Restituito alla vita – Da che dipende? Da che cosa dipende, davvero, la felicità? Dalla salute?
Dal denaro? Dal successo? Dagli affetti? Per anni mi sono posto questa domanda senza trovare una risposta che mi convincesse fino in fondo. Poi la vita ha deciso di mettermi alla prova. Prima la malattia. Poi la paura. Poi la lenta risalita. E infine qualcosa che non avevo previsto: la serenità.
Non è arrivata tutta insieme. Non è comparsa una mattina come un dono inatteso. È cresciuta lentamente, quasi senza farmene accorgere.
Oggi, guardandomi indietro, mi chiedo se quella serenità dipenda davvero da ciò che possiedo o piuttosto da ciò che ho imparato a lasciare andare. Ho perso illusioni. Ho perso fretta.Ho perso la necessità di avere sempre ragione.
Ho perso persone che pensavo avrebbero camminato accanto a me per tutta la vita. Eppure non mi sento più povero. Mi sento più leggero. Forse essere restituiti alla vita non significa ricevere una seconda possibilità.
Significa imparare ad abitare la prima con occhi diversi. E allora torno alla domanda iniziale. Da che dipende? Forse la risposta è diversa per ognuno di noi. Io posso raccontare soltanto la mia.
Rileggendo i vari episodi di *Restituito alla vita*, mi accorgo di essermi ritrovato più volte su strade e percorsi differenti. All’apparenza sembravano condurmi verso mete diverse.
In realtà convergevano sempre nello stesso luogo. Dentro di me. Verso il mio io.
Verso quella continua ricerca di crescita che ho sempre sentito pulsare dentro e che, nel tempo, si è manifestata all’esterno nei modi più diversi. Qualcuno l’ha notata. Qualcuno l’ha soltanto sfiorata.
Qualcun altro non l’ha mai vista. Ma il tempo, quello no. Il tempo non l’ha ignorata. L’ha modellata.
Lentamente. Con pazienza. Come il mare fa con la roccia, senza fretta e senza rumore.
Il capello, lentamente, si è ingrigito con il passare del tempo. Il viso si è disteso.
Lo sguardo è rimasto vigile, ma oggi sa anche sorridere. E, qualche volta, concedersi una lieve malinconia. Non quella che appesantisce il cuore, ma quella che accompagna i ricordi più belli.
Soprattutto, non mi sento più solo. Eppure mi sono circondato di solitudine. Una solitudine scelta.
Mai subita. Perché ho scoperto che esiste una differenza profonda tra l’essere soli e il sentirsi soli.
Oggi amo il silenzio. Mi permette di ascoltare la persona con cui, per troppi anni, avevo parlato troppo poco. Me stesso.
Qual è stata la vera terapia continuativa che mi ha aiutato a ritrovare equilibrio?
Senza alcun dubbio, la pratica costante della meditazione mindfulness.
Non è stata una soluzione miracolosa né immediata. È stato un percorso quotidiano, fatto di piccoli passi, di ascolto, di respirazione e di presenza. Giorno dopo giorno ha cambiato il mio modo di affrontare la vita, le difficoltà, il lavoro e perfino il silenzio.
Le immagini che seguono rappresentano, in qualche modo, la mia “pagella”. Non sono un traguardo, ma la testimonianza concreta di un cammino che continua ancora oggi.
L’applicazione che utilizzo da tempo è Relax Meditation, disponibile per App Store e Google Play (attualmente solo in lingua inglese). La consiglio sinceramente a chi desidera avvicinarsi alla mindfulness con semplicità e costanza.

Direi non c’è male come ingresso.

Necessita. Troppe interferenze.

Non avevo dubbi. Li ho coltivati.

Quanto ci ho lavorato. E’ stata la base di tutto per risoergere.

Mai cercato. Quando è arrivato l’ho solo apprezzato come un dono del mio lavoro.

Affinata nel tempo attraverso le esperienze dei successi, ma anche degli insuccessi.

Lavori in corso…

Tutto il lavoro che sto facendo da diverso tempo. Devo applicarmi di più.
La meditazione non mi ha cambiato come persona. Mi ha semplicemente aiutato a ritrovare quella che ero, liberandola dal rumore che negli anni si era accumulato.
Forse questa vacanza che mio sono concesso in questo periodo e che sto scrivendo in altro articolo “Io e la mia moto – Prospettive di viaggio”, mi sta restituendo molto più di quanto immaginassi alla partenza. Non soltanto chilometri, fotografie o ricordi. Mi sta restituendo tempo. Tempo per osservare, ascoltare, pensare. Tempo per riconoscere ciò che davvero conta.
Domani sarà un altro giorno. Un’altra strada, un altro orizzonte, forse un altro pensiero da annotare. Il viaggio continua. In Sardegna, certamente. Ma soprattutto dentro di me.
E, come ormai è diventata una piacevole abitudine per chi ti segue, chiuderei con una riga semplice:
Appuntamento al prossimo capitolo. Buona strada. 🏍️
Credo che questa formula possa diventare la firma della serie *Io e la mia moto – Prospettive di viaggio*: discreta, riconoscibile e perfettamente coerente con il tuo modo di raccontare.

Sempre più convinto che lo sfogliare della socialità sia un ritorno all’ essenza: nasciamo soli per attirare quel che si confá al nostro universo ma finiamo per contornarci di persone e percorsi inidonei.
Io vedo il ritorno all’ essenziale come un arricchimento e sono sempre persuaso che non v’è ricchezza più inestimabile della salute e dell’ amore sommati in uno stesso cammino.