Poco multi, molto tasking. Può apparire un titolo senza senso, e invece vi assicuro che un senso lo ha.
Da quando ho chiesto alla vita di restituirmi il tempo con gli interessi, ho cominciato a vivere come un bradipo cognitivo consapevolefedele al mio nuovo motto: poco multi, molto tasking.
Una nuova specie animale, presente nelle civiltà metropolitane di questo pianeta al collasso, dove probabilmente, se un giorno esci di casa e scopri che il sole non c’è più, forse nemmeno ci fai caso.
Essere multitasking ai tempi orribili della globalizzazione fa molto tendenza, colpisce, ma vediamo i danni effettivi che questo modo di affrontare la vita ti mette addosso.
Ma prima di farlo, vorrei trovare sul mio vecchio vocabolario di famiglia la definizione esatta di imprenditore — che è la mia professione.
Consultando questo Dizionario della lingua italiana di Ferdinando Palazzi, edito nel 1955, ecco la definizione di Imprenditore:
Aggettivo e sostantivo maschile. Chi o che imprende: e spec. chi imprende a far lavori per conto altrui dietro compenso prestabilito / Impresario, appaltatore.
Una tenera visione di quegli anni, che somiglia di più alla figura di un impiegato.
Vediamo ora cosa dice il più blasonato Dizionario Garzanti dei tempi d’oggi:
- Sostantivo maschile (abbiamo perso la qualifica di aggettivo) chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi: imprenditore commerciale, agricolo, piccolo imprenditore che si avvale prevalentemente del lavoro proprio e dei familiari, e comunque di un numero non grande di dipendenti.
- Chi imprende (non comm.). Derivazione di imprenditore. Sinonimo: impresario.
In questo caso mi riconosco certamente nella definizione moderna, ma non disdegno la visione anni Cinquanta dell’imprenditoria.
E allora ecco che il mio bradipo interiore si sofferma, si guarda intorno nella sua stanza d’ufficio e scopre di essere stato vittima di questo sistema da anni, galoppando insieme ad esso.
Doppio schermo del computer, TV accesa collegata alla videosorveglianza dell’ufficio, le altre stanze con postazioni vuote e computer spenti.
Ma questo imprenditore non doveva essere coadiuvato da collaboratori e familiari? Un tempo antico, forse negli anni ’50, quando io ancora non esistevo.
Sì, dal 1992 ho avuto collaboratori — anche validi — disciolti nel tempo per non avere retto ai ritmi serrati di un’impresa condotta col cuore (non me ne voglia Barbara D’Urso) e con tanta fatica.
Oggi, da bradipo, dico con certezza: poco multi e molto tasking, dove la metafora è quella di riempire le mie tasche — non di denaro, serve anche quello — ma di vita sana, di momenti veri, autentici, di pause salutari, di riflessione, di svago.
Vogliamo fare un esperimento?
Ecco una lista di parole attuali con desinenza multi.
Parole reali e d’uso comune
- multitasking
- multimediale
- multicanale
- multinazionale
- multiverso
- multilingue
- multiculturale
- multiforme
- multimodale
- multischermo
- multipiattaforma
- multistrato
- multicolor
- multiruolo
- multilevel
- multiproprietà
- multivitaminico
Le rileggo e mi viene voglia di coniarne di nuove, totalmente inventate, da inviare all’Accademia della Crusca.
Parole inventate o ironiche che suonano “verosimili”
- multicaos — quando fai troppo e non sai più da dove sei partito 😅
- multistress — condizione cronica del lavoratore moderno
- multisocial — connesso ovunque, ma mai presente davvero
- multifinto — l’illusione di saper fare tutto
- multiego — personalità professionale, personale, digitale e pubblica tutte in crash
- multideluso — chi si aspettava tanto dal “fare tanto”
- multiscuse — specialità olimpica per giustificare l’iperattività
- multitempo — chi vive sempre in anticipo o in ritardo, mai nel presente
Siamo omologati, immatricolati, codificati, analizzati, ispezionati, verificati, conformati a delle norme.
Normalizzati, globalizzati, schiavizzati a un lessico politically correct.
Allora ti vengono in mente frasi fatte, ma di saggezza pagana:
“Era meglio quando si stava peggio.”
Oggi la invertirei: “Era peggio quando si stava meglio.”
Che in fondo è la stessa cosa.
Cambiando l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia.
Nooooooo! Cosa ho detto? Aborro!
Poco multi, molto tasking: anatomia di un bradipo moderno
Nella mia piccola grande impresa, l’essere multitasking per un lungo periodo mi ha sì stressato non poco, ma mi ha anche dato la possibilità di ricoprire più ruoli, certamente ottimizzando i costi per condurre l’attività.
Indubbiamente il mio intuito ha agevolato tutto, ma vogliamo anche qui fare una lista dei ruoli, cominciando dai più umili?
Addetto alle pulizie. Portinaio (citofonano tutti sempre a me).
Amministratore — di che? Della società, dei sistemi informativi, dei siti web, della famiglia.
E poi ancora: archivista, sistemista, analista, contabile, autore, sceneggiatore, produttore esecutivo, gobbista, cameraman, regista, addetto al montaggio… e chi più ne ha, più ne metta.
Forse è proprio questo il segreto del mio equilibrio precario ma vitale: essere poco multi, molto tasking, perché alla fine la moltiplicazione dei ruoli non batte mai la somma delle passioni.
Quando arrivo in ufficio, vedo il portinaio dello stabile che, con fare sornione da tipico romano D.O.C., ogni mattina dopo il buongiorno dice:
— “Aho, ma sei sempre er primo ad arrivà e l’urtimo ad’annà via! Ma quanno te ne vai in vacanza a fatte sto giro in moto?”
E lì capisco che, forse, il vero imprenditore non è quello che corre… ma quello che ogni tanto sa fermarsi a ridere
Nonostante tutto, guardando il calendario — oggi 29 ottobre — è necessario per me fare un bilancio anticipato di questo 2025.
Non parlo solo di numeri — quello è già stato fatto — ma di qualcosa di più profondo.
Sono le normali attività che poi portano a fare una previsione dell’anno successivo, ma io vorrei soffermarmi su quanto questo 2025 sia stato, per me, estremamente difficile da vivere professionalmente.
Progetti avviati che non hanno ancora trovato la canalizzazione che inizialmente avevano.
Quindi il rincorrere quotidiano degli interlocutori, un dispendio di energie esagerato — e anche di investimento concreto nell’attività, in termini di tempo e di denaro.
Tirando le somme, direi che mi sento sereno e soddisfatto per come la seconda parte dell’anno si è configurata.
Qualcosa ho già comunicato in tal senso, ma altre novità arriveranno a tempo debito.
Una cosa è certa: se l’imprenditore opera professionalmente, tutto deve seguire questa logica.
Non più gente improvvisata, né chi cerca facili successi.
Alla base desidero condivisione di intenti e spirito di sacrificio, per ottenere il massimo risultato possibile.
Può apparire in contrasto con il “bradipo” che ho scelto di essere.
Negativo.
È, piuttosto, una visione più obiettiva del tempo che corre, mangiandosi le ore, i giorni, i mesi, gli anni — e la vita intera.
Continuo a credere che la differenza, oggi, la faccia chi sceglie di essere poco multi, molto tasking, selezionando con cura ciò che vale il proprio tempo.
Cosa aspettarsi dal 2026
Per essere prudente, personalmente mi sono limitato ad accogliere idee e progetti realmente sostenibili nel tempo, e che siano di interesse pubblico dal punto di vista culturale.
Ho lavorato su tante idee chiuse nel cassetto da anni, cercando di attualizzarne il contenuto e di trovare i giusti parametri per adattarle al tempo in cui viviamo.
Ho ragionato in primis sul target di pubblico a cui rivolgersi e sui gusti relativi alle tendenze del momento — ma senza restarne prigioniero — proprio per trovare delle vie d’uscita geniali che caratterizzino il progetto stesso, rinnovando anche l’immagine di chi ne farà parte e dando nuove spinte emotive.
Per meglio comprendere il trend culturale del momento e come adeguarsi ai tempi consiglio di andare su questo sito del Programma Sviluppo – Lavoro – Formazione – welfare secondo le politiche europee. Programma Sviluppo Europa Creativa nel 2026
Conclusioni del bradipo perché essere poco multi, molto tasking conviene davvero
La bradipologia non è una scienza esatta, fatta di fisica quantistica, calcoli matematici o algebra.
Proporrei una riforma sostanziale delle materie scolastiche più ostiche — non certo quelle umanistiche — piuttosto la matematica: abolire la moltiplicazione, lasciare filosoficamente aperto un varco sulla divisione, praticare meno addizione e più sottrazione.
Penso che questo sia il senso logico e conclusivo di una riflessione importante, tra il serio e il fa aceto.
Ops… scusate: faceto.
L’aceto lo lasciamo simbolicamente ad altri, per condirsi l’insalata — perché, in altri modi, fa molto male al fegato.
Se non vuoi “perdere il segno” dei miei articoli, ti consiglio la lettura di Moto Ciclando
E per accompagnare questa riflessione, scelgo un brano che non invecchia mai.
“Il mio canto libero” di Lucio Battisti: un dialogo a più voci, un controcanto d’anime che ancora oggi insegna la libertà di essere se stessi.

Il bradipo descritto sa pensare, soppesare e andare a fondo nelle cose che ha scelto di percorrere…poco multi ma sicuramente efficiente
Grazie Davide del commento. Direi che ormai posso definirmi essenziale pur essendo efficiente. Vuol dire risparmiarsi e non disperdere se stessi.
Nonostante la serietà del tema che hai trattato, un’attuale riflessione sui ritmi e gli obiettivi che ci coinvolgono nel quotidiano,
i percorsi da intraprendere hanno spesso il calco di chi li ha già predisposti per noi e tutto sembra un ” già vissuto da vivere”, dicevo…nonostante ciò, ho rilevato una vena autoironica che ho apprezzato molto e non nascondo…é riuscita a strapparmi una ricca risata, specie dove hai elencato tutte le mansioni che hai dovuto svolgere, lì mi sono ricordato dello spettacolo di un piccolo circo tenuto a Largo Preneste circa 35 anni fa, dove io e mia moglie portammo Davide che aveva circa 5 o 6 anni, ebbene il ragazzo (verosimilmente di etnia indiana) che controllava i biglietti all’ entrata, 10 minuti dopo il nostro ingresso ce lo siamo ritrovato sul trapezio a fare il suo numero. Il titolo del nuovo libro che in sostanza stai già scrivendo potrebbe essere “il segreto del bradipo”, eh sì… il segreto di cambiare spesso ricetta, l’ alternarsi delle proprie capacità sa mettere in gioco percorsi inaspettati e riesce a svestire i ruoli assegnati che ci fanno spesso somigliare a dei numeri che esprimono il solo valore già contrassegnato. A volte lasciare la propria chitarra (per un chitarrista)per qualche tempo all’ angolo e scegliere di coltivare un pezzo di terra ed attendere con pazienza i frutti che potrà dare, ci ricorda la pazienza e la saggezza del bradipo che é costretto a rispettare i suoi ritmi blandi che la natura gli ha imposto ma lui sornione sembra volerci dire: mi ritengo fortunato perché ho la possibilità di vedere i vostri affanni a velocità naturale e quindi riesco a notare di essi ogni dettaglio.
Caro Enrico hai fatto una rilettura perfetta di ciò che è il significato di ciò che ho scritto e il fatto di averti strappato anche una risata non può che farmi piacere. Mi hai dato anche un nuovo incipit per poter pensare di scrivere un nuovo libro e perché no? In una società ormai così individualista condividere pensieri e generarne altri penso sia una cosa bella. Questo mio blog ormai è diventata come speravo la casa dice conoscere ed apprezzare un nuovo amico. M sto raccontando nel profondo con riflessioni profonde che non viaggiano in superficie ma nei profondo dell’anima e non so più scrivere in modo diverso. Alla prossima e grazie del commento.