Senza meta, con direzione

Senza meta, ma con direzione. Oggi scrivo senza meta.

Senza meta, ma con direzione

Perché ogni parola mi restituisce un pezzo di me che avevo lasciato per strada.

Ma senza meta non significa una direzione imprecisa o casuale.
È una scelta precisa: scrivere lasciando scorrere i pensieri in modo libero, pulito, come specchio di come mi sento oggi.


Dall’entusiasmo, della consapevolezza di aver scelto percorsi definiti — senza l’ansia di un risultato, senza la bramosia di un feedback di cui, forse, non ho più bisogno.

Diverso è l’approccio professionale, dove accuso un’enorme stanchezza nel dover rincorrere il mondo per ottenere risposte.
E allora mi domando: dove sono finite le basi fondamentali dell’educazione?


In questo mondo frenetico, dove tutti corrono come formiche impazzite, nessuno si accorge che la strada è la stessa per tutti, e che porta in un’unica direzione.
Forse è un pensiero macabro, ma rende l’idea.

Io ho scelto la via della consapevolezza, e non mi stanco di ripeterlo a me stesso fino alla noia.
Serve — eccome se serve — parlare con sé stessi, mettersi in discussione ogni giorno per trovare le giuste risposte ai continui quesiti che la vita ci pone.

Seguendo questa “dieta” di energia ho percorso quest’anno tanta strada e affronto dossi e curve pericolose senza timore, perché conosco la direzione del mio cammino — che potrebbe anche portarmi al nulla, ma sarà comunque una meta raggiunta sulla quale riflettere ancora.

In fondo scrivere è come respirare: un gesto che non chiede permesso, ma semplicemente accade.
Ogni parola che nasce dal silenzio porta con sé un frammento di verità, un’eco di ciò che siamo stati e di ciò che stiamo diventando.
Mi accorgo che non sempre serve un fine preciso per dare senso a ciò che facciamo — a volte è il cammino stesso a restituirci il significato.

Ho imparato che le parole non servono per convincere, ma per comprendere.
Quando scrivo, non cerco l’approvazione: cerco me stesso, e in quel dialogo muto con la pagina ritrovo il mio equilibrio.
Forse è questo il vero traguardo: riconoscere che il tempo dedicato a capirsi non è mai tempo perso, ma tempo restituito alla vita.

Se in questa visione ti riconosci, raccontalo, se vuoi, nei commenti.

In fondo, scrivere è un viaggio interiore che non ha bisogno di approvazione ma di sincerità.
(Approfondisci il tema della scrittura interiore su Treccani – speciale scrittura).

Un pensiero di Alessandro Lopez, dal blog ufficiale alessandrolopez.it — spazio di riflessioni, esperienze e visioni personali.

2 Risposte
    1. Alessandro

      Caro Davide, come sempre grazie per il commento. Esattamente è come scrivi, c’è un percorso, che varia, si svincola, sceglie itinerari precisi, ma li evita anche perchè di base c’è una persona ormai libera e non ossessionata da tante questioni. Un abbraccio anche a te

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