Fatture dell’anima e bilanci interiori

Fatture dell’anima e bilanci interiori. Oggi, ultimo giorno del mese, mi è toccato fare i conti.
Non quelli con l’Agenzia delle Entrate — quelli con me stesso.
Ho aperto l’anima come un bilancio d’esercizio e ho scoperto che, tra gli utili e le perdite, c’è ancora un “credito d’amore” mai incassato.

Ho trovato spese folli di energia, qualche voce di ammortamento sentimentale, e un paio di debiti con la pazienza che, temo, siano ormai scaduti.
Non mi resta che depositare il tutto in banca… quella della memoria, che non rende interessi, ma conserva bene.

E allora subito mi sono messo all’opera per fare un taglio dei costi e andare a risparmio, soprattutto sull’energia persa e sprecata.

Ho cercato il primo punto di ricarica, ma esplorando il mio corpo sinceramente ho avuto paura di poter prendere un abbaglio informatico e andare in abend di sistema.

Difficile, a quel punto, chiedere assistenza per un reset totale: il sistema operativo cerebrale è in continuo aggiornamento — spesso di notte — e non sono autorizzate connessioni.

Ho chiesto ad amici e colleghi se anche loro fossero nella mia stessa situazione, ma ho notato strani atteggiamenti e mormorii sospetti che mi hanno fatto desistere dall’andare oltre con tali richieste.

Del resto non siamo tutti uguali.

Forse il rallentamento da bradipo, dovuto a una volontaria autoregolamentazione dei consumi energetici — in pieno rispetto delle normative vigenti — mi ha reso oggi più ecosostenibile di un tempo, quando sono stato più volte contaminato… o, peggio, minato nei conti.

Allora mi sono detto: perché non prendersi una sana ricarica con un viaggio in una località qualunque?

Sono andato in stazione, ma era chiusa per black-out tecnico di tutto l’apparato elettrico, personale compreso.

Tutti frizzati come al GF, e in biglietteria mi hanno detto:

«Dottò, qui nun se parte oggi… vedi che devi da fa».

A quel punto decido di fare un giro per Roma, affascinato da quella veracità sorniona che, in fondo, mi appartiene molto.

Prendo la mia moto e parto, ma è presto fatto: Roma, al contrario del resto, era elettrizzata.

Insulti e fatture a ogni semaforo, corni e bicorni, fatture che non quagliano e che lasciavano interdetti perfino i pochi napoletani incontrati per strada.

Turisti per caso, allibiti, in coda ai Musei Vaticani chiusi — forse non rendendosi conto degli orari.

Ho visto animali preistorici scorrere per Lungotevere.

Mi hanno detto essere chiamati Tor Pedoni, una razza estinta nell’era paleontologica dietetica, oggi riscoperta viva negli scavi della metropolitana.

Emettevano versi bitonali che echeggiavano per la città e si riunivano in gruppi sparpagliati, tra lo stupore generale di molte persone che volevano salirci in groppa.

L’apoteosi penso di averla raggiunta quando, su una strada extraurbana, ho incrociato un Ducati Multistrada con sopra un biker che guidava praticando yoga — poi si dice, gli incidenti.

L’ho salutato, come generalmente si fa tra motociclisti, ma il labiale non mentiva: quel “vaff****lo” mi è arrivato dritto dritto come una bomba d’acqua in faccia.

Alla faccia dello yoga!

Detto questo, signore e signori, chiudo l’ufficio: le luci, i computer, l’acqua, le finestre, le tapparelle, il contatore.

Metto la sigla e vi saluto.

E, come si dice… ci rivediamo lunedì.

“Domani è un altro giorno, si vedrà.”

Fatture dell’anima e bilanci interiori è una folle visione di Alessandro Lopez

1 Risposta

Lascia un commento