E’ certamente una triste ricorrenza. La pandemia scatenata dal Covid ha compiuto un anno, e questo fornisce degli spunti di riflessione che mi hanno spinto a scrivere questo articolo oggi. La riflessione principale è quanto sia cambiato radicalmente il concetto di vita normale per tutti noi. Partiamo da alcune cose semplici: prima della pandemia ognuno di noi aveva una vita fatta oltre che di lavoro, sacrifici, studio per i più giovani, anche di svago, relazioni sociali, di strette di mano, di abbracci, di riunioni tra amici e familiari che da un anno a questa parte sono quasi impossibili da pensare tra restrizioni e regole che ci hanno imposto uno stile di vita assolutamente contro la nostra natura, ma certamente per combattere una battaglia, ancora non vinta purtroppo, con questo terribile virus. Più di un anno fa era ancora “normale” pensare di andare a fare una sana passeggiata in un parco, andare in un ristorante, prendere un aperitivo, fare una festa di compleanno o programmare una vacanza all’estero senza dovere necessariamente pensare ai rischi di una malattia, ma magari pensando solo a portare con se, tra gli effetti personali, farmaci di uso comune per eventuali ed improvvise esigenze del caso.

Non era immaginabile pensare di indossare obbligatoriamente all’aperto o all’interno di negozi e locali pubblici una mascherina per proteggerci dal virus; così come non era immaginabile dover fare i conti con periodici cambiamenti di colore di una regione classificando quelle a più alto rischio di contagio e quelle con più basso rischio, limitando gli spostamenti anche tra comuni di una stessa regione. Non era immaginabile dover osservare il distanziamento sociale tra le persone. Tutte regole sacrosante e giuste per contenere l’impatto di una pandemia e il propagarsi continuo dei contagi. Non era immaginabile anche dover assistere quotidianamente e purtroppo ad un bollettino di guerra che dava e da tutt’oggi dati dei contagi e dei decessi dovuti al Covid. Non era immaginabile dover fare i conti con una totale catastrofe economica che ha messo in ginocchio intere categorie di lavoratori e famiglie che ancora oggi sono alla ricerca di una soluzione per poter vivere. La tecnologia ci è venuta incontro, ma anche in questo caso non era immaginabile che le lezioni a scuola, e nelle università, le riunioni di lavoro non si sarebbero fatte in presenza ma con l’ausilio di collegamenti a piattaforme tecnologiche per connessioni in video conferenza.

Ho fatto solo pochi esempi di quanto sia cambiato il modo di vivere dopo l’esplosione della pandemia, ma proviamo ad immaginare l’impatto sulle nostre vite di tutto ciò. Per quello che ho potuto vedere nella mia esperienza posso dire che c’è stata una iniziale forma di empatia e di unione da parte di tutti. Ricorderemo i canti dai balconi e gli slogan ottimistici “andrà tutto bene”, ma nel tempo a mio parere si è instaurato un progressivo clima di disorientamento, di impotenza, di sgomento, di disperazione e forse in qualche caso anche di rassegnazione a quella che è ancora oggi una battaglia in pieno svolgimento. Sicuramente dei progressi ci sono stati come nuove cure sperimentali e vaccini che dovrebbero far ben sperare, ma il cammino a quanto pare ed a giudicare da quanto si apprende dai media è ancora lungo e pieno di incertezze.  Dobbiamo recuperare la fiducia che tutto questo un giorno, forse nemmeno troppo lontano, potrà essere sconfitto e che si potrà tornare davvero alla normalità, ma con la consapevolezza di aver vissuto un incubo reale che ci avrà reso delle persone migliori nel vero senso della parola.

6 Risposte
  1. Alberto

    No.. Non era veramente immaginabile, si è stravolta la vita di un intero pianeta con conseguenze sociali ed economiche che lascerannoxilxsegnocper anni o forse per sempre. Attendevamo il 2021 come l’anno riparatore a quello bisestile, con la risoluzione di questa situazione in modo veloce e indolore, ma si è visto che non è così… Ci vorrà ancora un po di tempo e con l’aiuto dei vaccini, Dio solo sa quanto saranno efficaci, ma sicuramente saranno il nostro futuro lasciapassare che ci permetterà di lavorare viaggiare… In soma di vivere… Siamo diventati persone migliori? Lo diventeremo? Ce lo chiedevamo anche l’anno scorso… Io ho I miei dubbi

  2. Davide

    Mancava un tuo blog; lettura che ispira tante riflessioni.

    Non mi sento di aggiunger nulla a quanto hai scritto,se non di nutrire seri dubbi sulla possibilità che finisca a breve (vista la gestione con i drammatici risvolti e ultime dichiarazioni di esponenti importanti).

    Avrà reso migliore le persone che erano già in possesso di un background umano importante,mentre ha rivelato impietosamente troppi “bluff”.
    Come tutte le calamità,è stata una cartina al tornasole

    A presto caro,grazie per i tuoi spunti

    1. Grazie Davide per il tuo commento. Che finisca a breve ovviamente per me come per tutti è solo una speranza ed un atto di fiducia che in questo momento veramente ancora difficile ci vuole. Ovviamente l’argomento è complesso ed io ho sintetizzato al minimo gli aspetti che mi sono saltati all’occhio. A presto ed un abbraccio amico mio.

  3. Francesco

    Conosci la mia posizione in merito a tutta questa “faccenda” sì perché
    “un’ epidemia” che ormai è diventata una pandemia per passaparola, è risaputo ma occultato che nemmeno L OMS abbia mai dichiarato lo stato di pandemia.
    Detto questo tengo a precisare che non nego la presenza di un virus, c’è e ha fatto i suoi danni, in aggiunta ai danni fatti dai protocolli “tachipira e vigile attesa” che finiva inesorabilmente in decesso in un ospedale abbandonato da tutti gli affetti.
    Chiamo tutta questa situazione “faccenda” perché si è rivelata proprio come un opportunità per i Faccendieri, quelli che hanno speculato su ogni cosa potesse fare profitto da questa disgrazia. Guardandola dall esterno come si osserva un quadro si può vedere al centro chi sta subendo questo dramma e intorno tutto ciò che gira intorno a questa faccenda, fatta di denaro, business e potere.
    Passerà? Si forse passerà, ma noi tutti, quelli che stanno al centro del quadro, saremo la linfa vitale per tutti ciò che gravità fuori dal centro del quadro.

    1. Grazie Francesco per il tuo commento. Conosco perfettamente la tua posizione su questa “faccenda” come la chiami giustamente tu e comprendo che ci siano interessi che vanno al di sopra di ogni immaginazione. Io mi sono limitato a fare una fotografia personale traendo degli spunti di riflessione su ciò che abbiamo vissuto tutti evidenziando i risvolti psicologici che sono molto importanti. Noi siamo persone temprate ma c’è anche chi è sopraffatto da senso di sconforto e depressione ormai cronica. Io voglio continuare a credere con fiducia che in qualche modo se ne uscirà e quando questo finalmente accadrà trarremo le nostre conclusioni. Un abbraccio amico mio

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