2025 Il mio punto nave

2025 — Il mio punto nave. Ci sono anni che passano senza lasciare segni, e anni che invece ti attraversano. Il 2025, come tanti altri prima di lui, è stato uno di questi.

Come posso sintetizzare il mio lavoro? Creatività. Visione. Concentrazione. Focus sulla sostenibilità di ogni progetto, di ogni processo evolutivo, di ogni piccola attività quotidiana che si incastra nel mosaico di un anno fatto di 365 giorni, un numero proporzionale di settimane, mesi, lunedì.

Si, il lunedì

Non solo per la trasmissione Monday Show, ma per ciò che rappresenta: l’inizio dopo un termine. L’alba dopo il tramonto. Ecco il mio punto nave.
Gli anni passano, e ti ritrovi a interrogarti — non in modo retorico, ma sostanziale — su ciò che vale la pena vivere. E se vale ancora la pena inseguire i sogni, quelli più reconditi, nascosti, intimi.
Quelli che ti fanno dire: “oggi me lo posso concedere”. Il risultato?

Sorprendente, da un lato. Deludente dall’altro. Ma il bilanciamento tra le due sensazioni porta comunque un risultato positivo.
Il “bilancio” quadra: ci sono compartimenti che perdono, altri che ricavano con profitto, e nell’insieme si sente un clima sereno, anche se intorno tutto urla.Ci stiamo avvicinando a un Natale più sobrio, meno caldo, meno rumoroso. Io lo percepisco così.

E poi — una nota di stupore. Piazza Mazzini, a Roma. Un mercatino natalizio, prelibatezze regionali, oggetti, chincaglierie, dolciumi, suoni che evocano le feste. E finalmente, sento l’atmosfera.

Non mi ero mai fermato, in tanti anni. Non avevo nemmeno realizzato che al centro della piazza c’è un piccolo laghetto circolare, delizioso.


I colori mi hanno portato dentro un circo fatto di equilibristi, di clown, di facce che sorridono con la tristezza negli occhi.


Un mondo romantico nel quale, forse, avrei voluto vivere da artista, da saltimbanco della vita — e che, in un certo senso, sono diventato.

Cultore della trasgressione delicata, vera, non violenta. Con la voglia di scalare in quarta la moto e sfrecciare su una strada deserta respirando a pieni polmoni.


Invece, ecco il solito lunedì: lo scazzo, la gente che va in ufficio, la violenza verbale, quella fisica, la volgarità, la pesantezza, lo stress. Telefonini che illuminano abitacoli scuri, diventati grotte dell’orrore della solitudine interiore.

Il culto dell’effimero. Il nuovo iPhone che costa come uno stipendio, mentre si ripete: “la vita è cara, come fa una famiglia con un solo reddito?”

Ma andate a cagare. Tenetevi il vostro iPhone vintage, bello, lucido, pulito. Stupitevi e stupite.
Non conformatevi a un sistema che ci ha distrutto, annientato, ipnotizzato.

Fate un disegno nella vostra anima — come sto cercando di fare io — e fate spazio nella memoria breve, quella che serve per vivere leggeri ma concreti.

Pregusto il calore della famiglia in casa. Non importa come. Non importa cosa mangerò. Non importa se la casa porta i segni del tempo: sono autentici, non mentono. Raccontano un vissuto che fa onore a chi l’ha abitata.

Come le grotte dell’uomo preistorico, che ha cominciato a lasciare tracce su pietra, oggetti, forme.
Le civiltà più evolute hanno fatto capolavori in tal senso. Oggi sono lì, intatti eppure spesso mal gestiti, non rispettati, sfruttati, profanati.

Continuo a viaggiare. Mi è servito, mi serve ancora. Mi ha aperto la mente — e me l’ha chiusa definitivamente su certi capitoli che non posso più riaprire. Un conto chiuso. Blindato.

Ed ecco il 2026. I soliti propositi? No. Concretezza. Poche certezze, ma me le tengo strette.
E un pizzico di fiducia, perché crederci serve: dà linfa ai progetti e ti obbliga a correrci sopra.

Investire su me stesso mi ha gratificato e continua a farlo, soprattutto nei rapporti con chi ha dimostrato di capirmi davvero. Chi non mi ha compreso… che resti nella sua idea. Non mi tange, non mi tocca, non mi appartiene.

Sogni? Tanti. Realizzabili? Forse. Quali? Non importa.

Conta solo che, per la prima volta dopo molto tempo, io ci sia. Davvero.

“Non cerco più propositi.
Cerco realtà.
E, dentro quella realtà, un posto in cui io ci sia davvero.”

Mi son oritrovato un’altra volta. Ora. Adesso. Vento in poppa e rotta a Nord

Un consiglio anche per gli acquisti. Se volete fare una balla passegiata respirando ampiamente l’atmosfera magica del natale vi consiglio intanto di visitare questo sito e di andare a Vetralla a visitare il luogo: Il Regno di Babbo Natale

Alessandro Lopez

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