Uomo in silenzio accanto a una finestra durante un periodo di rinascita interiore raccontato in “Restituito alla vita: Il tempo immobile”.

Restituito alla vita: Il tempo immobile può sembrere un titolo forte, d’effetto, ma invece racconta molto di quello che è stato il mio vero inizio del cammino di rinascita fisica, mentale e interiore quando in convalescenza i miei compagni di giornate erano i pensieri e quel soffitto che parlava insieme a loro.

Un dialogo silenzioso durato molto tempo, troppo, tempo, dove il soffitto cangiante cambiava colori a seconda degli umori quaso come se fosse il termometro silenzioso delle mie giornate.

Mi ero isolato da tutto il mondo circostante, non volevo notizie, non volevo social, non volevo messaggi che nel tempo ovviamente svanirono come tante altre cose. Cercavo delle carezze che non riuscivo a darmi e quelle fisiche di mia moglie erano dolci, tenere, ma erano la sua sofferenze discreta che aveva quel flebile tremore che rendeva tutto più magico e ricordo che mi fecero un gran bene. 

Ma mi accorsi che il bene non potevo più misurarlo “a peso”.
Dovevo imparare a valutarne gli effetti energetici su di me, sugli equilibri necessari al mio organismo per riprendersi e persino sulla fiducia da restituire a quella vita che, in una normale giornata primaverile, mi aveva improvvisamente fatto lo sgambetto.

Tutto mi aspettavo tranne quel viaggio onirico verso mia madre.

Un sorriso.
Una frase semplice.

E mi ritrovai davvero “restituito alla vita”, nel senso più profondo della parola.

Ma ancora non sapevo come.
Non sapevo in che modo avrei dovuto affrontare il seguito, né quali conseguenze interiori mi avrebbe lasciato tutto ciò.

La vita, come avrei scoperto nel tempo, non aveva finito di mettermi alla prova.

Sarebbero arrivate nuove sfide.
Nuove preoccupazioni.
Nuove paure.

Ma qualcosa, lentamente, stava già cambiando dentro di me.

Per la prima volta non stavo cercando soltanto di guarire.

Stavo cercando di comprendermi.

Non è stato un percorso facile.

Analizzare con obiettività ciò che ero diventato riportava continuamente alla memoria un periodo molto precedente della mia vita, quando ebbi la fortuna di incontrare una grande persona che, mentalmente, mi rimise al mondo.

Fu allora che mi rifugiai nella meditazione mindfulness.

Una pratica che negli anni mi ha aiutato profondamente ad ascoltarmi, ad analizzare ciò che vivevo e a comprenderlo in modo cognitivo, senza lasciarmi trascinare da rimuginii e pensieri ricorrenti che in passato mi avevano consumato lentamente.

Era un percorso silenzioso.

Mai condiviso davvero con nessuno, se non dentro le quattro mura della mia casa, quella che dal 1997 è diventata il rifugio della famiglia che ho scelto.

Una casa che ha visto nascere mia figlia.
Che ha custodito risate, abbracci, paure e silenzi.

Ma quelle mura, se potessero parlare, racconterebbero molto altro: dal bene al male, dalla gioia al dolore, dalle notti insonni a quelle serene e consapevoli di oggi.

“Restituito alla vita: Il tempo immobile.”

Sì. Perché quel tempo, immobile, fu davvero molto lungo.

Ho cercato risposte che forse non avevano nemmeno senso.

Ho provato a dare un peso alle responsabilità che, negli anni, mi ero caricato addosso quasi da solo, trasformandole in un fardello probabilmente eccessivo.

E intanto quel tempo immobile continuava a scorrere.

Ma io non me ne rendevo conto, perché correvo più veloce di lui, inseguendo obiettivi a volte impossibili, senza accorgermi che la vita reale chiedeva un altro ritmo.

Quando compresi che la lungimiranza che avevo sempre considerato una forza andava adattata alla concretezza dei giorni, qualcosa dentro di me iniziò lentamente a cambiare.

Il mio deserto interiore cominciò a fiorire.

Arrivarono incontri giusti.
Persone capaci di aprirmi la mente e nutrirla di pensieri nuovi, semplici, ma essenziali.

Il vero recupero iniziò quando tornai ad avere voglia di leggere.

Ma lessi sempre a modo mio.

Partivo dalle ultime dieci pagine, quasi per capire dove quel viaggio volesse portarmi.
Poi attraversavo il corpo centrale del libro, sfioravo rapidamente la prefazione e magari mi fermavo nel dettaglio su cinquanta pagine appena, lasciando il resto a decantare dentro di me.

Ho letto molto. Di tutto.

E forse mi è rimasto poco. Ma quel poco decisi di metterlo per iscritto.

La scrittura, in fondo, era sempre stata una delle mie passioni più profonde, insieme alla moto, che stranamente in quel periodo non abitava più nemmeno i miei pensieri.

Ed era una sensazione strana. I miei pensieri sembravano essersi staccati dal corpo.


Viaggiavano altrove, osservandomi dall’esterno, quasi fossero improvvisamente dotati di occhi propri.

Una visione paradossale, forse.

Ma era esattamente così che mi sentivo: come se una parte di me stesse imparando a guardare Alessandro per la prima volta davvero.

Poi, lentamente, qualcosa iniziò a muoversi.

Non fu un’esplosione improvvisa di energia. Non arrivò una mattina speciale capace di cancellare tutto.

Fu soltanto un pensiero. Semplice. “A settembre ricomincerò a lavorare”.

Ricordo ancora quanto quella frase mi sembrasse lontana dalla persona che ero diventato in quel periodo.

L’apatia aveva preso spazio ovunque.

Non avevo desideri veri. Non avevo slanci. Nemmeno le passioni che per anni avevano acceso le mie giornate riuscivano più a chiamarmi davvero.

Eppure quel pensiero, piccolo e silenzioso, iniziò lentamente a scavare dentro di me. Non era il ritorno all’uomo di prima.

Quello forse non sarebbe più esistito. Era l’inizio di qualcosa di diverso.

Più fragile. Più consapevole. Più umano. La musica lo ha accompagnato nelle varie playlist che mi creai. “La logica del tempo” fu un brano ricorrente nel mio ascolto quotidiano.

Senza accorgermene, il tempo immobile aveva iniziato lentamente a respirare insieme a me.

Buona vita a me a tutti voi. Alessandro Lopez

11 Risposte
  1. Massimo

     Hai trasformato un tempo immobile in consapevolezza, e questa è una forma rara di coraggio. Continua a custodire quella nuova versione di te: più fragile forse, ma infinitamente più vera. Buona vita a te, Alessandro. Davvero.

  2. Enrico

    Caro Alessandro, la malattia come elemento di certo mai richiesto da ognuno di noi, riesce dopotutto a farci compiere dei reset mentali e di comportamento che ci obbligano a guardare la nostra vera immagine nel suo specchio speciale, dove invero le nostre fragilità si vestono di nuovi e piú concreti valori, dove poi nel ristabilire la propria salute avviene come per magia l’acquisizione di una nuova e piú attenta capacità di osservazione, dove ogni dettaglio riveste un proprio e profondo valore. Buona vita a te e a tutti noi.

    1. Grazie caro Enrico per questa bella esortazione ed incoraggiamento. Sono tutte energie che mi merito dopotutto e dopo i grandi sforzi di questi lunghi anni dove ho vissuto ogni genere di problema ma l’ho accettato ugualmente. Penso che ormai la direzione giusta sia presa e non torno indietro. Ho sempre guardato avanti nell vita e forse questo ogni tanto mi ha penalizzato. Ma oggi sento una luce interiore diversa e la coltivo.

  3. Carola

    Non sempre i periodi bui sono negativi, i tunnel ci insegnano a ritrovare la luce in noi stessi.
    Si vivono momenti dove il tempo si riveste di uno spazio temporale interiore, dove tutto improvvisamente fluisce in una crescita evolutiva e spirituale.

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