Commissione Extrascolastica Nazionale riunita in una grande sala convegni durante la presentazione della relazione “Cogito ergo sgrunt” sui comportamenti umani che mettono a dura prova la pazienza.

Cogito ergo sgrunt. Relazione tecnica sul progressivo esaurimento della pazienza di un cittadino apparentemente normale

Premessa:

Visti gli articoli Mi sono rotto il ca**o, le relative sottocategorie di approfondimento, preso atto del Metodo Antistronzi e approvate all’unanimità le conclusioni finali che suddividono la stronzaggine in due categorie distinte — quella inconsapevole e quella professionale — si redige la seguente perizia tecnica.

Il documento ha lo scopo di fornire elementi utili alla comprensione del progressivo esaurimento della pazienza di un cittadino apparentemente normale, nonché di individuare possibili contromisure atte a limitare i danni prodotti dalla crescente diffusione del fenomeno.

La Commissione ritiene pertanto opportuno procedere all’analisi dei punti fondamentali.

Articolo 1 – Soggetti che consumano la pazienza

Considerata la media estremamente bassa del livello di pazienza della cittadinanza e preso atto che tale parametro continua a registrare preoccupanti flessioni, la Commissione Extrascolastica Nazionale ha ritenuto opportuno avviare uno studio approfondito del fenomeno.

L’indagine è stata svolta nell’ambito dell’istituzione base della società: la famiglia.

Il Genitore 1, il Genitore 2 e, nei casi più complessi, anche il Genitore 3, devono essere progressivamente orientati a educare la prole affinché non diventi, durante le fasi della crescita, un potenziale scassa ca**o.

Tale figura, se non adeguatamente contenuta nei primi anni di vita, tende infatti a sviluppare comportamenti che incrementano sensibilmente la media nazionale di cui sopra, favorendo il verificarsi di episodi di insofferenza collettiva e il conseguente rischio di essere puntualmente mandato a cagare.

La Commissione rileva inoltre come il fenomeno possa manifestarsi già in età precoce attraverso domande ripetitive, capricci strategici e richieste formulate a intervalli di trenta secondi fino all’esaurimento delle risorse mentali dell’adulto di riferimento.

Si segnala infine che, se non tempestivamente corretto, il soggetto può evolvere in forme adulte particolarmente pericolose, quali il Sapientone Universale, l’Esperto di Tutto, il Dispensatore di Consigli Non Richiesti e il Temibile Rompicoglioni Seriale, figura ormai diffusa su tutto il territorio nazionale.

Premesso quanto sopra e richiamati i concetti enucleati nel precedente articolo, la Commissione ritiene necessario analizzare il primo vero elemento di rischio per la stabilità emotiva nazionale.

Articolo 2 – Gli esperti di tutto

Con la progressiva perdita delle attività artigianali tradizionali, un tempo risorse utili, affidabili ed economicamente vantaggiose, e con il dilagare della grande distribuzione del bricolage, si è sviluppato un fenomeno sociale di particolare gravità.

Il cosiddetto fai da te. In apparenza innocuo. In realtà devastante. Tale pratica ha favorito la nascita di un pericoloso virus comportamentale che si attiva a livello cerebrale alla semplice esposizione di un problema generico.

Esempio clinico n. 1.

Il cittadino medio dichiara: «Avevo una perdita in bagno. Ho chiamato un idraulico e mi ha demolito casa per trovare il guasto, spendendo una fortuna.»

A quel punto il soggetto infetto, generalmente presente nei pressi del tavolo, del bancone del bar o della chat WhatsApp di condominio, assume espressione grave, inclina leggermente il capo e formula la frase tipica della patologia:

«Se lo dicevi prima a me, te lo risolvevo io con due lire.»

Oggi le due lire non esistono più. Ma l’esperto di tutto continua a utilizzarle come unità di misura dell’arroganza.

La Commissione segnala tuttavia un aggravante. Quando, alla seconda necessità, il soggetto viene effettivamente chiamato per risolvere un problema analogo, la risposta cambia improvvisamente natura.

Da: «Te lo risolvevo io.» si passa a: «Eh beh, così su due piedi non saprei che dirti.» oppure: «Dovrei vedere.» oppure ancora:

«Qui la cosa è più complicata.»

Nei casi più gravi: «Secondo me conviene chiamare uno bravo.»

Ed è in quel preciso momento che il cittadino comprende di trovarsi davanti non a un artigiano mancato, ma a un millantatore tecnico da conversazione, capace di risolvere ogni problema soltanto fino a quando il problema resta nelle mani degli altri.

La Commissione propone pertanto l’istituzione di un albo nazionale degli Esperti di Tutto, suddiviso nelle seguenti categorie:

  • esperto di idraulica da aperitivo;
  • elettricista emotivo da condominio;
  • muratore teorico da divano;
  • meccanico spirituale da area di servizio;
  • commercialista creativo del pranzo domenicale;
  • medico alternativo da gruppo WhatsApp;
  • ingegnere strutturale di parentela acquisita;
  • stratega geopolitico da tavola imbandita.

Il soggetto, se non contenuto, tende ad ampliare progressivamente il proprio raggio d’azione. Inizia con una perdita d’acqua. Prosegue con l’impianto elettrico. Si estende al cambio gomme. Arriva alla dichiarazione dei redditi.

E conclude, generalmente, con una dettagliata analisi del conflitto mediorientale, pur non essendo riuscito a montare correttamente una mensola dell’IKEA.

La Commissione ritiene quindi indispensabile invitare la cittadinanza alla massima prudenza.

Alla frase: «Se lo dicevi a me prima…» si raccomanda di non rispondere. Non discutere. Non approfondire. Non chiedere spiegazioni.

Limitarsi a un sorriso istituzionale, un lieve cenno del capo e una rapida ritirata strategica verso zone meglio ventilate.

Perché l’Esperto di Tutto non cerca davvero di aiutare. Cerca un pubblico. E come ogni forma di spettacolo non richiesto, se non trova spettatori, prima o poi è costretto a chiudere il sipario.

Per cui, ergo sgrunt: Vai a cagare.

La Suprema Cassazione della Pazienza, riunita in Sezioni Unite e sentito il parere obbligatorio ma non vincolante della Commissione Extrascolastica Nazionale, promulga la presente sentenza definitiva.

La decisione è immediatamente esecutiva. Non è ammesso appello. Non è ammesso ricorso. Non è ammessa revisione.

È ammessa esclusivamente la presa d’atto. Così deciso in Camera di Consiglio. All’unanimità. Con evidente soddisfazione.

Articolo 3 – I dispensatori di consigli non richiesti

Premesso che nessun cittadino risulta aver formalmente richiesto assistenza, consulenza, orientamento strategico o illuminazione spirituale, la Commissione ritiene opportuno analizzare la figura del Dispensatore di Consigli Non Richiesti.

Tale soggetto si manifesta improvvisamente. Non viene convocato. Non viene interpellato. Non viene cercato. Eppure arriva. Sempre.

Osserviamo il fenomeno sotto due aspetti fondamentali:

  1. Il soggetto che agisce da solo.
  2. Il soggetto che opera in gruppi organizzati.

La comparazione statistica rileva un fortissimo divario a favore dei gruppi organizzati, suddiviso in termini percentuali pari al 30% nel primo caso e al 70% nel secondo.

La Commissione precisa che il gruppo organizzato trova il proprio habitat naturale nei pranzi di famiglia, nelle cene tra amici, nei gruppi WhatsApp e nelle sale d’attesa, luoghi nei quali il fenomeno raggiunge la massima espansione.

Passiamo ora alle tematiche. Primo settore di intervento: la dieta

La categoria si suddivide in:

  • Nutrizionista per caso.
  • Dietologo del ca**o.
  • Tuttologo del menga.

Si tratta di una categoria particolarmente pericolosa che si espande come un virus a 460 gradi, evolvendosi nel tempo cosmico senza soluzione di continuità e senza alcun beneficio per se stessa.

Esempi pratici:

Dieta del digiuno Teoria: non mangiare.

Osservazione della Commissione: “Ergo, che ca**o serve una dieta se non mangi?”

Dieta della banana. Interessante. Presenta tuttavia l’effetto collaterale di allappare progressivamente il soggetto fino all’incollaggio permanente delle mascelle.

Dieta del cetriolo. Apprezzabile nello sforzo. Tuttavia mantiene una preoccupante caratteristica: resta sempre a senso unico.

Dieta fai da te. La più diffusa sul territorio nazionale.

Secondo la Commissione produce effetti benefici direttamente proporzionali alla vastità del principio filosofico che la ispira:

“Che ca**o me ne frega. Magna quello che te pare e campi cent’anni.”

Tale teoria, pur essendo scientificamente insostenibile, continua a raccogliere milioni di sostenitori e rappresenta attualmente il metodo nutrizionale più utilizzato dopo le feste natalizie.

Visto quanto sopra, esaminati gli studi comparati, valutati i risultati ottenuti e preso atto dell’impossibilità pratica di mettere d’accordo nutrizionisti, dietologi, influencer, cognati, vicini di casa e utenti dei social network, la Commissione perviene alla seguente conclusione.

Tra tutti i rischi analizzati, il minore risulta essere quello fondato sul principio liberale universale del: “Fa’ un po’ come te pare.”

Tale orientamento, pur presentando evidenti limiti metodologici e una scarsissima rilevanza scientifica, possiede il vantaggio di ridurre sensibilmente il numero di discussioni inutili.

La Commissione rileva inoltre come il cittadino medio, adeguatamente informato e lasciato in pace, sia generalmente in grado di comprendere da solo quando ha mangiato troppo, quando ha mangiato poco e quando ha appena terminato una carbonara che avrebbe sfamato una squadra di rugby.

Ne consegue il seguente principio generale: Meglio un esercito di obesi felici che un battaglione di anoressici funzionali.

La frase, pur non trovando alcun riscontro nella letteratura scientifica internazionale, viene accolta con fragorosi applausi dai presenti.

Per cui, in materia alimentare, la Commissione invita la cittadinanza a moderazione, buon senso e soprattutto a diffidare di chiunque pronunci la frase: “Ho scoperto una dieta rivoluzionaria.”

Nella quasi totalità dei casi, infatti, il soggetto sta semplicemente cercando nuovi adepti. O nuovi clienti. O entrambe le cose.

Articolo 4 – I messaggi vocali superiori ai tre minuti

Premesso che la tecnologia moderna è nata per semplificare la comunicazione umana e non per trasformare ogni smartphone in una stazione radio privata, la Commissione ritiene opportuno analizzare il fenomeno dei messaggi vocali di durata superiore ai tre minuti.

Normalmente, sin dalla scuola dell’obbligo, si insegna il dono della sintesi attraverso i primi riassunti scritti di ciò che si è appreso nel corso di una lezione.

L’obiettivo è semplice. Comprendere. Selezionare. Sintetizzare. Trasmettere. (CSST®)

Con l’avvento della tecnologia, tuttavia, il progresso ha subito una deviazione inattesa. Sono nate le note vocali. I file digitali.

Le applicazioni di messaggistica. E soprattutto il messaggio vocale di WhatsApp. È proprio in tale contesto che il dono della sintesi scompare completamente.

Il fenomeno si manifesta attraverso messaggi creativi della durata media compresa tra i dieci e i quindici minuti, a qualunque ora del giorno e della notte, destinati a comunicare concetti che, in forma scritta, avrebbero richiesto una frase di sessanta caratteri.

Esempio pratico. Messaggio scritto: “Sei a casa? Casomai passo.” Tempo necessario: 3 secondi.

Versione vocale: “Ciao… allora… senti… praticamente stavo pensando che oggi sono uscito… poi ho incontrato Giovanni… anzi no, forse era martedì… comunque poco importa… ti volevo dire una cosa… ecco… stavo passando in zona… poi dipende da come si mette il traffico… perché sai com’è…”

Durata complessiva: 12 minuti e 47 secondi.

La Commissione, al fine di limitare il livello di stanchezza della popolazione, ha pertanto obbligato Meta a introdurre la funzione di accelerazione dei messaggi vocali.

Nascono così le celebri vocine accelerate che riducono sensibilmente il tempo di ascolto. La misura, inizialmente accolta con entusiasmo, si è tuttavia rivelata insufficiente.

Il fenomeno evolutivo ha infatti prodotto un adattamento della specie.

I soggetti interessati, accorgendosi che i loro messaggi venivano ascoltati a velocità doppia o tripla, hanno reagito aumentando proporzionalmente la durata dei vocali.

Per cui il messaggio: “Sei a casa? Casomai passo.” è passato da dodici a ventiquattro minuti.

La Commissione definisce tale comportamento come: Effetto Rompica**o Compensativo.**

Nei casi più gravi il soggetto invia una serie coordinata di vocali numerati: “Ti mando tre vocali veloci.”

Circostanza che statisticamente equivale a una serie televisiva composta da quattro stagioni e ventidue episodi.

Per tali motivi la Commissione introduce il principio di autotutela dell’utente.

Al superamento dei sette minuti consecutivi, in assenza di informazioni vitali, emergenze mediche o vincite milionarie da condividere, scatta automaticamente il protocollo per il ricorso:

Blocco preventivo del rompica**o in questione.

La misura viene considerata proporzionata, necessaria e conforme alla tutela della salute mentale della collettività.

Articolo 5 – Quelli che “ti richiamo”

Premesso che il telefono è stato inventato per comunicare e non per esercitare attività illusionistiche, la Commissione ritiene opportuno analizzare il fenomeno dei soggetti che concludono ogni conversazione con la frase:

“Ti richiamo.”

Tale affermazione, apparentemente innocua, nasconde in realtà una delle più grandi menzogne statistiche della storia contemporanea.

Da un’indagine svolta in collaborazione con la RAI e con il programma “Chi l’ha visto?”, è stata elaborata una statistica particolarmente allarmante.

Il 98% dei soggetti che pronunciano la frase: “Ti richiamo.” risulta, dopo circa trenta secondi, scomparso dalla faccia della Terra senza più fornire notizie di sé.

La situazione si aggrava ulteriormente quando alla frase viene associata una precisa indicazione temporale.

Esempio: “Ti richiamo in un minuto.”

In effetti, valutando oggettivamente la questione, in un minuto possono accadere molte cose. Può cambiare il tempo. Può passare un treno. Può cadere un vaso dal balcone. Può perfino verificarsi l’estinzione della specie a seguito di un0era glaciale.

Tuttavia la Commissione d’Inchiesta, interpellata a riguardo, ha espresso forti dubbi sul fatto che tali circostanze possano rappresentare una giustificazione statisticamente significativa.

Le ricerche condotte portano invece a ritenere che il soggetto, subito dopo aver pronunciato la frase incriminata, entri in una sorta di letargo spontaneo.

Si presume inoltre che gli individui appartenenti a tale categoria migrino periodicamente verso luoghi più consoni al proprio habitat naturale.

Tra le destinazioni maggiormente accreditate figurano:

  • il Triangolo delle Bermuda;
  • Atlantide;
  • l’Isola che non c’è;
  • l’Ufficio Smarrimenti delle Promesse;
  • il Reparto Persone che Ti Fanno Sapere.

La durata della migrazione varia da pochi giorni a diversi anni. In alcuni casi il soggetto riappare improvvisamente dopo sei mesi con la seguente frase: “Scusa, poi mi sono dimenticato.”

Circostanza che la Commissione considera aggravante e non attenuante. Per tali motivi si invita la cittadinanza a interpretare la frase: “Ti richiamo.” come una formula poetica. Non una promessa. Non un impegno. Non una previsione. Ma una suggestione letteraria priva di qualsiasi valore temporale.

Conclusioni finali, sentenze approvate e giurisprudenza consolidata

Esaminati gli atti. Ascoltati i testimoni. Ignorati gli esperti di tutto. Archiviati i vocali superiori ai sette minuti.

Attesi inutilmente i soggetti che avevano dichiarato “ti richiamo”. La Commissione Extrascolastica Nazionale, riunita in seduta plenaria straordinaria, approva all’unanimità le seguenti conclusioni.

Principio n. 1

Non tutti gli esseri umani sono rompica**o. Ma i rompica**o si fanno notare molto di più.

Principio n. 2

La pazienza è una risorsa rinnovabile. Le persone che la consumano inutilmente no.

Principio n. 3

Chi sa fare davvero una cosa raramente lo racconta. Chi non la sa fare organizza generalmente una conferenza.

Principio n. 4

I consigli non richiesti producono gli stessi effetti collaterali delle medicine assunte senza prescrizione.

Principio n. 5

Il messaggio vocale superiore ai sette minuti è considerato dalla Commissione una forma artistica sperimentale.

Come tale non deve essere necessariamente compresa.

Principio n. 6

La frase “ti richiamo” non costituisce promessa, impegno, contratto o obbligazione.

Essa rappresenta esclusivamente una manifestazione poetica priva di efficacia giuridica.

Sentenza definitiva

Per tutto quanto sopra esposto, visto, considerato, valutato, ponderato e sopportato, la Commissione dichiara ufficialmente il cittadino apparentemente normale: stanco ma lucido. Disilluso ma operativo. Tollerante ma non troppo.

E soprattutto autorizzato, nei casi di comprovata necessità, a pronunciare la formula liberatoria: Cogito ergo sgrunt.

Così deciso. Così verbalizzato. Così archiviato.

Per la giurisprudenza futura si rinvia alla prossima riunione del Collegio Cogito ergo sgrunt, salvo impedimenti, emergenze, estinzioni di specie o soggetti che dichiarino:

“Ti richiamo tra un minuto.”

E per lanciare la Hit dell’estate ascoltate questo brano: “Cogito ergo Sangria”

4 Risposte
  1. Davide

    La cosa che mi preoccupa è la frequenza con la quale tali specificità si sono susseguite nella mia vita, fauna abbastanza ricorrente Ale

  2. Carola

    L’astuzia può aprire qualche porta, ma sono le competenze a lasciare un segno duraturo.
    Fingere di padroneggiare un mestiere può avere conseguenze gravi per gli altri, soprattutto quando è in gioco la salute.

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