Parata del 2 giugno ai Fori Imperiali durante le celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica Italiana.

80 anni di Repubblica. Questa mattina ai Fori Imperiali non ho visto soltanto una parata. Ho visto ottant’anni di storia attraversare Roma.

Uomini e donne in uniforme, bandiere, reparti in rappresentanza delle Forze Armate e delle istituzioni della Repubblica.

Dietro ogni passo c’era qualcosa di più di una cerimonia: c’era il racconto di un Paese che da ottant’anni continua a riconoscersi nei valori della libertà, della democrazia e del servizio.

Non avevo mai assistito dal vivo alla Parata del 2 Giugno e quest’anno ho avuto l’opportunità di esserci. Ho avuto anche la fortuna di disporre di posti in tribuna che mi hanno permesso di godermi la cerimonia quasi come se fossi direttamente lungo il percorso.

Ho cercato di realizzare alcune riprese nel modo migliore possibile, ma l’entusiasmo del pubblico che applaudiva e salutava il passaggio dei vari Reparti ha inevitabilmente coperto parte delle immagini e dell’audio. Me ne scuso, ma credo che questo faccia parte dell’atmosfera autentica della giornata.

La celebrazione degli 80 anni della Repubblica Italiana ha avuto per me un significato particolare. Non è stata soltanto una cerimonia solenne, ma un momento capace di evocare ricordi ed emozioni profonde.

Sentire nell’aria le marce d’ordinanza, vedere sfilare uomini e donne in uniforme, osservare la precisione dei movimenti e il rispetto del pubblico mi ha riportato indietro nel tempo. Ho provato quel brivido che conosce bene chi ha servito il proprio Paese indossando un’uniforme.

Per qualche istante sono tornato a quando anch’io portavo quella divisa della quale sono sempre andato fiero. Una fierezza che il tempo non ha cancellato e che riaffiora ogni volta che incontro i simboli, i valori e le tradizioni che hanno accompagnato una parte importante della mia vita.

Forse è proprio questo il significato più profondo di una giornata come questa: ricordarci che la Repubblica non è soltanto una data sul calendario, ma una storia collettiva fatta di persone, di sacrifici, di servizio e di appartenenza.

Tutti i Reparti passati in rassegna mi hanno emozionato allo stesso modo. I Bersaglieri, con la loro immancabile corsa, devo ammettere che mi hanno particolarmente commosso.

Forse per il legame speciale che mi unisce a quel Corpo attraverso alcuni colleghi del Corso Allievi Ufficiali e soprattutto attraverso un Tenente istruttore che considero ancora oggi un amico fraterno: Massimo Ferrari.

Durante la sfilata ho pensato subito a lui e gli ho inviato le immagini del passaggio dei “piumati”, come piccolo regalo personale. Un gesto semplice, ma carico di ricordi e affetto.

Ciò che mi ha colpito maggiormente è stato vedere quanti giovani soldati e ufficiali siano oggi presenti nelle diverse specialità dell’Esercito e delle Forze Armate.

Giovani donne e uomini che hanno scelto una strada fatta di disciplina, sacrificio, preparazione e senso del dovere, trovando in essa una dimensione professionale e umana al servizio della Patria.

Patria.

Una parola che oggi viene pronunciata poco e talvolta persino con imbarazzo. Eppure credo che meriterebbe di essere riscoperta nel suo significato più autentico: non come slogan, ma come appartenenza, responsabilità e rispetto per una comunità più grande di noi.

Guardando le tribune ho visto molte famiglie accompagnate dai propri figli. Bambini sorridenti che agitavano il Tricolore con entusiasmo e spontaneità. In quei volti ho ritrovato qualcosa che va oltre la cerimonia stessa: il passaggio di una memoria, di valori e di un’identità che continuano a vivere attraverso le nuove generazioni.

È stato tutto davvero molto emozionante.

Mentre osservavo sfilare i Reparti, mi sono chiesto quante persone, in questi ottant’anni, abbiano contribuito a costruire la Repubblica che oggi celebriamo.

Non soltanto militari, ma insegnanti, medici, operai, imprenditori, volontari, uomini e donne comuni che ogni giorno hanno fatto la propria parte senza finire sui libri di storia.

Ottant’anni sono la vita di più generazioni. Sono il racconto di un Paese che ha conosciuto momenti difficili, crisi, trasformazioni profonde, ma che ha sempre trovato la forza di rialzarsi.

Forse è proprio questo il significato che porto a casa da questa giornata: la Repubblica non è qualcosa di distante o di astratto. È la somma delle scelte quotidiane di milioni di italiani.

E per me personalmente ci sono degli aspetti che vorrei sottolineare.

Il primo è il valore della memoria. Una Nazione che dimentica il proprio passato rischia di smarrire anche il senso del proprio futuro. Ricordare non significa vivere di nostalgia, ma conservare la consapevolezza di ciò che siamo stati per comprendere meglio ciò che vogliamo diventare.

Il secondo è il rispetto per chi ha servito il Paese. Penso a coloro che hanno indossato un’uniforme in tempo di pace e a chi lo ha fatto in momenti ben più difficili. Penso a chi ha sacrificato parte della propria vita per garantire sicurezza, libertà e stabilità alle generazioni successive.

Dietro ogni uniforme c’è una storia personale fatta di rinunce, impegno e senso del dovere.

Il terzo riguarda i giovani. Credo che abbiamo il dovere di trasmettere loro qualcosa che vada oltre le nozioni e le informazioni che oggi viaggiano alla velocità di un clic.

Dovremmo consegnare loro il significato della parola responsabilità, il rispetto delle istituzioni, il valore dell’impegno e l’orgoglio di appartenere a una comunità nazionale che, pur con tutte le sue contraddizioni, continua a rappresentare la nostra casa comune.

Infine porto con me un profondo sentimento di gratitudine. Gratitudine per aver potuto vivere questa giornata ai Fori Imperiali, per aver respirato quell’atmosfera di partecipazione sincera, per aver visto negli occhi di tanti italiani lo stesso orgoglio composto e rispettoso.

Ottant’anni di Repubblica non sono soltanto una ricorrenza. Sono una storia che continua a camminare sulle gambe di ciascuno di noi.

Mentre lasciavo la tribuna e la folla lentamente si disperdeva tra le vie di Roma, ho pensato che forse il significato più autentico di questa giornata fosse proprio lì: sentirsi parte di qualcosa di più grande di se stessi, senza bisogno di proclami, semplicemente nel rispetto della memoria, delle istituzioni e di quel Tricolore che continua a unire generazioni diverse sotto gli stessi colori.

Da orgoglioso cittadino italiano, fiero di aver servito la mia Patria con impegno, disciplina e devozione, desidero concludere queste righe con un augurio sincero all’Italia e a tutti gli italiani.

Ottant’anni di Repubblica rappresentano una storia fatta di sacrifici, conquiste, ricostruzione, libertà e democrazia. Una storia che appartiene a ciascuno di noi e che abbiamo il dovere di custodire e trasmettere alle generazioni future.

Che il nostro Paese possa continuare a crescere nel rispetto dei suoi valori più autentici, nella consapevolezza della propria storia e nella fiducia verso il futuro.

Viva l’Italia.

Viva la Repubblica.

Viva la libertà.

Credo e vinco!

5 Risposte
  1. Alberto

    A causa e anche grazie al maltempo, quest’ anno sono riuscito a seguire per intero la parata, anch’io ho visto gente, uomini e donne che credono ancora in certi valori, che credono ancora nel nostro tricolore, sembra banale ma è stato molto bello e se devo essere sincero, l’ho seguita con tanta ammirazione si ma anche nostalgia, dei bei tempi dove ho fatto con grande piacere e orgoglio la mia piccola parte.

    Viva l’Italia e “CREDO E VINCO” sempre!

    1. Carissimo Alberto,

      È un gran piacere leggere con quale entusiasmo hai seguito l’evento ma ancor di più che tu sia orgoglioso come me di aver fatto la tua parte nel nostro Reggimento glorioso.
      Quel periodo ci appartiene. Tutto. Costituisce una parte di noi condivisa per 10 mesi insieme con inevitabili gioie e dolori, ma mitigata da un senso del dovere e di appartenenza che ci ha reso fratelli. Credo e vinco! Sempre!

  2. Massimo

    Caro Alessandro,
    ho letto con grande emozione le tue parole.
    Ti ringrazio sinceramente per il pensiero che hai voluto dedicarmi e per il ricordo affettuoso che hai condiviso in occasione di una giornata così significativa per la nostra Repubblica.
    Sapere che, nel vedere sfilare i Bersaglieri ai Fori Imperiali, il tuo pensiero sia andato a quegli anni vissuti insieme e che tu abbia voluto rendermi partecipe della tua emozione è per me motivo di profonda gratitudine.
    Il tempo passa, gli incarichi cambiano, le uniformi vengono riposte, ma restano intatti i valori che abbiamo imparato a servire e a rispettare: il senso del dovere, l’onore, l’amicizia e l’amore per la Patria. Sono valori che continuano a vivere nelle persone e nei legami autentici costruiti lungo il cammino.
    Le tue riflessioni sulla Repubblica, sulla memoria e sui giovani mi hanno particolarmente colpito perché ricordano a tutti noi che il servizio reso al Paese non termina con la fine di una carriera o di un periodo della vita, ma continua attraverso l’esempio, la testimonianza e la trasmissione dei valori in cui crediamo.
    Ti ringrazio per le tue parole generose e per l’amicizia che ci lega da tanti anni. È un bene prezioso che custodisco con orgoglio e affetto.

    Con immutata stima e fraterna amicizia,
    Massimo

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