Tra una curva e un pensiero

Tra una curva e un pensiero Quando desidero stare con me stesso, il rifugio ideale è la sella della mia moto. Così oggi ho deciso di ritagliarmi del tempo per un itinerario tutto da scoprire.

Sarà il mio piccolo reportage delle sensazioni che il vivere in moto sa regalare.

Ho scritto più volte su questo argomento, in momenti diversi della mia vita, con stati d’animo differenti.
Ogni volta c’era qualcosa di nuovo da raccontare. E allora tra una curva e un pensiero ho deciso di prendermi il tempo di dire qualcosa.

Oggi, forse, racconto qualcosa di più intimo: le sensazioni diverse che può darti lo scorrere lento delle strade davanti a te i campi sterminati, gli animali selvatici, i profumi, l’aria che ti attraversa il casco, e tanto altro ancora.

C’è tutto un rituale, preciso e familiare: dalla scelta dell’abbigliamento, in base al clima che potrei incontrare, al controllo di ogni dettaglio.
Non c’è previsione che possa condizionare una sola decisione.
Devo avere a portata di mano, nelle borse, tutto il necessario anche per un’improvvisa emergenza.
I guanti giusti, le calzature adatte, le calze compressive (che consiglio vivamente a chi, come me, viaggia per ore).

tra una curva ed un pensiero

Oggi però sento qualcosa di diverso.
Non parto solo per respirare libertà o per ritagliarmi un po’ di tempo: parto per guardare con occhi nuovi.
Forse gli stessi luoghi che ho attraversato altre volte mi restituiranno qualcosa di inedito, come se avessero atteso proprio questo sguardo per mostrarsi davvero.

In fondo ogni viaggio in moto non è mai uguale a un altro: cambia il cielo, cambia l’umore, cambia l’anima.
E oggi voglio cogliere ogni dettaglio come se fosse la prima volta — il profumo dell’asfalto caldo, un campo che si muove al vento, un’ombra che attraversa la strada.

Sarà un viaggio breve, ma intenso: un modo per ricordarmi che la libertà non è andare lontano, ma guardare più a fondo tra una curva ed un pensiero.

E allora finalmente salgo in sella, accendo il quadro ed avvio il mio bicilindrico R 1250 RT.
Un suono più rotondo rispetto alla ruggente K1600GT che sto vendendo per ragioni di peso e gestione, ma le emozioni restano le stesse.

Questa passione, nata con me nell’adolescenza, è cresciuta insieme alle cilindrate delle moto che ho avuto.

Non mi definisco un biker esperto, piuttosto consapevole e credo che sia diverso.
Le curve alimentano adrenalina, ma la moto va vissuta con un occhio vigile e attento.
Una passeggiata serena può trasformarsi in una tragedia per imprudenza o distrazione, non solo propria ma anche altrui.


Devi saper leggere la strada e intuire i comportamenti di chi ti precede e di chi incroci.
Sono rischi che fanno parte della guida consapevole, quella che non sfida, ma rispetta.

Porto la moto nel cortile, imposto l’itinerario, abbasso la visiera ed entro in modalità moto.
Io e lei: un dialogo fatto di gas, scalate, traiettorie, strade isolate, pioggia, sole, albe e tramonti.

Non è appagante, tutto questo?

Parto spesso da solo, ma non sono mai solo: perché un motociclista non è mai da solo.
Apparteniamo a una comunità silenziosa, unita da gesti antichi: un saluto quando ci si incrocia o si sorpassa, un sorriso in un bar di strada, un ricordo condiviso in un raduno.
Luoghi e persone che restano nella memoria.

Siamo una strana, meravigliosa gente: viviamo la nostra passione in libertà, e nel rispetto di quella degli altri.

Tra una curva e un pensiero

Quando desidero stare con me stesso, il rifugio ideale è la sella della mia moto.
Così oggi ho deciso di ritagliarmi del tempo per un itinerario tutto da scoprire.
Sarà il mio piccolo reportage delle sensazioni che il vivere in moto sa regalare.

Ho scritto più volte su questo argomento, in momenti diversi della mia vita, con stati d’animo differenti.
Ogni volta c’era qualcosa di nuovo da raccontare.
Oggi, forse, racconto qualcosa di più intimo: le sensazioni diverse che può darti lo scorrere lento delle strade davanti a te i campi sterminati, gli animali selvatici, i profumi, l’aria che ti attraversa il casco, e tanto altro ancora.

C’è tutto un rituale, preciso e familiare: dalla scelta dell’abbigliamento, in base al clima che potrei incontrare, al controllo di ogni dettaglio.
Non c’è previsione che possa condizionare una sola decisione.
Devo avere a portata di mano, nelle borse, tutto il necessario anche per un’improvvisa emergenza.
I guanti giusti, le calzature adatte, le calze compressive (che consiglio vivamente a chi, come me, viaggia per ore.

Oggi però sento qualcosa di diverso.
Non parto solo per respirare libertà o per ritagliarmi un po’ di tempo: parto per guardare con occhi nuovi.
Forse gli stessi luoghi che ho attraversato altre volte mi restituiranno qualcosa di inedito, come se avessero atteso proprio questo sguardo per mostrarsi davvero.

In fondo ogni viaggio in moto non è mai uguale a un altro: cambia il cielo, cambia l’umore, cambia l’anima.
E oggi voglio cogliere ogni dettaglio come se fosse la prima volta — il profumo dell’asfalto caldo, un campo che si muove al vento, un’ombra che attraversa la strada.

Sarà un viaggio breve, ma intenso: un modo per ricordarmi che la libertà non è andare lontano, ma guardare più a fondo.

E allora finalmente salgo in sella, accendo il quadro ed avvio il mio bicilindrico R 1250 RT.
Un suono più rotondo rispetto alla ruggente K1600GT che sto vendendo per ragioni di peso e gestione, ma le emozioni restano le stesse.

Questa passione, nata con me nell’adolescenza, è cresciuta insieme alle cilindrate delle moto che ho avuto.
Non mi definisco un biker esperto, piuttosto consapevole e credo che sia diverso.
Le curve alimentano adrenalina, ma la moto va vissuta con un occhio vigile e attento.
Una passeggiata serena può trasformarsi in una tragedia per imprudenza o distrazione, non solo propria ma anche altrui.
Devi saper leggere la strada e intuire i comportamenti di chi ti precede e di chi incroci.
Sono rischi che fanno parte della guida consapevole, quella che non sfida, ma rispetta.

Porto la moto nel cortile, imposto l’itinerario, abbasso la visiera ed entro in modalità moto.
Io e lei: un dialogo fatto di gas, scalate, traiettorie, strade isolate, pioggia, sole, albe e tramonti.

Non è appagante, tutto questo?

Parto spesso da solo, ma non sono mai solo: perché un motociclista non è mai da solo.
Apparteniamo a una comunità silenziosa, unita da gesti antichi: un saluto quando ci si incrocia o si sorpassa, un sorriso in un bar di strada, un ricordo condiviso in un raduno.
Luoghi e persone che restano nella memoria.

Siamo una strana, meravigliosa gente: viviamo la nostra passione in libertà, e nel rispetto di quella degli altri.

Le tappe di oggi

Il quadro è acceso, il navigatore pronto, ma oggi non seguo soltanto una traccia su uno schermo.
Seguirò l’istinto, quello che nasce tra una curva e un pensiero.
Ogni chilometro sarà una piccola scoperta: non cerco mete lontane, ma sguardi nuovi su strade che forse conosco già.

È una mattina di luce gentile, e la moto vibra sotto di me come se sapesse che sarà un giorno diverso.
Le ruote cominciano a scorrere, l’aria cambia profumo, e il viaggio — quello vero — è già iniziato.

Comincio da qui, dal primo tratto di strada che mi porta fuori città, verso quella libertà che non chiede conferme.

Ecco le tappe di oggi…

Roma – Sutri

La Cassia scorre tranquilla, l’aria è fresca e profuma di legna bruciata. Ogni curva è un respiro più ampio, ogni rettilineo una pausa di pensiero.

L’ingresso di Sutri mi accoglie tra pareti di tufo e silenzi antichi.

Le prime luci del mattino disegnano ombre sulle rocce, e per un attimo il tempo sembra rallentare. E allora con luce piena non posso far altro che accostare ed immortalare questo momento.

tra una curva e un pensiero

C’è una calma nuova oggi, come se tutto fosse al suo posto.
Non cerco nulla, e forse per questo trovo qualcosa: un equilibrio, un suono, una pace sottile.

tra una curva e un pensiero

Ma cerco di cogliere ogni dettaglio sapendo che più avanti uscendo dal centro abitato le immagini cambieranno forma e colore.

tra una curva e un pensiero

Il tempo di guardarmi, di fissare quel momento, le sensazioni e rimettere in moto, abbassare la visiera che riflette la strada, innestare la prima e lentamente proseguire..

tra una curva e un pensiero

Seconda Tappa

Sutri – Caprarola via Ronciglione. Decido di percorrere questo tratto senza fermarmi perchè le condizioni stradali non lo permettono per il traffico che c’è e mi metto ad una velocità di crociera seguendo il flusso stradale, ma tra curve e pensieri si comincia ad intravedere qualcosa.

Eccomi quindi arrivato a Ronciglione. Una breve sosta, una foto, un respiro. Tra una curva e un pensiero.

tra una curva e un pensiero

Questi borghi e paesi distribuiti su questo territorio hanno tutti più o meno delle caratteristiche simili. Fanno ritrovare i colori e i sapori di un tempo. Un piccolo bar, una trattoria appena aperta che sta cominciando con il personale a preparare i tavoli. Sorrido, sorride l’anima e mi rendo conto che solo in moto forse puoi permetterti delle soste così brevi ma intense.

E così in un attimo ecco che improvvisamente il panorama cambia e la strada diventa complice del tuo viaggiare offrendoti immagini uniche, da fissare prima nella mente e poi quasi immediatamente nel silenzio dei campi ecco stagliarsi l’immagine

tra una curva e un pensiero

La mia ombra suggerisce qualcosa, forse quasi a volermi dire: “seguimi, ti porterò a destinazione…”

Ma come spesso mi accade nei giri in moto pur avendo deciso un itinerario con tappe decido di cambiare direzione. Questo è un altro aspetto che rende l’idea del concetto di libertà che un motociclista desidera avere.

Il tempo di rivolgere lo sguardo al sole ed un’altra immagine mi suggerisce uno scatto per la memoria di questa giornata

tra una curva e un pensiero

Eccola, lei sul ciglio della strada pronta a rientrare in carreggiata. E dove mi porterà quell’ombra. Lo scopriremo viaggiando ancora. Che fai non sali…?

Ancora un attimo…

tra una curva e un pensiero

Il sole mi insegue o forse sono io che lo sto cercando, curva dopo curva.

E allora si nasconde e capisco che è ora di risalire in sella, come metaforicamente ho fatto tante volte nella mia vita. Questo momento va fissato. Guardo la strada. Il navigatore è spento e decido di percorrere qualche chilometro senza indicazioni seguendo solo l’istinto.

tra una curva e un pensiero

Tra curve e pensieri troverò la destinazione adatta, mentre la mia ombra fa capolino di nuovo. Ricomincia il rituale, gesti lenti, che danno la cifra del momento intenso. Indosso il casco, guardo avanti, abbasso la visiera e il sole ritorna stavolta appoggiato su una spalla a indicarmi la strada.

tra una curva e un pensiero

Un rumore, sento sbattere delle ali, il tempo di voltarmi ed è solo illusione, campi sterminati e silenzio diventano complici di questa lunga sosta.

tra una curva e un pensiero

Questa è la soggettiva del mio sguardo che si staglia tra i campi nel cielo azzurro e nei profumi di un autunno che improvvisamente diventa primavera e forse estate.

tra una curva e un pensiero

Uno sguardo indietro, non metaforico ma reale. Non psssa nessuno. Si riparte

tra una curva e un pensiero

Percorro alcuni chilometri e un cartello stradale mi suggerisce la destinazione.
Metto la freccia e svolto deciso per arrivare alla prossima tappa improvvisata.
Tuscania.
Eccola davanti a me.

Appare all’improvviso, come un sogno rimasto sospeso tra la terra e il cielo.
Le mura antiche si stagliano contro la luce dorata del pomeriggio, e ogni pietra sembra respirare storie di altri tempi.
L’aria profuma di fieno e di tufo, il vento muove lentamente le erbe ai bordi della strada, e per un attimo il mondo sembra essersi fermato a guardare con me.

tra una curva e un pensiero

La moto si riflette nelle vetrine di un vicolo silenzioso, e mi sorprende il contrasto tra il suo metallo lucido e la dolcezza antica di queste vie.
Non c’è fretta, solo presenza.
Ogni passo, ogni respiro, ogni sguardo diventa parte di un racconto che non ha bisogno di parole.

Tuscania è così: un luogo che non si attraversa, si ascolta.

tra una curva e un pensiero

Imprivvisamente un momento di nostalgia mi assale e decido mentre osservo Tuscania di proseguire cambiando rotta in un cammino simbolico a ritroso nel tempo che porterà fisicamente a Blera, ma mentalmente all’epoca della pattuglia di fine corso allievi ufficiali.

Uno sguardo avanti e parto alla volta di Blera

tra una curva e un pensiero

Stranamente l’intuito e l’orientamento tornano forti e non ho bisogno di navigatore, so dove devo andare e seguo la strada fidandomi delle indicazioni stradali. Strade meravigliose come questa in un rettilineo che si para davanti a me immergendomi nei profumi di un bosco meraviglioso.

tra una curva e un pensiero

E tra curve e pensieri che in questo punto non esistono, ancora uno sguardo indietro stavolta anche metaforico e vedo gli anni passati, la spensieratezza, i colleghi di corso, una pagina della mia vita che ricordo con estrema nostalgia.

tra una curva e un pensiero

Continuo a percorrere chilometri ed arrivo a Blera, ma non faccio foto, vado avanti e continuo nell’intento di immortalare paesaggi deserti in assoluto silenzio. Come questo momento che parla da solo

tra una curva e un pensiero

Quel sole mi ha preceduto, quasi a volermi accogliere in questo tuffo nel passato e mi lascio accompagnare sentendo il calore sul volto e una leggera brezza nei capelli. Appena il tempo di rivolgere lo sguardo altrove per catturare ancora un immagine…

Tra una curva e un pensiero

E a quel punto è ora di tornare. Riparto alla volta di Roma.

La strada del ritorno ha un sapore diverso: non è nostalgia, ma gratitudine. Ogni curva chiude un pensiero, ogni chilometro mi restituisce un frammento di quiete.

Non porto con me solo immagini, ma una leggerezza nuova, quella di chi ha respirato se stesso, almeno per un giorno.

Tra una curva e un pensiero. Un mondo intero.

Alessandro Lopez

1 Risposta
  1. Davide

    Qualche piccola variazione sugli itinerari rispetto alla nostra chiacchierata e direi che hai scelto stra-bene: vedere quegli scorci di Sutri è davvero suggestivo.

    Di tutto il tuo blog mi è rimasto particolarmente l’inciso del motociclista che non è mai solo e mi immergo in una realtà, seppure non mia, con lo spirito di comunità e libertà che aggrega coloro che amano le due ruote

    Un abbraccio

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