5 Risposte
  1. Paola

    Caro Alessandro,
    quanto hai esposto in modo molto chiaro ed esaustivo, è una verità assoluta… la cosa che personalmente mi rammarica è sapere che quando hai in mano un Prodotto con la P maiuscola, consolidato e riconosciuto dal Pubblico, non si possa avere anche la pur minima possibilità di essere inseriti in cartelloni di Teatri più grandi e conosciuti..”Eh ma non vedo nessun NOME conosciuto nel Cast”…ecco..questo è, purtroppo. IL NOME, fine di una breve e triste storia che chiude le possibilità a chi ha in mano quel PRODOTTO appetibile e che potrebbe anche essere una grande opportunità per quel Teatro.. IL NOME..e capire da quando un nome diventi IL NOME a me è ancora difficile…
    GRAZIE ALESSANDRO per tutti questi spunti di riflessione/discussione costruttiva

  2. Roberto Scarfò

    Caro Alessandro, leggo con piacere il tuo blog, i tuoi punti di vista interessanti e molto sinceri! Tre cose mi hanno colpito del tuo articolo: “cresce il sistema”, “creare nuove opportunità” e “prima occasione”.

    CRESCE il sistema.
    Ho avuto, nel mio piccolo, un po’ di esperienze nel settore, soprattutto in quello musicale. Aggiungo, non credo alla fortuna! Ho lavorato e sudato come è giusto che sia, ma non ho voluto vendere la mia anima. Oggi è quella la strada che spesso apre le altre porte, anche se tutti diranno “non è vero”! Quindi ormai sono sicuro che a nessuno importi della “crescita del sistema”. Per i pochi “credenti”, auguri!

    CREARE nuove opportunità.
    Hai ragione, ma nessuno vuole il bene di nessuno! Mi spiego. Secoli fa (è un modo di dire), il mondo del lavoro, in tutti i settori, aveva sempre accesa la spia del fare e del crescere, e le nuove opportunità erano la conseguenza. Oggi il tempo è cambiato, c’è l’indifferenza del bisogno, del vicino di casa, dei parenti che ormai sono solo serpenti! Chi riesce a entrare nel sistema chiude con le catene la porta dietro. Non c’è pietà, solo il proprio orticello… senza cancello!

    PRIMA occasione.
    Qui vorrei sorridere, non per nostalgia, e neanche per offesa! Ormai la prima occasione, almeno in Italia, è solo un’illusione! È pieno di giovani che svendono il proprio talento investendo i propri soldi. Non ci sono imposizioni, solo fesserie e bugie truccate di sogni facili! L’ambiguità è di casa. Mi dispiace, ma non ci sono più oggi le prime occasioni.

    Il tuo discorso è giusto, è leale condivido la tua visione. È morta la riconoscenza! Certo, si potrebbero scrivere dei romanzi gialli su ciò che è successo oggi al mondo della cultura, ma sarebbe un altro lavoro inutile. Viva l’arte e l’anima sintonizzata al bello, agli altri….buona vita!… A proposito di riconoscenza ti lascio questo mio scritto:

    LA RICONOSCENZA

    Non è un giro di parole,
    non è arte e né di parte,
    resta in gola a chi non ce l’ha,
    sorride l’oste a la sua premura.

    Mente il giovane distratto
    nel torpore lento e chino,
    fatica un fiore alle lusinghe
    che si odono le madri.

    Brilla in su l’accesa stella,
    giovenche e lupi non han patti,
    resta mite l’orgogliosa vita
    che si rinfresca a la sua goccia.

    Chete mani ormai si incrociano
    e si battono soventi,
    un ristoro e la sua notte
    non esultano menzogne.

    Luce semplice del cuore,
    avvolgi l’uomo di denso bene,
    qual riconosca la via del vero
    e si vesta di gratitudine.

    1. Caro Roberto,

      ti ringrazio molto per questo bel commento. e che tu condivida il mio pensiero sui punti cardine che ho desiderato evidenziare. Dei risultati li ho ottenuti, con garbo, nel mio stile ho scritto a chi di dovere che prontamente e con qualche scusa di circostanza almeno mi ha detto che avrebbe preso in considerazione la mia proposta. Molto bella la tua poesia.

  3. Carola

    Il silenzio è un tema che mi ha sempre affascinata. Non ho esperienza nel teatro, ma ne ho molta nel palcoscenico più complesso: quello dell’animo umano.

    Quando scrissi la mia prima favola dedicata al golf, ne donai circa sessanta copie. Solo cinque persone sentirono il desiderio di ringraziarmi. Tra queste, Franco Chimenti, che mi telefonò personalmente per definire quel lavoro «geniale».

    A volte il silenzio può ferire. Ma non sconfigge nessuno. Al contrario, sono spesso proprio le porte chiuse ad alimentare la passione, rafforzare la determinazione e dare ancora più valore al cammino di chi sceglie di non arrendersi.

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