraversa la storia. Attraversa le persone. Attraversa se stesso attraversa soltanto delle strade. Attraversa la storia. Attraversa le persone. Attraversa se stesso.
E ora una carrellata di immagini dei miei vari viaggi nel tempo chilometri e chilometri di belle strade in compagnia e da solo.

Io e la mia moto






Personalmente non ho mai guidato una moto. Ho sempre preferito camminare, lasciare che siano i passi a portarmi lontano dal rumore, attraversando luoghi silenziosi dove la natura diventa l’unica colonna sonora.
È un viaggio diverso da quello di chi è in sella, eppure comprendo profondamente quel bisogno di distacco, quell’andatura interiore che lentamente mette ordine nei pensieri.
È proprio nel silenzio che iniziano ad arrivare i primi segnali: intuizioni, idee, soluzioni.
Non è il mezzo a fare il viaggio. È la disponibilità ad ascoltarsi.
C’è chi lo fa seguendo il rombo di un motore, chi il ritmo dei propri passi. Ma quando il silenzio prende il posto del rumore, ogni strada conduce nello stesso luogo: dentro se stessi.
E forse è proprio lì che il viaggio trova il suo significato più autentico.
Un ottimo punto di osservazione,specie per chi ha avuto le uniche due ruote Aprilia ai suoi 15 anni.
Ed il corredo con gli audiovisivi è bellissimo,specie il vostro essere comunità
Il tuo mondo