Intervista ad Alfonsina Zollo

Alfonsina Zollo, autrice de Il ragazzo dagli occhi d'oro e della silloge poetica Tutto è incanto. Una scrittrice che trasforma memoria, emozioni e resilienza in parole capaci di lasciare un segno.

Ci sono storie che nascono dall’immaginazione e altre che prendono forma dalla vita vissuta. Quella di Alfonsina Zollo appartiene alla seconda categoria.

Nata ad Avellino e residente a Capriglia Irpina, Alfonsina ha intrapreso un percorso artistico che l’ha portata dall’arte orafa alla scrittura, trovando nelle parole il luogo più autentico in cui esprimere emozioni, ricordi e speranze. Dopo l’esperienza nel mondo della moda e della creazione di gioielli, ha scelto di raccontare una storia profondamente personale: quella di suo fratello Marco, protagonista del romanzo Il ragazzo dagli occhi d’oro, pubblicato nel 2022.

La sua scrittura affronta temi universali come la disabilità, la perdita, il coraggio e la rinascita, senza indulgere nella retorica e con uno sguardo sempre rivolto alla dignità delle persone. Accanto alla narrativa, Alfonsina ha sviluppato un intenso percorso poetico che le ha permesso di ottenere importanti riconoscimenti, tra cui il Leone d’Oro allo Spoleto Art Festival per la silloge Tutto è incanto.

In questa intervista abbiamo voluto conoscere non soltanto l’autrice premiata e apprezzata dal pubblico, ma soprattutto la donna che ha scelto di trasformare le proprie esperienze in parole capaci di lasciare un segno nel cuore dei lettori.

Con vero piacere la introduco e vi presento Alfonsina. Come di consueto ti dico Alfonsina, accomodati nel mio Blog, un salotto virtuale, ma nemmeno troppo dove possiamo conoscerti meglio.

Ecco le mie domande:

Alessandro: Alfonsina, nel tuo romanzo racconti la storia di tuo fratello Marco. C’è stato un momento preciso in cui hai capito che quella storia non poteva più restare soltanto un ricordo di famiglia ma doveva diventare un libro?

Alfonsina: Nel 2020 mi è venuta una sensazione strana, non potendo uscire per la chiusura forzata del COVID, ho sentito che dovevo ricominciare a scrivere e mio fratello Marco sentendo la bella notizia, subito mi disse perché non scrivi un libro sulla mia vita e io iniziai così senza pensarci troppo e più scrivevo e più mi resi conto che era il libro giusto, per aiutare mio fratello a capire quanto aveva superato, e dargli anche coraggio per il futuro.


Alessandro: Scrivere di una persona amata significa inevitabilmente esporsi. Hai mai avuto paura di mettere a nudo una parte così intima della tua vita?

Alfonsina: Si fin da subito, inizialmente mi sono fermata un paio di mesi, mi veniva da piangere, ricordavo tutto alla perfezione,mi sembrava di rivivere la scena , avere un fratello che non sta bene in famiglia è un dolore per tutti i componenti, e poi il ricordo di mio padre, mi faceva male.

Alessandro: Marco sognava di diventare regista. Se oggi potesse dirigere un film tratto dal tuo libro, quale scena pensi sceglierebbe come simbolo della sua vita?

Alfonsina: Secondo il mio punto di vista ,sceglierebbe la penultima parte del mio libro, dove inizia finalmente a vivere, a conoscere posti nuovi, e a sentire l’ emozione di diventare ciò che desiderava da sempre, ” essere il regista della propria vita”.


Alessandro: Nel libro il rapporto tra Marco e vostro padre sembra avere un ruolo centrale. Che cosa ti ha insegnato a osservare quel legame?

Alfonsina: Il legame tra loro è sempre stato molto forte, a volte io soffrivo questo loro rapporto, avrei voluto essere al posto di mio fratello, ma è proprio il loro legame , che mi ha fatto sperare che mio fratello sarebbe rinato, e finalmente avrebbe avuto una vita normale.E questo dava coraggio anche a me vivendolo dal di fuori.


Alessandro: Molti autori scrivono per raccontare. Tu hai scritto anche per guarire?

Alfonsina: Io scrivo soprattutto per guarire, né ho bisogno , il mio passato è stato davvero duro con me a volte non pensavo di riuscire a rialzarmi, diciamo che per molti anni sono stata una sopravvissuta, e scrivendo questo libro , mi sono come liberata di un dolore che comunque stava lì, aspettava solo di essere capito, senza scappare, come avevo fatto per molti anni.


Alessandro: Nei tuoi testi si percepisce che il dolore non viene negato ma attraversato. Che rapporto hai oggi con le tue cicatrici?

Alfonsina: Il libro descrive molto il mio punto di vista, sono dell’ idea che più attraversi il dolore, e più impari a risalire, a guarire e a crescere , molti mi dicevano di dimenticare, ma non si può dimenticare ciò che vivi,anche se è passato , è proprio lì che ti puoi formare, io ora sto imparando ad accarezzare le mie cicatrici, ad ascoltare ciò che a volte non raccontavo neanche ai miei genitori, tenevo tutto nascosto, anche il pianto, lo evitavo, mi dicevo di essere forte, che tutto sarebbe passato, ora invece non mi vergogno di piangere, e vivo le mie cicatrici con più serenità, con la consapevolezza che mi hanno fatta diventare più forte.


Alessandro: Dalla gioielleria alla letteratura: in entrambi i casi lavori su qualcosa che resta nel tempo. Quale delle due arti senti più vicina alla tua identità?

Alfonsina: La scrittura è stata una parte di me , molto importante con lei sono riuscita ad esprimere i miei sentimenti da bambina , scrivevo su un mio diario e questo mi liberava, non raccontavo niente di me a nessuno, solo a quel diario segreto, poi alla morte di mio padre non sono più riuscita a scrivere, era come se neanche lei mi poteva capire il mio dolore, la rabbia mi avevano bloccata del tutto, nel 2020 ho ricominciato.


Invece il disegno è stato protagonista di quasi tutta la mia vita tanto è vero che dopo il diploma del 2004 avevo vinto una borsa di studio presso un’ accademia d’ arte a Ravenna ed ero felicissima e dovevo partire nell’ ottobre del 2005, ma la morte improvvisa di mio padre ha cambiato i miei piani, non sono riuscita ad andare e ho continuato a disegnare e creare gioielli e anche vestiti.Ma è proprio la scrittura che sento più affina a me, mi rispecchia , quando scrivo riesco ad essere davvero me stessa.


Alessandro: La tua poesia è stata premiata con il Leone d’Oro allo Spoleto Art Festival. Cosa rappresenta per te la poesia che la narrativa non riesce a esprimere?

Alfonsina: Nella poesia sono libera di esprimere tante cose, e nella poesia vive una parte di me;invece con la narrativa creo personaggi che non hanno più di tanto a che fare con la mia persona , creo personaggi a cui posso dare nomi e vite che alla fine non mi appartengono, però mi diverto a pensare con le loro menti, a immaginare come sarebbe il loro punto di vista .


Alessandro: Nei momenti più difficili della tua vita, la scrittura è stata rifugio, compagnia o salvezza?

Alfonsina: Nei momenti più difficili della vita la scrittura per me è stata un’ancora di salvezza, ma anche un rifugio, quando non volevo vedere nessuno, per molti anni della mia vita mi sono chiusa in me stessa e quel diario è stato il mio migliore amico.


Alessandro: C’è una frase che oggi diresti alla Alfonsina del 2020, quella che stava iniziando il suo percorso artistico?

Alfonsina: Direi brava Alfonsina finalmente sei uscita da quel buco nero che ti teneva imprigionata da anni, dove pensavi di non servire a niente e che niente ti avrebbe più fatto felice, invece credendo in te stessa sei riuscita, con tanta paura si ,ma poi è proprio dal 2020 che sei davvero rinata.


Alessandro: Qual è il sogno che non hai ancora avuto il coraggio di confessare ad alta voce?

Alfonsina: Un sogno che non ho ancora detto è più personale riguarda una parte di me che promise a me stessa di realizzare, avevo solo 12 anni e spero di realizzarlo al più presto, nonostante le mille difficoltà che sto avendo per farlo, ma ho promesso a me stessa che non mi sarei fermata fin quando non ci sarei riuscita.


Alessandro: Se un lettore dovesse portare con sé una sola emozione dopo aver letto i tuoi libri, quale vorresti che fosse?

Alfonsina: Vorrei dare coraggio ai miei lettori, e soprattutto quella forza di capire che tutto è possibile nella vita, anche se sembra tutto contro di te, anche se nessuno crede in te , se vuoi , puoi fare miracoli, come il personaggio del mio libro Mark, che nonostante tutto realizza il suo sogno.

Nel mio percorso nella poesia sono libera di esprimere tante cose, e nella poesia vive una parte di me; invece con la narrativa creo personaggi che non hanno più di tanto a che fare con la mia persona , creo personaggi a cui posso dare nomi e vite che alla fine non mi appartengono, però mi diverto a pensare con le loro menti, a immaginare come sarebbe il loro punto di vista . trasformato gioielli in parole e parole in emozioni.

Alessandro: Quando guardi la bambina che eri ad Avellino e la donna che sei oggi, cosa pensi che le due abbiano ancora in comune?

Alfonsina: Alla bambina che ero, gli direi eri troppo buona e troppo sensibile, ma così testarda che sei riuscita a formare una donna che ora non ferma più nessuno, sei proprio tu che hai dato vita a quella che sono ora, perché quella sensibilità è diventato un punto di forza, e le paure sono diventate occasioni.


E quella bambina ha dato vita a questa donna che sono ora , hanno molto in comune anche se a vederlo non sembra, con cadute, urla( perché anche la rabbia mi ha aiutato) perché quando il dolore è troppo forte non lo puoi fermare se non cadi, se non piangi e se non urli, tutto serve per guarire parti di te che poi ti trasformano e ti migliorano.


Prima vedevo tutti buoni ero forse troppo ingenua, ora so chi è buono e chi no, capisco a volte le persone da uno sguardo. Senza quella bambina ( timida, impacciata e spaventata ) non sarei quella che sono oggi.

Abbiamo incontrato un’autrice che non cerca scorciatoie emotive né effetti speciali. Alfonsina Zollo scrive partendo dalla vita vissuta, da ciò che lascia ferite ma anche insegnamenti. Le sue parole nascono da una dimensione autentica, dove il dolore non è mai esibito ma trasformato in consapevolezza.

Dal mondo dei gioielli alla narrativa, dalla poesia ai riconoscimenti ottenuti nel panorama letterario, il suo percorso testimonia come la creatività possa diventare uno strumento di riscatto e di dialogo con gli altri. Le sue opere raccontano storie personali che finiscono per parlare a tutti, perché toccano temi universali: l’amore familiare, la fragilità, la perdita, la forza di rialzarsi.

Salutiamo Alfonsina con l’augurio che continui a seguire la strada delle parole, custodendo quella sensibilità che rende ogni pagina un incontro umano prima ancora che letterario. E attendiamo di scoprire quali nuove storie vorrà condividere con i suoi lettori, certi che saranno ancora una volta il riflesso sincero del suo cammino.

Perché, in fondo, le storie più vere non sono quelle che si inventano, ma quelle che si ha il coraggio di raccontare.

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