Tra lavoro e tempo libero

Tra lavoro e tempo libero esiste un confine impercettibile, che spesso viene varcato in silenzio, quando il fisico e la mente chiedono uno sgancio dalle questioni quotidiane.

Spesso imprenditori come me si caricano di mille sensi di colpa. Arrivano per primi in ufficio ed escono per ultimi, attenti a ogni processo aziendale, a prescindere dalle dimensioni dell’impresa.

Ho sempre lavorato con metodo, forse troppo. Essendo anche molto accentratore e delegando poco, ho pagato profumatamente questa scelta, restando spesso incastrato tra le mura del mio ufficio fino a tardi la sera.

Da qualche anno, però, le cose sono cambiate. Forse perché ho fatto scelte che hanno innescato nuove voglie di evasione, anche nei momenti più inopportuni.

Fughe mattutine in moto, un paio d’ore prima di entrare in ufficio, solo per respirare aria pura.

Non importa dove — purché farlo. Quasi come se volessi evadere dal controllo di qualcuno.

E di chi, se non di me stesso?

Uno dei vantaggi di essere un imprenditore e libero professionista è proprio questo: la libertà di gestire e pianificare il proprio tempo — che include anche quello libero.

A volte basta una pausa caffè più lunga, senza il pettegolezzo o il livore dei colleghi di un tempo. Ai tempi in cui ero un semplice impiegato, certe libertà erano solo un sogno.

Ed a proposito di sogni, è proprio qui che voglio soffermarmi. Ho imparato a distinguerli: ci sono i sogni intesi come desideri di cose tangibili, e quelli che abitano il sonno.

Ci sono stati periodi in cui sognavo a occhi aperti — forse per la giovane età, o per quella leggerezza che allora mi apparteneva — e la mente spaziava un po’ ovunque.

Eppure, sono rimasto sempre aderente alla realtà. Dai sogni impossibili, che a volte si trasformavano in missioni altrettanto impossibili, ho cominciato pian piano ad allontanarmi, per farmi del bene.

Ho coltivato altri sogni, più silenziosi ma reali, che nel tempo sono diventati passioni: come quella dei viaggi — non solo in moto, ma con qualunque mezzo potesse portarmi altrove.

È una costante della mia vita, che ho sempre mantenuto, adattando i budget alle possibilità del momento.

Viaggiare, come sostengo da sempre, apre la mente. E a me è successo davvero.

Dal viaggio di nozze in luoghi favolosi alle vacanze lampo, dai fine settimana sulla neve alle fughe improvvisate lontano da Roma: ogni volta è stato un piccolo ritorno a me stesso.

Certo, era un’altra età, con altre energie. Ma il viaggio, in fondo, è rimasto il mio modo per darmi appuntamento con la vita — e con me stesso.

Oggi più che mai non posso rinunciare a tutto questo. È proprio per questa ragione che mi ritaglio momenti sempre più frequenti di libertà, anche solo per arrivare più motivato nel mio ufficio.

Non ho una fabbrica: il mio lavoro è fatto di lunghe riflessioni, di idee e progetti produttivi che richiedono valutazioni ponderate — e una mente serena per affrontarle.

Quando la mente è in disordine, anche i pensieri si confondono e i dettagli perdono importanza.

Sono arrivato al punto di cambiare il mobilio della mia stanza, dando finalmente spazio al colore — su consiglio del mio fornitore di fiducia.

Colori a contrasto rispetto al passato, quando tutto era sobrio, elegante, quasi troppo composto.

Oggi ho scelto qualcosa che mi somiglia di più: sempre nello stile, ma con un tocco deciso di originalità.

Una scrivania nera, un mobile armadio frontale con una scritta “Love” montata sugli sportelli.

Un tocco di allegria, una nota di rosso che ogni giorno mi accoglie e mi mette di buon umore.

La parete alle mie spalle, un tempo fitta di locandine teatrali, l’ho alleggerita.

Ho distribuito quelle cornici in tutto l’ufficio, lasciando alle mie spalle solo ciò che mi appartiene più intimamente.

Un gesto semplice ma pieno di significato: dare un’impronta al mio spazio, far capire che l’esperienza e il tempo trascorsi qui sono il frutto di un lavoro di squadra, dove ognuno ha contribuito — nel suo modo — a costruire qualcosa di bello e duraturo.

Tra lavoro e tempo libero esiste un confine impercettibile, che spesso viene varcato in silenzio, quando il fisico e la mente chiedono uno sgancio dalle questioni quotidiane.

Oggi vivo il lavoro e il tempo libero come due facce della stessa moneta: una non esclude l’altra, anzi, si completano.

Il tempo dedicato a me stesso non è una sottrazione al lavoro, ma un investimento per restare lucido, creativo, vero.

Forse è questo il segreto: trovare il ritmo giusto tra fare e pensare, tra correre e fermarsi.

Perché ogni pausa non è un’interruzione, ma un respiro necessario per dare un senso al cammino.

E così, tra una riunione e un’idea, tra un viaggio in moto e un caffè guardando il cielo, continuo a cercare quell’equilibrio fragile e meraviglioso che si chiama vita.

Vi aspetto domani qui per un annuncio importante Alessandro Lopez

Lascia un commento