Social Net Work
Sì, amici lettori, avete letto bene: Social Net Work.
Un titolo che fa sorridere, ma non troppo, se andiamo a tradurlo letteralmente.
“Social network”, lo sappiamo, è il termine tecnico con cui indichiamo la rete, la connessione, la condivisione.
Ma “Net Work”, preso alla lettera, significa “lavoro pulito”.
Applicato ai social, cosa vi suggerisce?
A me — immediatamente — l’idea che oggi serva davvero lavorare in modo pulito sui social: con trasparenza, rispetto e un pizzico di consapevolezza in più.
Ma poi mi fermo e rifletto. E mi dico: “Ma io non sono un influencer.”
Già la parola, di per sé, mi inquieta. Non ho alcuna voglia di influenzare nessuno — e, a dire il vero, non credo che sia questo il senso della comunicazione.
Uso i social in modo personale e professionale, tutto qui.
Non li vivo come un palcoscenico, ma come uno spazio dove, ogni tanto, condividere qualcosa che sento vero o utile.
Nella giungla sempre più variegata dei social, oggi credo sia diventato davvero difficile districarsi.
Tra l’invadenza nelle chat, le richieste di like, gli inviti a iscriversi a gruppi o a fare abbonamenti di ogni tipo, e una pubblicità ormai ossessiva… c’è da perdersi.
Tutto questo mi infastidisce quasi quanto l’essere continuamente monitorati da un algoritmo che, in base a ciò che cerchi — anche solo per curiosità — ti rincorre per giorni con le stesse tematiche e proposte.
Un algoritmo che sa cosa ti piace, spesso anche prima che lo capisca tu.
Allora ecco che scatta in me l’autodidatta Alessandro, quello che prova ad affrontare certi temi cercando di sdrammatizzare, magari con una battuta, quando sento che l’ironia è ben accolta.
Mi piace alleggerire, perché credo che il sorriso sia ancora una delle forme più eleganti di dialogo.
Ma resto assolutamente fermo con la mia tastiera quando mi imbatto in post su argomenti complessi o delicati, dove l’interazione si fa accesa, spesso fitta di polemiche sterili.
Lì mi impongo di non entrare. Non per paura, ma per scelta. Perché non tutto merita risposta, e non ogni discussione ha bisogno di un commento in più.
E così continuo a muovermi tra un post e l’altro, cercando di restare lucido nella tempesta di notifiche, tag e “guarda chi ti segue ora”.
A volte mi viene da ridere pensando che, in fondo, i social sono come un grande condominio: ci sono i simpatici, i rumorosi, gli invisibili, e quelli che parlano anche quando nessuno li ascolta.
Io, dal canto mio, continuo il mio net work: un lavoro pulito di sopravvivenza digitale, tra una battuta e una fuga strategica.
Il resto lo lascio agli esperti… o agli algoritmi, che tanto decidono loro quando farmi apparire.
Un’ultima domanda senza risposta:
Ma se i social sono un grande condominio, chi è l’amministratore…?
Arrivederci e a presto dal vostro Alessandro Lopez

Passare attraverso è il segreto per vivere e non restare incastrati, rischio che noi persone sensibili corriamo sovente!
Direi che ciò si rifrange anche su noi che fruiamo in modo funzionale
Un abbraccio
Grazie Davide per questo commento che riflette in modo empatico come anche tu la pensi come me. Io non mi scompongo e vado avanti sulla linea coerente con il mio modo di essere e quindi di comunicare. Un abbraccio anche a te.
Buondì Alessandro. “Condominio” per i social mi fa sperare ben poco. Credo, anzi devo ammettere, hai centrato perfettamente il tema di questo mondo navigante. Il fatto che non ci siano i giusti motivi di alcuni, le giuste regole per altri, lo rende un po’ il far west dei perenni insicuri. Non esiste un amministratore, non c’è una legge precisa, e non riflette sempre la realtà delle persone, purtroppo! Certo è che serve, accorcia le distanze, oggi è essenziale. Un caro saluto. Roberto
Ciao Roberto social = libertà di espressione sta al saperla usare questa libertà. Siamo nati per essere liberi ma le regole di vite gioco forza esistono e uso il condizionale andrebbero osservate e rispettate. Un caro saluto anche a te.
Su Instagram ho superato la timidezza che per anni mi aveva limitata. Da questa crescita nacque “Il Bar dei Folli”, un format durato circa due anni, in cui tre amici si confrontavano liberamente su idee e argomenti improvvisati, senza alcun copione.
Nel frattempo iniziai “Open The Window” per aprire una finestra su temi filosofici e metafisici attraverso la lettura di citazioni celebri, trasformate in spunti di riflessione e confronto con il pubblico in live.
Successivamente con un’amica poetessa ideai il format “Anima, Poesia e Allegria”, che univa musica e scrittura creativa. I partecipanti, ispirati da un brano musicale, erano invitati a comporre una poesia. Le opere selezionate venivano valorizzate attraverso un reel dedicato e la pubblicazione di sei poesie nelle storie.
Dopo il suo congedo per motivi di lavoro, ideai un nuovo format da condurre in autonomia. Dall’11 marzo 2025 presero vita i “Video Sogni”, un progetto che intreccia poesia e dimensione onirica.
La poesia è un sogno che si dispiega in immagini, parola dopo parola. Va oltre le forme più comuni della comunicazione emotiva, conducendoci oltre lo specchio, dove l’inconscio diventa protagonista.
La nostra community ha dato vita a “Poesie in libertà”, un progetto editoriale solidale. I proventi derivanti dalla vendita del volume saranno devoluti al Canile della Muratella di Roma.
Nella massima umiltà e trasparenza ho sempre cercato di far arrivare una “voce” diversa, perché oltre l’apparenza, c’è il vero ascolto. Anche se in generale i sogni tendono a sfumare, sono parte del nostro dialogo, della nostra stessa essenza. La lettura dell’aura è un’altra finestra che ho aperto recentemente, vincendo l’ultima timidezza rimasta.