Ci siamo. E’ il 24 Dicembre 2024, le mie connessioni col Natale prendendola alla lontana sono cominciate 60 anni fa, dove appena compiti sei mesi della mia vita venivo priettati in quell’atmosfera magica che i miei genitori sapevano creare in casa.
Quando ho avuto occhi ed orecchie per capire, le giornate che precedeveno il Natale si assaporavano giorno per giorno. Dal calendario dell’avvento con le sue finestrelle che aprivo ogni giorno, agli scatoloni in soffitta che contenevano gli addobbi natalizi, le palle e le luci simmetricamente conservate ed arrotolate da mio padre che in questo era davvero un maestro.
Poi l’otto Dicembre si faceva l’albero e per molti anni la tradizione della nostra famiglia napoletana voleva che si facesse il presepe.
Un momento che immaginavo creativo e quando diventai più adulto ero quasi sempre io che me ne occupavo. Ogni anno sistemavo, case, casette, muschio, pastorelli, pecore e tanto borotalco per creare la neve questo era il rito per immergermi nell’atmosfera del Natale. Quella capanna sena il Bambinello Gesù mi metteva malinconia e guai a metterlo prima della mezzanotte.
Quello era un altro rito che doveva essere fatto in fila indiana accompagnando il Santo neonato con “Tu scendi dalle stelle” Quelle stelle d’oro che vedevo brillare sulle porte di casa e davano davvero tanto calore-
Attendevo quella mezzanotte escluso dal resto della famiglia che vedevo transitare su e giù per il corridoio di casa verso il salone. Usciva un fratello, poi l’altro, poi mia madre e poi magicamente si spegnevano le luci di casa e finalmente potevo entrare nel salone di casa, che mi appariva magico e pieno di luci come un parco giochi appena inaugurato.
Pacchi grandi e colorati sistemati con cura sotto l’albero perfettamente illuminato e l’immancabile puntale dell’albero, montato male, che cadeva regolarmente ogni anno, hanno caratterizzato tutti i Natali fin quando mi fu detto che quel “Babbo” magico che nei bigliettini dei miei regali si firmava “Papà Natale” quasi a suggerirmi qualcosa, mi fece restare profondamente deluso.
Da quel momento capii che la vita non erano solo le luci sfavillanti e luccicanti del Natale. Quelle luci fecero parte di un percorso educativo che mio padre aveva insieme a mia madre e mia nonna ben studiato accendendone altre nella mia vita.
La più bella luce che si accese poco dopo un natale fu quella degli occhi di mia figlia. La gioia infinita di essere diventato padre di una femmina. Quella femmina che tanto era mancata nella squadra dei Lopez.
Ricordo quel mattino come fosse ieri e sono luci che rimangono accese per una vita e non potranno mai spegnersi perché alimentate da una sola cosa: l’amore. L’unico sentimento che ha alimentato ogni cosa che ho fatto nel bene e nel male.
E allora eccomi tele trasportato nel 2024. Le connessioni di quest’anno sono state tante.
La prima con me stesso. Da li dovevo ripartire ed è stato cosi. E se stasera sono qui a constatarlo pubblicamente è perchè sento che la strada che ho scelto è quella giusta.
Un lavoro fatto di analisi, ponderazione, concentrazione e determinazione nel prendere decisioni giuste per veicolare il mio interesse su altre cose. Dovevo “esplorare” me stesso, nel mio intimo per capire da dove sono partito e dove desidero andare senza deviazioni, senza distrazioni di alcun tipo e soprattutto guardandomi un po’ meno indietro e leggermente più avanti ma centrato sul presente.
Ecco perché la moto, ecco perché la solitudine cercata, ecco perché ho disattivato da giorni le notifiche sul cellulare. Masi come in questo momento sono ricercato quando per anni il telefono è stato muto. Che succede? Non posso prendermi delle pause?
La verità è che tutti siamo schiavi di questo modo invasivo di vivere la nostra vita e di farla viveere agli altri. Non guardiamo più l’orologio e non ci rendiamo conto che ogni persona ha la sua vita, i suoi problemi, i suoi momenti si e quelli no.
Ecco anche il perchè condivido sempre meno i miei pensieri sui Social, perchè non seguendo alcuna strategia pubblico in orari in cui sento di essere pronto a pubblicare e spesso il cntenuto del mio pensiero viene totalmente snobbato mentre appare evidente il commento del silente di turno che scrive: “ma la notte dormi?” e non si fermano nemmeno li vanno oltre e mi scrivono in chat di messenger e si irritano anche se non rispondo,
Amici la giornata è fatta di 24 ore di cui il 60% si lavora poi una percentuale si dovrebbe usare per mangiare, una per l’igiene personale, una per dormire e l’altra per i bisognini… Certo alle volte un discorso o una discussione può essere fatta molto bene dal trono con lo “scettro in mano” ma stiamo virando in un trash che sta distruggendo quel poco di atmosfera natalazia che sto cercando da stamattina di crearmi.
Ormai anche il linguaggio è cambiato: “ti mando un whatsapp” o abbreviato ” ti mando un WA” l’usare un modo di scrivere insopportabile; quello che definisco il linguaggio da codice fiscale. “nn posso venire stasera perke sto’ (con l’apostrofo) al mare e nn mi sento bene”. “grz ci vendiamo domani cià…”
Ecco un primo spunto. Ma esiste qulcuno che scrive non dico una lettera, ma un bilgietto d’auguri a mano? Sorrido perchè in questo, pur esendo un appassionato compulsivo della tecnologia per certe cose mi sento un dinosauro sperduto in un’era glaciale che incombe sul nostro pianeta e non ce ne siamo ancora accorti.
Pensiamoci finchè siamo in tempo. Ma torniamo alle connessioni col Natale. Come scrivevo, nei primi mesi di quest’anno un minimo di strategia sul mio laoro l’ho dovuta faer e sono partito dalla cereatività, dalla voglia di dare copro a tanti progetti chiusi nel cassetto che ho riscoperto in cartelle impolverate, che magicamente si sono schiuse sotto i miei occhi per accendere quelle emozioni che ho ritrovato in vari momenti di quest’anno.
Mi sono voluto però connettere subito con la mia impresa, avviare un nuiovo dialogo con i miei giovni artisti, una propensione che ho sempre avuto, ma non solo nel campo artistico, per studiarli nelle loro attitudini e scavare sulle loro aspettative interrogandoli singolarmente.
Un lavoro fino fatto di tante ore di colloqui anche con nuovi artisti che desidervano entrare nella mia realtà di reppresentante artistico. Ormai no so più come definirmi, Manager, Agente, Rappresentante, chi sono ?
Mi chiamo Alessandro e sono un imprenditore, il resto scrivetelo voi e datemi qualche suggerimento perchè oggi mi sento così. Ho tatto dieci passi indietro, mi sono connesso cn me stesso e con gli altri e ho cominciato a camminare verso una direxione precisa e sul mio cammino mi sto connettendo con tante belle persone.
Con gli artisti della Stemal abbiamo creato un gruppo “WA” 😂 che è stata la trovata più belle che potessi avere per creare clima collaborativo e spirito critico anche su inziative che apparentemente potevano non funzionare. Progetti che stanno nascendo e che vedremo realizzati nel nuovo anno e basterà seguire la comunicazione dal sito http://www.stemal.it che ha cominciato a strutturarsi in modo differente.
Dopo questa meravigliosa connessione siamo arrivati alle connessioni col Natale. Un bellissimo reglalko che ho avuto è stato quello di poer vedere dal vivo il Concertto di Natale, su invito del Presidente del Senato dove io e Massimo siamo andati.
Un’emozione incredibile esser così a stretto contatto conm il luogo tra i più Istituzionali della nostra Repubblica ed accomodarmi addirittura in uno scranno di un Senatore vicino a mio fratello Massimo mi ha emozionato molto, ma la complicità di un’ironia lontana che ci appartiene, fatta di sguardi, di frasi in “codice” che mi hanno fatto sorridere diverse volte.
Ho un po’ di sano pudore nel raccontarle e ve le lascio solo immaginare.
Poi l’impatto con l’Aula, è stato veramente il massimo in tutti i sensi. Vedere arrivare le più alte autorità dello Stato, tra quelle militari a quelle politiche ma quello che cominciava a connettermi sul serio è stato sentire il primo echeggiare in aula degli strumenti dell’orchestra giovanile Luigi Cherubini.
“Fondata da Riccardo Muti nel 2004, ha assunto il nome di uno dei massimi compositori italiani di tutti i tempi attivo in ambito europeo per sottolineare sia una forte identità nazionale, sia una visione europea della musica e della cultura. L’Orchestra, che si pone come congiunzione tra il mondo accademico e l’attività professionale, è formata da giovani strumentisti – selezionati da una commissione costituita dalle prime parti di prestigiose orchestre europee e presieduta dallo stesso Muti – che, secondo uno spirito di continuo rinnovamento, restano in orchestra per un solo triennio.”
https://www.orchestracherubini.it/
Il momento più esaltante dal punti di vista emozionale è stata l’esecuzione magistrale dell’Inno di Mameli. Simbolo di un orgoglio nazionale, amor di Patria ed un senso di inclusione e di appartenenza che sono stati temi che ho percepito dall’atmosfera magica connessa tra la clutura musicale e le Istituzoni dello Stato
Il Presidente La Russa nel suo discorso introduttivo ha posto l’accento su chi il Natale non lo può vivere in questo momento come noi tutti parlando del concerto: “Lo possiamo dedicare a tutti coloro che in Italia e nel mondo, penso alle guerre, soffrono. Che sia per tutti un Natale di pace”, ha detto il presidente del Senato.
Un grande applauso e l’inizio di un bellissimo concerto con un programma d’eccezione. L’ouverture da Coriolano opera 62 di Ludwig Van Beethoven e la sinfonia Roma opera 37 di Georges Bizet.
Sinceramente tra i tanti concerti che ho visto, non avevo mai assistito ad un concerto di musica classica che peraltro è un genere che adoro ascoltando vari compositori di cui il mio preferito è Chopin con i suoi innumerevoli “Notturni” e poi un altro brano che adoro è “La Moldava” di Bedrich Smetana.
Una sinfonia xche racconta il fiume Moldava dalla sorgente alla foce durante tutto il suo corso. Me lo fece apprezzare la mia insegnante di musica alle medie spiegandoci ogni accento, ogni campio di tonalità – io nono conosco una nota sul pentagramma ma ho sempre avuto una grande passione per la musica – ma questo brano so raccontarlo dall’inizio alla fine.
Il fiume nasce nella Selva Boema da due rami e scorre dapprima in direzioine Nord Ovest – Sud Est, quindi si apre la strada fra le rocce verso Nord, attraversa Praga doce sono stato anni fa, e sfocia nell’Elba presso Melnik. Può essere risalito da imbarcazioni fluviali fino ad una trentina di chilometri a monte di Praga.
Consiglio di ascoltare questo brano, studiare il corso del fiume, le regioni che attraveresa e capirete il senso delle armonie scritte dal compositore Smetana.
Questa stessa imponenza se pur diversa per l’esecuzione di brani differenti l’ho potutta apprezzare durante il concerto di Natale al Senato nella meravigliosa esecuzione dei Giovani Maestri diretti dal Maestro Riccardo Muti e la mia posizione laterale a favore del Maestro mi ha fatto particolarmente apprezzare il fraseggio del Maestro nei confronti delle varie sezioni dell’orchestra fatto di sguardi, di come certe note dovevano essere scolpite e suonate definendo la loro accentuazione.
Un qualcosa che nella mia vita non avevo mai ascoltato. Il tutto esaltato dall’acustica perfetta dell’Aula del Senato con tutto il suo bagaglio di storia delle Istituzioni.
Un misto di connessioni semplicemente attgivato da un numero: Quello dello scranno dove ero seduto. Ho pensato quanti Senatori Illustri possono essersi seduti su quella poltrona e quali Leggi sono state discusse e promulgate.
Continuo a sostenere que quelle due ore sono state il collage di tante connessioni con la mia breve vita e la mia modesta esperienza in tanti settori. Certamente non partita da una formazione culturale classica, ma assolutamente mediocre, per i risultati e per la tipologia di studi che scelsi.
Mi sono diplomato in Ragioneria con ben trentasei sessantesimi presso l’istituto Commerciale Luigi Pirandello dopo innumerevoli bocciature avute all’Istituto Tecnico Commerciale Antonio Genovesi in Via Salvini ai Parioli dove io oggi sono voluto ritornare per trovare finalmente la mia connessione con il Natale visto che in due ore in giro per Roma con la mia moto per immergermi nella giusta atmosfera ho trovato una Roma elettrificata al punto da risultare insopportabile.
Indubbiamente ho scelto una giornata sbagliata per uscire in moto data l’apertura del Giubileo e quindi una città paralizzata dal traffico in ogni doove di turisti misti ai romani in giro sfreccianti con macchine, furgoni ed il rischio caduta in ogni centimentro di spazio tra lle file di macchine.
E allora sono andato a cercare la mia Roma nascosta, ma anche li c’era poco di nascosto era tutto palese. Un marasma di assatanati dell’ultim’ora con pacchi, cartoni caricati su moto e auto stracolme di ogni cosa mi hanno fatto fermare di colpo. Ho acceso il casco, e mi sono immerso nel mio natale sparando a palla questo brano.
Ho ingranato la prima e a 20 all’ora mi sono girato mezza Roma, quella che volevo annusare, ascoltare e percepire prima di riunirmi stasera con la mia famiglia.
E allora se volete connettervi con un Natale tutto swing eccovi serviti:
Tornando al Concerto al Senato ho davvero apprezzato il discorso finale del Maestro Muti che riporto per intero:
“Io non ho preparato un discorso e quando non lo faccio nessuno può prevedere cosa esce dalla mia bocca. Avete ascoltato due composizioni estremamente complesse suonate dal fiore della gioventù italiana. Io ho fondato venti anni fa l’orchestra Cherubini per tramandare gli insegnamenti che ho ricevuto. Non vengo da orchestre blasonate, ma vengo dalla scuola italiana. Sono direttore emerito dell’orchestra di Chicago e a trenta gradi sotto zero, quando uscivo, avevo sempre un grande calore dentro di me perché al museo di Chicago ci sono i nomi scolpiti di Michelangelo e Raffaello. Nessuno possiede la verità dentro di sé, nemmeno i critici: questo dico ai giovani dell’orchestra”, ha aggiunto Muti. “Il lavoro in un orchestra è estremamente difficile quando lo si voglia fare bene. Nelle orchestre e nelle nostre amate bande locali. Io ho cominciato ascoltando la banda di Molfetta, durante un corteo funebre. Non il migliore degli esordi. Ma questa è la parte più preziosa della nostra Italia. Questa è l’arte. Quando sono stato a Scampia sono andato a trattenermi per ore con dei ragazzini che si sono messi a suonare in una stanzetta quasi senza aria. Non perché qualcuno l’avesse loro imposto, ma perché volevano trovare libertà e bellezza. Questa è la bellezza della nostra Italia”.
Fonte: “La Repubblica”
E la chiusura con un proverbio cinese è stata la giusta chiosa di un intervento da persona di grande spessore culturale postosi in modo discreto ed umile esaltando la qualità di questi giovani:
“E’ a forza di pensare ai fiori che i fiori crescono”.
Fonte: La Repubblica
Di seguito qualche immagine scattata dal mio cellulare:

Scopri l’intruso….



Terminato il concerto ho avuto modo di commentare ed apprezzare con il Presidente La Russa il grande spettacolo offerto agli invitati ed i valori emersi su tutto ciò che da sempre la cultura italiana nel mondo offre .
Sono sempre più convinto che il mio investimento e la direzione verso i giovani è la migliore intuizione che ho avuto nella mia vita.
Ho avuto una sola figlia, e sono un uomo appagato perché lei è l’essenza di mia moglie ed il sottoscritto che l’hanno cresciuta facendole imparare ad essere autonoma, ma non dal punto di vista materiale, e soprattutto mentale.
Essere autonomi mentalmente per me significa avere la capacità di pensare in modo indipendente, prendere decisioni basate sulle proprie valutazioni critiche e sulle proprie convinzioni, senza dipendere in modo eccessivo dal giudizio o dalle opinioni altrui.
Questa autonomia implica diversi aspetti: il Pensiero critico. Essere quindi in grado di analizzare informazioni, valutare le evidenze e formarsi un’opinione informata piuttosto che accettare passivamente ciò che viene detto.
Responsabilità: Assumere la responsabilità delle proprie decisioni e delle conseguenze che ne derivano, riconoscendo che ogni scelta ha un impatto.
Autoregolazione: Saper gestire le proprie emozioni, motivazioni e comportamenti, mantenendo il focus sugli obiettivi personali e professionali.
Creatività e innovazione: Avere la libertà di esplorare nuove idee e soluzioni, senza sentirsi vincolati da convenzioni o norme sociali.
Consapevolezza: Riconoscere i propri valori, principi e limiti, utilizzandoli come guida nelle azioni quotidiane.
In sintesi, l’autonomia mentale è legata alla capacità di essere protagonisti della propria vita, di prendere decisioni consapevoli e di vivere in modo autentico.
Essa è fondamentale per il benessere psicologico e la crescita personale. Questo è quello che nei miei 60 anni ho imparato dalla vita, fatta di momenti atsnt belli, tanti brutti, tanti drammatici e tanti meravigliosi ma sono tuti parte integrante di una materia fatta di carne ed ossa ed uno spirito che vive e pulserà per sempre.
Mia figlia l’ho educata così e ne vado fiero perché è la migliore medicina della mia vecchiaia che vorrei iniziare a vivere come una nuova stagione e non un tramonto, o forse si perché dopo un tramonto c’è il buio della notte, ma c’è sempre un alba…
Buon Natale Amico Lettore. Perché tu possa vivere questo Natale con la serenità che ti meriti vicino ai tuoi cari e a chi è solo e lontano dalla sua famiglia, lo accarezzo con una frase:
“Anche nella solitudine, il Natale può essere un abbraccio silenzioso. Che la luce di queste feste illumini la tua anima e porti nuove speranze. Buon Natale”
Fonte: Alessandro Lopez
Vi lascio con un classico, vado a prepararmi per essere pronto a stare con le persone che amo.
Alla prossima…. Alessandro Lopez


Uno dei tuoi blog più articolati,con paragrafi che si uniscono concettualmente man mano che lo si scorre; potrei commentare ogni segmento ma (per non dilungarmi oltremodo) mi limito a toccare i punti salienti; credo che la definizione giusta sia “manager” perché dimostri da anni quanto abbia l’ imprinting della mente che coordina le idee,non solo le partorisce.
Si,hai ragione: il trash che oggi chiamano ingannevolmente “progresso” sta cercando di destabilizzare le fondamenta di tutto ciò che è bello e sano in oggettività ed è compito di noi pochi superstiti opporci con i valori che la cultura,l’umiltà e la solidarietà ci trasmettono.
Un caro augurio di buon natale Ale
Caro Davide, ti ringrazio sempre Cpte i tuoi puntuali commenti e forse hai ragione tu. Manager è un termine che più mi si addice che in italiano tradotto sarebbe Dirigente ovvero colui che dirige un team di lavoro e ne ho gestiti tanti nella mia vita, ma Dirigente rientra nei quadri di una impresa pubblica o privata, nel mio caso io ho molteplici ruoli sono si Manager, Dirigente, socio e proprietario di una piccola impresa e uso piccola non a caso perché le cosiddette PMI Puccole e Medie Imprese nell’economia italiana sono state sempre il tessuto connettivo Nek cari settori mercato che ha creato profitto e PIL per lo Stato. Ma nella veste di Manager mi sento comodo anche se mi sono alla ricerca di un titolo e questo so che lo hai capito
Le piccole imprese hanno fatto grandi cose ,come testimonia la storia del nostro paese
Già come sostengo sono il tessuto connettivo di un’Italia sommersa che produce profitti e PIL
Sarà sempre Natale, anche nella solitudine. I ricordi non si cancellano.
Sei una fonte inesauribile. Complimenti
Grazie il mio aprirmi al lettore sta ripagando con gratifiche personali