Cinque ore di strada. Una missione pianificata. Un banco di prova della mia rinascita.
La missione è stata pianificata all’alba. Una di quelle albe dove, solitamente, dal balcone della cucina guardo il cielo. Se sono presenti nuvole, consulto il meteo e poi scatta la modalità Bradipo Bikers.
I riti propiziatori. La maglietta da usare. Il pantalone giusto. La borraccia d’acqua fresca. La discesa nel box. La pulizia della visiera del casco. Degli occhiali. L’accensione del quadro della moto. Il rumore della pompa della benzina che fa “risvegliare” i sensi.
E infine il rombo sordo della mia R 1250 RT, tipico dei motori boxer. Non mi sento ancora di far risvegliare la mia K 1600 GT.
Lo farò più avanti. Dopo aver testato pesi, equilibri e resistenza ai percorsi.
Di fatto ho già programmato prossimamente cinque giorni in Sardegna che affronterò ancora con la RT, per tornare su quelle strade che adoro percorrere.
Uscito dal cortile di casa ho avviato la navigazione sull’applicazione MyRoute, che consiglio agli appassionati. Avevo impostato tutti i waypoint del percorso: circa 300 chilometri tra i freschi colli e i borghi della Tuscia laziale.
Luoghi di antica memoria. La mia pattuglia di fine corso Allievi Ufficiali. La civiltà etrusca che emerge in ogni angolo. I profumi della campagna. La varietà di volatili che popolano quelle zone. E un cielo terso, senza nemmeno una nuvola.
Sono stati questi i compagni delle mie fantastiche cinque ore in sella.
Prima tappa: Sutri.
Percorrendo la Cassia Veientana vi arrivo abbastanza velocemente ma, avendola visitata diverse volte, non faccio soste e proseguo verso Ronciglione, con l’obiettivo di avvicinarmi al Lago di Vico costeggiandolo lungo l’omonima strada provinciale.
Ed è proprio lì che decido di fare la prima sosta. Un punto soleggiato. Un campo aperto. La vista del lago. E un solo cavallo che, incuriosito, mi osserva.
È in quel momento che arriva la prima ispirazione. Una riflessione ad alta voce che pubblico come Reel su Instagram.
La ripropongo qui al lettore perché racconta meglio di qualsiasi descrizione quale fosse il mio stato d’animo in quell’istante.
Dopo quel breve momento riaccendo la moto. Ingrano la prima.
E come spesso succede quando sono immerso nella natura, con la coda dell’occhio vedo passare una farfalla bianca. Mia madre. Che mi segue ovunque. Un discorso troppo lungo per essere spiegato in poche righe. Chi mi conosce sa che questi incontri non appartengono al caso.
Fanno parte di una connessione spirituale che nel tempo ho sviluppato con una dimensione che considero oltre quella terrena. Non chiedo a nessuno di comprenderla. Mi basta viverla. Uno sguardo al navigatore. Seconda tappa completata. La strada continua.
Direzione San Martino al Cimino.
Percorro la Strada Provinciale Valle di Vico. Boschi. Aria fresca. Ombre che si alternano alla luce. Chilometro dopo chilometro non sento il bisogno di alcuna distrazione. Niente musica. Volevo ascoltare me stesso. Volevo ascoltare la mia moto respirare attraverso i suoi cilindri.
Volevo sentire quella perfetta sincronia di movimenti, equilibrio e postura che soltanto una lunga strada può regalare.
È proprio quella sensazione di armonia è stata a convincermi di non fare altre soste. Proseguo lungo la Strada Provinciale Monte Fogliano. Poi sulla Strada Provinciale Canepinese. Infine svolto sulla Strada Provinciale Colonnetta.
La destinazione successiva è Soriano nel Cimino.
Ma, in quel momento, più che la meta conta il viaggio. Perché sento le gambe rispondere bene. Non avverto fastidi. Non avverto gonfiore.
Anche grazie alle calze compressive che ormai ho deciso di utilizzare sempre, sia in moto sia nelle normali giornate di lavoro.
Dentro di me cresce un sorriso. Quella sensazione di benessere che arriva quando il corpo e la mente tornano finalmente a parlarsi.
Ed ecco il primo imprevisto.
Non avendo selezionato sul navigatore l’opzione “evita strade sterrate” — un vero incubo per chi, come me, possiede moto stradali nel senso più autentico del termine — mi ritrovo improvvisamente davanti a ciò che ogni motociclista da turismo vorrebbe evitare.
Strada sterrata. Fortunatamente abbastanza rettilinea. Ma piena di buche. Ghiaia. Ciottoli appuntiti. E tutti i presupposti per una possibile foratura. Stringo le gambe sul serbatoio. Seconda. Terza. Niente movimenti bruschi. Niente panico. Soltanto concentrazione.
Per circa sei chilometri attraverso una campagna completamente deserta. Persino una pozzanghera che assomiglia più a un piccolo lago che a una semplice raccolta d’acqua. Il telefono perdeva spesso il segnale. Va offline. Ma non rappresenta un problema.

In situazioni come queste fermarsi può essere più rischioso che proseguire. Meglio andare avanti. Con calma. Con rispetto.
E con fiducia. Poi, all’improvviso, all’orizzonte compare Soriano nel Cimino. E provo una sensazione che ricorda quella dei marinai dopo una lunga navigazione. Terra. Finalmente terra. Un piccolo miraggio che mi strappa un sorriso dentro il casco.
Essendo trascorso molto tempo, decido di percorrere più velocemente le successive tappe verso Canepina, Vallerano e Vignanello.
Canepina appare raccolta e discreta, adagiata tra i boschi dei Monti Cimini. È uno di quei paesi che conservano ancora il ritmo lento della provincia, dove il tempo sembra avere meno fretta e le pietre raccontano storie antiche.
Pochi chilometri più avanti incontro Vallerano, noto per i suoi castagneti e per l’atmosfera autentica che lo circonda. Le strade si snodano tra il verde e lasciano intravedere scorci che inviterebbero a fermarsi più a lungo.
Infine Vignanello, dominato dall’eleganza del Castello Ruspoli, uno dei gioielli rinascimentali della Tuscia. Anche da lontano si percepisce il legame tra storia, architettura e paesaggio che caratterizza questo territorio.
Ma questa volta non è il giorno delle visite approfondite. La missione non è turistica.
La missione è capire come risponde il mio corpo, come reagisce la mia mente e quanto della mia ritrovata energia sia ormai diventata realtà e non più soltanto speranza.
Una brevissima sosta in un bar a Vignanello, una pausa fisiologia una tazza calda di orzo un sorso d’acqua (i voleva dopo quella brutta strada).
Una brevissima sosta in un bar a Vignanello. Una pausa fisiologica, una tazza calda di orzo e un sorso d’acqua. Ci voleva, dopo quella brutta strada sterrata che aveva messo alla prova concentrazione e pazienza.
Considerati i chilometri già percorsi e per mantenere la coerenza dell’itinerario circolare che avevo pianificato all’alba, riparto in direzione di Bassano in Teverina per imboccare la Strada Provinciale Ortana verso Vasanello.
Vasanello appare all’improvviso, raccolto attorno alla sua rocca medievale. Un borgo autentico della Tuscia, lontano dai grandi flussi turistici, dove il profilo del castello domina ancora il paesaggio e ricorda l’importanza strategica che questi luoghi hanno avuto nei secoli. Le sue strade conservano il fascino discreto dei paesi che non hanno bisogno di mettersi in mostra per raccontare la propria storia.
Proseguo poi lungo la Strada Sant’Andrea Calvenzana fino a raggiungere Gallese, attraversando una campagna che alterna boschi, campi coltivati e scorci sempre diversi. Il traffico è quasi assente e la moto continua a scorrere con naturalezza tra curve morbide e rettilinei rilassanti.
Da Gallese imbocco quindi la Strada Provinciale Castel Sant’Elia, diretto verso Nepi.
È proprio lungo quel tratto che arriva un momento di nostalgia. Un ricordo improvviso che mi riporta al giorno del mio matrimonio, celebrato nella splendida Basilica di Sant’Elia. Un luogo che per me non è soltanto un monumento o una meta di passaggio, ma una pagina importante della mia vita.

Il pensiero corre inevitabilmente a Rossella.
Prendo il telefono attraverso il sistema della moto e la chiamo. Non per necessità, ma per il piacere semplice di condividere quel momento. Le comunico che sto rientrando e che, rispetto alla tabella di marcia, sono addirittura in anticipo.
Dall’altra parte della cornetta percepisco serenità. Dalla mia parte, invece, qualcosa di ancora più prezioso: la consapevolezza che quella giornata non stava misurando soltanto chilometri percorsi, ma la distanza che separa la fragilità dalla ritrovata fiducia in se stessi.
Senza ulteriori soste punto dritto verso casa. La Cassia Veientana scorre veloce sotto le ruote e, lo ammetto, il ritorno assume un ritmo un po’ più sostenuto. Non per fretta, ma per concedermi quella scarica di adrenalina che ogni motociclista conosce bene e che, in una giornata come questa, diventa parte integrante dell’esperienza.
La moto risponde perfettamente. Io pure. Arrivo a casa in anticipo rispetto alla tabella di marcia, pronto per il pranzo e con quel piacevole senso di stanchezza che non deriva dalla fatica, ma dalla soddisfazione.
Chi mi osservasse dall’esterno vedrebbe soltanto un uomo che ha percorso circa trecento chilometri in moto tra borghi, boschi e strade della Tuscia.
Io, invece, so che oggi il viaggio era un altro.
Ogni curva, ogni sosta, ogni chilometro percorso aveva un significato diverso. Non cercavo una meta. Cercavo una conferma.
Volevo capire se il corpo fosse tornato ad essere un alleato affidabile. Volevo ascoltare la mente lontano dal rumore quotidiano. Volevo verificare se quella rinascita che sento crescere dentro di me fosse reale o soltanto desiderata.
La risposta è arrivata senza bisogno di parole.
Era nel respiro regolare sotto il casco. Nelle gambe che non protestavano. Nella schiena che sosteneva le ore in sella. Nella lucidità dei pensieri. Nella gioia semplice di essere lì, presente, vivo.
A volte la vita non ti restituisce ciò che hai perso.
Ti restituisce qualcosa di diverso: la consapevolezza di aver ritrovato te stesso.
E oggi, tra le strade della Tuscia, ho avuto la sensazione che la strada del ritorno non fosse quella verso casa. La più silenziosa, la più autentica, la più commovente.
Fosse quella verso Alessandro.

Quando ho iniziato a leggere questo articolo,non appena è stata delineata la road-map locata nell’ entroterra viterbese ho subito immaginato quale potesse essere una delle tappe della tua corsa e non mi sbagliavo!
So quanto per te,per voi sia speciale Nepi ed è stato importante condividerne il momento con tua moglie.
Sono lieto ti sia riappropriato di quella che è la tua dimensione umana ed interiore ,seppure con dovuti step ed accorgimenti
Un abbraccio
Caro Davide sono molto contento della tua temoestività nel commentare i miei articoli, perchè so e lo sento, che tu percepsci, conoscendomi e conoscendo molto della mia storia personale, condividi le sensazioni. Aldilà degli esami diagnostici, delle cure e di tutto quello che fa aprte dellamia vita ed in particolare di questo ultimo periodo avevo necessità di auto testarmi. Ascoltare le risposte del mio corpo, delle mani sul manubrio, dei dolori articolari, dei gonfiori alle gambe, della sopportazione del caldo e sono rimasto stupito che al ritormno a casa ho persino sudato, cosa che nn succedeva da diverso tempo. Un segnale ancche quello di un equilibrio perfetto.
Sono contenta che tu ti sia ritrovato…
Un abbraccio
Grazie 🙏
Note che risuonano nell’universo interiore, il viaggio in moto come metafora del cammino della vita, l’incontro inatteso con una farfalla, la chiesa del matrimonio che riaffiora come simbolo di memoria e appartenenza.
Un percorso che assume tratti quasi metafisici, dove ogni curva racconta qualcosa e ogni sosta diventa occasione di ascolto. La sella non regala soltanto adrenalina, ma anche emozione, consapevolezza e commozione. È il privilegio raro di sentirsi vivi, presenti, riconciliati con sé stessi.
Dopo un tratto di strada difficile, il viaggio non è più soltanto movimento: è ritorno. Un ritorno autentico alla propria essenza, alla parte più vera e profonda di sé. Questo è quello che mi ha trasmesso il tuo articolo di oggi.
E’ corretto quello che hai percepito da questo mio articolo e sono conferme che mi fanno comprendere che questo spazio che contiene tanto materiale che mi appartiene sia condiviso in modo più razionale e facile da consultare. Ecco quindi la nascita della pagina “Respiro nuovo” che contiene tutti gli articoli della mia vera rinascita E riconciliazione con me stesso e con il mondo intero. Un percorso evolutivo che ho desiderato fissare qui, nella mia casa web sin da quando ho iniziato a scrivere qualcosa. Ieri in modo apparentemente disordinato oggi più coerente con la direzione chd ho trovato.
Ottima narrazione fatta col cuore, spero che la ripresa sia come te lo meriti, buona strada ciao
Grazie Attilio, spero di vederti presto inqualche occasione.