Io e Massimo grandi amici da tanti anni

Massimo Barbero, un amico

Ci sono notizie che arrivano senza bussare. Entrano nella giornata, fermano il tempo e lasciano un silenzio difficile da spiegare. Ieri è successo così.

Massimo Barbero se n’è andato improvvisamente, a causa di un’emorragia cerebrale.

Quando una persona con cui hai condiviso una parte del tuo cammino scompare così, il primo sentimento è l’incredulità. Si cercano spiegazioni, si ripercorrono gli ultimi incontri, le telefonate, i messaggi. Poi arriva la consapevolezza che alcune domande non avranno risposta.

Con Massimo non se ne va soltanto una persona. Se ne va un pezzo della mia giovinezza. Un volto familiare. Una voce. Un carattere. Un amico vero. Ci siamo conosciuti negli anni Ottanta.

Avevamo davanti tutta la vita e nessuno di noi immaginava quanto sarebbe stata veloce. Sabaudia era il nostro mondo. La casa di Massimo era diventata, senza che ce ne rendessimo conto, il quartier generale della nostra amicizia.

Lì nascevano le idee, le risate, i progetti improvvisati e quelle giornate che allora sembravano normali e che oggi, ripensandoci, erano straordinarie.

Nel garage prendeva vita una fantasiosa officina di riparazione biciclette. Non importava se fossimo davvero capaci di ripararle. L’importante era stare insieme, inventarsi qualcosa, sporcarsi le mani e sentirsi padroni del nostro piccolo universo.

Poi c’era il pontile sul lago. Le canne da pesca. Le ore trascorse ad aspettare che accadesse qualcosa. E, in fondo, qualcosa accadeva sempre. Perché quando hai vent’anni non è il pesce che aspetti.

È la vita. Ricordo il dondolo nelle calde giornate d’estate. Le orzate. Le bibite fresche. Le chiacchiere che sembravano non finire mai. Le prime ragazze. Le prime vere emozioni. Le ore trascorse la sera nella piazza del comune in attesa di decidere cosa fare e si finiva sempre da somma a prendere le bombe calde a Terracina. Le nottate trascorse in spiaggia, i falò, il bagno notturno nudi. Tutto questo è nei miei ricordi e nei ricordi di tutti quelli che hanno vissuto queli indimenticabili ani

Le prime Fiat 500 che arrancavano con il rimorchio verso una vacanza che ci sembrava un’avventura epica. I campeggi. Le tende canadesi che all’alba diventavano piccoli forni sotto il sole.

Le stuoie stese sull’erba che si trasformavano in tavole imbandite. Una pentola di pasta al sugo cucinata con un fornellino da campeggio aveva il sapore del miglior ristorante del mondo.

Perché non era il menu a renderla speciale. Era la compagnia. Poi arrivarono le moto. E con loro la Sardegna. La nostra Sardegna.

Un’isola che abbiamo imparato ad amare insieme, curva dopo curva, spiaggia dopo spiaggia, tramonto dopo tramonto. Ogni viaggio aggiungeva un ricordo. Ogni estate sembrava prometterci che nulla sarebbe cambiato.

Ma il tempo, silenziosamente, ha continuato il suo lavoro. Ci ha fatti crescere. Ci ha portati su strade diverse. Ha costruito famiglie, responsabilità, nuovi impegni. Eppure, ogni volta che ci ritrovavamo, bastavano pochi minuti per tornare quei ragazzi degli anni Ottanta.

Perché le amicizie vere non hanno bisogno di essere alimentate ogni giorno. Sanno aspettare. E quando si rincontrano, riprendono esattamente da dove si erano fermate.

Oggi voglio ricordare Massimo così. Non nel giorno in cui ci ha lasciati. Ma nei tanti giorni in cui abbiamo vissuto insieme. Perché è lì che continuerà a vivere. Nei ricordi. Nelle fotografie.

Nei racconti. Nei luoghi che abbiamo condiviso.  ogni volta che tornerò in Sardegna, ogni volta che vedrò un pontile sul lago, una vecchia bicicletta da riparare o sentirò il profumo di un piatto di pasta cucinato in campeggio, sono certo che un sorriso verrà spontaneo.

Perché ci sono persone che il tempo porta via. E ce ne sono altre che il tempo custodisce. Massimo appartiene a queste ultime.

Alla sua famiglia, ai suoi cari e a tutti coloro che gli hanno voluto bene rivolgo il mio più sincero abbraccio.

Ciao Massimo.

Grazie per quel tratto di strada percorso insieme.

È stato un privilegio chiamarti amico.

 

4 Risposte
  1. Davide

    In privato hai avuto modo di narrarmi di lui e della comitiva di Sabaudia, racconti che fotografano i valori che rendevano speciali i legami: la condivisione,la presenza discreta ed il sano divertimento.
    in un mondo ideale le brave persone dovrebbero vivere a lungo e non essere piante, mi unisco al suo ricordo e porgo le condoglianze in primis alla sua famiglia,oltre che a tutti coloro che lo hanno amato

  2. Carola

    Ci sono correnti che arrivano senza preavviso e cambiano il corso dei nostri pensieri. In quell’istante restiamo fermi, con i ricordi tra le mani, increduli davanti al mistero di un distacco improvviso.

    La perdita ha la capacità di riaprire stanze del tempo che credevamo lontane: ci restituisce volti, parole, sorrisi e frammenti di vita che hanno contribuito a costruire ciò che siamo.

    Poi il tempo, lentamente, cerca di dare un nuovo ordine alle cose. Ma qualcosa dentro di noi è già cambiato, perché ogni persona che attraversa il nostro cammino lascia una traccia invisibile.

    Forse nessuno se ne va davvero del tutto: semplicemente cambia il modo di essere presente. Rimane nell’eco dei pensieri, nella memoria del cuore e in quella parte di noi che porta ancora il segno del cammino condiviso.

    Un pensiero sincero e un abbraccio alla sua famiglia e a tutte le persone che hanno avuto la fortuna di condividere un tratto di strada con lui.

Lascia un commento