La strada la degi guardare bene le curve le affronti guardando la direzione, la traiettoria, mai tagliare la carreggiata.

Io e la mia moto – Prospettive di viaggio

Ci sono viaggi che nascono da una destinazione. Altri nascono da una necessità. Questo appartiene alla seconda categoria.  La Sardegna la conosco bene.
Le sue strade non hanno bisogno di presentazioni. Le curve che si affacciano sul mare, i borghi, il vento, il profumo della macchia mediterranea: tutto questo fa già parte della mia memoria.

Eppure parto. Non per scoprire luoghi nuovi. Per ritrovare qualcosa che conosco e che forse avevo semplicemente lasciato in attesa. Da troppo tempo quasi un anno. La moto è pronta.

Le valigie sono state caricate con calma. Nessuna fretta. Nessuna corsa contro il tempo. La nave partirà stanotte, ma il viaggio è iniziato molto prima.

È iniziato quando ho deciso che non avevo bisogno di arrivare in fretta. Mia moglie mi ha chiesto perché partire da casa così presto, avendo l’imbarco molte ore dopo.

La risposta è semplice. Perché il porto fa parte del viaggio. L’attesa fa parte del viaggio.

Sedersi a guardare le navi entrare e uscire dal porto, osservare le moto che arrivano una alla volta, sentire l’odore del mare e del carburante, ascoltare il rumore delle cime che si tendono: tutto questo è già Sardegna.

Non sono interessato a collezionare chilometri. Voglio collezionare momenti. Negli ultimi mesi ho imparato una cosa importante:volersi bene significa anche concedersi il diritto di rallentare.

La moto me lo insegna ogni volta. Posso fermarmi quando voglio. Posso cambiare strada. Posso sedermi davanti al mare senza dover rendere conto a nessuno del tempo che passa.

Questa libertà non ha nulla a che vedere con la velocità. Ha a che vedere con la scelta. Durante questa settimana la GoPro sarà un testimone silenzioso. Raccoglierà immagini, colori, incontri, strade e pensieri.

Alcuni saranno belli. Alcuni meno.

Perché questo viaggio nasce anche dal desiderio di riconciliarmi con ciò che vedo ogni giorno: la fretta, l’arroganza, la superficialità, l’incuria, ma anche la gentilezza inattesa, il rispetto, il sorriso di uno sconosciuto, il gesto cortese che nessuno fotografa. Non cerco contenuti. Cerco verità. E forse la più importante l’ho trovata ancora prima di partire:

Mi voglio molto bene.

Per questo oggi salgo sulla mia moto e parto. Non per scappare. Per incontrarmi. E questo sarà il mio itinerario per raggiungere il lido di Oristano.

Itinerario

Day One: 24 Giugno 2026

Sono in procinto di partire.

Come al solito, ed è ormai una costante dei miei viaggi in moto, ad accompagnarmi ci sarà una bella pioggia battente. Le previsioni dicono che mi terrà compagnia fino al porto e che verso le 20:00 tutto dovrebbe terminare.

Forse qualcuno direbbe che sarebbe più saggio ritardare la partenza. Forse avrebbe anche ragione. Ma non importa. Sono attrezzato per affrontarla.

La tuta antipioggia è pronta, insieme a giacca e pantaloni impermeabili con zip lungo le gambe, facilmente indossabili anche senza togliere gli stivali. Tutto è al suo posto, pronto all’uso.

E poi, a pensarci bene, la pioggia non è un ostacolo. È semplicemente il primo capitolo del viaggio. Ogni partenza ha il suo carattere. Alcune iniziano con il sole alto e il cielo terso. Altre chiedono subito un piccolo tributo di pazienza. Questa volta il pedaggio si paga in gocce d’acqua. Non mi pesa. Anzi.

C’è qualcosa di rassicurante nel sapere che, una volta superata la pioggia, mi aspetta il porto, l’attesa dell’imbarco, il rumore delle navi e, domattina, la Sardegna. La moto è pronta.

I bagagli sono al loro posto. Io anche. E mentre guardo il cielo che si prepara a scaricare la sua acqua, penso che il viaggio è già iniziato. Non quando girerò la chiave. Non quando salirò sulla nave.

Ma adesso. Nel momento esatto in cui accetto che la strada sarà quella che sarà, senza pretendere di cambiarla. La pioggia farà il suo lavoro. Io farò il mio.

Andare incontro al viaggio.

Ore 19:30 – Modalità Bikers

Sono in garage. Accendo la moto. Il sibilo della pompa della benzina dura pochi secondi, ma basta per cambiare tutto. I sensi si acuiscono immediatamente.

È come se il cervello capisse prima di me che il momento è arrivato davvero. Fino a un attimo prima ero ancora a casa, tra le ultime cose da controllare, gli oggetti da sistemare, i pensieri da mettere in ordine. Poi giro la chiave. E divento motociclista. Un po’ meno bradipo. Un po’ più consapevole. Un po’ tanto emozionato.

È una sensazione difficile da spiegare a chi non va in moto. Non è fretta. Non è adrenalina. Quella si scarica a parte. È presenza. La mente smette di vagare e si concentra sull’essenziale.

La strada. Il tempo. Il viaggio. Tra poco uscirò dal garage e Roma sarà ancora Roma, con il suo traffico, la sua fretta e le sue contraddizioni. Io però sarò già altrove.

Perché il viaggio, quello vero, è iniziato nel preciso istante in cui ho sentito quel piccolo sibilo provenire dal serbatoio. Il resto sarà soltanto strada.

La musica parte quasi insieme al motore. Accendo la GoPro sul casco e controllo l’anteprima sul cellulare. Tutto funziona.

È curioso: preparo telecamere, batterie e registrazioni, ma non ho alcuna intenzione di seguire un navigatore. So dove andare. Per molte ore non mi servirà.

Lo accenderò soltanto quando sarà il momento di raggiungere il molo esatto dell’imbarco. Per il resto voglio essere libero. Non voglio l’assillo del tempo.

Non voglio guardare continuamente l’orario di arrivo. Non voglio che una voce artificiale mi ricordi ogni pochi chilometri dove devo girare. Ho un anticipo enorme davanti a me.

E soprattutto non ho fretta. So già che sarò tra i primi ad entrare nella nave.  È una piccola soddisfazione da motociclista, una di quelle cose che forse hanno poca importanza ma che fanno parte del rito della partenza.  Ognuno ha i propri rituali.

Il mio è arrivare con calma, osservare il porto, guardare le persone, sentire l’odore del mare e aspettare il momento in cui si aprirà l’accesso all’imbarco. Poi entrerò. Con la stessa serenità con cui si attraversa una soglia attesa da tempo.

Quasi come se, per una notte, le porte del paradiso avessero la forma di un portellone aperto sul ventre di una nave diretta in Sardegna. Quel paradiso che mi attende sul serio.

Ore 21:30 – Porto di Civitavecchia

Il porto ha sempre un’atmosfera particolare.

Non appena il personale di bordo ha aperto la corsia riservata alle moto, ci siamo messi in fila. Eravamo pochi, forse una decina. Io ero il primo.

Davanti a me il ventre del traghetto. Dietro, il rumore sommesso dei boxer BMW, dei bicilindrici e dei motori che aspettavano soltanto il momento di salire.

Una coppia su una BMW GS si è affiancata lentamente. È bastato uno sguardo e un cenno della mano. Tra motociclisti non servono molte parole. Quel saluto spontaneo era già l’inizio del viaggio condiviso.

Poi il personale ci ha fatto cenno di avanzare.

La moto è salita lentamente sulla rampa. Le luci del garage hanno preso il posto del cielo e, per qualche ora, il viaggio avrebbe avuto come orizzonte il mare.

La mia Crossella parcheggiata

La Sardegna era ancora oltre quella notte. La moto era ormai assicurata nel garage del traghetto.

Raggiungo la cabina, sistemo il minimo indispensabile e torno sul ponte. Prima, però, una sosta al bar. Un cappuccino d’orzo. Lo sorseggio lentamente mentre il traghetto si prepara a lasciare il porto.

Salgo sul ponte esterno. Mi piace osservare la partenza. Le luci della costa si allontanano lentamente, quasi senza fare rumore. Ogni volta provo la stessa sensazione: non è soltanto un trasferimento, è l’inizio di qualcosa.

Partenza dal Porto di Civitavecchia

Uno sguardo al cielo

La Luna
selfie sul ponte

Dopo qualche minuto torno in cabina.

Indosso il pigiama, mi sdraio sul letto. Devo ammetterlo: è sorprendentemente comodo. L’aria condizionata è regolata alla perfezione e il leggero movimento del mare fa il resto.

Il sonno arriva quasi subito. Mi addormento cullato dal mare.

Alle cinque in punto apro gli occhi. Mi avvicino all’oblò e guardo verso poppa. Le prime luci dell’alba stanno già colorando il cielo.

 

 

Una meravigliosa alba

La Sardegna è lì, ancora invisibile, ma ormai vicina. E dentro di me cresce quella sensazione che ogni motociclista conosce bene: tra poco il motore tornerà a rombare e la strada ricomincerà a raccontare una nuova storia.

L’annuncio dell’arrivo interrompe il silenzio della nave.

Olbia è davanti a noi.

Una breve colazione, il tempo di gustare gli ultimi minuti della traversata e poi la chiamata per raggiungere i garage.

Ritrovo la mia BMW esattamente come l’avevo lasciata. Tolgo le cinghie di sicurezza, sistemo con calma i bagagli e mi guardo intorno. I motociclisti siamo ancora gli stessi della sera precedente.

Ci scambiamo un sorriso, un cenno del capo e quel saluto che tra chi viaggia su due ruote vale più di tante parole.

«Buona strada.» Poche sillabe, ma dentro c’è tutto.

Pronti allo sbarco
Porto di Olbia

L’attesa davanti al portellone sembra interminabile. Poi, lentamente, la luce invade il garage.

Il traghetto apre le sue porte. Le ruote tornano sull’asfalto.

Finalmente la Sardegna.

Davanti a me non c’è soltanto un’isola. C’è una terra tutta da scoprire, curva dopo curva, chilometro dopo chilometro.

Accendo il motore.

Sul display compare una semplice scritta che da sola racchiude l’emozione di quel momento.

Day Two 25 Giugno 2026

Il viaggio può davvero cominciare. La Sardegna mi accoglie nel modo più bello.

Ha un profumo tutto suo. Quello del mirto, della macchia mediterranea, degli oleandri in fiore che accompagnano le strade come un lungo viale colorato.

L’itinerario è stato pianificato da casa. O almeno così dovrebbe essere.

Perché poi, quando sono in sella, finisco sempre per andare un po’ “a braccio”. Ho un canovaccio, una direzione, ma lascio che siano la strada, l’istinto e la curiosità a suggerirmi qualche deviazione.

Mi dirigo verso Arzachena. Curve. Tante curve. E tanti pensieri. Tanti ricordi della mia adolescenza, le prime moto, i primi campeggi (quello ci si poteva permettere) e magari anche una notte con sacco a pelo sotto le stelle adagiati in un campo. Oggi sarebbe proibitivo. 😂

Decido di saltare Palau e proseguire verso Santa Teresa Gallura. Poi Isola Rossa. Castelsardo. Ogni chilometro regala un panorama diverso, un colore nuovo, un profumo che entra nel casco aperto e ti ricorda perché ami viaggiare in moto.

A un certo punto scelgo di imboccare la Carlo Felice. Voglio raggiungere rapidamente Bosa.

È ormai ora di pranzo.

Mi fermo in un delizioso ristorante del Club Nautico. Nessuna ricerca particolare. Mi ispira il posto.

Uno scatto a Bosa

Strada del ristorante

Ordino cose semplici, come piace a me. Un’insalata di mare. Uno spaghetto con vongole, pomodorini e bottarga.

Il tempo di gustare il pranzo senza fretta, una sciacquata al viso, la testa rinfrescata dall’acqua e sono di nuovo in viaggio.

L’ultima parte della giornata mi accompagna verso Torregrande.

Lì mi aspetta l’Hotel Lido Beach, che sarà la mia casa fino al 30 giugno.

Giardino esterno

Il Day Two si conclude così.

Con tanti chilometri alle spalle, il profumo della Sardegna ancora addosso e quella piacevole sensazione che soltanto un viaggio in moto riesce a regalare: sapere che domani la strada sarà ancora lì, pronta a raccontare una nuova storia.

Day Three 26 Giugno 2026

Oggi cominciano le cose serie.

Dopo una buona colazione salgo in sella poco dopo le otto. L’aria è ancora fresca e la luce del mattino rende tutto più nitido.

L’itinerario di oggi nasce anche grazie ai preziosi suggerimenti del mio amico Gian Luca Giovannini, immancabile compagno di viaggio, anche quando percorriamo strade diverse. Negli anni mi ha fatto conoscere una Sardegna autentica, lontana dai percorsi più battuti, e ancora una volta decido di affidarmi ai suoi consigli.

La direzione è quella giusta. Guspini. Arbus. Portixeddu. Capo Pecora. Buggerru. Masua. La provincia del Sulcis Iglesiente.

L’obiettivo è semplice: godermi ogni curva e ogni panorama, restando il più possibile vicino alla costa. A fine giugno il caldo dell’entroterra può diventare impegnativo e, in moto, imparare ad assecondare il clima significa anche viaggiare meglio.

La Sardegna, ancora una volta, si dimostra generosa.

 

Ogni chilometro cambia il paesaggio. Le montagne sembrano tuffarsi nel mare, le rocce raccontano milioni di anni di storia e il blu del Mediterraneo accompagna ogni sosta.

 

Non ho fretta. Non devo arrivare prima degli altri. Devo soltanto arrivare con gli occhi pieni di bellezza.

Nel primo pomeriggio rientro con calma all’Hotel Lido Beach di Torregrande.

È il momento di togliere il casco, bere qualcosa di fresco e lasciare che le immagini della giornata si sedimentino nella memoria. Domani sarà un’altra strada. E, ne sono certo, un’altra emozione.

Appuntamento al Day Four

La giornata si chiude qui.  Il viaggio, però, è soltanto all’inizio.

Il Day Four – 27 giugno 2026 è già dietro l’angolo e mi porterà verso nuovi orizzonti, nuove curve e nuovi pensieri da condividere.

Ci ritroviamo qui, sempre su questo articolo. La strada continua.

 

Le fotografie e i video che seguono raccontano meglio di qualunque parola i luoghi attraversati, i colori della Sardegna e le emozioni vissute lungo la strada. piccola carrellata di immagini per non spezzare la lettura.

 

Buggerru
Spiaggia di Buggerru
Capo pecora
Capo Pecora
Era gelosa voleva anche lei una foto 😂

 

Capo Pecora
Gonnessa
Gonnessa

Day Four – 27 giugno 2026 – Quando il viaggio rallenta

C’è una giornata, in ogni viaggio, in cui succede poco.

Pochi chilometri. Poche fotografie. Pochi luoghi nuovi da raccontare.

Per anni avrei pensato fosse una giornata sprecata. Oggi no (anzi ieri perchè mentre scrivo siamo già entrati nel Day Five).

Oggi mi accorgo che proprio quando il viaggio rallenta, comincia quello più interessante.

Mi sto accorgendo che questa vacanza non mi sta regalando soltanto paesaggi. Mi sta restituendo il tempo. Quel tempo che per anni ho rincorso senza raggiungerlo mai. Oggi non ho più bisogno di riempire ogni minuto. Posso permettermi di lasciarne qualcuno semplicemente vivere.

E allora ho preferito rilassarmi in hotel, nel fresco della mia stanza, e riflettere su quei dettagli che, per me, hanno un valore quasi terapeutico.

L’ho sempre sostenuto: la moto deve essere un piacere, mai un obbligo. A volte basta osservarla. Pulirla con calma. Fare una piccola manutenzione. Ritoccare un graffio inevitabile. Prendersene cura con rispetto, come si fa con una fedele compagna di viaggio.

Con questa BMW ho percorso quasi 39.000 chilometri. Con la K ne avevo fatti circa 50.000. In tutto sono quasi novantamila chilometri. Un’infinità di strade percorse, paesaggi attraversati, profumi respirati, amici incontrati e compagni di viaggio, anche solo per qualche curva, con cui ho condiviso un tratto di strada e un frammento di vita.

Mi sono chiesto quale fosse stato il colore predominante di questa vacanza. La risposta è arrivata quasi subito. Il blu. Il blu intenso del cielo e del mare. Un blu cristallino. Trasparente. Proprio come ho sempre cercato di essere.

A volte increspato dal vento. Altre agitato dall’arrivo di una burrasca. Qualche volta persino inquieto. Ma sempre capace, prima o poi, di ritrovare quella calma piatta che i marinai chiamano bonaccia.

Forse è proprio questo che questa Sardegna mi sta restituendo: non una felicità rumorosa, ma una serenità silenziosa. Quella che non ha bisogno di essere raccontata a tutti per essere vera.

Oggi sarà un altro giorno. Forse altre strade, forse altre soste, forse soltanto un’altra occasione per osservare ciò che mi circonda e, soprattutto, ciò che porto dentro di me.

La Sardegna continua a regalarmi chilometri. Io continuo a raccogliere pensieri.

Ma, per il Day Four, il viaggio finisce qui.

Nel prossimo appuntamento lascerò per un momento la strada e tornerò a raccontare un’altra pagina di “Restituito alla vita”. Perché, in fondo, ogni viaggio esteriore trova il suo significato soltanto quando incontra quello interiore.

Day Five – Si ritorna a casa

Il viaggio di ritorno è stato altrettanto bello come tutti gli itinerari visti. Sono andato su Bosa, per poo proseguire sulla costa e rientrare nell’interno per poi arrivare fino a Castelsardo, prosegjuire sulla costa Nord fino a Santa Teraa di Gallura, poi Isola Rossa, Palau, Baia Sardinia ed infine il porto di Olbia.

Considerazioni finali

Questo viaggio è stata la riconciliazione principoalmente con me stesso. Mettere alla prova il fisico per percorere 1.500 chilometri in appena cinque giorni cn una media di 5000 chilometri al giorno. Ma spprattutto io e la mia moto, soli, nel silenzio più assoluto rotto solo dal vento, dal cinguettio degli uceelli al mattino e dal romnbo della mia moto.

Di seguito una sintesi più che sufficiente per capire e seguire il viaggio.

 

 

3 Risposte
  1. Carola

    Mi viene in mente una sola parola: connessione.

    Ci sono viaggi e viaggi. Ascolto le parole che, con cura, hai affidato al tuo day story e, nello scorrere delle frasi, ogni pensiero si trasforma in un piccolo mantra.

    Il suono del mare, il vento, il silenzio che abita la mente. Non è soltanto rallentare: è concedersi il coraggio di fermarsi, sospendere il tempo per ritrovarsi.

    Alcuni viaggi sono semplici itinerari, altri diventano luoghi dell’anima, capaci di ricondurci alla nostra direzione più autentica, al nostro centro interiore.

    Mentre il rombo della moto scandisce il ritmo della strada, la mente attraversa confini invisibili, lasciando alle spalle il ricordo di una città che, a volte, sembra smarrire il suo dialogo con la natura.

    L’universo suggerisce armonia e ordine, la natura insegna connessione ed empatia, il cielo ricorda leggerezza e spiritualità. Eppure, anche in mezzo alla superficialità, al cinismo e all’aridità interiore, continuano ad esistere piccoli gesti che restituiscono fiducia.

    C’è chi si ferma alle strisce pedonali per lasciarti attraversare, chi ti invita a passare avanti alla cassa perché hai acquistato poche cose, chi ti sorride senza un motivo apparente. Sono attimi semplici, ma preziosi. Momenti da custodire.

    In ogni partenza vive un dolce distacco dal quotidiano, quello che ci accompagna oltre l’abitudine, fino a emozionarci davanti all’alba di un nuovo incontro con noi stessi e con il nostro mondo interiore.

    Connessione con il mare, con il cielo, con la terra. E, soprattutto, con quella parte di noi che il rumore del mondo cerca spesso di coprire, ma che il silenzio sa sempre ritrovare.

    1. Davide

      Sei nuovamente nel tuo mondo, quello che hai messo in standby nel momento in cui la salute ha bussato ed ha ricordato essere la priorità (cosa che tu ed io conosciamo sulla pelle): il tuo diario di bordo è qualcosa che dà modo a tutti noi di viaggiare ed esserci.
      Sono dei posti meravigliosi e viverli con questa rinnovata consapevolezza ed equilibrio interiore consentirà di carpirne le peculiarità ,siano esse paesaggistiche, storiche che artistiche!

      So quanto tenessi a tutto ciò ed i sacrifici fisici ed umani sostenuti in questi mesi per esserci, ti abbraccio fraternamente e ti seguo .

      Buon viaggio ,metà biker metà sognatore

    2. E’ esattamente tutto questo. La connessione vera di un appassionato di moto che da anni ed anni ha percosro ogni tipo di strada per montagne, passi apini, strade costiere, con qualsiasi tempo, temporali, neve, ghiaccio, fango. Non mi ha mai fermato nulla, ma sempre con estrema prudenza.

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