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TOUR NELLA TERRA DEGLI SHARDANA. Questo è il titolo di questo nuovo articolo del mio blog dedicato ad un Tour motociclistico organizzato dall’Amico di sempre sin dai tempi in cui ero un giovane Ufficiale di Complemento: Gian Luca Giovannini.

Come lui stesso lo descrive ed io lo condivido “Un viaggio tra Amici, senza fretta, per assaporare e godere appieno dei paesaggi e dei profumi di questa Isola tra mare, montagna, miti e leggende e … anche tanta buona cucina.”

TOUR NELLA TERRA DEGLI SHARDANA – SARDEGNA 22-27 Maggio 2024

Questo nostro tour nasce con lo scopo di assaporare, senza fretta, i paesaggi e di profumi che questa bellissima isola sa regalare ai suoi visitatori.
La Sardegna, isola antichissima e selvaggia che amo definire, credo senza timore di smentita, come un “isola di montagna”. Si passa, infatti, nel giro di pochi chilometri da spiagge bagnate da un mare cristallino a montagne a picco sul mare e con picchi nell’interno che arrivano a quasi 2000 metri s.l.m..
La Sardegna, come la vicina Corsica, ha una viabilità ordinaria, non ci sono autostrade né trafori che permettono di superare agevolmente le asperità.

Le strade sono, a volte stradine, sono un continuo di curve e tornanti a disegnare lentamente l’andamento del terreno. Strade che si snodano in un’alternanza di tratti a picco sul mare o incavate e strette in profondi canyon originati dalla erosione dell’acqua dei torrenti che, quando alimentati dalle piogge molte volte intense, corrono impetuosi. L’isola ha un clima molto asciutto e la pioggia è concentrata in pochi periodi dell’anno. Ma, come detto, quando piove avviene in modo intenso ed abbondante.
Clima secco, caldo, viabilità ordinaria, no autostrade, tantissime curve. Il luogo perfetto per un motociclista. Si è proprio cosi!

Il tour di cui andrò a parlare è stato pensato per non essere troppo lungo, ma neanche troppo breve. Nasce dalla conoscenza diretta del territorio da parte dell’organizzatore Gian Luca Giovannini, ma anche da esperienze di altri viaggiatori che hanno vissuto l’”esperienza Sardegna”.

Dei tanti possibili, Gian Luca ha cercato di selezionare quegli itinerari che riteneva fossero i migliori e che permettessero, benchè in pochi giorni, di godere, comunque, delle migliori bellezze che l’isola può offrire anche se probabilmente qualcosa sarà stato dimenticato o saltato.

Ma meglio così, sarà un’occasione valida per ritornare. Il chilometraggio delle singole tappe non è elevato (di meno avrebbe comportato qualche giorno in più), ma tutti amano viaggiare lentamente, godendo del paesaggio, fermarmi a visitare i paesi, i borghi, le vestigia storiche, fare fotografie e riprese e, se consentito, farme anche qualche ripresa con il drone.

Tappe, quindi, ricche di emozioni perché rimangano impressi, il più a lungo possibile, i sapori, i profumi ed i colori di questa magnifica isola. Insomma, nessuno di noi partecipanti a partire dall’organizzatore del tour intendono assolutamente viaggiare per stabilire un record di percorrenza tra un punto ed il successivo.

Innanzitutto, non ne saremmo sicuramente capaci e poi non rimarrebbe niente del viaggio se non delle belle sudate e tanto stress.

PERIODO MIGLIORE

I periodi migliori per organizzare un tour in Sardegna sono, fine mese di maggio e tutto il mese di giugno oppure la seconda quindicina di settembre.

Infatti, le temperature sono ancora decisamente miti e soprattutto, statisticamente, sono i mesi meno piovosi. A tutto ciò si aggiunge, cosa assolutamente non trascurabile, il numero ancora abbastanza limitato di turisti presenti e conseguentemente un traffico ancora contenuto sulle strade.

HOTEL

Gian Luca ha cercato di selezionare gli hotel in base ad un rapporto qualità/prezzo il migliore possibile. Sicuramente la necessità di viaggiare con gli hotel prenotati di tappa in tappa è di fondamentale importanza così che le singole tappe possano essere affrontate in completo relax e senza stress.

Essendo un’isola “turistica”, le località hanno strutture alberghiere ma il numero di turisti può essere ragguardevole e la prenotazione ti mette al sicuro da brutte sorprese e ti fa spuntare, a volte, un miglior prezzo.

TOUR ORARIO O ANTIORARIO?

Il tour Ë stato inoltre pensato in modo che possa essere affrontato sia in senso antiorario che in senso orario. Perché?

Il perché sta nel fatto che in alcuni casi le strade della Sardegna hanno protezioni con parapetti e guardrail molto bassi su strapiombi importanti. Quindi, girando in senso antiorario si hanno si migliori possibilità di godere dei paesaggi sottostanti in special modo nei tratti di mare, ma di contro bisogna prestare molta attenzione per evitare spiacevolissimi inconvenienti con conseguenze che potrebbero essere anche gravissime. Le strade in molti punti sono strette e specialmente nei periodi estivi molto trafficate.

Girando, invece, in senso orario la carreggiata sarà sempre quella più vicina al costone, quella a monte, e quindi con un maggiore margine di sicurezza. La scelta varierà quindi in base alla esperienza di ogni motociclista e soprattutto dal periodo in cui si vuole fare il tour.

Ad ogni modo se si viaggia alla giusta velocità, rispettando i limiti di velocità ed evitando le manovre azzardate abbiamo già risolto il 90% dei problemi.

IL TOUR IN SINTESI

Di seguito una tabella riepilogativa del tour suddivisa per giorni e chilometraggi giornalieri.

21 MAGGIO 2024 – PRIMO GIORNO

Punto di ritrovo di tutti i partecipanti al porto di Olbia per poi iniziare il tour alla volta di Cala Gonone visitando le seguenti località: Su Golgone, Grotta de Sa Che, Villaggio Nuragico Sa Sedda ‘E Sos Arcados. Sosta pranzo alla capanna dei pastori. Per un totale di 145 chilometri.

Quindi una tappa gestibile con le giuste soste per fare fotografie e video che non mancheranno ed in conclusione di questo articolo vedrete il montato integrale di tutto il TOUR NELLA TERRA DEGLI SHARDANA.

23 MAGGIO 2024 – SECONDO GIORNO

CALA GONONE – ORISTANO

Si percorrerà il Passo Genna. ll Passo si trova ad un altitudine di 1010 metri sul livello del mare nella provincia di Nuoro (comune di Urzulei); il valico è posto sulla Strada orientale sarda, in una zona di confine tra i paesi di Dorgali e Baunei.

La meta è molto conosciuta dalla gente del luogo ma anche molto amata dagli appassionati delle due ruote di tutta Italia. La strada non è molto trafficata e, soprattutto, è immersa in un paesaggio unico, ricco di vegetazione tipica della macchia mediterranea. Ovviamente non mancano le curve, dolci e sinuose senza mai essere pericolose, per il divertimento dei motociclisti.

Sulla cima del Passo Genna Silana è presente un grande parcheggio dove poter lasciare la moto, l’ auto e le biciclette, nei pressi di una Casa Cantoniera ormai abbandonata. Si trova anche un bar con tavolini all’aperto, ideale per una sosta ristoratrice durante la bella stagione, dove poter gustare alcune delle deliziose specialità sarde. Infine, negli anni Sessanta, è stata posta sul passo una statua della Beata Vergine dai Carabinieri della città di Urzulei.

Dal valico si può godere una splendida vista sulle Gole di Gorropu, un profondo canyon che segna il confine tra i comuni di Orgosolo e di Urzulei, meta di escursionismo da parte degli amanti della natura. Proprio da questo punto parte anche il sentiero, percorribile solo a piedi, che conduce proprio nelle gole. Si tratta di un sentiero piuttosto impegnativo su strada sterrata e con un buon dislivello.

Poi si proseguirà alla volta di ‘E Silana Carceri Spagnole di Aritzo, Tonara (il paese del torrone), Fordgianus, e le Terme Le Romane, per un totale di 276 chilometri.

24 MAGGIO 2024 – TERZO GIORNO

Stanziali ad Oristano il giro si articolerà su Bosa, Alghero, complesso Nuragico di Anghel Ruju e Capo Caccia per un totale di 319 chilometri.

25 MAGGIO 2024 – QUARTO GIORNO

ORISTANO – CAGLIARI Questa tappa prevede: Buggerru, Tempio di Antas, Masua, Pan di Zucchero, per un totale di 281 chilomteri.

26 MAGGIO 2024 – QUINTO GIORNO

CAGLIARI – ORISTANO – Questa tappa invece prevede Villasimius, Lago Flumendosa, Barumini e Complesso Nuragico Su Nuraxi per un totale di 272 chilometri.

27 MAGGIO 2024 – SESTO GIORNO

ORISTANO – OLBIA – Questa purtroppo sarà la tappa finale del Tour nella terra degli Shardana e dovremo a malincuore salutarci.

Ma ci incontreremo nuovamente io, Gian Luca, mio fratello Stefano ed altri Amici per un altro appassionante Tour per il Raduno annuale BMW MOTORRAD DAYS 2024 a Garmish.

In questo nuovo tour visitateremo posti incantevoli ed anche ovviamente un altro diario di viaggio sul mio blog.

Quest’ultima tappa prevede San Giovanni di Sinis, Area archeologica di Tharros, Spiaggia di Is Arutas, Museo Archeologico di CAbras e Giganti di Mont’e Prama e i Murales di Orgosolo se ci sarà tempo per raggiungere poi Olbia per l’imbarco serale diretti in continente.

Che dire caro Gian Luca un Tour pensato ed organizzato benissimo come tu sai fare certamente in tutte le cose che fai.

Io e te, come sai, abbiamo molte affinità, e siamo molto meticolosi quando organizziamo una qualsiasi cosa che si di svago e piacere oppure di lavoro.

TOUR NELLA TERRA DEGLI SHARDANA – DIARIO DI VIAGGIO

21 Maggio 2024

siamo tutti in partenza dai rispettivi porti in direzione Olbia dove arriveremo dimani mattina presto.

Sono partito da casa alle 20:00 e sono arrivato al porto di Civitavecchia esattamente un’ora dopo e direttamente sono andato all’imbarco dove mi hanno fatto immediatamente salire sulla nave Moby Line.

La mia moto parcheggiata nel traghetto

22 MAGGIO 2024

La mattina dopo alle 06:30 abbiamo attraccato al molo Isola Bianca di Olbia. Li ci siamo incontrati con Gian Luca e Giancarlo i primi tre Bikers del gruppo.

Da sinistra io, Giancarlo e Gian Luca

A questo punto abbiamo atteso il quarto Biker, Massimo Ignacco che ci ha raggiunto qualche minuto dopo in arrivo da Genova.

Siamo quindi partiti alla volta di Su Golgone dove abbiamo fatto una visita al Parco Naturalistico, La Grotta Sa Oche, il Villaggio Nuragico con un gustosissimo pranzo al pinnetto dei pastori con successiva escursione con guida e fuoristrada. Al termine abbiamo raggiunto Orosei dove abbiamo dormito.

Qualche notizia su Su Golgone:

Nel Supramonte, in provincia di Nuoro, spunta un capolavoro della natura, uno dei siti più visitati della Sardegna, scolpito dalla potenza dell’acqua e immerso in un’oasi dalla vegetazione lussureggiante, ideale per una giornata in pieno relax.
Evoca acqua freschissima e verde generoso. Su Gologone, ai piedi del monte UddË, nel territorio di Oliena, da cui dista quindici chilometri, Ë la pi ̆ importante sorgente sarda, monumento naturale dal 1998, e principale risorgiva del vasto sistema carsico del Supramonte. Nel corso dei millenni l’acqua ha scavato meandri attraverso le viscere del sottosuolo per riaffiorare in superficie come un piccolo lago incastonato tra alte pareti di roccia dolomitica. Le sue sfumature vanno dal verde smeraldo al turchese, sino al blu intenso, a seconda dei riflessi del sole.

Ascolterai l’incessante scroscio dell’imponente massa d’acqua oligominerale purissima – in media 500 litri al secondo – che sgorga da una spaccatura vertiginosa perennemente ricolma. Limpidezza e profondità sono una sfida irresistibile riservata a speleosubacquei che arrivano da tutto il mondo: nel 2010 Alberto Cavedon l’ha esplorata sino a 135 metri.

Dalla sorgente si origina un breve torrente che si immette nel Cedrino e alimenta costantemente il quinto fiume isolano per lunghezza. A seconda delle stagioni, vedrai la metamorfosi: impetuoso durante le piene, placido riposo nei periodi di secca. Dalle sorgenti si parte in kayak lungo il canyon e il lago originati dal corso d’acqua, un percorso fluviale molto suggestivo. Lo spettacolo scenografico della fonte E’ completato dal bosco di eucalipti dove fare tranquilli pic-nic.

Se l’acqua è l’attrazione principale, il contorno lussureggiante vale una sosta senza fretta.

Su Gologone si inserisce in un contesto paesaggistico e storico- archeologico unico. A due passi c’è Nostra Signora della Pietà, esempio di architettura sacra campestre. Profondi canyon si aprono nel Supramonte: la valle di Lanaittu dista appena sette chilometri dalle sorgenti.

Due capolavori vicini eppure differenti, su cui si concentra l’interesse di speleologi di tutto il mondo, cuore della Sardegna centrale, percorso dall’ululato del vento, fra pareti verticali, piante secolari, laghi sotterranei, sale con stalattiti e stalagmiti. Pi ̆ forte del tempo, dell’acqua e del vento.

II complesso di sa Oche ‘e su Bentu, “la voce del vento”, incastonato nel fondo della maestosa valle di Lanaitto (o Lanaittu), nel territorio di Oliena, incarna la grandiosità della natura. Tra alte pareti verticali, tassi, aceri e ginepri secolari, i fenomeni carsici hanno creato nei millenni un luogo dove il vento corre sull’acqua così forte da ululare. Mentre le esplori, tendi l’orecchio e ascolta il suono dei flussi d’aria generati dall’acqua al loro interno.

Insieme Sa Oche e su Bentu sono tra le grotte pi ̆ grandi in Europa. Presentano cavità lunghe chilometri e ampie sale alte sino a cento metri, arricchite di stalattiti e stalagmiti, gallerie e pavimentazioni ricoperte da cristalli affilati, in uno scenario di fenditure, laghi sotterranei e spiaggette di sabbia quarzosa.

Per raggiungerle percorrerai un sentiero di trekking all’interno della valle olianese che parte dallo stesso campo base da cui potrai giungere anche al villaggio nuragico sa Sedda ‘e sos carros. Dentro sa Oche, dopo forti temporali, grandi quantità d’acqua spingono l’aria nelle cavità provocando boati.

La grotta ha un ampio ingresso con tre laghi, si apre a 150 metri d’altitudine e si sviluppa per circa 400 metri. Su Bentu, accessibile solo a esperti speleologi Ë una porzione del sistema ipogeico del Supramonte, attraversata da un fiume che arriva dagli altopiani di Orgosolo e Urzulei e risale in superficie alle sorgenti de su Gologone – altro gioiello naturalistico di Oliena – dopo aver percorso decine di chilometri nelle viscere terrestri.

Si spalanca a 200metri d’altitudine e ha uno sviluppo ampio e complesso, su vari livelli, di circa 16 chilometri. Collegata da un sifone alla gemella ‘Voce’, ha un andamento orizzontale con laghi, saloni e impressionanti dislivelli, caratteristiche che la rendono unica, teatro delle ricerche speleologiche di esploratori di tutto il mondo.

Su Golgone

La sensazione di immensità della natura ti accompagnerà anche nel vicino villaggio di Tiscali, ultima roccaforte delle popolazioni nuragiche, e in altre grotte del Supramonte di Oliena e Dorgali: la meravigliosa Ispinigoli, s’Abba medica e Grotta Corbeddu, dimora di un leggendario bandito, con tracce umane di diecimila anni fa e resti di un cervo preistorico di 30 mila anni fa.

Trekking di varia difficoltà raggiungono le vette di Oliena: il monte Corrasi (1463 metri), col suo patrimonio florofaunistico, e le punte sos Nidos e Cusidore.

23 MAGGIO 2024

Da Orosei ad Oristano, Abbiamo percorso questo itinerario: Passo GEnna e Silana, Baunei – Tortolì, Lanusei, Ussassai, Seui, Seulo, Aritzo, Tonara, Ortueri, Busachi, Frondagianus e arrivo ad Oristano.

Il Passo di Genna ‘e Silana Ë situato nella parte centro-orientale dell’isola ad un altitufdine di 1010 m. s.l.m. . Si trova nella regione geografica denominata Supramonte, nella provincia di Nuoro e precisamente nel Comune di Urzulei, in una zona caratterizzata da altopiani montuosi, che raggiungono altezze piuttosto elevate, ma non molto distanti dal mare. Il valico Ë posto sulla Strada orientale sarda, in una zona di confine tra i paesi di Dorgali e Baunei.

La meta è molto conosciuta dalla gente del luogo ma anche molto amata dagli appassionati delle due ruote di tutta Italia. La strada non Ë molto trafficata e, soprattutto, Ë immersa in un paesaggio unico, ricco di vegetazione tipica della macchia mediterranea. Ovviamente non mancano le curve, dolci e sinuose senza mai essere pericolose, per il divertimento dei motociclisti.

Sulla cima del Passo Genna Silana Ë presente un grande parcheggio dove poter lasciare la moto, l’auto e le biciclette, nei pressi di una Casa Cantoniera ormai abbandonata. Si trova anche un bar con tavolini all’aperto, ideale per una sosta ristoratrice durante la bella stagione, dove poter gustare alcune delle deliziose specialit‡ sarde.

Oggi, il bar è anche diventato un punto vendita di gadget per motocicilisti. Ricca scelta di souvenir quali magliette personalizzate, berrettini, scalda collo, portachiavi, mugs, etc. e l’immancabile adesivo a testimonianza dell’avvenuto passaggio. Infine, negli anni Sessanta, Ë stata posta sul passo una statua della Beata Vergine dai Carabinieri della città di Urzulei.

Il Passo di Genna ‘e Silana è situato nella parte centro-orientale dell’isola ad un altitufdine di 1010 m. s.l.m. . Si trova nella regione geografica denominata Supramonte, nella provincia di Nuoro e precisamente nel Comune di Urzulei, in una zona caratterizzata da altopiani montuosi, che raggiungono altezze piuttosto elevate, ma non molto distanti dal mare. Il valico Ë posto sulla Strada orientale sarda, in una zona di confine tra i paesi di Dorgali e Baunei.

La meta è molto conosciuta dalla gente del luogo ma anche molto amata dagli appassionati delle due ruote di tutta Italia. La strada non Ë molto trafficata e, soprattutto, Ë immersa in un paesaggio unico, ricco di vegetazione tipica della macchia mediterranea. Ovviamente non mancano le curve, dolci e sinuose senza mai essere pericolose, per il divertimento dei motociclisti.

Sulla cima del Passo Genna Silana Ë presente un grande parcheggio dove poter lasciare la moto, l’auto e le biciclette, nei pressi di una Casa Cantoniera ormai abbandonata. Si trova anche un bar con tavolini all’aperto, ideale per una sosta ristoratrice durante la bella stagione, dove poter gustare alcune delle deliziose specialità sarde.

Oggi, il bar è anche diventato un punto vendita di gadget per motocicilisti. Ricca scelta di souvenir quali magliette personalizzate, berrettini, scalda collo, portachiavi, mugs, etc. e l’immancabile adesivo a testimonianza dell’avvenuto passaggio. Infine, negli anni Sessanta, Ë stata posta sul passo una statua della Beata Vergine dai Carabinieri della città di Urzulei.

Il Passo di Genna ‘e Silana Ë situato nella parte centro-orientale dell’isola ad un altitufdine di 1010 m. s.l.m. . Si trova nella regione geografica denominata Supramonte, nella provincia di Nuoro e precisamente nel Comune di Urzulei, in una zona caratterizzata da altopiani montuosi, che raggiungono altezze piuttosto elevate, ma non molto distanti dal mare. Il valico Ë posto sulla Strada orientale sarda, in una zona di confine tra i paesi di Dorgali e Baunei.

La meta Ë molto conosciuta dalla gente del luogo ma anche molto amata dagli appassionati delle due ruote di tutta Italia. La strada non Ë molto trafficata e, soprattutto, Ë immersa in un paesaggio unico, ricco di vegetazione tipica della macchia mediterranea. Ovviamente non mancano le curve, dolci e sinuose senza mai essere pericolose, per il divertimento dei motociclisti.

Sulla cima del Passo Genna Silana è presente un grande parcheggio dove poter lasciare la moto, l’auto e le biciclette, nei pressi di una Casa Cantoniera ormai abbandonata. Si trova anche un bar con tavolini all’aperto, ideale per una sosta ristoratrice durante la bella stagione, dove poter gustare alcune delle deliziose specialità sarde.

Dal valico si può godere una splendida vista sulle Gole di Gorropu, un profondo canyon che segna il confine tra i comuni di Orgosolo e di Urzulei, meta di escursionismo da parte degli amanti della natura. Proprio da questo punto parte anche il sentiero, percorribile solo a piedi, che conduce proprio nelle gole. Si tratta di un sentiero piuttosto impegnativo su strada sterrata e con un buon dislivello.

Le condizioni della Strada Statale 125 (la cosiddetta Orientale Sarda) sono ottime e non presentano rischi specifici per la percorribilità in moto. La scarsa presenza di traffico, inoltre, la rende una strada sicura. Bisogna comunque prestare attenzione per la presenza nella zona di animali allo stato brado (soprattutto ovini e qualche volta cavalli).

Questi ultimi possono spuntare all’improvviso in carreggiata costringendo il motociclista a pericolose frenate. Da segnalare anche la possibilità di caduta massi in certi tratti a ridosso della strada (indicati dall’apposito cartello).

Per la sua posizione e per la sua altitudine non molto elevata, il Passo Genna Silana è aperto tutto l’anno. A seconda della stagione si può ammirare un paesaggio diverso dal valico, con colori e forme che cambiano costantemente. Durante l’estate è più frequentato da turisti che si recano qui con la macchina per uno dei tanti trekking che la zona offre.

Durante l’inverno, invece, il Supramonte si spopola e rimangono soltanto gli abitanti del luogo; visitare il passo in questo periodo ha senza dubbio un fascino suggestivo.


La strada che arriva fino al Passo Genna Silana ha praticamente inizio al paese di Dorgali. La strada si snoda, per circa 20 chilometri, tra boschi di lecci e ginepri e pareti di roccia, con curve sinuose (non ci sono tornanti) molto panoramiche. Una volta arrivati al passo Ë possibile proseguire per arrivare ad una delle località di mare più belle della Sardegna orientale: Santa Maria Navarrese. Una strada (sempre la SS125), lunga 36 chilometri, che non presenta difficoltà per condizioni della strada o dislivello. Anche in questo caso il percorso Ë ricco di panorami e di curve dolci che scendono fino al livello del mare.

ARITZO

Borgo di montagna sorge in una dolce valle nel cuore del Gennargentu a 800 mt. s.l.m., nella Barbagia di BelvÏ, cinto da foreste al centro della Sardegna, quasi in un paesaggio fiabesco, un tempo sede del commercio della neve, oggi centro turistico con tradizioni artigiane e culinarie.
Con i suoi 1300 abitanti, è centro di villeggiatura, grazie a natura incontaminata, aria salubre e una miriade di sorgenti d’acqua leggera: le più frequentate sono is Alinos e la funtana de sant’Antoni. A sant’Antonio da Padova è dedicata anche una chiesetta quattrocentesca in campagna.

Nel borgo case con facciate in pietra e balconi in legno o ferro battuto si affacciano su stradine lastricate. Al centro si erge la parrocchiale di san Michele arcangelo, la cui parte più antica risale all’anno mille.
Il restauro del 1917 le ha conferito eleganza e maestosità, lasciando intatte le parti gotico-aragonesi (XIV-XV). All’interno custodisce una miriade di opere d’arte: dipinti, statue, organo settecentesco e altare in marmi policromi. All’esterno su Bastione si affaccia su boschi di castagni e noccioli, dove scegliere tra escursioni a piedi o a cavallo, alla scoperta del monumento naturale Texile, roccia ‘dolomitica’ a forma di fungo e delle domus de Janas di is Forros a Mont’e Susu.

Di fronte a San Michele, da una scalinata, raggiungerai le seicentesche carceri spagnole, di massima sicurezza fino a metà XX secolo – dove furono detenuti anche ufficiali francesi di Napoleone – caratterizzate da un sottopassaggio detto sa Bovida.

L’edificio, realizzato in pietra scistosa, fango e legno di castagno, è caratterizzato da un sottopassaggio a sesto acuto, di origine spagnola, chiamato “sa bovida”, la volta.

Gli ambienti interni, oggi completamente ristrutturati, comprendono quattro locali che anticamente erano utilizzati come postazione di sorveglianza e come celle femminili e maschili.

Uno di questi ambienti è privo di qualunque apertura alle pareti, tant’è che in tempi recenti è stato aggiunto un portone che ne permette l’utilizzo. All’interno del cortile è possibile ammirare una meridiana.

Il percorso espositivo si sviluppa nei vari ambienti e comprende l’allestimento di una mostra permanente intitolata Bruxas, affascinante mostra su stregoneria in Sardegna tra XV e XVII secolo, strumenti di tortura e sacra Inquisizione in Sardegna.

Un’approfondita ricerca storica ha consentito di incentrare la scelta espositiva su oggetti rituali di tipo religioso, magico e stregonesco che coinvolgono emotivamente il visitatore e lo introducono al mondo delle credenze popolari e delle più terribili maledizioni.

Una parte della mostra è dedicata all’Inquisizione e comprende una collezione di strumenti di tortura, utilizzati per secoli su migliaia di innocenti, accusati di stregoneria e malefici.

I suggestivi locali delle vecchie carceri spagnole fanno rivivere le drammatiche condizioni dei carcerati, al tempo in cui il prigioniero viveva in assoluta privazione di qualsiasi diritto umano. La visita guidata permette di approfondire la conoscenza sulle antiche storie ed i racconti di diavoli e streghe in un crescendo di magia, fascino e mistero.

Centro turistico di montagna, Aritzo si basa anche su pastorizia e artigianato, che prende forma dal legno dei suoi infiniti castagneti. Sos maistos ‘e linna producono famose cassepanche (cascie) e taglieri, secondo la tecnica dell’intaglio. Ammirerai una collezione di cascie, adibite a conservazione di pane e biancheria, e le opere di pittura e incisione dell’artista Antonio Mura nel palazzo comunale.

Sui monti è stata praticata per cinque secoli un’attività che ha segnato la storia del paese, l’‘industria della neve’ (di cui Aritzo aveva ottenuto il monopolio dal fisco spagnolo), raccolta nelle domos de nie (‘neviere’), profondi pozzi risalenti al XVII secolo, che ammirerai a Funtana Cungiada, a 1300 metri tra felci e ginepri, vicino alla chiesa di santa Maria della neve.

Sino a inizio Novecento, in estate, i niargios commerciavano blocchi di ghiaccio in tutta l’Isola e con essi preparavano sa carapigna, sorta di sorbetto al limone, celebre dolce locale, ancora oggi protagonista delle feste isolane e soprattutto di una sagra aritzese a metà agosto. Nel borgo da non perdere anche i fuochi di sant’Antonio abate a met‡ gennaio e la processione per san Basilio, a inizio settembre, accompagnata da sos gosos, canti sacri di origine spagnola

Del Seicento è anche l’affascinante casa Devilla, nel centro storico, non lontana dal castello Arangino, costruito nel 1917 con pietra a vista, secondo modelli medioevali.

FORDONGIANUS

Un piccolo paese della parte pi ̆ interna della provincia di Oristano, nella Sardegna centro-occidentale, noto sin da epoca romana per le sue terme.
Un tempo era Forum Traiani, principale città romana dell’entroterra isolano, fondata nella tarda Repubblica e divenuta sotto l’imperatore Traiano sede di mercato tra comunità dell’interno e popolazioni romanizzate del golfo di Oristano.

Oggi Fordongianus è un paesino di meno di mille abitanti del Barigadu, rinomato centro wellness grazie a uno stabilimento termale che sfrutta sorgenti di acque salse e termo attive, che sgorgano a 56 gradi tutto l’anno e producono benefici sull’organismo. Una particolarità già nota ai romani: l’abitato si adagia sulla sponda sinistra della fertile e rigogliosa valle del Tirso, dove sorgono le calde e curative Aquae Ypsitanae, terme romane risalenti al I secolo d.C., oggi attrazione archeologica.

Sono visitabili due stabilimenti, uno conserva una piscina rettangolare con lati porticati, in origine voltata a botte, l’altro comprende lo spogliatoio. Il pavimento era fatto a mosaico (ne vedrai tracce) e il soffitto con pasta vitrea azzurra. L’approvvigionamento era assicurato da rete di canalizzazione e sistema di pozzi e cisterne. L’importanza delle terme è confermata da due statue del dio Bes, divinità dei culti salutiferi, e da uno spazio sacro dedicato alle ninfe.

Fordongianus è nota per le cave di trachite rossa, verde e grigia, usata dagli scalpellini locali per costruire e decorare le case. Ben conservata Ë la seicentesca casa aragonese, abitata sino al 1978 e oggi museo, raro esempio di architettura tardogotica sarda. Non lontano ecco la cinquecentesca parrocchiale di san Pietro apostolo in trachite rossa, rifatta in epoca moderna. A pochi chilometri dal paese, vicino a terme e anfiteatro romano, sorge la chiesetta di san Lussorio, costruita dai monaci vittorini attorno al 1100 su una cripta paleocristiana. Suggestive sono le muristenes, che durante la festa, a fine agosto, si animano di novenanti.

Il territorio di Fordongianus Ë disseminato di testimonianze preistoriche: le necropoli a domus de Janas di Domigheddas e di Gularis, scavate nella roccia e inserite in splendidi contesti ambientali, e i nuraghi Paranu Antoni e Putzola, sulle rupi dei monti Maiori e Ollastra, modellate da vento e acqua in forme bizzarre. L’eredità nuragica più importante nelle vicinanze di Fordongianus – nel territorio di Villanova Truschedu – Ë il nuraghe santa Barbara, composto da una torre originaria cui si aggiunse un secondo edificio minore raccordato da cortine murarie.

Poco oltre san Lussorio, c’è la zona di Balargianus, con boschi, orti e vigneti. Emozionante Ë la scalata del monte Grighini, dove affiorano filoni di quarzo. Nella sua vallata spicca la giara di Casteddu Ecciu dalle vertiginose pareti, con le rovine di un nuraghe e di un castello, da cui potrai scendere per ammirare il monolite di su Crastu Ladu.

24 MAGGIO 2024

La giornata del 24 Maggio si è articolata nel seguente modo e con il seguente itinerario:

  • Partenza ore 08:30 da Oristano
  • Oristano – Bosa
  • Bosa – Alghero
  • Alghero – Visita alla Necropoli di Angelo Riu
  • Capo Caccia – Alghero
  • Alghero – Villanova Monteleone
  • Padria – Tresnuraghes
  • Scano di Monteferriu Cuglieri
  • Santulussurgiu – Bonarcado
  • Seneghe – ritorno ad Oristano

Giornata meravigliosa ed ecco un po di foto dei luoghi di cui sopra.

Sulla Alghero Bosa
Foto di gruppo: io, Massimo, Gian Luca, Graziano, Giancarlo e Rossella

Ecco qualche foto della Necropoli di Anghelo Ruju

Necropoli di Anghelo Ruju
Altra Immagine della Necropoli
Cartello informativo della Necropoli di Anghelo Ruju
Altra immagine di tomba
Qui è visibile tutta l’area della Necropoli

Dopo la bella ed interessante visita alla Necropoli abbiamo ripreso il cammino verso Capo Caccia ed ecco alcune foto scattate lungo il percorso sulla costiera.

Immancabile selfie

Ecco alcuni scatti nella zona di Villanova Monteleone

Una foto panoramica

Riporto qualche informazione turistica dell’itinerario di oggi:

BOSA

Nella costa occidentale della Sardegna, in provincia di Oristano, sorge uno dei borghi più pittoreschi d’Italia, dominato da un castello medioevale, con le sue case multicolori lungo la foce del fiume Temo che la divide in due con forme sinuose

Un incantevole borgo dove tradizione e modernit‡ si fondono e infondono curiosità e fascino. La tua prima indelebile immagine di Bosa sarà il quartiere storico di sa Costa, fatto di case variopinte che si inerpicano sulle pendici del colle di Serravalle, dominato dal castello dei Malaspina, risalente al XII secolo. Lo si può raggiungere a piedi godendo di un bel panorama su tutta la cittadina.

Il poetico Lungo Temo con il Ponte Vecchio che cavalca il Temo, unico fiume navigabile in Sardegna, accompagnerà le tue passeggiate alla scoperta delle antiche concerie, che ricordano le radici di un centro famosissimo in Italia da metà 1800 a inizio 1900 per le produzioni di pellame d’alta qualità.

All’interno del borgo soffermati sulla chiesa dell’Immacolata Concezione, duomo cittadino, e sui suoi bellissimi affreschi. Dentro le mura del castello sorge la chiesa di Nostra Signora de sos Regnos Altos, impreziosita da un ciclo di dipinti del 1370: qua si svolgono a fine settembre le celebrazioni pi ̆ suggestive dell’anno bosano. Vicino al centro abitato, nella località campestre di Calmedia, sorge la chiesa romanica di san Pietro extra muros, in origine centro della Bosa vetus prima che la popolazione trasmigrasse nel quartiere di sa Costa (Bosa nova), dove ammirerai sa funtana manna, monumento ottocentesco in trachite rossa.

Bosa è il centro principale della regione storica della Planargia, luogo di tradizione artigianale ed eno-gastronomica, che ti accoglie con un calice di pregiata malvasia, uno dei vini dolci sardi più amati e ti mostra le sue eccellenze: gioielli di corallo, cesti di asfodelo, tessuti, tra cui il filet, nato dall’antico sapere femminile e, non ultimo, il pescato. Un’altra tradizione contraddistingue il borgo: il Karrasegare osincu.

Il Carnevale di Bosa Ë uno dei pi ̆ caratteristici e popolati della Sardegna, unisce il fascino delle maschere tradizionali all’allegoria dei carnevali moderni.


Nella foce del Temo sorgono il porto turistico fluviale e accanto Bosa Marina, località molto apprezzata e premiata ogni anno dalla Guida Blu di Legambiente. Le spiagge di s’Abba Druche, Portu Managu, Turas e Compoltitu completano lo scenario di bellezze costiere, dove potrai immergerti e rilassarti. Mentre se ti appassionano trekking e birdwatching, ecco il parco biomarino di capo Marrargiu e la riserva naturale di Badde Aggiosu e Monte Mannu.

Il colle di Serravalle, dalla eccellente posizione da un punto di vista tattico, ha permesso, da sempre, il controllo del territorio dal mare al corso del fiume, all’insediamento urbano nella vallata (Bosa vetus). Questo Ë uno dei fattori che consente di ipotizzare come il sito sia stato sfruttato nei secoli senza soluzione di continuit‡ anche solo quale posto di avvistamento per fronteggiare attacchi improvvisi di nemici (Saraceni, briganti) o incendi.


Confermata da scavi archeologici è l’esistenza in età romana di un insediamento urbano, fulcro del quale sarebbe diventata la cattedrale alto medievale di San Pietro posta all’interno del ‘quartiere del vescovo’, affiancata da un torrione/campanile di base romana, con il vicino cimitero recintato. Appartenente negli anni intorno al Mille al giudicato di Torres, il sito alla fine Duecento risulta nelle mani dei marchesi Malaspina (provenienti dalla Lunigiana) per dote matrimoniale (1232) ed a seguito del progressivo declino di quel regno.

Il castello dei Malaspina, eretto tra il 1100 e il 1200, Ë costruito sul colle di Serravalle, un bastione naturale affacciato sulla fertile vallata fluviale del Temo, circondata da pascoli e boschi, e su Bosa, centro storico medievale che ha meritato il riconoscimento di secondo borgo pi ̆ bello d’Italia, formatosi lungo le pendici del monte nel corso di due secoli tra Duecento e Quattrocento (Rione Sa Costa).
Il Castello di Bosa, denominato anche Castello dei Malaspina o di

Serravalle, rappresenta uno dei monumenti pi ̆ conosciuti e ammirati della città di Bosa, con oltre 15.000 visitatori/anno. Un tempo è stato dimora delle dinastie giudicali dell’epoca, e da cui traggono origini alcune leggende, come quella che vuole lo spirito della Marchesa di Malaspina, vittima di un orrendo atto di violenza da parte del collerico marito – progenitore di quel Corrado che Dante Alighieri colloca nella valle dei principi dell’VIII° canto del Purgatorio – ancora errante nel castello.

Dopo la sua costruzione da parte dei conti di Malaspina, ebbe inizio una fase di trasferimento urbano da parte degli abitanti di Bosa Vetus.

Questi ultimi, per ricevere la protezione da parte dei signori della città, spostarono le loro abitazioni sotto il castello, dando cosÏ origine al borgo tardo medievale di Sa Costa, che ancora oggi conserva intatto il suo fascino storico.

Monumento complesso, non solo per le stratificazioni al suo interno, ma anche per le vicende storiche che lo caratterizzarono. Il castello Ë ancora oggi oggetto di studi storici e archeologici finalizzati a ridefinirne chiaramente la cronologia e gli interventi. Secondo tali studi, la data di costruzione del castello, solitamente indicata nel 1112, risalirebbe piuttosto al secolo successivo, quando Papa Bonifacio VIII concesse in feudo la Sardegna al Re d’Aragona, Giacomo II, che iniziÚ a prenderne possesso nel 1323. A questo periodo risale la costruzione delle fortificazioni di numerosi castelli della Sardegna, tra questi, anche quello di Bosa.

Di nuovo in mano ai Malaspina, fino al 1330, il castello fu definitivamente ceduto allo spagnolo Pietro Ortis: risalirebbero proprio a questo periodo alcuni interventi di ampliamento della cinta muraria, con la creazione di una torre pentagonale.

Probabilmente fu durante il regno di Alfonso il Magnanimo, nel XV sec., che venne recintato il colle, edificate le due torri poligonali e costruita la chiesetta inizialmente dedicata a San Giovanni e in seguito a S. Andrea e più recentemente a Nostra Signora di Regnos Altos.

Il maniero attuale subÏ numerosi interventi di ristrutturazione operati dai diversi proprietari (Turrritani, Malaspina, Arborea, Aragonesi), ma nel complesso conserva la struttura difensiva voluta dai marchesi tosco-liguri a partire da fine Duecento, poi costretti a cedere i loro castelli agli Aragonesi che avevano iniziato l’invasione dell’isola nel 1323: dopo il 1365 avevano perso possedimenti e potere politico. Nel 1317 il castello di Bosa era passato ai giudici di Arborea, alleati inquieti della Corona d’Aragona, nelle cui mani rimase sino alla fine del Quattrocento quando la loro resistenza fu fiaccata dagli Aragonesi e Bosa fu destinata in feudo a loro fedeli castellani, quasi mai in pace con la fiorente e fiera “città regia” bosana (con statuti di tipo comunale).

La sua decadenza iniziò nella seconda metà del Cinquecento a favore della vicina Alghero, popolata da Catalani. Del blocco malaspiniano del fortilizio si conserva il recinto difensivo in muratura con torri rompitratta a gola, il torrione (anch’esso a gola; alt. m 20 circa) restaurato a fine Ottocento, il cammino di ronda di restituzione moderna.
All’interno, oltre alla cappella palatina, sopravvivono i ruderi della residenza nobiliare anch’essa fortificata riservata ai castellani e alla loro famiglia. Poggiata alle mura nord, ha pianta rettangolare con quattro (in origine) torri angolari e un rivellino triangolare: indicazioni di restauro restituiscono approssimativamente la divisione degli ambienti del palazzo.

ALGHERO

Prima qualche immagine da vedere:

Città storica nell’estremo nord della costa occidentale della Sardegna, nonché rinomato centro turistico, noto come capitale della Riviera del Corallo, conserva intatti gli influssi della dominazione catalana, nota anche come Barceloneta.
Quinta citt‡ sarda per abitanti (44 mila), Alghero è porta dell’Isola, grazie all’aeroporto di Fertilia, nonché uno dei suoi luoghi più amati, grazie a emozionanti passeggiate lungo i bastioni del porto, i tetti rossi che toccano il cielo e la splendida insenatura naturale affacciata sul mare smeraldo.

Il suo litorale è lungo circa 90 chilometri, detto Riviera del Corallo: qui vive la maggiore colonia di corallo della qualità più pregiata. La spiaggia più nota è Le Bombarde: acque trasparenti, fondale sabbioso e limpido, meta di famiglie con bambini, giovani e appassionati di surf. Ad appena un chilometro di distanza, c’è il Lazzaretto, dieci calette con sabbia chiara e sottile.

Un po’ più distante, all’interno della baia di Porto Conte, la rilassante spiaggia di Mugoni, sabbia dorata che si immerge in acque placide di un mare sempre calmo e cristallino, un’oasi totalmente riparata. In piena città, invece, c’è lo splendido Lido di San Giovanni, mentre, poco fuori dal centro abitato, le dune di sabbia coperte di ginepri secolari di Maria Pia. Gran parte della costa è protetta dall’area marina di Capo Caccia – Isola Piana, dove sono custoditi centinaia di tesori, tra cui la grotta di Nettuno, raggiungibile via terra, tramite l’Escala del Cabirol, e via mare, con imbarcazioni che partono dal porto turistico.

Il parco di Porto Conte ti conquisterà con le sue distese di macchia mediterranea, le ricche zone boscose e la laguna del Calich. Le domus de Janas di santu Perdu, la necropoli di Anghelu Ruju e i complessi di Palmavera e sant’Imbenia, sono le testimonianze delle radici preistoriche di Alghero, a partire dal Neolitico.

Il centro storico Ë la parte pi ̆ affascinante della citt‡. Un labirinto di vicoli che sbucano in piazze piene di vita. Le mura gialle e le case antiche rievocano le origini catalane del paese. CosÏ come gli edifici religiosi: la cattedrale di Santa Maria (XVI secolo), le chiese del Carmelo (seconda metà del XVII), con il suo grande retablo dorato, di san Michele, con la caratteristica cupola in maiolica colorata, e di Sant’Anna (1735), in stile tardo-rinascimentale. A proposito di cultura, visita la Casa Manno, centro di ricerca con un ricco patrimonio di quadri, arredi, libri e manoscritti.

Alghero è famosa per il corallo, che nell’arte manifatturiera locale viene unito all’oro in un felice connubio artistico. Imperdibile Ë il museo del Corallo, che ne svela storia e forme. Tra gli eventi, suggestivo è il Cap d’Any de l’Alguer, il capodanno, con spettacoli che animano il centro. Il momento pi ̆ appassionato dell’anno è la Settimana Santa, con i riti religiosi della tradizione spagnola.

Alghero Ë uno dei pochi centri in Italia ad aver conservato quasi intatte mura e torri che da sempre la cingono. Oggi i suoi bastioni, dedicati ai grandi navigatori, Colombo, Pigafetta, Magellano e Marco Polo, sono diventati una suggestiva passeggiata. Alghero fu eretta fra 1102 e 1112 dalla famiglia Doria e le sue prime fortificazioni risalgono a pochi decenni dopo. A fine XIII secolo ci fu un ampliamento, mentre, durante il dominio aragonese, nessuna modifica sostanziale: rimase il tracciato genovese con 26 torri. CosÏ sino al XVI secolo quando il circuito murario fu ricostruito: completata la parte fronte mare, rimase incompiuta quella a terra. Dal 1867 Alghero fu esclusa dal novero delle citt‡ strategiche: iniziò lo smantellamento. Ma di ciò che è stato, tutto (o quasi) è giunto sino a noi: le mura lato mare e otto torri cittadine cinquecentesche (più 11 lungo la costa).

La torre di Porta Terra era la Porta Rejal, ingresso della città arrivando da Sassari. La torre di san Giovanni era quella ‘di mezzo’, mentre quella di Sulis è nota per la cruenta battaglia notturna tra 5 e 6 maggio 1412: pochi algheresi si opposero alle truppe di Guglielmo III di Narbona. Il nome deriva da un tribuno cagliaritano protagonista delle agitazioni di fine XVIII secolo, condannato e qui imprigionato per oltre vent’anni.

Nel perimetro urbano rientrano anche le torri di san Giacomo, della Polveriera (l’arsenale) e di Sant’Elmo, intitolata a Erasmo (Elm in catalano), santo navigatore. All’interno, in bassorilievo, lo stemma della Corona d’Aragona. Infine, la Garitta Reale, avamposto di guardia all’estremità dei bastioni Marco Polo, e la torre della Maddalena con scolatoi sporgenti per lanciare sui nemici olio e acqua bollente, detta anche di Garibaldi, che approdò qui nel 1855. A sud, lungo la panoramica per Bosa, troviamo altre due torri, mentre a nord, tra il parco di Porto Conte e Capo Caccia, ben sei: la più suggestiva quella della Pegna, costruita su un promontorio dai pescatori di corallo. Altre tre sono a Porto Ferro.

Scoperto casualmente nel 1903, ed esplorato in successive campagne di scavo fino al 1967, il sito di Anghelu Ruju ospita uno fra i pi ̆ grandi cimiteri preistorici della Sardegna per il numero di tombe fino ad ora rinvenute. Poco meno di 40 grotticelle artificiali (le famose “domus de Janas”) scavate in un bancone roccioso di tenera arenaria utilizzate da differenti culture a partire dal Neolitico Recente fino alla prima età del Bronzo.

Sito archeologico di assoluto pregio, misterioso e affascinante, porta il visitatore in un luogo in cui il rispetto del culto dei morti si fonde con il rispetto della natura che queste popolazioni avevano e che, ancora oggi, si percepisce intatto.

In alcuni ambienti è ancora possibile ammirare enigmatici simboli di riti propiziatori ed elementi tipici della religiosità del periodo neolitico ed eneolitico dell’area mediterranea grazie alla presenza di bassorilievi ed incisioni.
L’architettura di queste eterne dimore è spesso arricchita di dettagli ispirati alle case dei vivi (gradini, pilastri, cornici, finte architravi, false porte, false finestre, ecc.) e i muschi che oggi dipingono quelle pareti, illuminate dai raggi del sole che si infiltrano e riscaldano la dura pietra in quelle profondit‡ dove il buio non significava oscurit‡, nascondono le tracce di ocra rossa, rosso come il sangue che simboleggiava la vita.

Ed è proprio all’interno di queste piccole cellette scavate nel grembo della Madre Terra che venivano seppelliti i defunti con gli oggetti utili e cari in vita, ornamenti in pietra e conchiglia, vasi, armi e utensili litici o in bronzo e idoli femminili che dovevano accompagnarli nel viaggio verso l’Aldilà. E’ testimoniato inoltre l’uso di consumare pasti funebri all’interno delle celle e presso gli ingressi delle tombe in onore dei propri cari.

Di particolare interesse: la tomba A che presenta un portello finemente scolpito nella roccia, con un finto architrave in rilievo, su cui è possibile ammirare le famose protomi taurine o teste di toro. Queste erano la rappresentazione della divinità maschile adorata dai popoli antichi. Di particolare interesse anche la tomba XXVIII.

Questa ultima presenta scolpiti ai lati del portello della cella maggiore i simboli associati della coppia divina “toro-dea madre”, due protomi taurine a doppie corna e testa schematizzata a rettangolo che reca all’interno cerchi concentrici incisi.
L’intero complesso sorge in località I Piani a 9 km dal mare in una vasta piana solcata dal Rio Filibertu.

I reperti sono custoditi presso il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari e presso il nuovo Museo della Città di Alghero

CAPO CACCIA

Prima vi mosto delle fotografie:

Capo Caccia (in catalano e algherese Cap de la CaÁa) è un imponente promontorio di roccia calcarea situato nell’estremità nord-occidentale della Sardegna, a nord di Alghero. Dalla città sarda è possibile vederne l’intera estensione del lato est, che fa da cornice ai tramonti della Riviera del Corallo.

Si affaccia sulla rada di Alghero, e con l’altro promontorio di roccia calcarea di Alghero e Punta Giglio racchiude il grande golfo di Porto Conte.

Capo Caccia deve il suo nome alle battute di caccia al piccione che i notabili dell’800 compivano dalla barca nei periodi di bonaccia attorno al promontorio, dalla sommità del quale si può scorgere l’ampio golfo di Alghero e la vicina isola di Foradada che costituiscono uno fra i panorami più belli e suggestivi dell’isola.

E’ possibile osservare lungo tutte le falesie l’aquila del Bonelli, il falco pellegrino, il gabbiano reale corso, la procellaria, i rondoni.

In tempi recenti è stata dichiarata oasi permanente di protezione faunistica con grande beneficio delle varie specie presenti sia sopra che sotto l’acqua. Attualmente su tutta l’intera area insistono sia l’Area naturale marina protetta Capo Caccia-Isola Piana, riserva marina, che il Parco di Porto Conte, parco regionale terrestre, con fauna e flora uniche, come ad esempio l’imponente grifone.

Capo Caccia è noto anche per la presenza di molte grotte marine nella parte inferiore del promontorio che una volta erano frequentate da numerose famiglie di foca monaca, ora completamente scomparse soprattutto per la crudele caccia che i pescatori in forte competizione con questa specie, hanno compiuto fino ai primi anni del Novecento. La grotta più nota, che porta il nome del dio dei mari, Ë la Grotta di Nettuno mentre sott’acqua si trova la famosissima e frequentatissima, dai subacquei, Grotta di Nereo, dedicata al padre delle ninfe nereidi, e considerata la più vasta grotta marina sommersa di tutto il Mediterraneo.

In tutti i fondali circostanti Ë presente ancora il pregiato Corallum Rubrum, corallo rosso, utilizzato in gioielleria e che caratterizza fortemente la cultura del luogo, con la raccolta effettuata da secoli e la lavorazione artigiana, che hanno dato alla zona il nome di Riviera del Corallo. La scogliera Ë composta da due serie stratificate in discordanza angolare tra loro. Questa discontinuità segna il passaggio tra le piattaforme del Cretacico superiore e del Cretacico inferiore ed è marcata da un livello di bauxiti (fase emersiva). Sono due piattaforme differenti:

  • Inferiore: cicli pertidali e prevalenza di fango;
  • superiore: piattaforma a rudiste.
    In prossimità del parcheggio per l’accesso alle Grotte di Nettuno, Ë possibile osservare la struttura dei banchi a rudiste. in tali banchi i clusters di rudiste, dominati da hippuritidi a forma di crescita di tipo “elevator”, si sovrapponevano costituendo una struttura potente anche alcuni metri, ma classificabile come biostroma e non come un reef.

Vi è ubicata la stazione meteorologica di Capo Caccia e, per la sua posizione Ë dotato di un faro, che grazie alla sua posizione in altezza, 186 metri s.l.m., è uno dei più visibili a distanza, circa 34 miglia, di tutta Italia e del Mediterraneo.

Stazione Metereologica di Capo Caccia

All’interno delle Grotte di Nettuno e nei fondali circostanti nel 1978 è stato girato gran parte del film “L’Isola degli Uomini Pesce” di Sergio Martino.

Qui sono state girate anche alcune scene di Delitto sotto il sole film del 1982 tratto dal romanzo giallo Corpi al sole (1941) di Agatha Christie.

Nella strada per capo Caccia è stata inoltre girata la famosa scena della caduta del motociclista nel film La spia che mi amava (1977), decimo film della saga di 007.
A pochi chilometri di distanza presso le falesie che fronteggiano l’Isola Piana è stato girato interamente nel 1967 il film “La scogliera dei desideri” di Joseph Losey con Richard Burton e Elizabeth Taylor.

25 MAGGIO 2024

E siamo giunti al Sabato. Lìitinerario di oggi è stato il seguente:

  • Partenza ore 08:30 da Oristano
  • Terralba
  • Guspini
  • Tempio di Antas
  • Portixeddu
  • Buggerru
  • Masua
  • Teulada
  • Santa Margherita di Pula
  • Cagliari

Anche questa giornata si è articolata percorrendo strade bellissime a panoramiche di cui vi do qualche assaggio fotografico.

Tempio di Antas
Tempio di Antas
Fluminimaggiore
Portixeddu

Anche per questa giornata do qualche informazione tuistica.

TEMPIO DI ANTAS

La valle di Antas si trova nel territorio di Fluminimaggiore nella Sardegna sud occidentale all’interno della quale risalta un monumento fondamentale dell’età romana nell’Isola, già santuario nuragico e in auge anche in epoca punica. La valle Ë dominata a nord dalle rocce calcaree di M.te Conca S’Omu che si erge per 615 mt s.l.m.; attraversato dal rio Antas, il territorio circostante è caratterizzato da splendide zone d’interesse floristico (lecci, sughere, lentischi, illatri, etc.) ultimi relitti del folto manto boschivo che un tempo ricopriva per intero la splendida valle. Nelle immediate vicinanze sono individuabili diverse aree minerarie dove gi‡ in epoche preistoriche venivano estratti minerali di piombo e ferro.

Ecco che in questa quiete, lontano da centri abitati Fluminimaggiore dista circa 10 km), è incastonato il suggestivo tempio di Antas. Il monumento attuale Ë quello romano, scoperto dal generale La Marmora nel 1836 e restaurato nel 1967. Costruito in varie fasi con pietra calcarea locale, restano in piedi una gradinata d’accesso e un podio ornato da eleganti colonne perfettamente allineate. Nell’Antichità era già famoso tanto da essere citato dal geografo egiziano Tolomeo (II secolo d.C.). Il sito era luogo sacro già in età nuragica di cui rimangono i ruderi di un piccolo villaggio ed alcuni resti di sepolture.

L’area del villaggio, risalente a circa 1200 anni a.C. (Età del Bronzo) si trova a circa 200 metri a sud del tempio di Antas. Sono stati trovati numerosi reperti tra cui vasellame, punte e lame in ferro, piombo fuso e scorie derivanti dalla lavorazione del vetro e dell’ossidiana.
Il villaggio è collegato alle zone minerarie da un sentiero, detto L’Antica Strada Romana, in cui nella viva roccia sono ancora evidenti i tagli a sezione per il passaggio dei carri a traino.

A circa venti metri dal podio romano, troverai tombe a pozzetto di meno di un metro di diametro, appartenenti a un’estesa necropoli risalente a inizio età del Ferro.

Una di esse ha restituito il bronzetto di una divinità maschile nuda che impugna con la sinistra una lancia, forse Ë proprio il Sardus Pater oppure il Sid. All’area sepolcrale nuragica fanno riferimento i resti di un villaggio (XIII-IX a.C.) distante 200 metri dal tempio: è composto da ambienti circolari edificati con piccole pietre cementate con malta. Fu riabitato in et‡ tardo-romana. A venti minuti di cammino troverai la cava romana dalla quale derivano i massi calcarei usati per il tempio. Dal sito archeologico, un sentiero gi‡ nuragico poi strada romana – che tuttora riconoscerai – ti condurrà a su Mannau, una delle dieci grotte più belle d’Italia secondo il Touring Club.

La sua ‘sala archeologica’ era luogo sacro pre nuragico e nuragico: vi si praticava il culto delle acque, come testimoniato da svariati resti di lucerne a olio e navicelle votive. Il complesso carsico, “scolpito” 540 milioni di anni fa e tuttora ‘vivo’, si insinua per otto chilometri nel cuore del sottosuolo iglesiente. Nella visita ‘turistica’ su passerelle sospese avanzerai tra sfumature rosse della roccia, cascatelle e laghetti blu, colate alabastrine e aragoniti, stalattiti, stalagmiti e cristalli.

Alla fine dell’età del Ferro si stanziarono i cartaginesi, poi (a metà III a.C.) giunsero i romani. La zona era una grande attrazione per gli abbondanti giacimenti di piombo e ferro.

Infatti, la valle di Antas è stata individuata come possibile sede di Metalla, città mineraria romana, mai rintracciata e divenuta ‘mito’.

L’area archeologica è la sovrapposizione di insediamento nuragico e due santuari, dedicati prima al dio punico, guerriero e cacciatore, Sid Addir e successivamente al corrispettivo sardo Sardus Pater Babai. Antistanti le gradinate del tempio romano, vedrai i resti di quello punico. Il primo sacello fu su un affioramento di roccia calcarea ritenuta sacra: le tracce di bruciato documentano i sacrifici alla divinità. Il santuario fu completato nel V secolo a.C. e ristrutturato a fine IV a.C. Intorno all’altare sono stati ritrovati numerosi ex voto.

Dopo aver vissuto le fasi cartaginese e punico-ellenistica, in epoca romana il tempio conobbe il massimo splendore. Fu costruito sotto il dominio dell’Imperatore Ottaviano Augusto nel primo sec. A.C. e vi è traccia delle caratteristiche architettoniche in una moneta commemorativa coniata, per l’occasione, tra il 39 ed il 15 a.C..

La moneta aveva l’effige del Sardus Pater e del propretore della Sardegna Azio balbo. Il tempio subÏ un restauro durante l’impero di Caracalla (213-17 d.C.), al quale si riferisce l’epigrafe sul frontone: “Imperatori Caesari M. Aurelio Antonino. Augusto Pio Felici templum dei Sardi Patris Babi vetustate conlapsum (…)”. Il pronao presenta quattro colonne frontalmente e due sui lati: sono alte circa otto metri, dal fusto liscio, con basi attiche e capitelli ionici. La cella, accessibile dai lati, Ë profonda undici metri.

Il pavimento era rivestito di un mosaico bianco, in parte ancora ammirabile. L’adyton (area cultuale) ha due vani dotati di cisterne quadrate, profonde un metro, che contenevano l’acqua per i riti di purificazione. Il prospetto, in origine, era coronato da un frontone triangolare. Della gradinata restano tre ripiani – in parte ricostruiti – ma un tempo si componeva di numerosi altri; sul quarto si elevava l’ara sacrificale, come da canoni romani. Forse era presente una statua del dio dei sardi.

L’effetto sorpresa che si presenta agli occhi del visitatore è di sicuro piacevole, fu probabilmente la stessa sensazione che pervase l’animo del Generale Alberto Lamarmora quando per primo giunse in questa splendida valle nel 1838. Egli notÚ un ammasso di frammenti, colonne e capitelli che ipotizzò si trattasse di un santuario extra urbano legato alla mitica e mai trovata citt‡ mineraria di Metalla, fondata dai romani.

Notizie del Tempio comparivano in un testo di Tolomeo nel quale venivano elencate numerose località sarde, tra cui, Tharros, Il fiume Tirso, Othoca ed il Sardopatoros Ieron (tempio del Sardus Pater). Grazie alla collaborazione con l’architetto cagliaritano Gaetano Cima, Lamarmora riuscì a realizzare una planimetria ed una ricostruzione grafica del tempio. Solo nel 1967/68 ebbe inizio la prima campagna di scavi seguita da altre a distanza di alcuni anni ma solo l’ultima campagna, quella del 2003/2004, ha consentito il ripristino dell’area circostante il tempio e la ripulitura del villaggio nuragico. Durante le varie campagne di scavi numerosi sono i reperti di epoca nuragica, punica e romana rinvenuti.

MASUA

Dalla suggestiva cornice scenografica della costa iglesiente, nell’estremo sud-ovest della Sardegna, spunta un’enorme zolla zuccherosa sospesa in mezzo al mare.
Contemplare al tramonto l’imponente roccia che si erge dal mare a pochi metri dalla costa, accresce la meraviglia: la luce solare si irradia dalla sagoma calcarea con tutte le tonalità del giallo e dell’arancio. Pan di Zucchero è uno dei monumenti naturali più imponenti e spettacolari dell’Isola, simbolo della costa di Iglesias.

Il nome deriva dalla somiglianza con il celebre Pão de Açúcar della baia di Rio de Janeiro e, già nel XVIII secolo, si sostituì all’originario nome sardo Concali su Terrinu. Lo raggiungerai in gommone o barca dalla magnifica insenatura di Masua, frazione costiera iglesiente distante due chilometri e mezzo.

Compiuta l’impresa non semplice di raggiungerne le pareti rocciose, gli appassionati di climbing, con attrezzatura e supporto di guide specializzate, possono scalare i suoi 133 metri: è il faraglione più alto del Mediterraneo. Dalla cima dominerai con lo sguardo i tre “fratelli minori” accanto, due detti s’Agusteri e il Morto, il pi ̆ meridionale. I quattro faraglioni di Masua sono strutturalmente omogenei e collegati, parte integrante del monumento: il loro colore bianco-ceruleo spicca sulla costa antistante dalla tinta violacea. Sono composti da calcare cambrico, chimicamente quasi puro, originati dall’erosione marina che ne ha generato il distacco dalla terraferma, precisamente dalla falesia di punta is Cicalas: il tratto di 300 metri di mare che li separa è spesso impervio.

Pan di Zucchero ha una forma massiccia e arrotondata. Fenomeni carsici hanno traforato la sua superficie (meno di quattro ettari) a gradini piatti, generando due grotte a forma di galleria. Si aprono al livello del mare, lunghe rispettivamente 20 e 25 metri, entrambe habitat di uccelli marini, una attraversabile con piccole barche.

Di fronte all’isolotto si affaccia, magicamente sospeso a metà della parete rocciosa a strapiombo, lo sbocco a mare del tunnel minerario di Porto Flavia. È l’estremità più visibile di un avveniristico complesso di gallerie sotterranee che terminano in una costruzione scolpita nella scogliera a inizio XX secolo.

Da qui i minerali erano caricati direttamente sulle imbarcazioni mercantili. Ai piedi della miniera ecco la grotta del Soffione, così chiamata per l’effetto delle onde che si insinuano nella sua cavità e ‘rimbalzano’ con grossi spruzzi.

Mentre a fianco dei ruderi minerari c’è la spiaggetta di Porto Flavia: dal piccolo lido, meta di appassionati di immersioni, ti briller‡ negli occhi il contrasto cromatico tra il bianco-grigiastro della roccia calcarea del gigante marino, azzurro e blu del mare e verde di una pineta attorno.

Tutta la costa di Iglesias ha un fascino selvaggio e una grande varietà di paesaggi. Da non perdere porto Paglia e Nebida, altra piccola frazione ‘mineraria’. Due chilometri a nord di is Cicalas s’insinua il Canal Grande di Nebida: è una valle lunga e stretta, percorsa da un torrente che si getta a mare in una splendida insenatura ‘a fiordo’, caratterizzata da una piccola spiaggia e da una serie di grotte: ai piedi della falesia la grotta di Canal Grande, tunnel di 150 metri scavato dal mare che attraversa il promontorio da parte a parte, a pelo d’acqua; sotto la parete a nord si apre la grotta delle spigole.

Ancora più nord spiccano le insenature di porto Sciusciau e la stupenda Cala Domestica, nel territorio di Buggerru. Potrai visitare Canal Grande anche via terra partendo da Masua: un trekking sulle tracce del lavoro minerario. Il litorale e, più in generale, la vita dell’Iglesiente sono stati profondamente segnati dall’attività mineraria. Sul finire del XIX secolo, la miniera di Masua era una grande realtà estrattiva, oggi il complesso comprendente abitazioni dislocate su vari dislivelli, scuola, ospedale, chiesa e laboratori, Ë un villaggio fantasma, tappa del cammino minerario di santa Barbara e parte del parco geominerario della Sardegna, patrimonio dell’Unesco.

26 MAGGIO 2024

Siamo giunti al quinto giorno ovvero alla quinta tappa del Tour nella terra degli Shardana, che si articola come segue:

  • Partenza alle ore 08:30 da Cagliari
  • Villasimius
  • Castiadas
  • S. Vito Ballao
  • Escalaplano
  • Esterzili
  • Villanovatulo
  • Barumini
  • Uras
  • Oristano

Altra giornata fantastica trascorsa insieme al gruppo dei bikers sempre su strade meravigliose che attraverso le fotografie scattate vi mostro in questo articolo.

Sulla strada per Villasimius
Il colori del mare sono meravigliosi
Le moto parcheggiate in un’area per scattare le fotografie

Si è poi proseguito per Barumini dove abbiamo visitato dopo il pranzo il sito Su Nuraxi di cui allego qualche fotografia.

Su Nuraxi
altra immagine di Su Nuraxi

Abbiamo percorso tanti chilometri con le nostre moto, ma anche tanto camminare a piedi in queste interessanti visite. Quindi moto turismo, abbinato alla cultura della terra Sarda dell’epoca Nuragica ed anche alla scoperta enogastronomica.

La giornata si è conclusa con il ritorno ad Oristano in serata per cena.

Anche per questa giornata ecco di seguito qualche informazione turistica:

BARUMINI SU NURAXI

Il territorio di Barumini è uno scrigno nel quale si racchiudono i valori, le tradizioni e la storia di un territorio antichissimo. In questo Centro, situato nella Marmilla, nel cuore della Sardegna, aleggia un’aria particolare, quella particolarità, derivante dal fatto che, fin dall’antichità, era ed è lungo vie di comunicazioni importanti da cui ne derivavano la forza ed il potere. La vestigia più importante e famosa nel mondo è l’area archeologica denominata “Su Nuraxi”, scoperta negli anni ’50 dal famoso archeologo Giovanni LILLIU. Il complesso nuraghe, complesso perché a struttura pentalobata, nella imponente struttura fu eretto in diversi momenti a partire dal XV secolo a.C. è contornato da un esteso villaggio di capanne il cui sviluppo si estende anche a secoli successivi. L’unicità del sito è tale che nel 1997 l’UNESCO lo ha inserito nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Ma Barumini negli anni ’90 ha continuato a stupire il mondo regalando un altro nuraghe complesso “Su Nuraxi ‘e Cresia”, una vera e propria meraviglia, venuto alla luce durante i lavori di restauro di Casa Zapata, residenza dei baroni sardo-aragonesi, edificato nella met‡ del 1500, proprio sopra il complesso nuragico.

Allo stato attuale, il palazzo nobiliare, un ampio e splendido giardino, la chiesa parrocchiale ed un ampia corte sono sede del Polo Museale Casa Zapata, organizzata in tre sezioni: Archeologica, Storico- archivistica ed Etnografica. E’ possibile visitare il Patrimonio Culturale di Barumini e usufruire dei tanti servizi offerti dalla Fondazione Barumini Sistema Cultura tutti i giorni dell’anno.

La civiltà nuragica, in Sardegna, abbraccia un arco temporale complessivamente di circa 1000 anni, orientativamente tra il 1500 ed 500 A.C..

La struttura sociale era complessa ed articolata con comunità suddivise in classi sociali, famiglie e/o clan. La civiltà nuragica prende il nome dall’edificio più comune del tempo: “il nuraghe” sintesi del significato di due parole “mucchio di pietre” e “cavità”, strutture tipiche di un’architettura di tipo militare con spesse mura e torri.

Al momento, in tutta l’isola, sono stati censiti ben 7000 nuraghi, annoverando quelli a singola torre e quelli complessi come Su Nuraxi. Solo nel territorio di Barumini ne sono stati censiti una trentina. Tra quelli a struttura complessa, “Su Nuraxi” è quello più rappresentativo.

La costruzione dei nuraghi viene datata tra l’età del Bronzo Medio e quella del Bronzo Recente con compiti prettamente militari. In analogia agli scopi dei pi ̆ recenti castelli medioevali, seppur pi ̆ vecchi di 3000 anni, anche i nuraghi servivano per la protezione del territorio. La loro vita si prolungherà fino all’età del Ferro, utilizzati, in alcuni casi, anche da popolazioni successive ai nuragici.

Su Nuraxi Ë principalmente costituito da blocchi di basalto, una pietra vulcanica, molto dura estratta dal vicino altopiano della Giara.

La costruzione della torre maggiore, il Mastio, cioè il nuraghe semplice a tholos, è avvenuto nel Bronzo-Medio tra i 1500 ed il 1300 a.C. Il termine tholos viene usato per indicare una torre troncoconica che presenta al suo interno camere circolari con pareti aggettanti, e quindi costituite da grandi massi che tendono a diminuire di grandezza man mano che si sale verso l’alto, completata da una copertura a falsa volta o a falsa cupola.

Il mastio (in origine alto circa 18,60 m) era costituito da tre camere sovrapposte comunicanti tra loro attraverso delle scale ottenuto all’interno dello spessore murario.

Successivamente nel Bronzo Recente 1300-1100 a.C. al mastio fu addossato un quadrilobo, un robusto corpo murario a schema di quattro torri minori unite mediante delle cortine rettilinee, orientate secondo i quattro punti cardinali, che dovevano raggiungere i 14 metri d’altezza.

L’ingresso al bastione quadrilobato, situato nella cortina sud-orientale, dava accesso ad un cortile, a forma semilunata e provvisto di pozzo, che serviva per raccordare i vani delle varie torri. Tutte e quattro erano composte da due camere sovrapposte, anch’esse di pianta circolare e voltate a tholos, non comunicanti fra loro.

Le camere a terra presentano delle feritoie, disposte su due ordini, in origine separate a mezza altezza da un ballatoio ligneo. Sempre nel Bronzo Recente sorse il pi ̆ antico agglomerato del villaggio (del quale restano poche tracce) e furono costruite 3 torri dell’antemurale, ossia una cintura muraria approntata per la difesa esterna del quadrilobo.

Nel Bronzo Finale 1100-IX sec. a.C. l’antemurale venne rinnovato e ampliato dalla costruzione di altre torri, mentre la struttura del quadrilobo venne rifasciata da un anello murario spesso 3 metri che andò ad occludere l’ingresso originario a terra, così sostituito da un nuovo ingresso sopraelevato, ricavato nella cortina muraria di Nord-Est. Questo poderoso intervento di rinforzo murario obliterò anche le feritoie delle camere basali delle torri del quadrilobo. Nella fase del Bronzo Finale vennero inoltre costruite la maggior parte delle abitazioni del villaggio, di forma circolare, costituite da un unico ambiente e con copertura lignea di forma conica.

Di particolare interesse la “Capanna della assemblee, sala riunioni o curia”, un edificio di grandi dimensioni, di forma circolare. All’interno un sedile circolare costeggi alle pareti nelle quali sono presenti 5 nicchie. I reperti trovato nel loro interno fanno pensare ad un’area sacra/rituale sede di assemblee. Nell’età del Ferro, Su Nuraxi, cadde in rovina e il nuovo villaggio presenta caratteristiche proprie di una società in evoluzione e dove la stabilità sociale ed il clima pacifico facevano decadere le necessità di strutture destinate prettamente alla difesa.

Le capanne avevano forma circolare, “capanne a corte centrale o a settori”, con più vani di forma quadrangolare, probabilmente con copertura lignea. L’insediamento nel periodo tra il II-I secolo a.C. fu utilizzato anche dai Romani e fu abitato, anche se sporadicamente, fino al VII secolo D.C.

27 MAGGIO 2024

E siamo giunti all’ultima tappa del Tour nella terra degli Shardana che si articola come segue:

  • Partenza ore 08:30 da Oristano
  • San Giovanni di Sinis
  • San Salvatore
  • Is Arutas
  • Cabras
  • Oristano
  • Olbia per gli imbarchi

Siamo partiti all’orario stabilito ed abbiamo raggiunto San Giovanni di Sinis per andare a visitare il Complesso Archeologico di Tharros. Altro sito interessantissimo. Ecco qualche foto del sito.

Complesso Archeologico di Tharros
altra immagine del complesso
Notare l’acqua cristallina dai colori che variano dallo smeraldo al blu intenso a largo

Ed anche in questo caso do qualche informazione turistica dei luoghi visitati in questa giornata.

SAN GIOVANNI DI SINIS

Uno dei luoghi più suggestivi del golfo di Oristano, parte centro-occidentale della Sardegna: colori sgargianti in ogni stagione, mare cristallino e panorama mozzafiato, ovunque si diriga lo sguardo, scenografiche insenature

Un tempo borgo di pescatori, oggi rinomata località balneare. San Giovanni, frazione di Cabras a sud della penisola del Sinis tutelata dall’area marina, si trova lungo la strada che conduce all’antica città di Tharros e, più a sud, allo scenografico capo San Marco. La spiaggia si estende per circa due chilometri fra la colonia fenicio- punica (poi romana) e Funtana Meiga, con un parcheggio adatto anche ai camper. Si affaccia su un mare cristallino con fondale ricco di specie ittiche e flora marina, paradiso per diving, snorkeling e pesca subacquea. Venti costanti contribuiscono a renderlo meta di appassionati di surf.

Il paesaggio di dune di sabbia è inframmezzato da rocce di arenaria e basalto e dalla suggestiva torre spagnola, intitolata a san Giovanni e costruita da Filippo II tra 1580 e 1610 per far fronte alle incursioni piratesche. Si erge a 500 metri dall’arenile e si raggiunge passeggiando lungo una poco impegnativa salita.

Prima di diventare centro turistico molto apprezzato, San Giovanni di Sinis era un villaggio di pescatori, famoso per caratteristiche capanne di giunco (falasco), che fino alla Seconda Guerra Mondiale si allineavano l’una accanto all’altra sulla costa oristanese.

Oggi Ë un piccolo paese con bar, ristoranti e strutture ricettive, animato d’estate. Nella piazza centrale si trova una piccola chiesa paleocristiana, risalente al V secolo, in principio a croce greca e in seguito restaurata a croce latina.

Nel territorio di Cabras, a est di Tharros c’è la spiaggia di mare Morto, tranquillo approdo per imbarcazioni da diporto, mentre a ovest si stende un chilometro di rocce. Nei 30 chilometri di costa dell’area protetta, che comprende anche l’isola di Mal di Ventre, si immergono nel mare turchese spiagge di finissimi granelli di quarzo, le tre meraviglie di Is Arutas, Maimoni e Mari Ermi.

Lungo la strada per Is Arutas, potrai dare un tocco diverso alla vacanza, passando per San Salvatore di Sinis, scenario di film western e meta della processione della Corsa degli Scalzi. Spostandosi da falesie e dune di sabbia verso l’entroterra ecco le lagune: lo stagno di Cabras e Mistras, punti di sosta per gli amanti del birdwatching.

In città è imperdibile una visita al Civico museo archeologico, dove è custodita parte della pi ̆ grande scoperta archeologica di fine XX secolo nel Mediterraneo: le statue di pietra dei Giganti di Mont’e Prama, simbolo identitario della Sardegna.

SAN SALVATORE

Borgata San Salvatore. E’ stata utilizzata come set per le riprese di Film Western
Altra immagine
Chiesa della borgata San Salvatore

Borgata medioevale vicina a Oristano, nella Sardegna centro-occidentale, straordinaria sovrapposizione luogo di culto, Ë diventato anche set cinematografico
Il far west sardo in un paese abitato soltanto pochi giorni a settembre, in occasione della Corsa degli Scalzi. San Salvatore di Sinis, frazione di Cabras, da cui dista nove chilometri lungo la strada che porta alla splendida spiaggia is Arutas e all’antica città di Tharros.

San Salvatore è un piccolo villaggio sorto in un’area sacra sin da età nuragica e trasformato per oltre due decenni (1967-90), in set di ‘spaghetti western’. La somiglianza a paesaggi americani di frontiera ha fatto sÏ che fosse affittato a produttori cinematografici, diventando villaggio di Arizona o Nuovo Messico (saloon incluso) in film come ‘Giarrettiera Colt’ (1968). Passato di moda il genere, rimase attrazione per curiosi.

Scenografia nel XX secolo, luogo di culto da millenni. La borgata medioevale, il cui aspetto attuale risale al dominio spagnolo, deve il nome alla chiesa di san Salvatore, che sorse nel secondo XVII secolo, eretta su un santuario preistorico scavato nella roccia. Sotto la navata sinistra, da una scaletta, accederai all’ipogeo che presenta tracce di frequentazione che arrivano sino al Neolitico.

Un corridoio ti condurrà, attraverso ambienti rettangolari e circolari (uno con pozzo), sino alla camera principale dotata di fonte sorgiva: in età nuragica era destinato al culto pagano delle acque. Poi, in epoca punica l’area fu dedicata a Sid, dio guaritore, e sulla stessa scia i romani vi praticarono il culto di Asclepio. Il quadro di romanizzazione del borgo-fantasma Ë completato da Domu ‘e Cubas, ruderi di terme d’età imperiale con pavimento in mosaico policromo, e da tracce di un granaio (II secolo a.C.).

L’ipogeo fu trasformato, dal IV secolo, in santuario paleocristiano in onore del Salvatore: noterai, in due vani, rozzi altari con ai lati un grosso bacino nuragico, riusato come acquasantiera. Sulle pareti di tutte le sale vedrai iscrizioni in puniche, greche, latine e perfino una in arabo, forse risalente ad assalti di predoni islamici nel Medioevo. Ammirerai splendidi affreschi paleocristiani, oltre a graffiti e decorazioni riconducibili a scene di vita quotidiana di epoca romana e a culti pagani.

La chiesa Ë attorniata da sas cumbessias, piccole e disadorne abitazioni edificate a fine XVII secolo, adibite all’alloggio dei pellegrini durante le novene, in onore di san Salvatore, tra agosto e settembre. Nel ‘ventennio cinematografico’ del borgo, furono parte integrante della scenografia western. Il clou delle celebrazioni inizia all’alba del primo sabato di settembre con la Corsa degli scalzi, uno degli eventi identitari più suggestivi e sentiti della Sardegna.

La processione coinvolge oltre 800 curridoris in saio bianco, che accompagnano a piedi nudi su un lungo sterrato il simulacro del santo dalla chiesa di santa Maria Assunta di Cabras alla borgata. E la riportano nella parrocchiale il giorno seguente.

GIGANTI DI MONT’E PRAMA

I Giganti di Mont’e Prama (Sos gigantes de Mont’e Prama in lingua sarda) sono antiche sculture risalenti alla Civiltà nuragica ritrovate casualmente nel marzo del 1974 in località Mont’e Prama nel Sinis di Cabras, nella Sardegna centro- occidentale. Sono state scolpite a tutto tondo ognuna a partire da un unico blocco di calcarenite locale proveniente da cave distanti in linea d’aria sedici chilometri. La loro altezza varia tra i due e i due metri e mezzo e come nelle raffigurazioni dei bronzetti nuragici rappresentano arcieri, guerrieri e pugilatori.

Insieme alle statue furono rinvenute sculture raffiguranti nuraghi, oltre a numerosi betili del tipo “oragiana”, tipico manufatto artistico presente nell’esedra delle Tombe dei Giganti. Il complesso scultoreo ricomposto in seguito al restauro è costituito da trentotto sculture di cui cinque arcieri, quattro guerrieri, sedici pugilatori, tredici modelli di nuraghe.

Le statue sono state ritrovate spezzate in numerosi frammenti in connessione a una vasta necropoli costituita attualmente (2021) da circa 150 sepolture. Nelle tombe a pozzo sono stati sepolti in postura assisa dei giovani individui, quasi tutti di sesso maschile e dalla muscolatura molto sviluppata: secondo gli studiosi ciÚ denota l’appartenenza alla classe dei guerrieri o degli aristocratici. All’interno delle tombe sono stati rinvenuti anche diversi frammenti di statue e sculture e l’associazione dei frammenti con i resti osteologici consente di datare le statue tramite il metodo del Carbonio 14.

Altri reperti in grado di fornire indicazioni cronologiche sono le ceramiche e in un solo caso uno scarabeo egizio di età ramesside. A seconda delle ipotesi, la datazione dei KolÛssoi, nome con il quale li chiamava l’archeologo Giovanni LILLIU, oscilla dal IX secolo a.C. o addirittura dal XIII secolo a.C., ipotesi che in ogni caso fa di Mont’e Prama il complesso di statue a tutto tondo pi ̆ antico e numeroso d’Europa e del Mar Mediterraneo occidentale, in quanto antecedenti ai kouroi della Grecia Antica e seconde soltanto alle sculture egizie.

Il sito oltre ad essere circondato da numerose vestigia nuragiche (villaggi, nuraghi), risulta essere l’emergenza di un pi ̆ vasto insediamento. Le prospezioni geofisiche effettuate tramite l’utilizzo di un georadar hanno permesso di individuare altre numerose tombe e probabilmente altri giacimenti di statue nonchÈ altre strutture templari. Ad oggi (2021) tali evidenze non sono state ancora indagate.

Dopo quattro campagne di scavo fra il 1975 e il 2017, sono stati rinvenuti circa diecimila frammenti di pietra tra i quali 15 teste, 27 busti, 176 frammenti di braccia, 143 frammenti di gambe, 784 frammenti di scudo. Inizialmente solo alcuni dei primi frammenti vennero esposti in un’ala del Museo archeologico di Cagliari e la scoperta fu trascurata per decenni.

Con lo stanziamento dei fondi nel 2005 da parte del Ministero per i beni e le attivit‡ culturali e della Regione Sardegna, le statue sono state ricomposte dai restauratori del Centro di conservazione archeologica di Roma, coordinati dalla Soprintendenza per i Beni archeologici per le province di Sassari e Nuoro, nei locali del Centro di restauro e conservazione dei beni culturali presso Sassari.

Attualmente (2021) diversi reperti ceramici e diverse datazioni ottenute col metodo C-14 indicano nel bronzo recente nuragico (XII secolo a.C.-XIII secolo a.C.) la fase iniziale della necropoli.

L’ultima inumazione nuragica Ë datata al IV sec. A.C. contestuale alla conquista cartaginese della Sardegna e di poco antecedente alle numerose ceramiche e tombe puniche allegate alla distruzione e alla discarica delle statue. Nel 2014 in seguito a nuove campagne geofisiche, le università di Sassari e Cagliari ripresero gli scavi portando alla luce nuove tombe e statue.

Consiglio di visitare il sito del museo per avere tuthttps://monteprama.it/

Naturalmente foto di rito al museo visitato.

Dopo la visita abbiamo pranzato e considerato il tempo trascorso (si erano fatte le 16:00) abbiamo deciso di comune accordo di annullare delle altre tappe – visite per raggiungere ognuno di noi in tempo utile Olbia per i rispettivi imbarchi. E così è stato.

Ci siamo incamminati tutti verso Olbia ed abbiamo preso anche qualche goccia d’acqua. Da notare che in queste giornate il tempo ci ha assistito con delle giornate fresche, calde e meravigliose.

Il video che segue è stato realizzato da Gian Luca Giovannini. Una piccola sintesi delle sue tappe di avvicinamento quando ci è venuto a prendere ad Olbia. Potete vederlo direttamente cliccando su play.

Il video che segue adesso è stato realizzato sempre da Gian Luca Giovannini il 23 Maggio 2024, secondo giorno del Tour nella terra degli Shardana.

Giunto ad Olbia in tempo utile per l’imbarco ho avuto una punta di nostalgia pensando ai bei giorni trascorsi in questo appassionante Tour nella terra degli Shardana. Spero vivamente di poterlo ripetere nel 2025.

Eccomi pronto all’imbarco ad Olbia diretto a Civitavecchia
La mattina del 28 Maggio 2024 in avvicinamento al porto di Civitavecchia
Lo sbarco dal Traghetto
La mia Signora a riposo nel box di casa. Tour nella terra degli Shardana concluso

Prossimo Tour che si farà insieme con Gian Luca, mio fratello Stefano, il sottoscritto ed un altro Amico sarà il BMW MOTORRAD DAYS 2024 a Garmish, tornate quindi a visitare questo sito: https://www.alessandrolopez.it

Per tutti i partecipanti al Tour nella Terra degli Shardana, per i miei lettori e per gli appassionati di moto ho deciso di rendere disponibile questo articolo incluse le fotografie in formato PDF che allego nel paragrafo successivo. Potrete scaricarlo semplicemente cliccandoci sopra da qualsiasi dispositivo.

Prima di concludere devo rivolgere un ringraziamento speciale all’Amico di sempre Gian Luca Giovannini e sua moglie Maria per la squisita ospitalità, per il bellissimo tour che mi ha fatto fare, per il cibo che ho potuto gustare nelle cene a casa sua e nei vari ristoranti dove ci siamo fermati. Devo dire tutti buoni. Ottima scelta anche per i pernottamenti ed un itinerario curato nei minimi dettagli. Gian Luca ti sei superato alla grande!

E adesso in conclusione saltate in sella con me e godetevi tutto il Tour nella Terra degli Shardana a bordo della mia moto.

Concludo ancora con un altro aggiornamento. Il video realizzato con la GoPro di Gian Luca dalla sua moto che vado a pubblicare. Questo articolo continuerà ad essere aggiornato man mano che le clip video verranno montate.

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2 Risposte
  1. Davide

    Più che un blog questo è un vero e proprio documentario divulgativo; sembra di essere in trasmissioni come quelle del grande Celli o passaggio a Nord-Ovest.

    I cenni storici,come il racconto delle rocce del tempio di Antas del seicento sono davvero punti che impreziosiscono il racconto.
    Una Easy Ryder in salsa paesaggistica e molto più suggestiva dell’originale: i tuoi contributi fotografici costituiscono quel di più che rende godibile soggettivamente questo tour che ha permesso a chi (come me) non può muoversi di poterne godere le bellezze. Alghero mi ha stregato

    Un caro saluto

    1. Caro Davide grazie del commento. Ero sicuro che ti sarebbe piaciuto questo articolo denso di informazioni e con un diario dettagliato del viaggio in Sardegna che non è stato solo un bellissimo itinerario motociclistico, ma una vera e pro Pia immersione nella cultura della preziosa terra sarda. Un abbraccio forte.

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