Facciamo il tagliando alle cose. Mai a noi stessi.

Una motocicletta in officina davanti a un taccuino con il tagliando, simbolo della riflessione sul prendersi cura di sé oltre che delle cose materiali.

Facciamo il tagliando alle cose. Mai a noi stessi.

Ogni anno porto la moto a fare il tagliando. Cambio l’olio. Controllo le gomme. Verifico i freni.

Mi assicuro che tutto sia in ordine. Poi torno a casa e mi sono chiesto una cosa. Quando ho fatto l’ultimo tagliando a me stesso?

Di tagliandi ne ho fatti tanti nel corso della mia vita. Soprattutto a me stesso. Alcuni programmati.

Altri imposti dagli eventi. Alcuni sono stati semplici controlli di routine. Altri vere revisioni straordinarie, di quelle che ti costringono a fermarti, a smontare tutto e a ricominciare.

L’ultimo, però, mi ha restituito qualcosa di prezioso. Una garanzia. Non sulla durata. Quella nessuno può concedercela. Ma sulla qualità del tempo che ancora mi sarà dato vivere.

Ho percorso migliaia di chilometri. Quelli veri, sulle mie moto. E quelli invisibili, dentro me stesso. Ho attraversato nazioni europee. Ho percorso strade panoramiche che ancora oggi porto negli occhi. Ho incontrato animali selvatici nel loro habitat naturale.

Ho realizzato riprese che, ogni volta che le riguardo, mi fanno rivivere quelle emozioni. E soprattutto ho respirato. Quell’aria pulita che soltanto un motociclista conosce davvero. Un’aria che non entra soltanto nei polmoni. Entra nella testa. Rimette ordine nei pensieri. Ti ricorda chi sei. Che cosa mi è rimasto dentro dopo tutti questi chilometri? Molto. Moltissimo.

Mi sono rimasti i ricordi. Le strade deserte che ho sempre cercato, perché il silenzio ha sempre avuto qualcosa da raccontarmi.

Mi sono rimasti i compagni di viaggio, con i quali ho condiviso chilometri, soste, risate e qualche momento difficile. Le amicizie nate davanti a un caffè in un rifugio di montagna o in un’area di servizio. Le conversazioni sul nostro “ferro”, come noi motociclisti chiamiamo affettuosamente la moto. Perché basta una domanda. Che moto hai? E dopo pochi minuti sembra di conoscersi da una vita. È questo il bello dell’essere motociclisti. Sentirsi parte di una comunità senza bisogno di presentazioni.

Poi, purtroppo, arriva anche il momento in cui il viaggio ti ricorda che non tutti rientreranno a casa insieme. Qualche giorno fa ho salutato per l’ultima volta un amico. Avevamo programmato di rivederci. Naturalmente in moto. Avevamo immaginato una strada, una destinazione, un’altra giornata da condividere.

Quel viaggio non lo faremo più. L’ultimo incontro è stato in una stanza d’ospedale. In silenzio. È un dolore che porterò con me ancora a lungo. Perché Massimo è il primo vero amico che la vita mi ha portato via.

Ed è in questi momenti che capisci quanto siano preziosi i chilometri percorsi insieme alle persone che amiamo. Perché le moto si cambiano. I caschi si sostituiscono. Le gomme si consumano. Persino il motore, un giorno, può essere revisionato. Le persone no.

Per questo oggi, più che mai, continuo a credere che il viaggio più importante non sia quello che facciamo verso una meta. È quello che facciamo insieme agli altri. Finché il destino ci concede ancora una strada da percorrere. Buona strada, Massimo. Ovunque tu sia.

Rientrando verso Roma ho ripensato a quella scelta fatta poche ore prima. Campo Imperatore è rimasto dov’era. Mi aspetterà.

Il Monte Amiata, invece, mi ha regalato una giornata che non avevo programmato e che probabilmente ricorderò molto più di un itinerario perfettamente pianificato.

Forse è proprio questo il privilegio più grande che una moto riesce ancora a regalarmi. La libertà di cambiare idea. Di seguire un’intuizione. Di lasciarmi guidare più dal cuore che dal navigatore.

Nella vita siamo spesso portati a credere che cambiare direzione significhi aver sbagliato strada. Io penso esattamente il contrario.

A volte è proprio il coraggio di deviare dal percorso stabilito che ci permette di scoprire paesaggi, emozioni e persone che altrimenti non avremmo mai incontrato.

La moto me lo insegna ogni volta che giro la chiave. La meta è importante. Ma non è mai la parte più bella del viaggio.

Quella appartiene alle curve, alle soste, ai silenzi, ai pensieri che nascono dentro un casco e a quella meravigliosa sensazione di libertà che soltanto chi vive la strada su due ruote può comprendere davvero.

Oggi ho semplicemente cambiato direzione. Forse non soltanto sulla carta geografica. Anche dentro di me.

Buona strada. 🏍️

3 Risposte
  1. Davide

    Gli eventi non preordinati sono spesso i più significativi e l’ escursione sul monte Amiata ne è la dimostrazione!
    È così, il tagliando si fa sovente a tutto ciò che è materiale… autovetture,olio, al “ferro” dei due ruote ma spesso dimentichiamo la strada più importante da percorrere.
    E con Massimo ciò è stato significativo .
    Mi unisco al suo ricordo

  2. Carola

    Ci sono viaggi che attraversano montagne e confini, e altri che attraversano l’anima.
    In queste righe la moto diventa soltanto il simbolo di un cammino più profondo: quello che ci invita, di tanto in tanto, a fermarci e ad avere il coraggio di fare il “tagliando” alla nostra interiorità. Perché non è il numero dei chilometri a dare valore al tempo, ma la qualità della presenza con cui li percorriamo. E forse il destino, con le sue deviazioni impreviste e i suoi addii, non cambia la nostra strada per punirci, ma per insegnarci che ogni incontro, ogni silenzio e ogni scelta sono parte di un disegno più grande.
    Alla fine, ciò che resta non è la meta raggiunta, ma l’impronta d’amore che abbiamo lasciato lungo il cammino.
    Buona strada, sempre, a chi continua il viaggio visibile e a chi lo percorre ormai nell’invisibile.

    1. A volte conta anche la meta raggiunta se la si vuole raggiungere. A volte invece il giro in moto è solo un escamotage per fare chilometri in libertà assoluta anche senza avere una direzione mprecisa e sono i viaggi più belli che mi hanno fatto scoprire luoghi nuovi senza cercarli

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