Alessandro Lopez davanti alla Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi durante un viaggio spirituale raccontato nel capitolo “Il potere di una matita” di Restituito alla vita.

Restituito alla vita – Il potere di una matita. Da quel giorno in cui rientrai in ufficio, dopo aver rimesso un po’ di ordine nel disordine che mi circondava, non mi resi conto subito che la vera salvezza era stata una semplice matita.

Il suo potere era quello di scrivere, annotare, appuntare. Ma nello stesso tempo poteva cancellare, sfumare, correggere, sottolineare.

Forse era proprio questo che mi serviva in quel momento della vita.

Da quella prima checklist ne nacquero altre. Appunti sparsi di ogni tipo. Foglietti, note, forse anche qualche post-it. Molte di quelle annotazioni finivano gettate via alla fine della giornata, altre dopo aver assolto il loro compito.

Ciò che contava non era conservarle. Ciò che contava era averle pensate. Aver dato una forma alle idee. Averle ordinate. Averle trasformate in azione.

Anche la mia mente, in fondo, stava tornando a funzionare rigorosamente “a matita”. Con la stessa libertà di scrivere e di cancellare, di conservare ciò che era utile e lasciare andare ciò che non lo era più.

Fu allora che compresi una cosa fondamentale. Il vero cambiamento non era esteriore. Quello sarebbe arrivato dopo, come naturale conseguenza.

Il cambiamento stava avvenendo dentro di me. Nasceva da un profondo senso dell’essere.

Da uno spirito di sopravvivenza che la mente reclamava per un corpo che, negli anni, aveva sopportato stress emotivi e prove fisiche di ogni genere.

Cominciai così a lavorare su me stesso con costanza. Giorno dopo giorno. Pensiero dopo pensiero.

Come se fossi allo stesso tempo il paziente e il terapeuta. Senza formule magiche. Senza scorciatoie.

Con la sola volontà di restituire equilibrio a ciò che per troppo tempo lo aveva perduto.

Questo lavoro costante ebbe un impatto molto forte sulla fiducia. Soprattutto sulla fiducia negli altri.

Ho sempre avuto un grande difetto, o forse un grande pregio: essere una persona profondamente diffidente e, allo stesso tempo, capace di aprirmi completamente anche con il primo venuto in un atto di estrema fiducia.

Un apparente paradosso che nel tempo mi ha procurato non pochi problemi, ma che con gli anni ho imparato a conoscere e, almeno in parte, a governare.

Su me stesso, però, quel lavoro fu un toccasana. I benefici non tardarono ad arrivare.

Mi sentivo più lucido, più presente, più capace di osservare ciò che accadeva dentro e fuori di me.

Fu un vero trampolino di lancio. Ripresi a pensare, progettare, immaginare il futuro. Aprivo cassetti pieni di idee e ne chiudevo altri che non avevano più ragione di restare aperti.

Cominciai a comprendere anche il valore di una parola che in passato avevo spesso trascurato: basta. Saper dire stop.

Riconoscere il momento in cui era necessario fermarsi, concedersi una pausa, prendere fiato. Così, quando ne sentivo il bisogno, saltavo in sella al mio destriero e partivo.

A volte verso una meta precisa. Altre volte senza una destinazione prestabilita. Lasciando che fosse la strada a suggerirmi il percorso.

Perché stavo imparando che non tutti i viaggi servono per arrivare da qualche parte. Alcuni servono semplicemente per ritrovare se stessi.

E una di quelle volte in cui sentii il bisogno di mollare tutto e prendermi una pausa, nacque dentro di me un desiderio profondo.

Forse il desiderio di riconciliarmi con Dio. O forse con ciò che, in quel momento della mia vita, Dio rappresentava per me.

Una mattina presi la moto e, come era mia abitudine, partii all’alba. La destinazione era Assisi. Non c’ero mai stato.

Sentivo il bisogno di visitare la Basilica di Santa Maria degli Angeli, sostare in preghiera davanti alla Porziuncola e respirare lo spirito francescano di quel luogo che avevo sempre immaginato come un rifugio dell’anima.

Qualche immagine:

Basilica di Santa Maria deglku angeli
Foto della Basilica di Santa Maria degli Angeli
La Porziuncola
Foto della Porziuncola
Santa Maria degli Angeli
Santa Maria degli Angeli

Fu una giornata intensa. Di quelle che non si dimenticano.

Dopo la visita alla Basilica raggiunsi la Chiesa di San Damiano, luogo particolarmente caro alla mia famiglia perché molti anni prima vi si era sposato mio fratello Giorgio.

Chiesa di San Damiano
Chiesa di San Damiano

L’eremo appariva immerso in una pace quasi irreale. Lì si conserva il celebre crocifisso che parlò a San Francesco, invitandolo a ricostruire la sua Chiesa. Davanti a quel crocifisso rimasi a lungo in silenzio.

Chiesa di San Damiano
Chiesa di San Damiano e il crocifisso

Poi salii al piano superiore, nel luogo dove Santa Chiara concluse la sua vita terrena. Ricordo ancora quella stanza semplice e raccolta. Ricordo soprattutto il silenzio. Un silenzio ordinato, rispettoso, quasi tangibile.

Punto dove Santa Chiara è spirata
Luogo dove morì Santa Chiara

Seduto tra altre persone raccolte nella preghiera, mi ritrovai a piangere sommessamente. Non erano lacrime di dolore.

Erano lacrime di liberazione. Forse le prime che mi concedevo senza opporre resistenza. Quello fu il mio primo vero pellegrinaggio spirituale.

Non ero andato ad Assisi per chiedere qualcosa. Ero andato per chiedere perdono. Per me stesso. Per le mie fragilità.

Per gli errori commessi. E, in qualche modo, anche per quelli degli altri.

A pochi chilometri da Roma avevo trovato un luogo capace di mettere pace soltanto guardandolo. Gli ulivi. La luce del sole.

La vallata che si apriva davanti allo sguardo. E quella statua di San Francesco che sembrava osservare il mondo con infinita serenità.

Statua di San Francesco
Statua di San Francesco
Statua di San Francesco
Alcuni appunti si scrivono a matita. Altri restano scolpiti nell’anima.
Chiostro della Chiesa di San Damiano
Chiostro Chiesa San Damiano

Seduto lì, per la prima volta dopo molto tempo, ebbi la sensazione che il peso che portavo sulle spalle fosse diventato un po’ più leggero.

Ma soprattutto quella e altre giornate non furono appunti a matita per la mia mente. Non erano pensieri destinati ad essere cancellati, corretti o riscritti.

Furono lastre di marmo. Incise lentamente con martello e scalpello. Rifinite con pazienza da quella parte più profonda di me che stava tornando a respirare. La mia anima.

Ogni viaggio, ogni silenzio, ogni preghiera, ogni lacrima versata in quei luoghi non appartenevano più alla dimensione delle cose provvisorie. Entravano a far parte di me. Diventavano fondamenta. Punti fermi. Segni destinati a restare. Perché la serenità non tornò all’improvviso. Arrivò poco alla volta.

Come uno scultore che ogni giorno toglie un frammento di pietra superflua fino a far emergere la forma che era sempre stata lì, nascosta sotto il peso del tempo e della sofferenza.

E forse, senza rendermene conto, stavo facendo esattamente questo. Non stavo costruendo una persona nuova. Stavo semplicemente riportando alla luce me stesso.

Quando nel tardo pomeriggio rimontai in sella per tornare a Roma, ero la stessa persona che quella mattina era partita all’alba.

Eppure non lo ero più. I problemi erano rimasti gli stessi. Le responsabilità pure. Nessuna magia aveva cancellato ciò che mi aspettava al ritorno.

Ma qualcosa dentro di me era cambiato. Avevo ritrovato un dialogo che per troppo tempo avevo lasciato in sospeso.

Non soltanto con Dio. Anche con me stesso.

Durante il viaggio di ritorno il rumore del motore accompagnava i miei pensieri, ma per la prima volta dopo tanto tempo quei pensieri non correvano in ogni direzione.

Procedevano ordinati. Sereni. Come se avessero finalmente trovato un posto dove fermarsi.

Guardavo la strada scorrere davanti a me e sentivo che la vita, lentamente, stava tornando al suo posto. Non era ancora il tempo delle certezze. Non era ancora il tempo delle grandi conquiste.

Era il tempo della pace.

E per chi ha attraversato la tempesta, la pace è già una straordinaria forma di rinascita.

2 Risposte
  1. Davide

    Non ricordavo che Giorgio si fosse sposato a San Damiano.
    Ciò aggiunge rilevanza a questa tua tappa che non è stata interlocutoria bensì fondante di quel percorso nuovo che ,ancora oggi, stai osservando mantenendo intatto quello spirito di cui tante volte abbiam trattato.
    Ci sono luoghi che assorbono le storie di chi li ha popolati, resi noti e Assisi è assolutamente uno di questi

Lascia un commento