La notte dei mattoni. “Un sogno, un simbolo, una rinascita interiore“

L’incubo che diventa rivelazione
Stanotte ho fatto un sogno trasformato in incubo dove non so descrivere bene il mio ruolo — tra spettatore passivo che subiva o testimone di una carneficina. Provo a raccontarlo. Ho visto tritare l’umanità intera: non c’era sangue, né corpi esanimi, ma una distesa di piccoli mattoni che venivano ridotti sempre di più, fino a diventare mattoncini. Una fabbrica dell’orrore, dove gli operai erano invisibili, ma si percepivano sadismo e cattiveria pura. Ero fermo, attonito, sconvolto. Non avevo la forza di bloccare ciò che accadeva, come se fossi complice silente di un massacro percepito nell’indifferenza totale di chi poteva assistere.

La chiave di lettura onirica
Se sei una persona impressionabile e questo racconto ti può turbare, mi scuso. Ma ho sentito il bisogno di provare a dare una mia chiave di lettura onirica di questo terribile sogno, che al risveglio mi ha lasciato addosso una scia di inquietudine profonda. Forse, in tutto questo, riconosco la parte positiva che c’è in me: la coscienza che parla e suggerisce la ricerca del sé più profondo, per ricostruire ciò che si è disgregato e distrutto nel tempo. Le macerie diventano materia viva. Si ricompongono e danno vita a una fabbrica della mente che ricostruisce e sanifica il pensiero.
L’uomo e la sua scelta
In quel tempo senza tempo e in quella umanità invisibile del sogno, la realtà prende forma dalla vita vissuta — e da quella ancora da vivere — lontano da tutto ciò che è effimero e virtuale. È la possibilità di scegliere: non essere nel mucchio passivo, non subire, non restare come un “omarel” che osserva i lavori di un cantiere, anche se minuscolo.
Il contrasto eterno
Vedendo la scena in chiave cinematografica, potrei dire che non c’era solo un esercito del male invisibile. Esisteva anche un esercito del bene: silente, strategico, pronto all’azione.
Spiritualità e contrasto eterno convivono in ognuno di noi, proprio come nei testi sacri: il bene e il male, la caduta e la redenzione.
Ma anche qui vi è una scelta — e un giudizio — che, vissuti non come dogma, si fanno coscienza che si interroga, che perdona, che ricostruisce.
Nella ricostruzione c’è la riconciliazione.
E in quella luce interiore che tutti cerchiamo nel buio profondo di questa notte dei mattoni, si nasconde la speranza: fragile, ma vera.
Per chi vuole approfondire il linguaggio dei sogni e ciò che rivelano di noi, consiglio questo articolo di approfondimento di National Geographic: https://www.nationalgeographic.it/quale-significato-hanno-i-nostri-sogni
La speranza che trionfa
E nella notte dei mattoni trionfa il bene che prende forma nella speranza. La mia, la tua, la nostra.
🎧 Ascolta anche: [Angelo Branduardi – C’è una sala in Paradiso]
Se trovi connessione in quello che ho scritto, raccontalo nei commenti. Alessandro Lopez

Il mondo è troppo veloce. Non ci sono più le domeniche lunghe, le campane la mattina presto…..tutto corre, e pure troppo! Dai nostri nonni ad oggi il mondo è cambiato troppo. Ci siamo persi qualcosa. Forse dovremmo fermarci e pensare di più a noi.
“Gli uomini se ne vanno a contemplare le vette delle montagne, e i flutti vasti del mare, le ampie correnti dei fiumi, l’immensità dell’oceano, il corso degli astri, e passano accanto a se stessi senza meravigliarsi”.
(Sant’agostino)
Ed è proprio la notte che questo mondo rallenta. Parte dal nostro inconscio che si mette in modalità di difessa e se nasce un sogno così drammatico che ti lascia scosso e la reazione al risveglio reale è quella di volgere al positivo il messaggio subliminale che arriva, vuol dire aver raggiunto querlla consapevolezza che cercavi nel tuo intimo e che forse per una vita non sei riuscito a trovare del tutto. La vita è una grande autostrada, dove il pedaggio è il conto finale di un viaggio che ti arriva puntuale. Lo devi accettare. Io ho percorso delle tappe e di pedaggi ne ho pagati tanti, troppi. E questo non mi ha reso invulnerabile, ma certamente come mi definisco in questo periodo un “Bradipo consapevole” coin i tempi giusti del metabolismo dell’anima. Non lontano da quello fisico.
Nei sogni, abbiamo pochissime possibilita di poter scegliere e quello che ci tocca dobbiamo tenercelo, tuttavia in special modo quando essi assumono toni drammatici rappresentando scenari apocalittici, é vero, la nostra sensibilità così la nostra natura volta al bene, riesce a realizzare un reindirizzamento della trama allo scopo di neutralizzare l’eventualità di un finale catastrofico. Il mattone, inerte, forte della sua potenzialità costruttiva, viene in nostro soccorso e cambia le carte in tavola. Piccoli tasselli per riedificare un mondo comunque fin troppo ferito. Le ferite che notiamo, avvertiamo e portiamo in sogno quale rappresentazioni delle molteplici ansie che attanagliano questi nostri giorni.
È vero il sogno non permette scelte arriva e se ne va lasciando dietro di sé una scia infinita di possibili interpretazioni. Quali che siano è la mente che galoppa anche di notte e propone le nostre inquietudini, le ansie, le preoccupazioni represse. Ma come ho scritto ho imparato a volgere tutto al positivo e la vita mi è cambiata radicalmente. Grazie del bel commento.